Processo Giustini Walter ed altri (Depistaggio della pista nera per la strage di Capaci)

 

AUDIO UDIENZE

​Il processo  a carico di Walter Giustini e Maria Romeo.. Giustino è accusato di aver creato un depistaggio nelle indagini sulla “pista nera” relativa alla strage in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta.


Walter Giustini

  • Ex carabiniere.
  • È imputato in un procedimento giudiziario legato al presunto depistaggio sulla “pista nera” nelle indagini sulla strage di Capaci del 1992.
  • Le accuse riportate includono: depistaggio, calunnia, falsa testimonianza .
  • Secondo le ricostruzioni giornalistiche, avrebbe contribuito a indirizzare le indagini verso una pista rivelatasi infondata.

Maria Romeo

  • È coinvolta nello stesso procedimento.
  • Viene descritta come la donna che ebbe una relazione con Alberto Lo Cicero, collaboratore di giustizia poi deceduto .
  • Anche lei è imputata per presunto depistaggio nell’ambito delle indagini sulla strage di Capaci .

Contesto giudiziario.

Il procedimento si svolge a Caltanissetta e riguarda l’ipotesi che, negli anni successivi alla strage di Capaci (1992), sia stato costruito un depistaggio per accreditare una pista investigativa falsa: il coinvolgimento di ambienti dell’eversione neofascista (la cosiddetta pista nera). Gli imputati principali sono:

  • Walter Giustini, ex carabiniere
  • Maria Romeo, legata sentimentalmente al collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (poi deceduto)

Entrambi sono accusati, a vario titolo, di: depistaggio, calunnia, falsa testimonianza.

 Cosa sarebbe accaduto secondo l’accusa

1. Il ruolo di Alberto Lo Cicero

Lo Cicero era un collaboratore di giustizia che, negli anni ’90, fornì dichiarazioni che sembravano collegare la strage di Capaci a:

  • ambienti dell’estrema destra eversiva
  • figure come Stefano Delle Chiaie

Secondo la Procura, queste dichiarazioni erano inattendibili e sarebbero state strumentalizzate o costruite per sostenere una pista priva di fondamento. Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha definito Lo Cicero un “falso pentito”, paragonandolo a Vincenzo Scarantino, protagonista del precedente e noto depistaggio sulla strage di via D’Amelio.

2. Il presunto ruolo di Giustini

Giustini, secondo l’accusa:

  • avrebbe orientato le indagini verso la pista nera
  • avrebbe fornito o sostenuto elementi ritenuti falsi
  • avrebbe reso dichiarazioni non veritiere ai magistrati
  • avrebbe “disturbato altre indagini”, secondo una testimonianza riportata in aula

3. Il ruolo di Maria Romeo

  • Romeo, legata a Lo Cicero, è accusata di:
  • aver contribuito a rafforzare la credibilità del collaboratore
  • aver partecipato alla costruzione di un quadro investigativo ritenuto artificioso

Il contesto più ampio: perché questo processo è importante

La Procura di Caltanissetta ha dichiarato nel 2026 di voler chiudere definitivamente la pista nera, definendola priva di fondamento e frutto di una gestione scorretta dei collaboratori di giustizia.
Questo processo, quindi, non riguarda solo eventuali responsabilità individuali, ma anche:

  • la credibilità del sistema dei pentiti
  • la ricostruzione storica della strage di Capaci
  • la possibilità che, per decenni, si sia inseguita una pista infondata, rallentando la ricerca della verità
1. Il cuore del processo: cosa si sta giudicando davvero

Il procedimento di Caltanissetta non riguarda solo due imputati: riguarda la credibilità dell’intero impianto investigativo costruito negli anni ’90 attorno alla possibilità che la strage di Capaci fosse stata favorita o realizzata con il coinvolgimento di ambienti neofascisti.

Secondo l’accusa, questa pista sarebbe stata artificiosamente alimentata da:

  • dichiarazioni inattendibili del collaboratore Alberto Lo Cicero
  • attività di indirizzo e “costruzione” da parte di Walter Giustini
  • contributi di Maria Romeo, compagna di Lo Cicero
  • Le accuse formali sono: depistaggio, calunnia, falsa testimonianza .

 2. Il ruolo di Alberto Lo Cicero e perché è centrale

Lo Cicero è il perno dell’intera vicenda. Secondo la Procura, le sue dichiarazioni:

  • erano inattendibili
  • venivano presentate come rivelazioni decisive
  • servivano a sostenere la pista nera
  • coinvolgevano figure come Stefano Delle Chiaie e altri ambienti eversivi

La difesa, invece, sostiene che:

  • Lo Cicero era un collaboratore genuino
  • le sue informazioni erano state raccolte correttamente
  • eventuali contraddizioni non sono prova di un depistaggio

Uno dei punti più discussi è la richiesta della difesa di acquisire i colloqui investigativi tra Lo Cicero e il sostituto procuratore della DNA Gianfranco Donadio, per chiarire il contesto delle sue dichiarazioni .

3. La posizione di Walter Giustini

Secondo l’accusa, Giustini avrebbe:

  • orientato le indagini verso la pista nera
  • sostenuto dichiarazioni false o manipolate
  • “disturbato altre indagini”, come riferito da un teste che ha citato una telefonata di Bruno Contrada del 1992
  • contribuito a costruire un quadro investigativo fuorviante

La difesa ribatte che:

  • Giustini svolgeva attività di polizia giudiziaria regolare
  • non aveva alcun interesse personale
  • le accuse si basano su ricostruzioni tardive e non documentate

4. La posizione di Maria Romeo

Romeo, compagna di Lo Cicero, è accusata di:

  • aver contribuito a rafforzare la credibilità del collaboratore
  • aver sostenuto elementi ritenuti falsi
  • aver partecipato alla costruzione della pista nera

La sua posizione è meno centrale rispetto a quella di Giustini, ma comunque ritenuta significativa per l’accusa. Il fratello Domenico Romeo è stato stralciato in fase preliminare .

5. Le udienze chiave e le testimonianze più rilevanti

• Testimonianza del vice comandante generale dei Carabinieri

Ha ricostruito dinamiche interne e rapporti tra reparti, confermando che Giustini aveva un ruolo operativo significativo nelle indagini .

• Testimonianza dell’ex generale Borghini

Ha riferito che Contrada gli disse che Giustini “disturbava altre indagini”, ma che non poteva fermarlo perché era impegnato in attività di PG regolare .

• Testimonianze su Contrada

Emergono riferimenti al fatto che alcuni reparti investigativi si ostacolassero a vicenda, creando un clima di forte tensione interna negli anni ’90.

6. Perché la “pista nera” è considerata un depistaggio

Secondo la Procura di Caltanissetta:

  • la pista nera non aveva fondamento
  • fu alimentata da dichiarazioni false
  • rallentò la ricerca della verità sulla strage
  • ripropone dinamiche simili al depistaggio di via D’Amelio
  • Il processo, quindi, non è solo giudiziario: è anche storico.

 7. Cosa resta da chiarire

Il processo sta cercando di rispondere a domande cruciali:

  • Lo Cicero fu un collaboratore genuino o un “falso pentito”?
  • Giustini agì in buona fede o costruì consapevolmente una pista falsa?
  • Romeo ebbe un ruolo attivo o marginale?
  • Perché la pista nera fu perseguita così a lungo?
  • Ci furono pressioni esterne o solo errori investigativi?