29 agosto 2013 Confessione choc di Riina: “Borsellino era intercettato”

23 Luglio 2014 Teleoccidente

 

Cosa nostra teneva sotto controllo il telefono del giudice Paolo Borsellino o dei suoi familiari.

E’ lo stesso Totò Riina, in una conversazione intercettata, a rivelarlo a un compagno di carcere. “Sapevamo che doveva andare là perché lui gli ha detto: ‘domani mamma vengo alle 5′”, racconta il boss, riferendo le parole dette dal magistrato alla madre. “Questa del campanello però è un fenomeno – dice Riina – Questa una volta il Signore l’ha fatta e poi basta. Arriva, suona e scoppia tutto”.
E’ un pezzo della conversazione intercettata in cui il boss Totò Riina, il 29 agosto 2013, racconta all’uomo con cui trascorre l’ora d’aria in carcere, Alberto Lorusso, che a innescare l’esplosione che uccise Paolo Borsellino fu lo stesso magistrato, suonando al citofono in cui era stato piazzato un telecomando.
La conversazione – il cui contenuto era noto, ma non il testo -è stata depositata al processo sulla “trattativa Stato mafia”.
Racconta che prima di uccidere Borsellino, fece una vera e propria caccia all’uomo, sopratutto tra Cinisi e Marsala, luoghi in cui il magistrato trascorreva le vacanze e lavorava.
Secondo gli inquirenti Cosa nostra avrebbe predisposto una sorta di triangolazione: un primo telecomando avrebbe attivato la trasmittente, poi suonando al citofono il magistrato stesso avrebbe inviato alla ricevente, piazzata nell’autobomba, l’impulso che avrebbe innescato l’esplosione. Una ipotesi più volte ventilata dagli investigatori e dai parenti più cari del magistrato e che ora trova conferme nella “confessione” in diretta del boss. Proprio per questo motivo Rina se la prende anche con la sorella,Rita Borsellino e ammette di essere stato lui l’ideatore della strage del il 19 luglio 1992.