Procuratore di Caltanissetta ricorre in Cassazione contro provvedimento del GIP

 

 

​La testimonianza del pentito Lo Cicero su Delle Chiaie a Palermo al centro dello scontro tra Procura e Gip

Un ricorso in Cassazione per «l’abnormità del provvedimento» è stato presentato dalla Procura di Caltanissetta contro la decisione della gip Grazia Luparello che ha rigettato, per la seconda volta, la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla «pista nera» nella strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta del giudice.
De Luca, che indaga sulle stragi, durante la sua recente audizione in Commissione antimafia, aveva definito la pista nera «zero tagliato», aggiungendo che comunque restano aperti più filoni d’indagine.

La prima richiesta di archiviazione rigettata risale al maggio 2022 e riguardava il fascicolo senza indagati su possibili mandanti esterni della strage di mafia del 1992.
La gip Luparello  (in foto a destra) dispose nuove indagini, indicando verifiche su 32 punti, compresa la pista nera e su Stefano Delle Chiaie.
Nel dicembre del 2024 la Procura di Caltanissetta ripresentò una nuova richiesta di archiviazione.
La Luparello la respinse nuovamente chiedendo nuove indagini sull’interesse che Paolo Borsellino avrebbe avuto sul collaboratore Alberto Lo Cicero che parla di un presunto ruolo di Delle Chiaie, mai indagato e deceduto nel 2019, nella strage di Capaci, in un colloquio, il 5 giugno del 2007, con il pm Gianfranco Donadio dopo che il magistrato trovò nell’archivio della Dna un’informativa del capitano dei carabinieri Antonio Cavallo.


 

Dalla audizione del Procuratore di Caltanisetta, Salvatore De Luca


(…) Passiamo al filone mafia-appalti. Credo che alcuni manifestino particolare scetticismo circa mafia-appalti come concausa. Sinceramente, non capisco.
Faccio una premessa che mi sono dimenticato di fare prima. Scusatemi, verrò ricordato come il procuratore delle premesse. Come ho già detto, noi abbiamo una serie di filoni di indagine aperti, alcuni anche molto impegnativi, ma ho affermato – mettendoci la faccia – che noi, allo stato, non siamo in grado di escludere categoricamente nessuna concausa.
Detto questo, dobbiamo affermare che la concausa sulla quale abbiamo trovato maggiori elementi e maggiori riscontri è proprio mafia-appalti.  
Altre concause non ci sentiamo di escluderle, ma  allo stato o sono in corso oppure, almeno per una certa parte, non hanno dato alcun esito.

In particolare, desidero – sempre come premessa – spendere due parole circa la pista nera.

 

Noi abbiamo in corso delle indagini sulla pista nera. Ciò che sinceramente ci appare un po’ strano, un po’ singolare è che si insista su un certo filone legato alla pista nera.

 

Mi riferisco alla pista Delle Chiaie a seguito delle dichiarazioni rese da Romeo Maria e anche dal luogotenente Giustini. Se qualcuno vorrà approfondire l’argomento lo approfondiremo, ma sinceramente mi pare un’autentica perdita di tempo, e già ne abbiamo perso abbastanza su questa pista, continuare a parlare di questa vicenda.
Dalle dichiarazioni del luogotenente Giustini, di Maria Romeo e dalle presunte dichiarazioni – che non ci sono mai state del collaboratore Alberto Lo Cicero viene fuori una pista che giudiziariamente vale «zero tagliato».
Ripeto, «zero tagliato».
Non mi dilungo perché mi sembra di farvi perdere tempo sul punto. C’è un’archiviazione tranciante del GIP, un GIP – tra parentesi – che non è certamente appiattito sulle nostre posizioni: diverse volte ci ha dato torto, certe volte abbiamo appellato, certe volte ha avuto ragione lui e certe volte, però, abbiamo avuto ragione noi.

Per quanto riguarda il filone relativo a Delle Chiaie, attenzione, non stiamo dicendo che escludiamo che Delle Chiaie possa aver avuto un ruolo. Non abbiamo elementi allo stato, ma non ci sentiamo neanche di escluderlo, visto che uno stragismo di destra storicamente in Italia c’è stato, ma prove che sia collegato alle stragi del 1992 non ne abbiamo.
Non prove, ma anche concreti elementi.
Questo filone, che ci era stato prospettato subito dall’attuale senatore Scarpinato, che ha fatto proprio gli ultimi giorni prima di andare in congedo per pensionamento, al di là del fatto che – ma questo è un dato meramente formale – è stato fatto in violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale, senza il minimo coordinamento con la procura di Caltanissetta, perché avrebbe dovuto chiedere semplicemente: «Sapete nulla dell’omicidio Agostino?». No. Si è fatta, invece, un’indagine sulle stragi, senza alcun coordinamento con la procura di Caltanissetta che – per carità – in quel momento poteva essere considerata acefala, perché c’era solo un ottimo procuratore aggiunto che faceva il lavoro del procuratore, di due procuratori aggiunti e del dirigente amministrativo. Per cui, sì, in quel momento poteva essere considerata acefala la procura di Caltanissetta, però un coordinamento con l’unica procura che aveva la competenza sulle stragi forse era opportuna, ma questo è un dato formale.
Appena abbiamo ricevuto gli atti eseguiti dal dottor Scarpinato è successo tutto l’inverso di mafia-appalti. Cioè, siamo partiti da questa idea: ragazzi, qui c’è una pista eccezionale, questa fa la differenza. Poi abbiamo preso le carte, abbiamo preso tutti gli atti che riguardavano quell’indagine e ci siamo resi conto che – come ho già detto – era «zero tagliato».
Non lo dice la procura di Palermo. Lo dice il giudice. Non dice «zero tagliato», ma è troncante.
Addirittura, noi, forse sbagliando, eravamo stati un po’ più morbidi su Romeo Maria, che è l’unica vera fonte in questa vicenda, e abbiamo detto: «Poverina, vicende personali tragiche».
Il GIP ha adombrato un rapporto do ut des, anzi il tentativo della persona informata di avere un rapporto do ut des con il luogotenente Giustini pur di ottenere quello che voleva, cioè una sorta di programma di protezione o di ricongiungersi ad Alberto Lo Cicero. Il GIP è andato oltre rispetto a quello che abbiamo detto noi.
A parte tutto, tutte le dichiarazioni non hanno né capo né coda, si contraddicono tra loro.
Signori, io chiudo qui su questo punto. Chi vorrà mi farà le domande e, chiaramente, non mi sottrarrò.
Sempre sulla pista nera, abbiamo fatto ulteriori indagini, ma per ora non voglio entrare nei particolari. Abbiamo intercettato..                          
Stavamo parlando delle indagini sulla pista nera. Abbiamo svolto più di due anni di indagini sul noto Paolo Bellini, condannato con sentenza irrevocabile per la strage di Bologna, due anni di intercettazioni, anche ambientali, molto fruttuose da un certo punto di vista e totalmente infruttuose da un altro punto di vista.
Molto fruttuose perché, come forse è noto, nonostante una condanna in primo grado all’ergastolo per strage, Paolo Bellini era ancora a piede libero.
Dalle nostre intercettazioni, invece, sono emerse gravi esigenze cautelari, che abbiamo subito trasmesso ai colleghi di Bologna e in pochi giorni è stata applicata la misura detentiva a Paolo Bellini, esclusivamente sulle intercettazioni che noi abbiamo trasmesso. Quindi, sotto questo punto di vista sono state fruttuose, perché  certamente non era opportuna la libertà di un soggetto già condannato per un fatto di una gravità inaudita, non gravissima ma di una gravità inaudita.
Per altro verso queste stesse intercettazioni, che sono state molto fruttuose per le esigenze cautelari, non hanno permesso di arrivare a elementi particolarmente significativi e alla partecipazione di Paolo Bellini alle stragi del 1992. Anche questo, se lo desiderate, lo approfondiremo in altra sede.
Per altro verso vi accenno – ma sul punto non accetterò domande perché abbiamo indagini in corso – che c’è un’ulteriore pista nera, chiamiamola così, che stiamo approfondendo e che potrebbe dare risultati, ma non siamo in grado di anticipare alcun esito.
Quindi, sul punto vi pregherei di non fare domande perché sul punto non potrei dire nulla. Ho già accennato in tutte le sedi che ci sono più piste aperte: alcune hanno avuto una parte di ostensibilità – la pista sull’agenda rossa e la pista sulla massoneria hanno avuto momenti di ostensibilità – e su altre non posso dire assolutamente nulla.  

 

 

 

Secondo 𝑺𝑨𝑳𝑽𝑨𝑻𝑶𝑹𝑬 𝑩𝑶𝑹𝑺𝑬𝑳𝑳𝑰𝑵𝑶: non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove da parte della Procura di Caltanisetta. De Luca sottomesso al governo di destra  

 

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