Il pizzino che ha risolto un caso di lupara bianca dopo 31 anni

 

05/10/2023 MERIDIO NEWS

 

A trentuno anni di distanza è stato risolto un caso di lupara bianca avvenuto nel 1992 grazie al rinvenimento nell’abitazione di un esponente della criminalità organizzata ennese, nell’ambito di un’inchiesta antimafia, di un pizzino riconducibile alla scomparsa dell’uomo e che portava al presunto mandante del suo omicidio. Così i carabinieri hanno arrestato Pietro Balsamoper l’omicidio di Franco Zanerolli, scomparso a Piazza Armerina (in provincia di Enna) l’1 agosto del 1992. Già era stata dichiarata per l’uomo la morte presunta. Zanerolli era scomparso dal luogo di lavoro in una zona della campagna piazzesi dove venne trovata la sua auto con le chiavi inserite. Nessun segno di colluttazione, tanto che gli inquirenti ipotizzarono che si fosse allontanato con qualcuno che conosceva.

Le indagini sul caso sono state riaperte, dopo il ritrovamento del pizzino. Pietro Balsamo era già stato condannato per reati associativi di stampo mafioso. Adesso è accusato di essere stato il mandante del delitto di Zanerolli ed è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In un primo momento la richiesta della misura era stata rigettata da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta. Un provvedimento che poi è stato impugnato dalla procura nissena e confermato sia dal tribunale del riesame sia dalla Corte di Cassazione.

Ergastolo. È questa la richiesta di pena avanzata dalla pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Alessia Sinastra per il capomafia di Siculiana (in provincia di Agrigento) Filippo Sciara. Nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise, presieduta da Wilma Angela Mazzara, il 59enne è l’unico imputato con l’accusa dell’omicidio dell’imprenditore Diego Passafiume. Il 41enne, ucciso il 22 agosto del 1993 a Cianciana, nell’Agrigentino. 

Passafiume si occupava di movimento terra e, secondo quanto hanno accertato le indagini, non si sarebbe piegato alle regole che le coschevolevano imporre nella gestione degli appalti e dei sub-appalti. Il giorno dell’anniversario di matrimonio – il 22 agosto di trent’anni fa – l’imprenditore e la moglie avevano deciso di festeggiare trascorrendo la giornata nella casa di campagna del cognato, a Cianciana, dove la coppia aveva da poco acquistato un terreno da utilizzare come deposito dei mezzi. Mentre era a bordo della macchina, insieme alla moglie, alla suocera, alla nipote e ai suoi due figli piccoli, Passafiume decise di fermarsi per fare vedere il terreno alla suocera. In quel momento, venne affiancato da un’auto con a bordo quattro uomini. Uno esplose i primi due colpi di fucile che raggiunsero la vittima al petto, per poi finirlo con una fucilata al volto. Negli anni scorsi, le indagini sono state riaperte dopo alcune rivelazioni da parte del collaboratore di giustizia Pasquale Salemi, detto Maraschino, il primo pentito dell’Agrigentino morto nell’aprile del 2022 stroncato da un male incurabile.