GASPARE SPATUZZA – Strage di Capaci

 

 

Ricordo che Fifetto Cannella mi chiese, circa un mese-un mese e mezzo prima della strage, di procurargli una macchina voluminosa per recuperare “delle cose”,
Ci recammo, pertanto, con l’autovettura di mio fratello a p.zza S. Erasmo ove incontrammo Peppe Barranca e Cosimo Lo Nigro e dove avremmo dovuto incontrare Renzino Tinnirello, il quale però tardò ad arrivare.
Ci recammo quindi egualmente a Porticello, ove trovammo un certo Cosimo di circa 30 anni (persona conosciuta da Cosimo Lo Nigro il cui padre aveva un peschereccio ed usava utilizzare dell’esplosivo per la pesca di frodo, esplosivo che gli forniva proprio al “Cosimo” in questione) ed assieme a lui ci recammo su di un peschereccio attraccato al molo da dove recuperammo dei cilindri delle dimensioni di cm. 50 per 1 mt. legati con delle funi sulle paratie della barca.
Successivamente constatai che al loro interno vi erano delle bombe.
Il Cosimo verosimilmente era all’oscuro delle finalità per cui noi ci stavamo approvvigionando dell’esplosivo in questione, avendo a lui detto che serviva al padre di Cosimo Lo Nigro per la pesca di frodo.
Il rapporto col Cosimo, per quanto è a mia conoscenza, è durato nel tempo, avendo noi, a partire dalla strage di Capaci in poi, continua necessità di esplosivo per via della campagna stragista che era stata portata avanti da cosa nostra.
Recuperati i fusti li caricammo sulla mia autovettura per dirigerci verso la mia abitazione; durante il tragitto ricordo che ebbi un problema in conseguenza di un posto di blocco dei carabinieri all’altezza dello Sperone.
Una volta arrivato a casa di mia madre, ubicata in cortile castellaccio, scaricammo i bidoni all’interno di una casa diroccata di mia zia, ubicata a fianco di quella di mia madre e che noi usavamo come magazzino, prendendo accordi con Fifetto Cannella per vederci l’indomani.
In quell’occasione il Cannella mi disse, pure, che dentro i cilindri vi erano delle bombe e che il giorno seguente avremmo dovuto fare un “lavoretto”
Il giorno seguente io e Cosimo Lo Nigro trasportammo i bidoni in un magazzino nella mia disponibilità in via Brancaccio e che aveva costruito Saneverino Domenico mio cugino , magazzino che ricordo fosse sottoposto a sequestro da parte del Tribunale.
Iniziammo quindi a “fare la procedura”, tagliando la lamiera dei cilindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto, ma essendo all’interno di un condominio, compresi che non era un luogo adatto per tale lavoro poiché avremmo fatto troppo rumore.
Ci siamo quindi spostati in un magazzino nella zona industriale di Brancaccio di proprietà della Val.Trans. (Valentino Trasporti), ditta ove ero all’epoca impiegato.
A fine giornata abbiamo caricato il materiale che avevamo ricavato (mettendolo nelle fodere di cuscini e poi dentro sacchi della spazzatura) e lo abbiamo portato nella casa diroccata di mia zia.
Prendemmo accordi per vederci il giorno seguente, allorquando vennero da mia zia Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella e Renzino Tinnirello, i quali, vedendo il materiale, conclusero che era poco; avendo necessità di fare in fretta si decise che la procedura sarebbe stata svolta anche da altre persone e, quindi, oltre a me si aggregarono Renzino Tinnirello, Fifetto Cannella, Giorgio Pizzo e Peppe Barranca. Il Cannella ed il Tinnirello tuttavia lavorarono poco l’esplosivo poiché impegnati in “altre situazioni” e dai discorsi che facevano alla mia presenza capii che stavano seguendo gli spostamenti di qualcuno; rammento in particolare che dicevano che seguivano qualcuno nonostante che il posto fosse movimentato e non si potesse sostare più di tanto senza passare inosservati.
Il Cannella mi disse espressamente che quel giorno avremmo dovuto fare 10 kg. di esplosivo che avrei dovuto consegnare il giorno seguente a Giuseppe Graviano, cosa che effettivamente avvenne.
In seguito ho capito a cosa fosse servito quell’esplosivo allorquando mi fu dato l’incarico di far saltare un’autocivetta della polizia ed in quella circostanza mi fu detto che 10 kg. erano abbastanza per far saltare una blindata.
Successivamente e sempre nello stesso periodo io, Cosimo Lo Nigro, Barranca, Pizzo,Tinnirello e Cannella ci recammo a prelevare altri due bidoni alla Cala sempre legati ad un peschereccio. Li caricammo sulla moto ape di Lo Nigro occultandoli con una rete di pescatori e li portammo alla casa diroccata di mia zia.
L’esplosivo che macinavano era solido, di colore tra giallo chiaro e panna e lo macinavano schiacciandolo con un mazzuolo, lo setacciavamo con lo scolapasta sino a portarlo allo stato di sabbia; una volta che era piovuto ho avuto modo di notare che a
contatto con l’acqua diventava di colore giallo ruggine. L’involucro ove era contenuto non lo buttavamo nella spazzatura ma lo gettavamo in mare.
All’incirca ogni bomba conteneva circa 100 kg. di esplosivo Nessuno mi ha mai detto esplicitamente a cosa servisse l’esplosivo che ricavavamo; il giorno stesso in cui avvenne la strage di Capaci venne qualcuno, forse Cannella, a chiamarmi per dirmi di far sparire l’esplosivo (si trattava di parecchi kg.) che io ancora custodivo nella casa diroccata di mia zia.
Non sapendo dove metterlo, decisi di portarlo alla ditta VaL. TRANS; avendo bisogno dell’ aiuto di qualcuno che mi facesse da copertura lungo il tragitto, rintracciai Lo Nigro e Barranca.
Spostammo quindi l’esplosivo alla ditta Val.trans ove lo occultai in un angolo del piazzale con materiale di rifiuto da cava.
Successivamente – non riesco a ricordare dopo quanto tempo – portai nuovamente quell’esplosivo dalla VAL.TRANS a casa di mia zia, poiché dovevo avere la possibilità di prelevarlo in tempi brevi qualora mi fosse stato richiesto cosa che non avrei potuto
fare con tranquillità qualora lo avessi lasciato alla VAL.TRANS.
Questa rimanente parte di esplosivo fu poi da me consegnata a Cannella, cosa che avvenne sicuramente prima della strage di via D’Amelio, poiché rammento che, in quel momento, non avevo già più la disponibilità di esplosivo.
Ricordo anche che consegnai a Cannella, che era in quel momento a bordo di una golf di colore scuro, e Tutino, a bordo della sua macchina, circa 100-150 kg. di esplosivo; il Tutino non vide il trasbordo dell’esplosivo nella macchina di Cannella; nell’occasione io e Tutino avemmo l’incarico di fare da staffetta, io scortai la macchina fino al Pagliarelli ove lasciai i due e non so dove venne portato l’esplosivo.
Non riesco a prima della strage di Capaci, posto che la quantità che io spostai alla VALTRANS il giorno della strage di Capaci era sicuramente inferiore a 100-150 kg. e quindi si trattava di un quantitativo diverso
Nel febbraio-marzo 94, all’inizio della nostra latitanza, il Tutino si lamentò con me dicendomi che almeno per via D’Amelio eravamo stati avvertiti di non passare per tale strada, mentre per la strage di capaci eravamo completamente all’oscuro delle modalità esecutive.
Sempre su Capaci, ricordo che nel 99, quando ero ristretto a Tolmezzo, parlai con Filippo Graviano delle lamentele che provocava tra gli uomini d’onore il regime del 41 bis e che di quella situazione eravamo ritenuti noi responsabili. Il Graviano replicò che comunque era un male minore rispetto a quello che ci sarebbe toccato in sorte qualora fosse rimasto vivo Falcone.

 


IL VERBALE INTEGRALE