OPERAZIONE INSUBRIA – 2014

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18.11.2014 – Operazione Insubria – dall’ordinanza di custodia cautelare  “
La ‘ndrangheta in Lombardia è organizzata in una pluralità di “locali”, le quali  fanno riferimento a un organismo di coordinamento denominato la Lombardia.”

A oggi è stata accertata la presenza in Lombardia dei seguenti locali: Bollate, Cormano, Milano, Pavia, Corsico, Mariano Comense, Seregno, Giussano, Desio, Rho, Pioltello, Legnano, Erba, Bresso, Limbiate, Canzo e Solaro.

La ‘ndrangheta è radicata nel territorio lombardo, cioè ne costituisce una presenza stabile e costante. Ciò ne determina una forma di visibilità e riconoscimento.

Si è pertanto superata la logica della infiltrazione, intesa come sporadico inserimento dei mafiosi in traffici illeciti e ad essa è subentrato il radicamento. Alla logica degli affari è stata affiancata la logica della appartenenza; agli interessi individuali delle singole “locali” e dei singoli appartenenti si sono affiancati gli interessi collettivi dell’organizzazione criminosa.

La “Lombardia” ha costanti rapporti con la Calabria; ogni “locale” presente sul territorio lombardo ha un proprio omologo e deriva da analoga struttura presente in Calabria.

All’interno di ciascun “locale” sono distribuite cariche e doti, le quali individuano la funzione e l’importanza degli affiliati all’interno della ‘ndrangheta. Il conferimento della dote è particolarmente degno di rilievo per chi dà la dote, per chi la riceve e per chi è presente al rituale. Il potere di conferire le doti, che è ben più pregnante di quello di applicare sanzioni, che ovviamente mette in cattiva luce chi le irroga.

Il radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia determina la presenza di una condizione di assoggettamento e omertà diffusa, frutto della forza di intimidazione che promana dall’associazione mafiosa armata e radicata sul territorio lombardo.

Gli incontri tra gli associati, funzionali alla concessione di doti e alla elaborazione delle strategie dell’associazione, avvengono nell’occasioni di incontri, definiti mangiate che costituiscono veri e propri summit mafiosi

L’associazione ha per scopo la commissione di reati (estorsioni, usure, delitti contro il patrimonio in generale, omicidi, traffico di rifiuti, favoreggiamento di latitanti, incendi, recupero crediti con modalità intimidatorie), l’acquisizione di attività economiche, l’inserimento in competizioni elettorali al fine di procurare voti a soggetti poi disponibili ad esaudire i desiderata del sodalizio mafioso nonché il conseguimento di vantaggi ingiusti.

Tra le condizioni di contesto che hanno consentito il radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia vi è la disponibilità del mondo imprenditoriale, politico e delle professioni (cioè il cosiddetto capitale sociale della ‘ndrangheta) a entrare in rapporti di reciproca convenienza con il sodalizio mafioso18 novembre 2014 LIONELLO MANCINI SOLE 24 ORE


17.11.2014 Così le cosche si infiltrano nelle imprese del Nord  Da oltre due anni è in corso una ricerca sulla “Espansione della criminalità organizzata nell’attività d’impresa al Nord”. Un lavoro complesso e in progress, che fotografa, attraverso le carte processuali, la presenza mafiosa nell’area economicamente più ghiotta del Paese. Dove, è assodato, specie le ‘ndrine sono tanto radicate che a parlare di infiltrazione si rasenta l’eufemismo. 

Partita da un centinaio di fascicoli della Direzione distrettuale antimafia (Dda) milanese, la ricerca guidata da Alberto Alessandri (con Cdc, Assimpredil-Ance, Bocconi, Università di Palermo) monitora il decennio 2000-2010 per valutare l’opera repressiva dello Stato. A che punto siamo? Quali figure e che tipi di reato emergono? Con quali esiti (archiviazioni, condanne, assoluzioni)? Un vero e proprio Osservatorio per nulla propagandistico sulla presenza criminale al Nord, che – impostato e consolidato nel metodo – sarà possibile estendere a tutti i Tribunali disposti a collaborare fornendo i loro fascicoli. 
Se il narcotraffico resta saldamente al primo posto dei reati commessi dagli associati alle cosche, di assoluto rilievo sono anche il riciclaggio, le estorsioni, l’usura, la corruzione. Così come a fianco dei 120 criminali tout court, compaiono anche 72 mafiosi-”imprenditori” e 17 imprenditori collusi con i primi. Il movimento terra (37%) e l’edilizia (13%) si confermano i settori più battuti dai criminali, anche se bar e locali notturni (15%) sono altrettanto a rischio, mentre i ricercatori indicano nello smaltimento rifiuti e nell’aggressione all’ambiente un settore ancora piccolo (5%) ma “strategico”, sul quale concentrare l’attenzione. In Lombardia, su cento mafiosi finiti in manette, 74 sono ‘ndranghetisti ed è molto ampia (12%) l’area nella quale mafie diverse agiscono in combutta. Come? Con la violenza e le minacce alle persone, gli incendi e i danneggiamenti.

Che cosa sanno, gli imprenditori, di tutto ciò? Qual è la loro percezione del fenomeno? E quali rimedi suggeriscono? Le risposte al questionario collegato alla ricerca, distribuito a costruttori e aderenti alla Cdc di Milano, rinviano a una complessità non del tutto negativa. 
«Ritiene che nel suo settore di attività esista infiltrazione mafiosa?». «Sì» risponde il 77% degli iscritti alla Cdc e il 100% dei costruttori interpellati. Il fenomeno, largamente percepito come di dimensioni «considerevoli e medie», è tuttavia conosciuto in modo «nullo o scarso» da oltre la metà del campione. E sui motivi per cui «un imprenditore si rivolge ai delinquenti», moltissime risposte convergono sul «desiderio di aumentare i propri guadagni» oltre che sul «bisogno di lavoro». La principale forza delle cosche viene indicata nel loro «potere economico», che è dunque anche il punto su cui andrebbero colpite. Risulta infine chiarissima, negli imprenditori, l’idea che i criminali trovino («sempre» e «spesso» vicino al 100%) terreno fertile nei contesti di illegalità diffusa e di quanto sia importante, per contrastare il loro rafforzamento, che ognuno «agisca nella legalità». 
Tutto giusto. Resta il mistero del silenzio sulle centinaia di casi di minacce e intimidazioni scoperti dalle indagini, senza che fosse stata sporta alcuna denunciaSOLE 24 ORE LIONELLO MANCINI

 


 La “Santa” in Lombardia: 40 arresti nell’operazione “Insubria”

 Francesco Forgione: “Al Nord compartecipazione fra ‘ndrangheta e imprenditoria”// – I tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, sostituiti da tre uomini del Risorgimento, Garibaldi, Mazzini, La Marmora. Accade in Lombardia, nel profondo Nord, durante un rito di affiliazione alla ‘ndrangheta, raccontato per la prima volta nella storia, in presa diretta dalle microspie dei Ros che – coordinati dalla Dda di Milano – hanno portato in carcere 40 persone. Con Francesco Forgione, studioso di ‘ndrangheta, politico, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, il punto sull’operazione “Insubria” e sui rapporti imprenditoria, ‘ndrangheta e massoneria al Nord.

Durante la conferenza stampa di oggi il pm Ilda Boccassini l’ha definito un video storico: parliamo delle immagini dei Ros che hanno fatto il giro del web e dei Tg,  in poche ore…. Queste immagini restituiscono la fotografia di una organizzazione solida, una ‘ndrangheta,  in presa diretta, colta in tutta la sua modernità e al tempo stesso nelle sue profonde e arcaiche radici.  I boss vivono a metà fra un immobilismo delle origini e una dinamicità delle azioni, in un contesto intriso di valori rituali, simboli massonici. Di quelle immagini colpiscono alcuni elementi e ci sono tante conferme. Fra gli aspetti nuovi e insoliti, potremmo dire la sostituzione, quasi, dei tre cavalieri spagnoli, che secondo la leggenda diedero vita alla ‘ndrangheta, Osso, Mastrosso e Carcagnosso,  con tre uomini del Risorgimento. Uno di loro è un uomo in divisa, il generale La Marmora: un tempo sarebbe stato impensabile giurare su un uomo dello Stato fedeltà ad una organizzazione criminale segreta qual è la ‘ndrangheta. Nonostante ciò, le immagini e anche alcuni elementi emersi nell’indagine restituiscono saldamente alla Calabria il ruolo di “cabina di regia – casa-madre” di tutta l’organizzazione criminale. Solo per fare un esempio, per questo rito di affiliazione alla “Santa”, si reca dalla Calabria il capo – mafia locale. Nulla si muove, neppure al Nord, senza il consenso della struttura operante in Calabria. Ricordiamo che solo alcuni anni fa, come emerge proprio dall’inchiesta Infinito-Crimine, i boss stroncarono con un omicidio (quello del boss Novella, ndr) il tentativo “federale” di fondare “La Lombardia”, una struttura criminale autonoma rispetto alla ‘ndrangheta.

Le microspie dei Ros riprendono il rito di affiliazione alla “Santa”. Cosa rappresenta dentro la ‘ndrangheta questo livello? “La Santa” è storicamente una sovrastruttura della ‘ndrangheta dove siedono le elites. Si tratta di un livello massonico della ‘ndrangheta voluto dopo i moti degli anni ’70 di Reggio Calabria, quando i boss delle famiglie mafiose come i De Stefano, i Molè, i Piromalli, decisero di fare il salto di qualità. E scelsero di fondare la “Santa”, struttura che ha lanciato e rafforzato tutta l’organizzazione criminale e consolidato i rapporti con pezzi dell’imprenditoria e dello Stato. Questo livello massonico della ‘ndrangheta è diventato camera di compensazione di questi rapporti, di queste transazioni, di questi accordi. Qui siedono pezzi di mafia e pezzi di Stato.

Nell’operazione “Insubria” alcuni imprenditori si rivolgono ai boss per riscuotere crediti da altri. Nulla è cambiato dalle dichiarazioni della Boccassini subito dopo l’operazione “Infinito-Crimine”, quando puntò il dito su silenzio  dell’imprenditoria? L’operazione di oggi consegna conferme allarmanti: la colonizzazione della Lombardia. Aveva ragione la Boccassini a denunciare il silenzio e le complicità perché qui in Lombardia – ma direi in gran parte del Nord d’Italia –  nei fatti, c’è stato un cambio strutturale del tessuto socio-economico. C’è ormai un rapporto solido fra la ‘ndrangheta e l’imprenditoria, per via della grande liquidità di cui dispongono i boss, certo. Ma anche per la forza intimidatoria della ‘ndrangheta messa in campo sul territorio. In assenza di quest’ultima un imprenditore che ricevesse pressioni o minacce andrebbe a denunciarle. E, invece, non accade: ci sono paura e omertà. Gli imprenditori hanno interiorizzato la presenza della ‘ndrangheta. Come emerge nelle carte di questa inchiesta e in altre, gli imprenditori si rivolgono alla mafia per ragioni per le quali dovrebbe invece essere lo Stato a dare una risposta (come la riscossione crediti). Non è niente di diverso da quello che per anni è accaduto al Sud. Spesso siamo di fronte ad un dato ancora peggiore: c’è una compartecipazione fra imprenditoria e ‘ndrangheta, come dimostra il caso dell’azienda Perego. Se la politica dei partiti, soprattutto quelli molto radicati in quelle aree come la Lega, anziché gridare “al lupo al lupo”contro gli immigrati si fossero occupati di capire cosa stesse accadendo sul territorio, oggi non saremmo in questa situazione.

In diverse inchieste, dalla Calabria sino all’Emilia – Romagna, emerge  anche il ruolo ambiguo di alcuni apparati investigativi e dei Servizi segreti. Nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia i magistrati dicono che il loro apporto è stato poco utile alle indagini, quando non dannoso. Secondo lei? Le rispondo con un frase che uso spesso “Quando si arriva in Calabria e si incontra lo Stato non si sa mai se è quello giusto”. Questo perché la ‘ndrangheta – rispetto alle altre organizzazioni criminali – ha scelto l’inabissamento da sempre, come strategia criminale. Ha provato ad infiltrare lo Stato e i settori socio-economici in tutti i modi. La “Santa” –  per tornare all’indagine di oggi  – è conseguenza di queste scelte: usare la massoneria come luogo d’incontro fra parti diverse dello Stato, della magistratura, dell’economia, della politica. E anche i Servizi Segreti, come segnalato per i casi Zumbo e evidenziato nell’inchiesta “Crimine – Infinito”, o la magistratura, non sono immuni. Se si vuole incidere sulla forza criminale della ‘ndrangheta bisogna prendere atto di questo e rompere legami fra pezzi di Stato, di politica, di economia e la ‘ndrangheta. 18.11.2021


OPERAZIONE INSUBRIA: ‘FRASI CHE SEMBRANO DA FILM’. LE MANGIATE IN BRIANZA COL PADRINO ‘PIZZICAFERRO’

“Per la prima volta abbiamo sentito in diretta, dalla voce dei mafiosi, il giuramento e il conferimento di cariche e doti con i rituali tipici della ‘Ndrangheta. Non siamo a Reggio Calabria, ma nelle ridenti Province del Nord di Como e Lecco”.
Con queste parole il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha sottolineato l’eccezionalità delle indagini che hanno portato, grazie alla grande competenza del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri) e alla collaborazione delle Procure di Reggio Calabria, Lecco, Como con la Corte d’Appello di Milano, all’esecuzione di 38 ordinanze di custodia cautelare (35 in carcere e 3 ai domiciliari) nelle Province di Milano, Como, Lecco, Monza e Brianza, Verona, Bergamo e Caltanissetta. Le accuse a carico di queste persone, nessuna delle quali ha un ruolo in politica o istituzionale, sono – a vario titolo – di associazione di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo d’armi.
Un risultato ottenuto grazie ad un “lavoro di squadra”, una sinergia tra forze dell’ordine dei diversi territori lombardi che è stata alla base del successo dell’Operazione Insubria.
Il comandante provinciale dei Carabinieri di Lecco Rocco Italiano e il comandante provinciale comasco Roberto Iervolino, più volte ringraziati durante la presentazione dell’operazione, hanno partecipato alla conferenza milanese proprio a significare la sinergia con cui sul territorio l’attività investigativa dei ROS è stata promossa grazie alle forze dell’ordine locali, impegnate da anni in un costante monitoraggio del territorio. 
“Nelle zone del comasco e del lecchese sono state documentate alcune “mangiate”, summit di ‘Ndrangheta all’interno delle quali sono state conferite cariche e doti” ha spiegato Ilda Boccassini. “Alcune si sono svolte alla presenza di esponenti calabresi, saliti appositamente al Nord per presenziare al conferimento delle cariche”. È stata la stessa Ilda Boccassini, durante la conferenza stampa di questa mattina presso la Procura milanese, a leggere alcune delle frasi chiaramente udibili nei video registrati dal Ros.
Frasi che “sembrano dei film, e invece è la realtà”, come ha efficacemente commentato.
Due incontri conviviali si sono svolti in un casolare nelle campagne di Castello Brianza.
“Sotto la luna sformo la santa catena, nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole d’umiltà, sformo la santa società” ha letto Ilda Boccassini dalle trascrizioni. “Ripetendo una formula dicono: “Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale da me fino ad oggi riconosciuta per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli”. Una frase che testimonia il “salto” verso l’alto dalla “società criminale” alla ‘Ndrangheta, attraverso la “dote” di “Vangelo” o “Santa”.
“Queste frasi contengono un chiaro riferimento ai padri dell’Unità d’Italia, un aspetto che difficilmente si può commentare” ha spiegato Ilda Boccassini. “Altri dialoghi dimostrano la forza della ‘Ndrangheta al Nord. Si dicono infatti: “Fino a ieri appartenevi alla società criminale, oggi state prendendo un’altra strada. Devi essere armato, dovete rinnegare tutto quello che conoscevate fino a ieri. Ci sono due strade, la montagna, il monte santo. Da oggi non vi giudicano gli uomini, vi giudicate da solo”. Ci sono insomma formule e riti precisi, in cui i valori della vita sono quelli negativi della morte e della sopraffazione.
La ‘Ndrangheta al Nord Italia è radicata da tempo, e negli stessi ambienti in cui sono stati filmati alcuni degli indagati si sentivano al sicuro. L’Operazione Insubria ha messo in evidenza come anche nel nostro territorio sia fortemente radicata, ed è proprio nell’ambito del “locale” di Calolziocorte che è emerso il coinvolgimento di un diciassettenne, per il quale gli atti sono stati inviati alla Procura dei minori.
“In uno dei video emerge come in questi territori essi pensassero di essere sfuggiti ai controlli, e si sente dire che “noi non possiamo mai cambiare”. Questo evidenzia come la ‘Ndrangheta si senta forte, e sia radicata”. Questi i nomi degli indagati che appaiono nei video girati dal ROS, girati anche nella Provincia lecchese:

GIURAMENTO SANTA
1.PANUCCIO Albano
2.GOZZO Rosario
3.MANDAGLIO Luca
4.VARRONE Vittorio

LOCALI LOMBARDI
1.LAROSA Giuseppe “La mucca”
2.CHINDAMO Michelangelo
3.PUGLISI Giuseppe “Melangiana”
4.MANDAGLIO Antonio “Occhiazzi”
5.MERCURI Antonino “Pizzicaferro”

RECUPERO CREDITI
CHINDAMO Michelangelo, PUGLISI Giuseppe e BRUZZESE Raffaele

REGOLE DEL SANTISTA
1.SCALI Giuseppe Salvatore “Tarzan”
2.PUGLISI Giuseppe “Melangiana”
3.PUGLISI Giovanni
4.VALENTE Ivano Bartolomeo

L’indagine che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare a carico dei 38 indagati si è svolta dagli ultimi mesi del 2012 all’estate 2014, ed è scaturita da una serie di atti intimidatori incendiari a danno di imprenditori (500 quelli documentati nelle Province di Como e Lecco dal 2008 al 2014).
Grazie alla sinergia tra le diverse forze in campo, si è arrivati in tempi brevi all’individuazione del “locale” di Calolziocorte, gestito da Antonino “Pizzicaferro” Mercuri e Antonio “Occhiazzi” Mandaglio; quello di Cermenate guidato da Giuseppe “Melangiana” Puglisi e Raffaele “Gazzosa” Bruzzese e quello di Fino Mornasco di Michelangelo Chindamo.
Un altro duro colpo per la ‘Ndrangheta in Lombardia.


– OPERAZIONE INSUBRIA/8: per il pm Storari ‘dalla Mafia non si esce’. Bocassini: ‘c’è omertà. 500 episodi, poche denunce’
– OPERAZIONE INSUBRIA/7: la ‘Locale di Calolzio’ è tra le più antiche al Nord. Tra gli affiliati indagati anche un minorenne. Gli arresti operati in Val San Martino, Airuno, Lecco, Dolzago
– OPERAZIONE INSUBRIA/6: Boccassini (DDA), ”per la prima volta nelle storia delle indagini, videofilmati i rituali dei clan”
– OPERAZIONE INSUBRIA/5: ANTONINO MERCURI ”A CAPO” DELLA LOCALE DI CALOLZIOCORTE. LE INDAGINI PARTITE DA ATTI INTIMIDATORI. 38 GLI ARRESTATI,3 AI DOMICILIARI
– OPERAZIONE INSUBRIA/4: I NOMI DEGLI ARRESTATI
– OPERAZIONE INSUBRIA/3: A CALOLZIOCORTE UNO DEI TRE CLAN DELLA ‘NDRANGHETA INDIVIDUATI DAL ROS
– OPERAZIONE INSUBRIA/2: A CASTELLO BRIANZA IL RITO DI INIZIAZIONE, REGISTRATO DELLE MICROSPIE DEL ROS
– OPERAZIONE INSUBRIA/1, MAFIA: A LECCO FILMATA UNA ”RIUNIONE TRA AFFILIATI”. 40 ARRESTI NEL NORD ITALIA


OPERAZIONE “INSUBRIA”: TUTTI I PARTICOLARI DEL BLITZ ANTIMAFIA.

Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito, nelle province di Milano, Como, Lecco, Monza-Brianza, Verona, Bergamo e Caltanissetta, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano Simone Luerti su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 38 indagati (35 in carcere e 3 ai domiciliari) per associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi.

Gli arresti scaturiscono da un’indagine diretta da Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto della Repubblica coordinatore della D.D.A. di Milano, e dai Sostituti Procuratori Paolo Storari e Francesca Celle.

L’indagine “Insubria”, avviata negli ultimi mesi del 2012 e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (R.O.S.), ha riguardato tre “Locali” di ‘ndrangheta radicate nelle province di Como (“Locali” di Cermenate e Fino Mornasco) e Lecco  (“Locale” di Calolziocorte).

Fra i reati contestati alle persone arrestate questa mattina figurano l’associazione di tipo mafioso ed altri gravi delitti – tutti aggravati dalla finalità di agevolare un’associazione mafiosa (art. 7 della Legge 203 del 1991) – quali detenzione, porto abusivo e vendita di armi clandestine, nonchè estorsionee tentata estorsione, anche con l’aggravante della transnazionalità (art. 4 della Legge 16 marzo 2006 n. 146), per essere stata compiuta in più di uno Stato (nel caso di specie, in Italia e Svizzera).

L’attività investigativa, iniziata – come detto – negli ultimi mesi del 2012 e protrattasi fino all’estate del 2014, è stata avviata a seguito di una serie di atti intimidatori ed attentati incendiari in danno di imprenditori, verificatisi nel biennio precedente nell’area territoriale comasco-canturina.

“L’indubbia tempestività dell’odierno intervento repressivo – si legge in una nota dei Carabinieri – costituisce il frutto di una precisa strategia della DDA di Milano, tesa ad abbattere, nell’ambito delle indagini antimafia, i tempi di durata delle varie fasi processuali dall’acquisizione del dato investigativo alla sentenza di condanna”.

Le tre articolazioni mafiose colpite dall’operazione odierna sono:

  • la “Locale” di ‘ndrangheta di Calolziocorte (LC), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere MERCURI Antonino detto “Pizzicaferro” e MANDAGLIO Antonio detto “Occhiazzi”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;
  • la “Locale” di ‘ndrangheta di Cermenate (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere PUGLISI Giuseppe detto “Melangiana” e BRUZZESE Raffaele detto “Gazzosa”, rispettivamente “capo locale” e “capo società”;
  • la “Locale” di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (CO), a capo del quale le indagini hanno dimostrato essere CHINDAMO Michelangelo, in qualità di “capo locale”.

L’attività investigativa condotta dai Carabinieri del R.O.S., con il supporto dei Comandi Provinciali di Como e Lecco, si è basata su servizi di intercettazione ambientale e telefonica, osservazioni video, servizi di pedinamento e riscontri documentali.

L’indagine “Insubria” ha fornito conferma “della perdurante attualità, anche in territorio lombardo, dell’arcaica consuetudine degli appartenenti alla ‘ndrangheta di porre in essere riunioni di carattere operativo ed organizzativo, nel corso di eventi conviviali denominati “mangiate”. A tal proposito, il dato di assoluta valenza storica, sul piano conoscitivo, investigativo e processuale, è rappresentato dalle eccezionali ed inedite intercettazioni ambientali ed osservazioni video, ottenute in occasione di due incontri conviviali avvenuti presso un casolare rurale a Castello Brianza nei giorni 12 aprile e 31 maggio 2014, cui hanno partecipato molti degli affiliati alle tre Locali lombarde oggetto della presente indagine. In tali occasioni, infatti, oltre alla registrazione in diretta di importanti conversazioni di carattere operativo e strategico, si è riusciti – risultato assolutamente inedito nella storia delle indagini antimafia in Italia– a documentare integralmente (peraltro con registrazioni di particolare qualità e chiarezza fonica) l’intero svolgersi di alcuni tipici rituali di ‘ndrangheta: dalla formazione della società, al battesimo del locale, alla fedelizzazione, fino alle complete formule, interamente pronunciate dagli indagati, per la concessione, ad alcuni affiliati, tutti identificati, delle doti della “Santa” e del “Vangelo”.

Fra le prove più significative emerse grazie all’indagine “Insubria” si segnalano quelle riguardanti:

a.  l’identità e la dote ‘ndranghetista di molti degli affiliati alle Locali di Cermenate (CO), Fino Mornasco (CO) e Calolziocorte (LC);

b.la perdurante esistenza del sovraordinato organismo ‘ndranghetistadenominato “La Lombardia”, cui sono devoluti compiti di coordinamento delle locali presenti nell’intera regione.

Tali nuovi elementi di prova offrono ulteriore ed attualissima conferma alla validità di quanto già accertato dalla DDA di Milano grazie all’indagine “Infinito” del 2010, giunta a sentenza definitiva nel mese di giugno di quest’anno;

c.  l’ulteriore dimostrazione della effettiva unitarietà della ‘ndrangheta, che si manifesta anche attraverso il fondamentale ed imprescindibile legame che unisce le Locali della Lombardia, a quelle di riferimento in territorio calabrese;

d.  quanto ai reati fine, la responsabilità penale di alcuni affiliati di origine calabrese e di alcuni imprenditori di origine lombarda, in ordine a diversi episodi estorsivi, consumati o tentati, nonchè in ordine alla detenzione ed al porto di armi clandestine e munizioni.

Ulteriore conferma emersa dall’indagine “Insubria” è quella che riguarda il tramandarsi, ancora oggi, di padre in figlio, delle tradizionali regole di comportamento mafioso, che di fatto dimostrano la natura di antistato della ‘ndrangheta, dotata di proprie regole e di una propria impermeabile struttura subculturale. Sono infatti risultati numerosi i casi di giovanissimi figli o nipoti di alcuni degli ‘ndranghetisti indagati, introdotti all’associazione mafiosa attraverso veri e propri rituali di affiliazione. In un caso si è addirittura accertata l’affiliazione alla ‘ndrangheta, avvenuta nel corso dell’indagine, del figlio ancora oggi minorenne di Salvatore Pietro VALENTE, “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

Fra gli episodi estorsivi, tentati o consumati, accertati nel corso dell’indagine si segnalano:

a.  quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e Antonio GENTILE, “capo” e “affiliato” del “locale” di Fino Mornasco (CO), in concorso con Giuseppe BERSANI, imprenditore metallurgico di origini brianzole, per aver tentato di estorcere la somma di 270 mila euro ad un avvocato della provincia di Como e ad un commercialista del Canton Ticino. In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini, è stato l’imprenditore BERSANI a dare incarico al capo della locale di ‘ndrangheta di Fino Mornasco (CO), di recuperare un credito, peraltro indebitamente preteso, connesso a pregressi rapporti commerciali tra la ditta del padre di BERSANI ed una società olandese, i cui interessi erano stati curati, in passato, dai due professionisti vittime del tentativo di estorsione. Nel contesto di tale vicenda, le intercettazioni ambientali hanno tra l’altro consentito di documentare in diretta un sopralluogo presso l’abitazione dell’avvocato comasco, effettuato dal CHINDAMO allo scopo di pianificare un attentato da attuarsi con l’uso di armi da fuoco. L’azione delittuosa veniva scongiurata grazie ad una manovra diversiva appositamente attuata con il contributo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Como;

b.  quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e Giuseppe PUGLISI, rispettivamente “capo locale” di Fino Mornasco (CO) e di Cermenate (CO), per aver tentato di estorcere la somma di 150 mila euro al titolare di un’azienda elettrotecnica di Cermenate (CO). Gli indagati hanno dapprima intimidito la vittima inviando alcune missive minatorie contenenti anche alcune cartucce e poi hanno avanzato la richiesta di denaro, a fronte della loro “protezione”;

c.  quello di cui rispondono Michelangelo CHINDAMO e l’imprenditore Renato MIRANDI, per aver estorto la somma di 2 mila euro ad un imprenditore di Lurate Caccivio (CO), titolare di varie aziende, tra le quali un’agenzia di viaggi ed una scuola guida. Come nel caso precedente, gli indagati hanno dapprima intimidito la vittima con telefonate e missive anonime, per poi avanzare la richiesta di denaro, a fronte della loro “protezione”. Anche in questo caso, come in quello riguardante l’avvocato comasco ed il commercialista svizzero, le intercettazioni ambientali hanno consentito di documentare in diretta e quindi scongiurare grazie ad un diversivo, la pianificazione di un attentato con armi da fuoco in danno dell’agenzia di viaggi di proprietà della vittima, con sede a Villa Guardia (CO);

d.  quello di cui risponde salvatore IACOPETTA, “affiliato” al “locale” di Fino Mornasco (CO), per aver tentato di estorcere la somma di 8 mila euro all’anno, al titolare di una concessionaria d’auto di Fino Mornasco. L’indagato, in concorso con altri soggetti da identificare, ha dapprima tentato di intimidire la vittima inviando una missiva minatoria ed un sms e poi ha avanzato la richiesta di denaro in cambio di “protezione”.

Infine, durante le perquisizioni condotte questa notte nel corso dell’operazione:

  • è stato arrestato in flagranza, per il possesso illegale di una pistola, Massimo IACOPETTA, 36 anni, nato a Locri (RC) e residente a Vertemate con Minoprio, nella cui abitazione è stata rinvenuta e sequestrata una pistola . IACOPETTA era indagato in stato di libertà e destinatario solo di una perquisizione, poichè dalle intercettazioni effettuate durante le indagini erano emersi indizi circa il possesso da parte sua di armi illegalmente detenute;
  • sono state sequestrate ulteriori 2 pistole illegalmente detenute, rinvenute in casa di Antonio GENTILE e di Michelangelo PANUCCIO entrambi sottoposti a perquisizione in quanto destinatari della misura cautelare in corso di esecuzione;
  •  sono stati rinvenuti diversi manoscritti contenenti formule di giuramento e di affiliazione alla ‘ndrangheta.

Oltre a IACOPETTA, le persone arrestate oggi, quasi tutte residenti in Lombardia, sono:

CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE (35):

  1. PUGLISI Giuseppe, inteso “Melangiana”, 53 anni, nato a Messina e residente a Cermenate (CO), operaio, già coinvolto, sebbene poi assolto, nell’indagine del 1994 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “Fiori della notte di San Vito”.

Nell’ambito della presente indagine, PUGLISI Giuseppe è emerso quale “capodel “locale di Cermenate”, in possesso della “dote” di “Quartino”.

  1. MERCURI Antonino, inteso “Pizzicaferro”, 64 anni, nato a Giffone (RC) residente a Airuno (LC).

Nell’ambito della presente indagine, MERCURI Antonino è emerso quale “capo del “locale diCalolziocorte”, in possesso della “dote” di “Padrino”.

  1. MANDAGLIO Antonio, inteso “Occhiazzi”, 60 anni, nato a Giffone (RC), residente a Carenno (LC), pensionato, già coinvolto, sebbene poi assolto, nell’indagine del 1994 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “Fiori della notte di San Vito”.

Nell’ambito della presente indagine, MANDAGLIO Antonio è emerso quale “capo società del “locale di Calolziocorte”, in possesso di “dote” pari o superiore a “trequartino”.

  1. CHINDAMO Michelangelo, 61 anni, nato aPalmi (RC), residente a Cadorago (CO), già condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti nell’indagine del 1994 sulla ‘ndrangheta in Lombardia “Fiori della notte di San Vito”.

Nell’ambito della presente indagine, CHINDAMO Michelangelo è emerso quale “capo del “locale di Fino Mornasco”, in possesso della “dote” di “trequartino”.

  1. ADDUCI Angiolino, 63 anni, nato a Grisolia (CS), residente a Lentate sul Seveso (MB), imprenditore, già condannato ad anni 3 di reclusione a seguito dell’indagine del 1996 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “Fiori della notte di San Vito 2”.

Nell’ambito della presente indagine ADDUCI Angiolino è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso della “dote” di “sgarro”.

  1. AMBESI Pasquale, 55 anni, nato a Oppido Mamertina (RC), residente a Cadorago (CO), camionista.

Nell’ambito della presente indagine AMBESI Pasquale è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso della dote di “camorrista di sgarro”.

  1. MONTELEONE Giuseppe, 25 anni, inteso “Baciulo”, nato a Cinquefrondi (RC), residente a Bregnano (CO), operaio.

Nell’ambito della presente indagine MONTELEONE Giuseppe è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso della dote di “camorra”.

  1. PAVIGLIANITI Marco, 30 anni, nato a Cantù (CO), residente a Lomazzo (CO).

Nell’ambito della presente indagine PAVIGLIANITI Marco è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso di una dote allo stato non determinata.

  1. PUGLISI Giovanni, 20 anni, nato a Cantù (CO), residente a Cermenate (CO), figlio dell’indagato PUGLISI Giuseppe, “capo” del “locale di Cermenate”.

Nell’ambito della presente indagine PUGLISI Giovanni è emerso quale “affiliato” al “locale di Cermenate”, in possesso della “dote” di “sgarro”.

  1. SCALI Giuseppe Salvatore, 78 anni, inteso “Tarzan”, nato a Grotteria (RC), residente a Cantù (CO), pensionato, già condannato ad anni 18 di reclusione per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, a seguito dell’indagine del 1994 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “I fiori della notte di San Vito”.

Nell’ambito della presente indagine, SCALI Giuseppe Salvatore è emerso quale “affiliato” al locale di Cermenate”, in possesso della “dote” di “trequartino”.

  1. SCIACCA Filippo, 51 anni, nato a Giffone (RC), residente a Cadorago (CO), operaio.

Nell’ambito della presente indagine SCIACCA Filippo è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso di una dote pari o superiore alla “Santa.

  1. VALENTE Ivano Bartolomeo, 25 anni, nato a Cinquefrondi (RC), residente a Guanzate (CO), operaio, nipote dell’indagato PUGLISI Giuseppe, “capo” del “Locale di Cermenate”.

Nell’ambito della presente indagine VALENTE Ivano Bartolomeo è emerso quale affiliatoal locale di Cermenate”, in possesso della dote della “Santa”.

  1. CONDÒ Marco, 43 anni, nato a Lecco (LC), residente a Sotto il Monte Giovanni XXIII (BG), operaio, fratello degli indagati CONDÒ Ivan e CONDÒ Antonio, entrambi affiliati al “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine, CONDÒ Marco è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte” con funzioni di “Mastro di Giornata”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. BUTTÀ Giovanni, 52 anni, nato a Caronia (ME), residente a Calolziocorte(LC), già condannato per omicidio in concorso, operaio.

Nell’ambito della presente indagine, BUTTA’ Giovanni è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso di “dote” della “Santa”.

  1. CONDÒ Antonio, 44 anni, nato a Lecco (LC), residente a Torre de’ Busi(LC), camionista, fratello degli indagati CONDÒ Ivan e CONDÒ Marco, entrambi affiliati al “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine, CONDÒ Antonio è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” pari o superiore al “Vangelo”.

  1. CONDÒ Ivan, 39 anni, nato a Lecco (LC), residente a Calolziocorte (LC), camionista, fratello degli indagati CONDÒ Antonio e CONDÒ Marco, entrambi affiliati al “locale di Calolziocorte”. Nell’ambito della presente indagine, CONDÒ Ivan è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso di una “dote” allo stato non determinata.
  1. GOZZO Rosario, 50 anni, nato a Giffone (RC), residente a Carenno (LC), operaio.

Nell’ambito della presente indagine, GOZZO Rosario è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. LAMANNA Domenico, 64 anni, nato a Laureana di Borrello (RC), residente a Calolziocorte (LC), elettricista, già coinvolto, sebbene poi assolto, per i reati di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti nell’indagine del 1996 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “I Fiori della notte di San Vito 2”.

Nell’ambito della presente indagine, LAMANNA Domenico è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso di “dote” pari o superiore alla “Santa”.

  1. MANDAGLIO Bartolomeo, 56 anni, nato a Giffone (RC), residente a Vercurago (LC), imprenditore edile, cugino dell’indagato VALENTE Salvatore Pietro.

Nell’ambito della presente indagine, MANDAGLIO Bartolomeo è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. MANDAGLIO Luca, 30 anni, nato a Lecco, residente a Olgiate Comasco (CO), cameriere, figlio dell’indagato MANDAGLIO Antonio, “capo società” del “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine MANDAGLIO Luca è emerso quale “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della dote della “Santa”.

  1. MARINARO Giovanni, 54 anni, nato a Caronia (ME), residente a Calolziocorte (LC), imbianchino, già condannato per i reati di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti nell’indagine sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “Wall Street”.

Nell’ambito della presente indagine, MARINARO Giovanni è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. MONTAGNESE Nicholas, 22 anni, nato a Lecco, residente a Torre de’ Busi (LC), rispettivamente nipote e pronipote degli indagati VALENTE Salvatore Pietro e MANDAGLIO Bartolomeo, entrambi affiliati al “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine MONTAGNESE Nicholas è emerso quale “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della dote di “picciotto”.

  1. PANUCCIO Albano, 33 anni, nato a Oggiono (LC), residente a Dolzago(LC), operaio, rispettivamente figlio, nipote e cugino degli indagati PANUCCIO Albano, PANUCCIO Antonino e GOZZO Rosario, tutti ”affiliati” al “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine PANUCCIO Albano è emerso quale “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Sgarro”.

  1. PANUCCIO Antonino, 57 anni, nato a Giffone (LC), residente a Dolzago(LC), operaio, rispettivamente fratello e zio degli indagati PANUCCIO Michelangelo e PANUCCIO Albano,entrambi ”affiliati” al “locale di Calolziocorte”.

Nell’ambito della presente indagine PANUCCIO Antonino è emerso quale “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. PETROLO Francesco, 56 anni, nato a Giffone (RC), residente a Torre de’ Busi (LC).

Nell’ambito della presente indagine, PETROLO Francesco è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “trequartino”.

  1. VALENTE Salvatore Pietro, 48 anni, nato a Taurianova (RC), residente a Torre de’ Busi (LC), operaio, cugino dell’indagato PUGLISI Giuseppecapo” del “locale di Cermenate”, e dell’indagato MANDAGLIO Bartolomeo ”affiliato” al “locale di Calolziocorte”; padre dell’indagato minorenne VALENTE Manuel Bartolo e zio dell’indagato MONTAGNESE Nicholas, entrambi affiliati al“locale di Calolziocorte”;

Nell’ambito della presente indagine VALENTE Salvatore Pietro è emerso quale “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

  1. VARRONE Vittorio, 41 anni, nato a Belcastro (CZ), residente a Lecco, operaio.

Nell’ambito della presente indagine, VARRONE Vittorio è emerso quale “affiliato” al “locale di Calolziocorte”, in possesso della “dote” della “Santa”.

  1. GALLO Fortunato, 62 anni, nato a Giffone (RC), residente a Carimate (CO), pensionato, già condannato ad anni 4 di reclusione a seguito dell’indagine del 1996 sulla ‘ndrangheta in Lombardia nota come “I fiori della notte di San Vito 2”.

Nell’ambito della presente indagine GALLO Fortunato è emerso quale affiliatodel locale di Fino Mornasco”, in possesso della “dote” di “trequartino”.

  1. GENTILE Antonio, 38 anni, nato a Cittanova (RC), ivi residente, pizzaiolo, già condannato per reati in materia di stupefacenti, armi e rapina.

Nell’ambito della presente indagine, GENTILE Antonio è emerso quale “affiliato del “locale di Fino Mornasco”, in possesso di una “dote” allo stato non determinata.

  1. GRECO Giuseppe,31 anni,nato a Como, residente a Bregnano (CO), commerciante, già condannato per reati contro la persona.

Nell’ambito della presente indagine, GRECO Giuseppe è emerso quale “affiliato del “locale di Fino Mornasco”, in possesso di una “dote” pari o superiore a “camorrista di sgarro”.

  1. IACOPETTA Salvatore, 39 anni, nato a Locri (RC), residente a focale di Fino Mornasco”, in possesso della dote della “Santa”.
  1. RULLO Luciano, 47 anni, nato a Como, residente a Fino Mornasco (CO), cugino dell’indagato LAROSA Salvatore, affiliato al “locale di Fino Mornasco”.

Nell’ambito della presente indagine RULLO Luciano è emerso quale affiliatodel locale di Fino Mornasco”, in possesso della “dote” di “Vangelo”.

IN CUSTODIA CAUTELARE AGLI ARRESTI DOMICILIARI (3):

  1. BERSANI Giuseppe,49 anni,nato a Carate Brianza (MB), residente a Gudo (Svizzera), imprenditore metallurgico.
  2. MIRANDI Renato, 46 anni, nato a Como, residente a Olgiate Comasco (CO), imprenditore.

PANUCCIO Michelangelo, 61 anni, nato a Giffone (RC), residente a Dolzago(LC), “affiliato al “locale di Calolziocorte”, in possesso di “dote” pari o superiore al “vangelo”.

LECCO NEWS


Arresti in Lombardia OPERAZIONE ‘INSUBRIA’, tre fermi a Giffone

Le indagini, basate su attività di intercettazione, riprese video effettuate nel corso di servizi di osservazione e pedinamento, nonché sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sono scaturite da importanti risultanze investigative acquisite nel corso di altra attività di indagine svolta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano e dal ROS di Milano; indagine che ha portato, in data odierna, all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 40 indagati ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta esistente ed operativa in Lombardia.

Dalle complessive attività investigative, è in special modo emersa la figura di LAROSA Giuseppe, anche inteso Peppe la mucca, in possesso della dote di Mammasantissima, con ruolo di vertice della ‘ndrangheta e, in particolare, dell’articolazione territoriale riferibile alla Locale di Giffone, alla quale sono subordinate, come documentato dalle indagini di Milano, le Locali individuate nella Brianza comasca di Cermenate e Fino Mornasco, e quella di Calolziocorte nel lecchese,  nonché altre Locali ancora non meglio individuate.

Inoltre, la struttura mafiosa di Giffone capeggiata dal LAROSA, così come documentato nel corso delle attività investigative condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’indagine denominata “HELVETIA[1] dell’agosto scorso, è collegata con altre strutture ‘ndranghetistiche calabresi, quali la Locale di Fabrizia della provincia di Vibo Valentia e con la dipendente Società di Frauenfeld (Svizzera). Infatti, il LAROSA risulta aver partecipato anche a cerimonie di conferimento di doti e di cariche di ‘ndrangheta ad appartenenti al citato sodalizio mafioso vibonese. 

LAROSA Giuseppe è un soggetto che già nell’indagine “IL CRIMINE” era emerso come vicino a personaggi di spicco della ’ndrangheta. Lo stesso è stato già condannato – con sentenza non definitiva – per una tentata estorsione ai danni di un’impresa edile[2].

Nell’ambito della presente indagine emerge la posizione apicale dallo stesso ricoperta all’ambito della Locale di Giffone risultando, in capo alla medesima, con compiti direttivi, di decisione, pianificazione e coordinamento dell’azione degli affiliati facenti parte dell’articolazione criminale giffonese, nonché con compiti di individuazione delle linee strategiche da adottare, provvedendo altresì a:

  • curare stabilmente i rapporti con i partecipi delle Locali lombarde, funzionalmente dipendenti da quella di Giffone, nonché con gli altri affiliati stanziati all’estero;
  • concedere doti ai sodali, presiedendo i relativi riti di affiliazione;
  • impartire direttive agli affiliati, anche al fine di dirimere contrasti interni ed esterni alla Locale di appartenenza;
  • deliberare le modalità e l’entità della partecipazione, da parte degli altri sodali, ai profitti illeciti conseguiti dalle attività criminali gestite dalle Localia lui riconducibili.

Durante le indagini è altresì emerso, con ruolo di rilievo nell’ambito della stessa Locale di Giffone, VALENTE Pasquale, panettiere, incensurato, in possesso della dote della Santa, in stretto contatto con LAROSA Giuseppe, del quale si ritiene sia fedele espressione sul territorio reggino, atteso che quest’ultimo, di frequente, si trova all’estero, ovvero in Svizzera, nella località di Coira, capoluogo del Cantone dei Grigioni, dove, insieme alla sua famiglia, negli ultimi anni, ha spostato molti dei suoi interessi.

Infine, sempre dalle indagini, è emersa, nell’ambito della Locale di Grotteria[3](RC), la figura di BRUZZESE Salvatore, inteso Salineri, già coinvolto in indagini in materia di associazione di stampo mafioso, ritenuto essere – per come ricavato dalle investigazioni di Milano – l’attuale reggente della struttura criminale grotterese operante nel Mandamento Jonico, il cui Capo Locale è risultato essere in passato BRUZZESE Carmelo cl. 1949 (non è parente di Salvatore), localizzato dal ROS in Canada nel corso dell’indagine “SOLARE” di questa Procura e ivi detenuto in attesa che venga definito il procedimento di espulsione siccome cittadino “indesiderato” per la sua contiguità ad ambienti mafiosi.

Reggio Calabria, 18 novembre 2014

[1]     Fermo di indiziato di delitto emesso il 20 agosto 2014 da questa Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 18 esponenti della ‘ndrangheta di Fabrizia e Frauenfeld, eseguito il 21 agosto 2014 solo nei confronti di ALBANESE Raffaele e del NESCI Antonio.

[2]     Condannato l’8 marzo 2011 alla pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione in abbreviato dal GUP del Tribunale di Reggio Calabria per tentata estorsione continuata e aggravata dalle modalità mafiose, in secondo grado, l’11 gennaio 2013, la Corte di Appello di Reggio Calabria, a parziale riforma di quella di primo grado, rideterminava la pena in anni 4 di reclusione e 800 euro di multa. La vicenda processuale è attualmente pendente in Cassazione.

[3]     Esistenza e operatività della Locale di Grotteria è stata documentata nel corso dell’indagine “IL CRIMINE” di questa Procura della Repubblica.