BORSELLINO mio padre

 


VIDEO

 
Un incontro organizzato dal Liceo Legnani con l’Istituto Ipsia A. Parma di Saronno in parternariato con il Comune di Saronno.
In collaborazione con Fondazione Culturale Giuditta Pasta e Itis Riva nell’ambito del progetto Legami e Trame realizzato con il contributo di Fondazione Comunitaria del Varesotto.

Nata nel 1973, Fiammetta è la figlia minore del magistrato Paolo Borsellino, morto nella strage di via D’Amelio nel 1992.

“Amo ricordare di mio padre quella sua incredibile capacità di non prendersi mai sul serio ma al tempo stesso di prendersi gioco di taluni suoi interlocutori – ha dichiarato Fiammetta in una delle sue interviste. Queste qualità caratteriali l’hanno aiutato in vita ad affrontare di petto qualsiasi cosa minasse il suo ideale di società pulita e trasparente e ne sono sicura lo avrebbero accompagnato ancora in questo particolare periodo storico, in cui l’illegalità e la corruzione continuano ad essere fenomeni dilaganti nel nostro paese”.

Fiammetta non finirà mai di ringraziare il padre per averle fatto capire “il reale significato della parola ‘vivere’ e del ‘combattere per i propri ideali’ per il raggiungimento dei quali, come disse più di una volta ‘è bello morire’”.

Da tempo si batte per scoprire la verità su quanto accaduto al padre. Per non far dimenticare e per far arrivare soprattutto ai giovani un messaggio di giustizia, porta nelle scuole e sui media la sua storia, perché, come diceva suo padre, i giovani hanno il potere di fermare la mafia. La forza e la tenacia con cui lotta l’hanno portata anche ad andare direttamente in carcere per incontrare Giuseppe Graviano, il boss di Cosa Nostra ritenuto responsabile della strage.

 


Incontro testimonianza con Fiammetta Borsellino giorno 22 febbraio dalle ore 14:30 alle ore 16:30 in Aula Magna

 Nell’ambito del Progetto Legalità, incontro con la Dott.ssa Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nella strage di via d’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992. L’incontro avrà come titolo “Mio padre: Paolo Borsellino”.


Il 22 e 23 febbraio a Saronno la testimonianza di Fiammetta Borsellino

La figlia del magistrato Paolo Borsellino sarà in visita dagli studenti del Liceo Legnani e dell’I.P.S.I.A. Antonio Parma di Saronno. In programma anche una serata pubblica al Teatro Giuditta Pasta


Saronno, Fiammetta Borsellino incontra gli studenti del Legnani e dell’Ipsia. E i saronnesi al Pasta


Il 22 e 23 febbraio a Saronno la testimonianza di Fiammetta Borsellino

La figlia del magistrato Paolo Borsellino sarà in visita dagli studenti del Liceo Legnani e dell’I.P.S.I.A. Antonio Parma di Saronno. In programma anche una serata pubblica al Teatro Giuditta Pasta
 

22.2.2022 Fiammetta Borsellino a Saronno: oggi all’Ipsia stasera in diretta dal teatro Pasta

 

Fiammetta Borsellino a Saronno: “Rigenerante condividere con i ragazzi”

“Incontrare i giovani è per me – afferma Fiammetta Borsellino – importante: nell’ottica di elaborazione di un lutto, di dare un senso a ciò che è avvenuto. Tenere tutto per sé non è positivo: è rigenerante condividere.”

“Non è facile: ho bisogno di staccare ogni tanto per evitare di andare in saturazione, è un’esperienza con cui rischi di avere a che fare ogni giorno. È un’esperienza molto viva, ancora oggi dopo trent’anni. Si parla di depistaggi, errori, processi ad organi dello stato ancora in corso. È un grande peso che tutto ciò avvenga ancora oggi.”

Con gratitudine si è espresso anche Massimo Tallarini, docente del liceo Legnani: “Tre incontri sono sicuramente emotivamente pesanti e non semplici: le abbiamo chiesto questo sacrificio perché si tratta di un’esperienza preziosa per i nostri ragazzi.In due giorni incontra quasi mille studenti, il teatro cittadino questa sera è in tutto esaurito. La sua testimonianza sarà efficace. È un percorso che le scuole hanno fatto per arrivare preparati e non fermarsi ad ascoltare passivamente; è un percorso importante per costruire qualcosa.”Non è mancato il riferimento alla cronaca locale nelle parole del sindaco Augusto Airoldi che, dopo aver ringraziato a nome dell’amministrazione e della città, ha sottolineato il tema della criminalità giovanile.“I nostri giovani – ha asserito il sindaco – vengono da 24 mesi di restrizioni nella socialità: emerge una difficoltà di gestire le proprie emozioni, aggressività repressa, con bullismo e furti. Trattare temi importanti come quelli della mafia e vedere l’interesse dei ragazzi, evidenzia come siano gli adulti a non proporre, a non ascoltare a sufficienza le richieste dei giovani e i bisogni.”


Fiammetta Borsellino, la figlia del magistrato anti mafia incontra gli studenti

“La mafia non si combatte delegando questo compito solamente alla magistratura e alle forze dell’ordine. Si combatte con l’istruzione e la scuola”. Queste le parole di Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Borsellino invitata a Saranno a partecipare a una serie di eventi in ricordo del padre.
E proprio tra i banchi e le aule, a quasi trent’anni dalla strade di via d’Amelio dove morì il magistrato Paolo Borsellino (era il 19 luglio 1992), la figlia, Fiammetta Borsellino, ha portato la sua testimonianza. Il messaggio arrivato agli studenti del liceo classico Legnani e dell’Ipsia Parma di Saronno suona anche come un monito: “Non allentare la guardia rispetto alla lotta alle mafie”.
“Non bisogna cedere alle semplificazioni solo perché non ci sono più le stragi”
“Le mafie sono bravissime a cambiare, ad adeguarsi ai nuovi contesti socio economici. Quindi non bisogna cedere alle semplificazioni, solo perché non ci sono più le stragi”. Fiammetta Borsellino, non ha raccontato agli studenti solamente della figura del magistrato Borsellino, ha parlato anche del suo ruolo di padre e di cittadino. “Un modo” ha sottolineato “per avvicinare le nuove generazioni alla storia e per rendere le figure che la compongono, umane”. L’ auspicio è che proprio attraverso le testimonianze di vita, la lotta alla mafia continui oltre lo studio dei fatti. “Come combattere la mafia si impara non soltanto attraverso i libri di scuola, si impara coltivando le relazioni, un impegno politico e un impegno sociale” ha concluso Borsellino. ESPANSIONE TV 22.2.2022

All’Ipsia e al Legnani la figlia di Borsellino incontra mille studenti

È iniziata ieri la due giorni di Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino, che lottò contro la mafia fino a essere vittima di Cosa nostra nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992. La sua presenza è stata fortemente voluta dal liceo classico Legnani e dall’Ipsia Parma. “Incontrare i giovani è per me importante – ha spiegato Fiammetta Borsellino nell’incontro all’Ipsia – nell’ottica di elaborazione di un lutto, di dare un senso a ciò che è avvenuto. Tenere tutto per sé non è positivo: è rigenerante condividere”. Con gratitudine si è espresso anche Massimo Tallarini, docente del liceo Legnani: “Tre incontri sono emotivamente pesanti e non semplici: le abbiamo chiesto questo sacrificio perché si tratta di un’esperienza preziosa per i nostri ragazzi. In due giorni incontrerà quasi mille studenti e 500 cittadini al teatro Pasta”. E non è mancata un’analisi sulla cronaca cittadina: “I nostri giovani – ha rimarcato Airoldi – vengono da 24 mesi di restrizioni nella socialità: emerge una difficoltà di gestire le emozioni, aggressività repressa, con bullismo e furti. Trattare temi come quelli della mafia e vedere l’interesse dei ragazzi, evidenzia come siano gli adulti a non ascoltare a sufficienza le richieste dei giovani e i loro bisogni”.S.G.

IL GIORNO 23.2.2022 


Fiammetta Borsellino insieme al sindaco di Saronno Augusto Airoldi, alla vicesindaca Laura Succi ed ai dirigenti scolastici di Ipsia Alberto Ranco e Legnani Franco Parabiaghi
La mafia è prima di tutto il nostro modo sbagliato di comportarci”. Nel 1992 tanti millenials non erano ancora nati, ma la lotta contro le mafie e per la legalità non conosce scadenze ed è più attuale che mai. Tra il 22 e il 23 febbraio, gli studenti di Ipsia e Liceo Legnani di Saronno hanno incontrato Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato antimafia ucciso insieme ai 5 agenti della scorta il 19 luglio di trent’anni nella strage di Via D’Amelio a Palermo. Il video racconto dell’intervento nell’aula magna dell’Istituto scolastico di via Parma:
 Dalla ricerca della verità storica e processuale, alla denuncia dell’omertà, la paura ma anche il racconto di Paolo Borsellino padre oltre che magistrato. Tanti i temi che Fiammetta, all’epoca della strage 19enne, ha raccontato di fronte alla giovane platea. “Impronto questi incontri sullo scambio.  Questi incontri hanno un senso solo se riescono a suscitare nei giovani un interesse che non vuol dire parlare di cose che riguardano il passato ma di attualizzarle nel presente. Parlarne oggi, a trent’anni di distanza, e trovare questa grande partecipazione dei ragazzi è la vera vittoria della vita sulla morte”. IL NOTIZIARIO 23 febbraio 2022
 

I depistaggi, la verità, il perdono, la testimonianza: Fiammetta Borsellino fa riflettere Saronno sui temi della legalità

Un paese che non fa luce sulle stragi è un paese che vive di menzogna e quindi non ha futuro. La verità non è qualcosa di delegato solo alle forze dell’ordine e alla magistratura, ma ognuno di noi deve perseguirla e chiederla quando questa è poco chiara”. Questo è uno dei passaggi più intensi dell’accorato intervento di Fiammetta Borsellino, figlia minore del magistrato Paolo Borsellino, ieri a Saronno nell’ambito dell’iniziativa organizzata con il liceo Legnani e l’Ipsia che la vedranno incontrare un migliaio di studenti saronnesi.
Ieri sera, per volontà delle scuole, si è tenuto un incontro aperto alla città. Un appello che i saronnesi hanno raccolto regalando a Fiammetta Borsellino una platea concentrata e partecipe. La Borsellino inizia il suo intervento alzandosi in piedi, si distingue tra i relatori e dal pubblico con un gesto eloquente, al quale seguono parole che fanno percepire ai presenti il suo dinamismo, poichè se dissente rispetto alle narrazioni istituzionali lo dice schiettamente come emerge dai tratti che sceglie per descrivere il padre: un papà, un uomo e un magistrato responsabile, presente per gli altri e disposto ad aiutarli fino al punto di sacrificare sé stesso, innamorato della vita, spiritoso e umano. Le sue parole di critica verso “il più grande depistaggio della storia” o “il più grande errore giudiziario della storia del paese” conosciuto come “strage di via d’Amelio” avvenuta nel 1992 durante la quale morirono Borsellino e cinque poliziotti – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – sono energiche e sentite e fanno appello alla coscienza di ciascun ascoltatore.Alla conferenza partecipa il vicesindaco e assessore alla Cultura Laura Succi, unica esponente della maggioranza, che apre e conclude la serata rimarcando come sia importante il valore di questa testimonianza per i giovani, ma anche per l’intera città.“Dai mafiosi il male ce lo si aspetta, ma il male non ce lo si aspetta da chi dovrebbe tutelare i diritti delle persone”continua l’ospite della serata che insiste sull’omertà di chi avrebbe potuto agire e disvelare pubblicamente alcuni elementi utili a capire la verità.
Fiammetta Borsellino spiega anche la sua scelta di essere testimone “i giovani devono essere educati al senso di responsabilità verso gli altri così da adoperarsi per contribuire al cambiamento del paese: i giovani sono la speranza per un futuro, per un ‘paese sano’ ”.

Stamattina, mercoledì 23 febbraio, ci sarà l’incontro finale del ciclo con 600 studenti delle classe quarte del liceo Legnani.


La figlia di Borsellino a Saronno: “Il lavoro di mio padre era un atto di amore”

È uno dei messaggi che Fiammetta Borsellino ha voluto lasciare alle centinaia di persone, per la maggior parte studenti, che ha incontrato a Saronno nelle giornate del 22 e 23 febbraio. “Fare memoria vuol dire far camminare le idee di questi uomini attraverso le gambe delle generazioni future”

«La memoria non può essere un fatto sterile. Non mi importa venire qui dopo 30 anni a parlare di cose passate, se queste non hanno poi una ricaduta nel presente. È facile intitolare piazze ed aule, è molto più difficile dare delle risposte concrete e intraprendere una strada verso la giustizia, che non vuol dire punire semplicemente le persone che hanno fatto del male, ma capire perché si è arrivati a quel male. Non c’è una strada verso la giustizia che non passi dalla ricerca della verità e fare memoria vuol dire anche appropriarsi delle testimonianze di vita di determinati uomini affinché diventino patrimonio di un popolo. Vuol dire far camminare le loro idee attraverso le gambe delle generazioni future». 

La figlia di Borsellino a Saronno: “Il lavoro di mio padre era un atto di amore” 4 di 6

È uno dei messaggi che Fiammetta Borsellino ha voluto lasciare alle centinaia di persone, per la maggior parte studenti, che ha incontrato a Saronno nelle giornate del 22 e 23 febbraio.

La figlia del magistrato Paolo Borsellino, vittima della strage di via D’Amelio assieme ai cinque agenti della sua scorta e divenuto simbolo, con il collega Giovanni Falcone, della lotta alla mafia, ha infatti portato la propria testimonianza di vita agli alunni del Liceo Legnani e dell’Istituto professionale Antonio Parma e ad un Teatro Giuditta Pasta gremito di persone. Un’iniziativa promossa dai due istituti scolastici in collaborazione dell’amministrazione comunale della città.

Borsellino ha parlato di diversi temi, tra cui la necessità non solo di perseguire e punire i criminali mafiosi, ma soprattutto di generare, in loro e nella società intera, un cambiamento positivo: «Non mi piace parlare di perdono, perché così fine a se stesso non porta a nulla. Mi piace parlare di cambiamento, della possibilità che una persona che ha fatto del male possa comunque riacquistare una dignità attraverso un percorso di cambiamento, che deve essere stimolato. Non mi sento meglio se so che queste persone sono in galera e che hanno “gettato via la chiave”. Credo che l’ideale che aveva mio padre di giustizia possa essere realizzato soltanto se lo Stato in cui viviamo possa essere capace di stimolare un cambiamento in queste persone, quindi con un adeguato sistema carcerario, in cui non ci sia un altissimo tasso di recidiva e di suicidi, che denotano un male profondo».

Uno dei passaggi salienti della testimonianza di Borsellino, è stato poi il racconto della solitudine vissuta dal padre nello svolgimento della propria attività di magistrato: «Il lavoro di mio padre è stato un atto di amore non solo nei confronti della sua città, l’amatissima Palermo, ma nei confronti di tutto l’intero paese, perché per molti anni si è preferito pensare che il problema fosse circoscritto soltanto a determinate regioni d’Italia e che dovesse riguardare soltanto giudici e magistrati. Non è così: per anni si è preferito pensare che non fosse un problema collettivo ed è questo che ha esposto questi uomini ad un maggiore pericolo. Mio padre diceva sempre “È la mafia che mi ucciderà, ma lo farà quando avrà avuto la completa certezza che io sia rimasto solo”».

L’invito infine a continuare a parlare della realtà delle mafie e ad educare le giovani generazioni alla legalità: «Vale la pena investire sui giovani. Le mafie si nutrono del consenso giovanile, verranno sconfitte sicuramente quando i giovani negheranno loro il consenso e questo può avvenire parlando di mafia per le strade, nelle piazze e dire apertamente da che parte stare. In questo percorso di condivisione che sto facendo sto avendo il privilegio e la fortuna di conoscere e confrontarmi con la parte sana di questo paese: siete voi, sono i ragazzi che sto incontrando in questi giorni. Questo lo considero l’ennesimo regalo che mio padre mi ha fatto».

Valentina Rizzo24 Febbraio 2022 VARESE NEWS