Una talpa in Procura, arrestato commesso che sottraeva fascicoli e informava gli indagati

 

Operazione della Dda su indagini della squadra mobile. In carcere un uomo che da anni lavorava in tribunale. E’ accusato di aver illegittimamente consultato procedimenti, fotografato e diffuso diversi atti coperti dal segreto istruttorio

 

Un commesso giudiziario, proveniente dal bacino ex Pip, in servizio in Procura è accusato di aver fatto la talpa, sottraendo atti e fascicoli e comunicando agli indagati informazioni riservate sui procedimenti in corso.
L’uomo, che lavora da tanti anni al palazzo di giustizia, è stato condotto in carcere,  raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare della Direzione distrettuale antimafia.
Dovrà rispondere di favoreggiamento, continuato e aggravato, e di altri reati connessi.
Secondo le indagini, svolte dalla squadra mobile e dagli agenti della polizia giudiziaria, l’uomo avrebbe illegittimamente consultato i procedimenti, fotografato e diffuso diversi atti coperti dal segreto, sottratto interi fascicoli che venivano condotti al di fuori del palazzo di giustizia, informato delle indagini in corso, e soprattutto delle intercettazioni avviate, i diretti interessati, così arrecando un grave danno a diverse investigazioni.
C’è anche da capire chi abbia affidato un incarico tanto delicato a una figura esterna all’amministrazione della giustizia.
Il commesso, secondo la Dda, sarebbe diventato un punto di riferimento per diversi soggetti della criminalità organizzata e non solo, che intendevano verificare l’esistenza e lo stato di indagini a loro carico.
Da stabilire se l’ex Pip, imparentato con un soggetto con diversi precedenti penali, facesse questo in cambio di denaro o per altro.
L’operazione della Dda, che ha previsto anche perquisizioni domiciliari, “si è resa urgente e necessaria – si legge in una nota del procuratore Maurizio De Lucia – per la tutela di numerose e importanti investigazioni, fa parte di una più ampia attività, prioritaria per la Procura, volta a salvaguardare la riservatezza delle delicatissime indagini trattate e, quindi, alla individuazione di ‘talpe’ che, ciclicamente, cercano di interferite nella corretta amministrazione della giustizia”. PALERMO TODAY 7.11.2023

 


“Il telefono è controllato”: le soffiate dell’ex Pip e l’ombra di Ginu ‘u mitra

 

“Ci sono proroghe, continue proroghe, intercettazioni, tu hai il telefono sotto controllo”, diceva il commesso giudiziario Feliciano Leto a un indagato per corruzione. Per la Procura della Repubblica di Palermo è stata la conferma dell’infedeltà dell’ex Pip, arrestato per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto d’ufficio.

Le intercettazioni

Ad essere intercettato era proprio lui. Gli agenti della squadra mobile e della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato hanno piazzato un virus spia nel suo cellulare e lo hanno pedinato. La soffiata che riguarda una delicata indagine per corruzione alla motorizzazione di Palermo è avvenuta in un chiosco poco distante dal palazzo di giustizia.

Informazioni dalla Procura

Leto, che è stato arrestato, raccoglieva, infatti, le informazioni dai fascicoli che doveva consegnare negli uffici della Procura, li fotografava o addirittura li portava con sé all’esterno del tribunale. Ad esempio è stato pizzicato e filmato mentre si allontanava in sella ad uno scooter e incontrava una persona indagata per una rapina commessa lo scorso giugno.

I favori dell’ex Pip

In realtà sarebbero due i rapinatori “favoriti” dall’ex Pip. Uno di questi è stato riconosciuto dagli investigatori anche per il tatuaggio cha porta al braccio. È lo stesso tatuaggio immortalato nella fotografia del fascicolo che Leto ha girato via WhatsApp ad un amico. Si continua a indagare perché il commesso arrestato stamani ha avuto una sfilza di contatti sospetti. Si ipotizza addirittura che avesse rallentato la consegna degli atti che avrebbero portato all’arresto di una persona. Così poteva “farsi un’altra notte a casa”, diceva l’uomo. Si indaga pure su un giro di certificati del casellario giudiziale che l’impiegato avrebbe fatto avere, dietro compenso, ad una serie di persone.

“Ti spacco la faccia…”

San Filippo Neri, Oreto, Montpellegrino: le richieste sono arrivate da gente che abita in diversi quartieri della città. Qualcuno si era accorto dei suoi strani movimenti. Primo fra tutti il dirigente dell’archivio della Procura che lo richiamò. La reazione di Leto fu veemente: “Sto porco… moderati… ti spacco la faccia”. Aveva già il telefono sotto controllo e i poliziotti alle calcagna.

Spunta il nome di Gino ‘u mitra

C’è un ulteriore dettaglio che merita un approfondimento. Leto pochi giorni fa ha inviato un messaggio WhatsApp con una foto al parente di un boss: “Buongiorno compà vedi che tuo zio Gino ha messo l’annuncio su Subito.it, sta vendendo l’hard disk”. La foto immortalava un hard disk allegato ad un fascicolo della Procura della Repubblica. Lo “zio Gino” è stato identificato in Luigi Abbate, noto boss della Kalsa, meglio conosciuto come “Gino ‘u mitra”.