Un appello anti-mafia ancora attuale

 Di Lionello Mancini

Di Lionello Mancini

 

«Questo è l’appello di quanti credono nella necessità di una rivolta civile contro la mafia, la camorra e le altre criminalità organizzate rivolto a quanti, convinti della stessa necessità e in cerca di una solidarietà operativa, desiderano impegnarsi, personalmente e concretamente, in questa battaglia. È una battaglia che non riguarda solo la Sicilia o altre aree del Mezzogiorno, ma coinvolge l’Italia intera, poiché la criminalità organizzata e le sue violenze sulle persone, sulle imprese, sulle istituzioni riguardano ormai l’Italia intera. La “tangente”, il “pizzo”, la “protezione” mafiosa appartengono infatti all’esperienza quotidiana delle regioni del Nord non meno che di quelle del Centro o del Sud. Ed è un’esperienza che tocca più da vicino e direttamente gli imprenditori, siano essi industriali, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Per questo l’appello è indirizzato soprattutto agli imprenditori, perché non assistano rassegnati alla distruzione criminosa delle loro imprese e perché non aspettino solo da altri, istituzioni e polizie, il ripristino di una legalità sempre più incerta. La rivolta degli imprenditori contro mafie e camorre d’ogni tradizione è una rivolta in nome della loro stessa cultura d’impresa, fatta di mercato, competitività, regole trasparenti e certe. Laddove la cultura mafiosa, per affermarsi, deve uccidere il mercato, impedire la competitività, imporre l’arbitrio. Occorre dunque che la rivolta sia nazionale e trovi proprio negli imprenditori le sue voci più alte e le sue forze più decise. Come Il Sole-24 Ore e l’intera stampa italiana hanno documentato, le iniziative locali o settoriali non mancano; migliaia di persone e centinaia di organizzazioni sociali si sono già impegnate; la stragrande maggioranza di queste iniziative appartiene proprio alle aree del Mezzogiorno. L’appello è a non lasciarle esaurire nell’isolamento e nell’indifferenza. Come? In primo luogo, moltiplicandone l’esperienza anche al Centro e al Nord, dove spesso una pretesa di immunità rischia di diventare complice di un’offensiva criminosa che non è meno diffusa e che solo una reazione tempestiva quanto documentata sarà in grado di respingere. In secondo luogo, utilizzando la tribuna del Sole-24 Ore per far sentire la propria voce e comunicare la propria adesione. Tanto più questa voce sarà diffusa e queste adesioni numerose, tanto più facile sarà il collegamento nella rivolta contro la criminalità economica che tutti gli italiani per bene sentono come proprio impegno civile. Il Sole-24 Ore mette a disposizione le proprie pagine, come un luogo aperto a tutti e dove tutti possono incontrarsi. Toccherà poi alle singole iniziative, a quelle già attive e a quelle che sorgeranno anche in risposta a questo appello, trovare autonomamente le forme più efficaci di collegamento e di azione comune».

Queste parole sono state pubblicate sulla prima pagina del Sole 24 Ore del 7 settembre 1991. Nessun dubbio: la posta in gioco era già evidente oltre vent’anni fa, e l’impegno necessario per colpire i criminali era stato individuato con chiarezza proprio dagli ambienti degli industriali. Il richiamo di questo appello è (purtroppo) valido ancora oggi.

Sole 24 Ore 24.8.2014