Corruzione al Miur

 

29.8.2022

29.8.2022 – «Mazzette e regali in cambio di appalti al Miur»: 15 persone rischiano il processo

Nell’ambito dell’indagine sulla presunta corruzione all’interno del Miur a rischiare il processo sono 15 persone, tra cui l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco e l’ex capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Giovanna Boda. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto giro di mazzette e utilità per ottenere l’affidamento delle gare. Il totale conteggiato dalla Procura ammonta a 23 milioni di euro di appalti. Secondo gli inquirenti tutto faceva parte di un progetto studiato dall’imprenditore Bianchi di Castelbianco che, muovendosi dall’interno degli uffici di viale Trastevere, sarebbe riuscito a mettere le mani su appalti milionari per progetti scolastici. Ora la Procura di Roma ha notificato agli indagati l’atto di chiusura delle indagini, iniziativa che di solito anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Carlo Villani, coinvolge anche quattro società e nel settembre 2021 era culminata in una serie di arresti. All’ex capo dipartimento del ministero per le risorse umane e a Bianchi di Castelbianco i magistrati contestano i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Un sistema illecito che secondo la polizia valutaria della Guardia di Finanza andava avanti dal 2018. In base a fonti interne inoltre, due indagate, tra cui la segretaria dell’ex capo dipartimento, avrebbero chiesto di patteggiare.


13.4.2022   Corruzione al Miur, soldi allo staff di Boschi e all’Antimafia: spunta la lista dei favori. A pagare l’ex editore della Dire

Giovanna Boda
Giovanna Boda 

Due persone dello staff di Maria Elena Boschi e i volti dell’Antimafia. E poi medici, nipoti di suore, bambini, magistrati e fondazioni per la legalità.Giovanna Boda, la dirigente che ha tentato il suicidio dopo aver saputo di essere indagata, avrebbe aiutato tutti. Solo che a finanziare iniziative meritevoli e persone bisognose, a ben guardare, spesso non era l’ex Capo Dipartimento del ministero dell’Istruzione. E neanche il Miur. Ma Federico Bianchi di Castelbianco, l’ex editore dell’agenzia di stampa Dire finito agli arresti per aver ricevuto, tra il 2018 e il 2021, affidamenti per circa 23 milioni di euro da parte di istituti scolastici, il tutto tramite tre società e una fondazione a lui riconducibili. E grazie alle entrature di cui godeva al ministero.

Le liste e la supertestimone

La circostanza emerge da alcune liste ritrovate dagli investigatori. In quei fogli ci sono nomi rilevanti. E sono affiancati da cifre piuttosto dignitose. Ci ha pensato la factotum di Giovanna Boda, Valentina Franco, a spiegare il significato di quei documenti. Le sono serviti due appuntamenti diversi per rispondere a tutte le domande formulate dal sostituto procuratore Carlo Villani. Il 17 e il 30 novembre del 2021 ha vuotato il sacco. E ha spiegato che una serie di persone lavoravano per la Boda, ma in realtà venivano pagate da Bianchi di Castelbianco. Non solo: tra quei nomi c’è anche chi ha beneficiato della generosità della Boda, ma in realtà sarebbero stato pagato dall’imprenditore.
“Tutti i nomi sono stati inseriti nella lista perché segnalati dalla Boda – dice la Franco – Mineo (Vincenzo, scomparso lo scorso anno ndr) è stato il direttore dell’aula bunker di Palermo e ha collaborato con la Fondazione Falcone”, dice la donna facendo il nome di altri esponenti della fondazione impegnata nel promuovere la legalità: “Erano stati pagati da Bianchi di Castelbianco”, continua.

L’antimafia

Occorre infatti essere cauti. Intanto “perché sulla lista segnavamo tutti i nomi ma poi non so se tutti i contratti sono stati fatti”, dice la donna. E poi perché molte delle persone che avrebbero ricevuto denaro non hanno neanche capito da dove arrivava. Spesso si tratta di cittadini che si sono rivolti al Miur, quindi alla Boda, per chiedere contributi per iniziative lodevoli. E che hanno ricevuto bonifici pensando che tutto ciò fosse normale. Il fatto invece è anomalo. Lo capisce anche Giovanni Paparcuri, quando, contattato da Repubblica, ascolta le parole pronunciate dalla Franco in relazione alla lista dove compare il suo nome. “Paparcuri era un testimone, se ben ricordo, della strage di Capaci e veniva pagato per andare nelle scuole su segnalazione della Boda”, racconta la testimone. In realtà si tratta dell’autista di Falcone e del consigliere Rocco Chinnici, sopravvissuto miracolosamente all’attentato in cui il magistrato, i carabinieri e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico morirono nel luglio del 1983. Da allora ha dedicato la sua vita alla legalità. “Castelbianco non l’ho mai conosciuto. Mi ha indirettamente messo in contatto con lui la Boda. Io mi occupo del museo Falcone e Borsellino e servivano contributi. Mi sono rivolto al Miur. Credevo che li davano con il Miur, invece è arrivato da questo imprenditore, con un contratto come se avessi fatto un lavoro per loro, ma mai avuto una collaborazione con loro. Se ho sbagliato ho sbagliato, ma l’ho fatto in buona fede, io impiego tutto il denaro per la legalità – dice – Adesso sto ricostruendo tutti i fatti che prima non mi erano chiari”.
Per questo il 10 dicembre 2019 scrive alla Boda: “Giovanna buonasera scusa se ti disturbo. Ieri mi ha chiamato Valentina Franco dicendomi che mi avrebbe chiamato una persona di cui non ricordo il nome…vorrei sapere da te di cosa si tratta”. Paparcuri attende ancora una risposta. Ha speso il denaro per gli arredi del museo ed è “pronto a restituirli”. 
E mentre prima era “pronto a mettere una mano nel fuoco su Giovanna Boda”, oggi è sospettoso con chi rischia di gettare fango sull’Antimafia. “A me li ha dati una scuola per iniziative di sensibilizzazione sulla legalità. Era il Miur. È documentabile”, dice invece Tina Montinaro. “È la moglie di un agente della scorta di Falcone”, contestualizza la supertestimone mentre spiega la presenza del nome della donna nelle liste in cui compaiono anche i riferimenti della fondazione Falcone: “Dovevano essere pagati perché la fondazione non riusciva a sostenere i relativi costi e aveva perciò chiesto aiuto alla Boda che a sua volta chiedeva a Bianchi di Castelbianco”, spiega la Franco. 
E ancora: “Daniele Piccirillo dovrebbe essere il fratello della moglie di De Raho (Cafiero, ex procuratore nazionale antimafia ndr) o forse il cognato, non ricordo il cognome della moglie non so altro perché la Boda aveva contatti diretti con la moglie di De Raho e non me ne occupavo io. Non so nemmeno se Piccirillo lavorasse con Bianchi di Castelbianco. Sicuramente non lavorava al ministero o comunque io non l’ho mai visto”. Una cosa è certa: De Raho, di questa vicenda, non ne sa nulla.

Lo staff della Boschi e gli abiti di Bussetti

I nomi sono tanti: “passavano dalla Boda a Castelbianco”. Ci sono “Vettori e Bitossi, collaboravano con Maria Elena Boschi nel periodo in cui era Ministro”, spiega la Franco. E ancora: “Successivamente sono state assunte da Bianchi Di Castelbianco e non so cosa facessero per 53 mila euro lordi annui per le società dell’imprenditore. In ogni caso talvolta venivano al Miur per determinati eventi”.
Ci sono giornalisti e capi uffici stampa,  genitori di un’estetista e una persona che “aveva un figlio disabile ed era state abbandonate dal marito”. E ancora “la figlia del magistrato del Consiglio di Stato Michele Corradino, che all’epoca lavorava all’Anac” e la nipote del ginecologo.
E poi un ragazzo che “è stato assunto da Bianchi di Castelbianco, una volta finito il suo rapporto al ministero, perché era portavoce del ministro Bussetti (Marco, ex ministro dell’Istruzione ndr)”. Per Bussetti, dice la Franco, sarebbero stati fatti fare due abiti dallo stesso sarto del padre della Boda. I soldi, venivano sempre da Bianchi di Castelbianco e sempre all’insaputa dei beneficiari.
Con il denaro di Castelbianco, a cui poi andavano appalti, la Boda godeva di “spese personali come chirurgia o parrucchiere o unghie, lasciando anche mance generose. Spendeva fino a mille euro a settimana”, continua la donna svelando un sistema dove, secondo i pm, il possibile prezzo della corruzione sarebbe andato in beneficienza.  LA REPUBBLICA 


Miur, scoperto giro di pagamenti che coinvolge le vittime di mafia. Un sistema di favori gestito dalla dirigente Boda. «Una lista di persone riceveva compensi»

Le liste trovate dagli uomini del Valutario della Finanza sono zeppe di compensi e nomi, tutti attori delle iniziative del Ministero dell’Istruzione che Giovanna Boda «faceva stipendiare» da Federico Bianchi di Castelbianco, l’imprenditore che dal Miur avrebbe incassato appalti cuciti su misura per 23 milioni di euro. Tra “una tantum” e assunzioni, regali, beneficenza e persone che lavoravano in viale Trastevere, senza essere dipendenti – è quanto si legge sul Messaggero – l’ex numero uno del Dipartimento per le Risorse umane e finanziarie avrebbe organizzato per anni progetti, coinvolgendo scuole e associazioni di tutt’Italia, sempre a spese di Castelbianco. E coinvolgendo anche i familiari delle vittime di mafia, o addirittura i superstiti. In molti erano ignari. Nelle liste è finito anche il cognato dell’ex numero uno della Dna, Federico Cafiero de Raho. Persino l’ufficio stampa del ministero era pagato da Bianchi, che dunque non si occupava solo delle spese personali della Boda. È stata Valentina Franco, factotum della Boda, ma dipendente di Bianchi e ora accusata di rivelazione del segreto d’ufficio, a rileggere gli elenchi e a spiegare al pm CarloVillani cosa accadesse: «Sulla lista segnavamo tutti i nomi. Voglio precisare che queste liste che mi avete mostrato contengono sicuramente i nomi contenuti nelle “nostre” liste, che passavo dalla Boda a Bianchi».La nipote del ginecologo della Boda che ha preso una “una tantum” senza aver reso prestazioni, per il solo fatto di essere parente del medico. E ancora Vettori e Bitossi – racconta l’indagata – collaboravano con Maria Elena Boschi quando era ministro. Poi sono state assunte da Bianchi per 53mila euro lordi annui, la collaborazione al Miur per alcuni eventi avveniva nell’ambito del contratto di Bianchi su richiesta della Boda». Poi c’era il dipendente del Quirinale che collaborava con la Boda, per il quale Bianchi pagava le rette scolastiche dei figli in un noto istituto privato romano e «la figlia del magistrato del Consiglio di Stato Michele Corradino».
Bianchi pagava tutti. Si legge nel verbale: «In alcuni casi la richiesta di pagamento per il progetto non era legata ad alcuna attività del soggetto che noi indicavamo di pagare con lettera a firma della Boda, ma era semplicemente un modo per pagare quel soggetto per l’attività svolta all’interno del Ministero per la Boda.Ciò non valeva in tutti i casi poiché alcune persone non conoscevano Bianchi». Così anche per le iniziative Antimafia, dove enti e associazioni pensavano di avere un rapporto con il Miur. «Fondazione Falcone la Fondazione Falcone 2 sono voci che probabilmente costituiscono donazioni o comunque Bianchi pagava la Fondazione per qualcosa che ora non so». Persino Giovanni Paparcuri, sopravvissuto all’attentato al giudice Rocco Chinnici, è finito in questo vortice. Così come Tina Montinaro «è la moglie di un agente della scorta di Falcone», precisa Valentina Franco a verbale. Anche l’ex direttore dell’Aula bunker di Palermo, che aveva collaborato con la Fondazione Falcone, era nel libro paga. «Daniele Piccirillo – dice la Franco – dovrebbe essere il fratello della moglie di De Raho. Non ricordo il cognome della moglie. Non so altro perché Boda aveva contatti diretti con la moglie di De Raho e non me ne occupavo io. Non so nemmeno se lavorasse con Bianchi. Sicuramente non lavorava al ministero o comunque io non l’ho mai visto». L’ex procuratore, interpellato, non commenta ma si limita a dire di non essere a conoscenza di questa vicenda. CORRIERE DELLA CALABRIA 14.4.2022


Tangenti al ministero dell’Istruzione: la lista delle assunzioni «di favore»

di Ilaria Sacchettoni

Valentina Franco, factotum di Giovanna Boda, la dirigente del Ministero dell’Istruzione indagata per corruzione, elenca nomi e scambi di favori avvenuti durante la sua dirigenza. In elenco anche il cognato di Cafiero De Raho

Nel corso di due lunghi interrogatori Valentina Franco, factotum di Giovanna Boda, la dirigente del ministero dell’Istruzione indagata per corruzione, elenca nomi e scambi di favori avvenuti durante la sua dirigenza. In particolare Franco offre una serie di conferme al pm Carlo Villani che ha acquisito una lista di nominativi da approfondire: persone che, ad una prima impressione, avrebbero beneficiato dell’appoggio di Federico Bianchi di Castelbianco, l’ex editore dell’agenzia Dire arrestato per corruzione, sponsor interessato di Boda e assiduo finanziatore delle sue iniziative.
Spunta allora nel parterre di beneficiati da Bianchi di Castelbianco anche il nome del procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho, in pensione da pochi mesi. Daniele Piccirillo, una delle persone assunte per lavori promossi dal ministero, sarebbe suo cognato: «Non ho certezza — fa mettere a verbale Franco — ma Daniele Piccirillo dovrebbe essere il fratello della moglie di De Raho, forse il cognato. Non ricordo il cognome della moglie. Non so altro perché la Boda aveva contatti diretti con la moglie di De Raho e non me ne occupavo io. Non so nemmeno se Piccirillo lavorasse con Bianchi di Castelbianco. Sicuramente non lavorava al ministero o comunque io non l’ho mai visto». La tuttofare di Boda aggiunge una precisazione che introduce ulteriori dettagli: «Questo perché sulla lista segnavamo tutti i nomi ma poi non so se tutti i contratti siano stati fatti». È possibile dunque che pur essendo entrato nell’elenco di persone da segnalare per un’assunzione, in seguito Piccirillo non sia stato contrattualizzato.
Giovanna Boda dedicava molta cura alle pubbliche relazioni. E in questa direzione vanno interpretati anche i regali all’ex ministro Marco Bussetti, acquistati coi fondi dell’editore della Dire: «Infine in Sardegna — precisa Franco — ho prenotato un Ncc per il ministro Bussetti su richiesta della Boda, così come ho comprato una penna, una Mont Blanc da regalare a lui». I fondi di Bianchi di Castelbianco finanziavano le iniziative più disparate. Incluse alcune autenticamente formative tipo le conferenze tenute in alcune scuole da Giovanni Paparcuri, superstite della strage di Capaci. Nella stessa direzione andava il coinvolgimento delle fondazioni Falcone: «Fondazione Falcone 1 e Fondazione Falcone 2 sono voci che probabilmente costituiscono donazioni o comunque Bianchi di Castelbianco pagava la Fondazione per qualcosa che ora non so specificare» ricostruisce Franco.
La factotum di Boda spiega poi come Bianchi di Castelbianco avesse messo a disposizione una carta di credito per le spese ordinarie della dirigente: «So — dice Franco— che la carta era usata per la Boda. Noialtri non prendevamo nessun rimborso per le spese che avevamo anticipato per la Boda. Faceva principalmente spese personali, come chirurgia o parrucchiere o unghie lasciando anche mance generose. Spendeva 1.000 euro a settimana» . Quanto alla presunta assunzione del cognato precisa Cafiero De Raho: «Conosco Giovanna Boda in quanto motore di una serie di iniziative meritorie sulla legalità. Nulla so o posso dire riguardo a questa ipotetica assunzione».

13 aprile 2022  CORRIERE DELLA SERA


Corruzione al Ministero dell’Istruzione: rivelata la ‘lista dei favori’

Soldi allo staff di Boschi, ai volti dell’Antimafia e ai parenti dell’ex Procuratore Cafiero de Raho

Sono state ritrovate alcune liste dagli uomini del Valutario della Finanza da cui emergono fatti, nomi rilevanti e cifre dignitose.  È stata Valentina Franco, factotum di Giovanna Boda, la dirigente del ministero dell’Istruzione indagata per corruzione, a spiegare durante gli interrogatori del 17 e il 30 novembre del 2021 al pm Carlo Villani (sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma) il significato delle carte. La notizia è stata riportata dal ‘Il Messaggero’.
In sintesi avrebbe rivelato che presumibilmente una serie di persone che lavoravano per Giovanna Boda in realtà venivano pagate da Federico Bianchi di Castelbianco, l’ex editore dell’agenzia di stampa Dire finito agli arresti per aver ricevuto, tra il 2018 e il 2021, affidamenti per circa 23 milioni di euro da parte di istituti scolastici, il tutto tramite tre società e una fondazione a lui riconducibili.
Franco, accusata di rivelazione del segreto d’ufficio, avrebbe fatto anche un elenco delle persone che sono state ‘aiutate’ da Boda tramite Federico Bianchi. Tra loro figurano due persone dello staff di Maria Elena Boschi, i volti dell’Antimafia e i parenti dell’ex Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero de Raho. E poi medici, nipoti di suore, bambini, magistrati e fondazioni per la legalità. In molti del tutto ignari della faccenda.

Le dichiarazioni al Pm
La factotum di Boda ha anche spiegato come Bianchi di Castelbianco avesse messo a disposizione una carta di credito per le spese ordinarie della dirigente: “So — ha detto Franco— che la carta era usata per la Boda. Noialtri non prendevamo nessun rimborso per le spese che avevamo anticipato per la Boda. Faceva principalmente spese personali, come chirurgia o parrucchiere o unghie lasciando anche mance generose. Spendeva 1.000 euro a settimana”.
“Tutti i nomi sono stati inseriti nella lista perché segnalati dalla Boda – ha detto la Franco – Mineo (Vincenzo, scomparso lo scorso anno ndr) è stato il direttore dell’aula bunker di Palermo e ha collaborato con la Fondazione Falcone”, dice la donna facendo il nome di altri esponenti della fondazione impegnata nel promuovere la legalità: “Erano stati pagati da Bianchi di Castelbianco”. E ancora: “Daniele Piccirillo dovrebbe essere il fratello della moglie di de Raho o forse il cognato, non ricordo il cognome della moglie non so altro perché la Boda aveva contatti diretti con la moglie di de Raho e non me ne occupavo io. Non so nemmeno se Piccirillo lavorasse con Bianchi di Castelbianco. Sicuramente non lavorava al ministero o comunque io non l’ho mai visto”. Daniele Piccirilloinoltre è fratello di Raffaele Piccirillo, magistrato della corrente Area e attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia.”Nel corso di uno degli interrogatori di Valentina Franco – riporta il quotidiano ‘La Verità‘ – [il pm] ha cercato di capire se quel Daniele Piccirillo fosse finito, come tanti altri, sul ‘libro paga’ di Federico Bianchi di Castelbianco“. Una cosa è certa: de Raho, di questa vicenda, non ne sa nulla. Occorre inoltre ricordare che molte delle persone che avrebbero ricevuto denaro non erano al corrente della provenienza. Spesso si trattava di cittadini che si sono rivolti al Miur, quindi alla Boda, per chiedere contributi per iniziative lodevoli. E che hanno ricevuto bonifici pensando che tutto ciò fosse normale. Il fatto invece per gli inquirenti è anomalo.
Tra i personaggi citati dalla donna è comparso anche quello di Giovanni Paparcuri l’autista di Falcone e del consigliere Rocco Chinnici, sopravvissuto miracolosamente all’attentato in cui il magistrato, i carabinieri e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico morirono nel luglio del 1983. “Era un testimone – ha raccontato – se ben ricordo, della strage di Capaci e veniva pagato per andare nelle scuole su segnalazione della Boda”. “Sulla lista segnavamo tutti i nomi. Voglio precisare che queste liste che mi avete mostrato contengono sicuramente i nomi contenuti nelle ‘nostre’ liste, che passavo dalla Boda a Bianchi“. E ancora Vettori e Bitossi – ha raccontato l’indagata – collaboravano con Maria Elena Boschi quando era ministro. “Poi sono state assunte da Bianchi per 53mila euro lordi annui, la collaborazione al Miur per alcuni eventi avveniva nell’ambito del contratto di Bianchi su richiesta della Boda“. Poi c’era il dipendente del Quirinale che collaborava con la Boda, per il quale Bianchi pagava le rette scolastiche dei figli in un noto istituto privato romano e “la figlia del magistrato del Consiglio di Stato Michele Corradino“.
Anche Tina Montinaro, si legge su ‘Il Messaggero’ era stata tirata in ballo. Nel verbale viene ricordato che: “In alcuni casi la richiesta di pagamento per il progetto non era legata ad alcuna attività del soggetto che noi indicavamo di pagare con lettera a firma della Boda, ma era semplicemente un modo per pagare quel soggetto per l’attività svolta all’interno del Ministero per la Boda. Ciò non valeva in tutti i casi poiché alcune persone non conoscevano Bianchi“. Stesso discorso anche per le iniziative Antimafia, dove enti e associazioni pensavano di avere un rapporto con il Miur. “Fondazione Falcone la Fondazione Falcone 2 sono voci che probabilmente costituiscono donazioni o comunque Bianchi pagava la Fondazione per qualcosa che ora non so”.
Giovanna Boda dedicava molta cura alle pubbliche relazioni. Ed è in questa direzione che andrebbero ipoteticamente interpretati, secondo il racconto della factotum, anche i regali all’ex ministro Marco Bussetti, acquistati coi fondi dell’editore della Dire: “Infine in Sardegna – ha precisato Franco – ho prenotato un Ncc per il ministro Bussetti su richiesta della Boda, così come ho comprato una penna, una Mont Blanc da regalare a lui”. AMDuemila 14 

 

3 marzo 2022

Corruzione, sette misure cautelari: due funzionari del Miur ai domiciliari. Favori in cambio di appalti

Sette misure cautelari sono state notificate questa mattina dai militari del nucleo di polizia Valutaria della Guardia di finanza su richiesta della procura di Roma. Due funzionari Miur sono finiti ai domiciliari, mentre per un terzo è stata disposta la sospensione.

Le indagini

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Carlo Villani, che riguardano ripetuti episodi di corruzione tra il 2018 e il 2021, erano partite dopo la segnalazione di alcune operazioni sospette nei movimenti bancari dell’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco, editore dell’agenzia “Dire”, già ai domiciliari e colpito adesso da una misura cautelare. Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe avuto un rapporto privilegiato con l’ex dirigente, Giovanna Boda , anche lei indagata, attraverso la quale avrebbe ottenuto circa 23 milioni di commesse in cambio di utilità e mazzette per oltre 500 mila euro. I militari hanno anche sequestrato 129mila euro. In base agli elementi raccolti nel prosieguo delle indagini, sono emersi elementi anche sugli altri funzionari e dirigenti del ministero sui quali Bianchi di Castelbianco  avrebbe potuto contare, secondo uno schema di scambio di interessi tradotti in vantaggi economici per l’imprenditore e utilità per i dipendenti pubblici. 

LE ACCUSE

Secondo le accuse non soltanto l’imprenditore avrebbe conosciuto anticipatamente i contenuti dei bandi per il finanziamento di progetti scolastici, ai quali apportava anche modifiche necessarie per
favorire le sue società, ma anche  avrebbe partecipato a riunioni strategiche presso il Miur per concordare la distribuzione dei finanziamenti destinati ad alcuni istituti scolastici. Gli altri due indagati finiti oggi ai domiciliari sono dipendenti dell’imprenditore, che avrebbero contribuito alla predisposizione del contenuto dei bandi di gara anticipati e preso parte alla dazione delle utilità in favore dei pubblici ufficiali, occupandosi delle modalità operative per l’assunzione o il conferimento di incarichi e per i pagamenti delle spese richieste o sostenute dai dipendenti pubblici.
La misura degli arresti domiciliari ha riguardato anche un imprenditore campano, titolare di una ditta individuale con sede a Marcianise (Ce), che avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti allo scopo di fornire una giustificazione contabile al denaro in uscita dalle società dell’imprenditore romano per coprire le spese sostenute in favore del Capo Dipartimento.

LE UTILITA’

Per quanto concerne i tre dipendenti del Ministero dell’Istruzione: il dirigente, ora in pensione, avrebbe ottenuto da Bianchi di Castelbianco il pagamento dei canoni di afitto di un appartamento a Roma per il da  febbraio 2020 a giugno 2021, pari a circa 40mila  euro e per dei lavori di ristrutturazione, pari a circa 15mila  euro, effettuati nel 2021 su un immobile di proprietà, anch’esso nella Capitale; la funzionaria
avrebbe ottenuto dall’imprenditore il pagamento pari a circa 69.000 euro per una camera utilizzata dal fratello, presso un Bed and Breakfast di Roma, da febbraio 2019a  giugno 2021; il
funzionario, oggi raggiunto dalla misura della sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico ufficio, avrebbe ricevuto beni in natura pari a circa 5mila euro (motorino e computer). 

 

14 aprile 2021

Dirigente Miur indagata per corruzione tenta il suicidio. Si è lanciata dalla finestra, è gravissima

Ha tentato il suicidio gettandosi nel vuoto Giovanna Boda, dirigente di prima fascia e capo del Dipartimento delle Risorse umane del Miur. La donna era stata perquisita due giorni dalla Guardia di Finanza ed era indagata per corruzione: avrebbe avuto in uso la carta di credito che avrebbe utilizzato per spese personali. 
La donna si è lanciata dal secondo piano di un appartamento a Roma. È gravissima, ricoverata al Gemelli con fratture multiple. Dell’indagine e di una perquisizione domiciliare si era appreso dalla stampa, spiegando che gli investigatori del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza avevano perquisito la casa romana, l’ufficio di viale Trastevere e una soffitta nella disponibilità della donna. Secondo le prime testimonianze ascoltate dalla polizia, intervenuta sul posto, la donna era sconvolta per la perquisizione subita.


Roma, dirigente del Miur indagata per corruzione si lancia dalla finestra: Giovanna Boda è in fin di vita

Era stravolta. Fuori di sé. Il marito, Francesco Testa, procuratore di Chieti, ieri, in lacrime, lo ha raccontato agli agenti: la perquisizione di martedì l’aveva completamente sconvolta. I militari della Guardia di Finanza si erano presentati nel suo appartamento e al Miur, esibendo il decreto, due giorni fa. Avevano anche perquisito una piccola soffitta nella disponibilità della dirigente. Perché Giovanna Boda, 47 anni, capo del dipartimento per le Risorse umane, finanziarie e strumentali del ministero dell’Istruzione, figura irreprensibile, protagonista e artefice di tante iniziative, è indagata per corruzione nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il suo ufficio. Probabilmente per questo, ieri, la donna, scossa e sotto choc per l’indagine che la coinvolge, poco prima delle 17, ha tentato di farla finita. Doveva incontrare il suo avvocato. E invece non ce l’ha fatta, ha aperto la finestra e si è buttata nel vuoto da un appartamento al secondo piano di piazza della Libertà. Adesso è ricoverata al Gemelli, dove ha subito un intervento, in gravissime condizioni.

L’INCHIESTA L’ipotesi della procura di Roma è che Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta, rappresentante legale dell’istituto italiano di ortofonologia ed amministratore della Come – Comunicazione & editori, ossia l’agenzia Dire, abbia corrotto la Boda. Regali e benefit per 679mila euro. Almeno questo è il calcolo che ha fatto la Guardia di Finanza. All’alto dirigente, Bianchi, avrebbe anche dato una carta di credito per le spese. In cambio avrebbe ottenuto incarichi e affidamenti dal ministero. Contratti da 39mila e 950 euro ciascuno, non è chiaro quanti. E ai militari della Guardia di Finanza, che indagano, non è sfuggito che i decreti, a firma della Boda, a favore dello psicoterapeuta ed editore, non raggiungono per un soffio i 40mila euro, importo a partire dal quale gli affidamenti diretti non sono consentiti dalla legge. Secondo il pm Carlo Villani, che coordina le indagini, fare da «intermediaria» sarebbe stata Valentina Franco, stretta collaboratrice della dirigente, «consapevole del pactum sceleris» e anche lei indagata. Martedì i militari della Guardia di Finanza, nella sede del ministero di viale Trastevere, hanno perquisito anche gli uffici di sei collaboratori della dirigente e la casa e le sedi delle società di Bianchi. Hanno portato via documenti e computer, i cellulari (anche quelli vecchi) alla ricerca del materiale e della documentazione, anche in formato digitale, riguardante i rapporti illeciti tra gli indagati». L’obiettivo è ricostruire i rapporti di Bianchi con il Miur e con gli istituti scolastici. Le verifiche dei militari si sono estese anche alla Mite (Minori informazione tutela educazione) e alle Edizioni scientifiche Magi, altre due società riconducibili a Bianchi. Una perquisizione disposta in via d’urgenza. Si legge infatti nel decreto che l’atto di indagine si è reso necessario «al fine di evitare che documenti e prove vengano occultati per impedirne il rinvenimento alle forze di polizia».

IL DECRETO Il pm, nel decreto, ha disposto che i militari cercassero e portassero via «tracce o cose provenienti dal reato e in particolare materiale o documentazione utile alle indagini, anche conservata in archivi riservati su dispositivi elettronici, la cui acquisizione agli atti appare necessaria in rapporto all’immediata relazione con l’illecito penale. In particolare, documenti relativi agli affidamenti e/o incarichi e/o appalti dati dal Ministero alle società riconducibili a Bianchi di Castelbianco, nonché il denaro e le utilità ricevute dalla Boda». L’ipotesi è che la dirigente possa non avere utilizzato tutto il denaro soltanto per sé.

Dirigente Miur indagata per corruzione tenta il suicidio. Si è lanciata dalla finestra, è gravissima

IL TENTATO SUICIDIO Giovanna Boda è precipitata nel cortile del palazzo ed è stata trasportata con codice rosso all’ospedale Gemelli di Roma, dove è stata subito operata. Sul posto, oltre agli agenti di polizia del commissariato Prati, è arrivato per un sopralluogo anche il pm di turno, Alberto Galanti.
Le condizioni della donna sono apparse subito molto gravi. È stata immediatamente operata, ha fratture multiple, agli arti e al bacino, oltre ad alcuni focolai emorragici.
Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, in una nota ha espresso il suo profondo dolore e ha espresso la vicinanza sua e del ministero a Giovanna Boda e alla sua famiglia. IL MESSAGGERO 14.4.2021

16 aprile 2021

Giovanna Boda e il tentato suicidio. L’ex ministro Fioramonti: «Le dicevo: tu lavori troppo»

Le spalle non hanno retto tutto quel peso, la reputazione sua e del marito in bilico, una figlia, la carriera, il lavoro, la pressione, l’umiliazione. Giovanna Bodadirigente del Miur lotta tra la vita e la morte, dopo aver tentato il suicidio, indagata per corruzione, neanche è entrata dall’avvocato ha scelto di gettarsi nel vuoto. L’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, la ha conosciuta ed è rimasto colpito da quella donna dedita al lavoro.

Chi è Giovanna Boda, dunque.
«Da almeno venti anni in forza al Miur credo, delle accuse che le rivolgono non ho la più pallida idea. Di lei posso dire che era una persona solare, completamente dedicata agli studenti. Era a capo della Direzione degli studenti, si occupava con cura di tutti gli eventi dedicati a loro, da Libera a Falcone».
Quando l’ha conosciuta?
«Nel 2019 al Ministero, era innamorata del suo lavoro, parlava solo dei ragazzi. Ce ne fossero, ho sempre pensato, di amministratori pubblici disposti a lavorare dalla mattina alla sera. Mi colpiva di lei, che era sempre incuriosita, sempre pronta a fare di meglio».
Era una addetta ai lavori, di lungo corso.
«Appena nominato ministro nel settembre 2019 mi ha fatto da badante nello sconosciuto mondo della scuola. Progetti con la procura Antimafia piuttosto che con la Protezione civile e la sicurezza nelle scuole, aveva tutto in mano lei».
Ora che lotta tra la vita e la morte al Gemelli cosa si sente di dire di lei?
«Chiunque l’ha conosciuta dirà lo stesso, sorridente, disponibile, piena di idee pur di fare al meglio il proprio lavoro».
Ci metteva l’anima, in tanti anni un errore può esser capitato.
«Non conosco niente dell’indagine, ma andiamoci cauti, non so se Giovanna abbia commesso gli atti a lei contestati dall’attuale indagine della magistratura ed ovviamente saranno i giudici a stabilirlo. Trovo però disdicevole il modo in cui alcuni hanno trattato la vicenda, puntando più sul gossip».
Si occupava degli studenti, il lavoro è stato la sua linfa vitale.
«L’ho trovata che era già Direttore generale degli studenti, poco prima delle mie dimissioni l’ho nominata capodipartimento a dicembre. Per il suo stile, la sua voglia di fare, pensavo potesse essere di stimolo per tutti gli altri. Quando la vedevo al lavoro da oltre 12 ore le dicevo: ricordati che hai una figlia, vai a casa, dimentica il lavoro, stacca … »
Non passava inosservata, onorificenze, responsabilità, una vita dedicata al lavoro.
«Così mi sono trovato a scegliere ancora lei per un nuovo incarico importante, avevo indetto una call interna si era candidata, erano in tre, aveva tutti i requisiti, era tra i più capaci, si sapeva. Stiamo parlando di una donna che aveva la carica di commendatrice, onoreficenze mai viste, riconoscimenti ricevuti da molte cariche dello Stato».
Aveva un rapporto diretto con le istituzioni.
«Faceva la spola tra ministero e Quirinale era un trade d’union molto stimato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non è un caso che la mia promozione sia stata confermata poi sia dalla Azzolina sia da Bianchi».
In quel ruolo si dava anima e corpo.
«Sì, era molto amata, non ho mai sentito niente di diverso. Credo lavorasse da una vita al Miur. Chi si occupa di Scuola avrà avuto modo di interagire con lei in tante occasioni, per gli innumerevoli progetti dedicati agli studenti di tutta Italia, per iniziative di sensibilizzazione alla cultura della legalità, fino alle iniziative emergenziali dei terremoti di L’Aquila ed Amatrice. Scriva un bell’articolo, se lo merita».
Fragile e appassionata, Giovanna Boda, così viene descritta dagli addetti ai lavori.
«Ama i ragazzi, non avrebbe potuto fare altro, che occuparsi di loro. Con una miriade di iniziative che lei amava moltiplicare e valorizzare. Spero si salvi, sono vicino alla sua famiglia». MESSAGGERO