15.1.2025 Camera Deputati – “LIBERI DI SCEGLIERE”: il progetto che sottrae i minori alla mafia

 

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Fontana “Ogni minore sottratto alla mafia è vittoria dello stato di diritto”

“La proposta di legge ‘Liberi di sceglierè, che viene presentata oggi, affronta un tema cruciale. Si tratta di un’importante iniziativa legislativa che si propone di allontanare i minori e le loro madri dall’ambiente mafioso di provenienza attraverso un articolato insieme di misure per garantire loro protezione e nuove opportunità. Molti giovani vengono ancora coinvolti e reclutati dalla mafia per attività illecite come il traffico di stupefacenti, le estorsioni e le intimidazioni armate. Spesso sono ragazzi che provengono da contesti difficili e svantaggiati, costretti a respirare sin dalla tenera età una cultura dell’illegalità radicata innanzitutto tra le mura domestiche. Attratti dall’illusione di ottenere con facilità potere, prestigio e guadagni economici, questi giovani finiscono per diventare al tempo stesso vittime e carnefici”. Così il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, alla presentazione della proposta di legge “Liberi di scegliere”, nella Sala della Regina di Montecitorio.
“Quando lo Stato riesce a entrare nella vita di questi ragazzi prima della mafia, non compie solo un atto di giustizia, ma restituisce loro la possibilità di scegliere. Diventa quindi essenziale incoraggiare questi adolescenti ad allontanarsi dai nuclei familiari mafiosi, offrendo loro un’alternativa concreta a una condizione di vita intollerabile e una prospettiva di un futuro diverso”, ha aggiunto. “Ogni minore sottratto all’influenza mafiosa è una sconfitta per le organizzazioni criminali e una vittoria per lo Stato di diritto. Investire su questi giovani significa scardinare un sistema di sopraffazione e di valori distorti. Ringrazio dunque la Commissione parlamentare antimafia per il prezioso contributo offerto e auspico che il Parlamento proceda in tempi congrui alla discussione di questa proposta di legge”, ha concluso Fontana.
15.1.2026 ROMA (ITALPRESS)

 

 

 

 

 


Liberi di scegliere, depositata la proposta di legge per dare un’alternativa ai figli dei mafiosi

La deputata Chiara Colosimo e la senatrice Enza Rando hanno firmato la proposta che vuole trasformare in legge il protocollo avviato nel 2012 dal giudice Roberto Di Bella in Calabria per togliere dall’ambiente mafioso i minori e le loro madri e per offrire loro protezione e nuove opportunità.
Dopo un lungo lavoro di preparazione e scrittura, il protocollo Liberi di scegliere – in estrema sintesi, un programma che permette l’allontanamento dei minori dalle famiglie mafiose in condizioni di maltrattamento o ne faccia richiesta un familiare, spesso la madre – è diventato una proposta di legge depositata alla Camera dei deputati. Si tratta di una proposta bipartisan, firmata dalla deputata FdI Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia, e dalla senatrice Pd Enza Rando, che presiede il comitato dell’Antimafia dedicato ai minori. A sostenere la proposta anche parlamentari delle altre forze di maggioranza e opposizione.

Cos’è il protocollo “Liberi di scegliere”?

“Sono circa 150 minori già attualmente tutelati, 30 le donne entrate nel progetto, sette le donne diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, e due ex boss con ruoli apicali nella ‘ndrangheta e nella mafia che hanno avviato percorsi per proteggere i loro figli”Roberto Di Bella – Audizione del marzo 2024

Il protocollo è nato nel 2012 dal lavoro di un magistrato, Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e ora alla guida degli uffici di Catania. All’inizio era rivolto ai minori nati e cresciuti in famiglie mafiose, poi anche alle madri, tutte persone a cui offrire alternative culturali, sociali e affettive allontanandoli da quegli ambienti. “Sono circa 150 minori già attualmente tutelati, 30 le donne entrate nel progetto, sette le donne diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, e due ex boss con ruoli apicali nella ‘ndrangheta e nella mafia che hanno avviato percorsi per proteggere i loro figli – spiegava il giudice nel marzo 2024 alla commissione antimafia –.Sta alimentando speranze laddove sembrava che non potesse esservi speranza”.

Il suo lavoro ha ricevuto il sostegno di Libera e della Conferenza episcopale italiana, che hanno favorito il trasferimento e il reinserimento di chi si allontanava dalle famiglie mafiose. “Nel periodo di transizione non ce l’avremmo fatta senza il contributo determinante dell’associazione Libera, che aveva la capillarità e la velocità d’azione che le vite dei ragazzi richiedevano”, spiegò Di Bella a lavialibera nel 2020, in un articolo che raccontava l’esperienza. Nel marzo 2024, i ministeri della Giustizia, dell’Interno, dell’Istruzione, dell’Università e della Famiglia, insieme alla Direzione nazionale antimafia e alla Cei, hanno esteso l’applicazione del protocollo, coinvolgendo anche le aree di Palermo e Napoli. Nel frattempo, sin dall’inizio della legislatura, la senatrice Rando – che come avvocato ha assistito testimoni di giustizia – ha lavorato per trasformare quello che finora è stato un protocollo dei Tribunali in qualcosa di più strutturato, trovando il sostegno di molte forze partitiche.

Cosa prevede la proposta di legge bipartisan?

Ne è uscita una proposta di legge composta da dodici gli articoli. L’obiettivo è togliere dall’ambiente mafioso i giovani sotto i 18 anni, oppure quelli sotto i 25 anni di età (che erano stati destinatari da minorenni delle misure previste dal progetto di legge) e anche i genitori di minorenni o i soggetti che ne hanno la responsabilità genitoriale e “abbiano manifestato la volontà di allontanarsi, unitamente al minorenne, dal contesto di criminalità organizzata”.
Secondo un lancio dell’agenzia Adnkronos, le misure previste dalla normativa sono sia “di protezione e assistenza personale” sia “di assistenza economica”. L’adozione delle misure spetterà al Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie competente per territorio, su proposta del procuratore. Se indicato dall’autorità giudiziaria, tra le misure previste ci sono anche “il trasferimento immediato in luoghi protetti”, “l’adozione di misure urgenti di vigilanza e protezione” o “l’eventuale utilizzazione di documenti di copertura”. Possibile anche prevedere interventi per “il supporto pedagogico e psicologico”, per “l’accesso all’istruzione obbligatoria per i destinatari delle misure che non abbiano ancora assolto l’obbligo scolastico” e per “favorire il reinserimento sociale e l’integrazione del minore e del familiare di riferimento nella nuova realtà sociale”.  
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, dovrà ora assegnare il testo alle commissioni competenti per le prime discussioni e i primi voti. 

Le reazioni dei parlamentari

“Ora tutti sono chiamati all’impegno perché il parlamento, nelle due Camere, faccia diventare al più presto legge effettiva la proposta, che rappresenta un contributo fondamentale di legalità, solidarietà, lotta alla criminalità organizzata”Walter Verini – Capogruppo Pd in commissione antimafia

Tre parlamentari di Fratelli d’Italia hanno espresso apprezzamenti alla proposta, attribuendola soltanto dalla collega di partito Colosimo. Il lavoro, però, è stato portato avanti con Rando (ex vicepresidente di Libera), a cui sono andati i ringraziamenti pubblici di Walter Verini, capogruppo dei dem in commissione antimafia: “La sua tenacia e il suo impegno, alla guida dell’apposito comitato della commissione antimafia, ha prodotto un risultato di grande rilievo – ha dichiarato Verini riconoscendo il merito anche a tutte quelle persone che, dentro e fuori le istituzioni, hanno finora promosso e attuato il protocollo –. Rappresenta un risultato concreto, importantissimo, unitario che corona anni e anni di battaglie dell’associazione Libera di don Ciotti (venuto su questo anche in audizione a San Macuto), sulla base del progetto ‘Liberi di scegliere’, nato dal giudice Roberto Di Bella, che lo ha applicato a Reggio Calabria e a Catania, dove è presidente del Tribunale dei minori. Ora tutti sono chiamati all’impegno perché il parlamento, nelle due Camere, faccia diventare al più presto legge effettiva la proposta, che rappresenta un contributo fondamentale di legalità, solidarietà, lotta alla criminalità organizzata”.

La proposta “Liberi di scegliere” nella passata legislatura

Nell’estate 2019 tre deputati del M5s (Dalila Nesci, Devis Dori e Fabiola Bologna) avevano depositato un disegno di legge per “istituire e regolamentare una rete nazionale di protezione e di assistenza a favore di tutti i soggetti minorenni sottoposti a un grave pregiudizio della propria integrità psicofisica derivante dall’appartenenza a nuclei familiari inseriti in contesti di criminalità organizzata, nonché dei loro familiari che si dissociano dalle logiche criminali, nei casi in cui non sussistono i presupposti per l’ammissione alle speciali misure di protezione”.

“Liberi di scegliere, un modo diverso di fare antimafia”

 

 

Sono centocinquanta i minori allontanati dalle famiglie di ‘ndrangheta fino a ora. Il merito di questo successo è da attribuire al Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, che dal 2012 promuove la legalità laddove il crimine è insito nella storia familiare e sociale di alcuni ragazzi.
Il progetto prende il nome di “Liberi di scegliere” e i risultati già ottenuti fanno sperare in un futuro ancora migliore. Molte madri dei minori coinvolti nel progetto sono uscite dal sistema mafioso e 7 di loro sono diventate collaboratrici di giustizia.

 

Le origini e gli sviluppi del progetto

“Liberi di scegliere” nasce nel 2012 sotto forma di contesto educativo che mira a estirpare la criminalità dalla vita dei giovanissimi. Con la decisiva spinta del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, il progetto vede la collaborazione tra l’istituzione pubblica e il privato sociale. L’obiettivo fu quello di fornire supporto psicologico e sociale ai minori per permettergli di essere autonomi nella costruzione del proprio futuro lontano dalla malavita. Inizialmente furono coinvolte due regioni: la Calabria e la Campania.

Promotore principale dell’iniziativa è il giudice Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria. Nel corso degli anni “Liberi di scegliere” è arrivato nelle scuole grazie all’associazione culturale Biesse. Protagonisti del percorso educativo sono stati anche il libro di Di Bella e gli incontri con gli studenti che permettono di avvicinare i giovanissimi alla legalità.
Questo giugno il progetto è diventato legge regionale e il presidente Di Bella ribadisce essere la prima legge italiana ad affrontare in maniera decisa il tema della criminalità organizzata e dell’impatto sulla vita dei minori. Quest’anno il Consiglio regionale ha dato una svolta al progetto: tutte le scuole calabresi hanno ricevuto una lettera d’invito a partecipare al programma. Per continuare con le novità, saranno erogate 5 borse di studio dal valore di 2000 euro dall’associazione Biesse.

Come il progetto ha salvato i minori dalla mafia

“Liberi di scegliere” è un’iniziativa che lotta per la prevenzione criminale. Il programma è rivolto a minori e giovani adulti figli di ‘ndrangheta e mafia o di soggetti affiliati e a minori che hanno commesso reati per i quali vi sia la contestazione dell’aggravante art.7 l. 203/91 o del 416/416-bis.
Spesso coloro che vogliono dissociarsi dall’ambiente mafioso in cui si trovano non sono tutelati dallo Stato, la non appartenenza alla categoria del collaboratore di giustizia o del testimone di giustizia è per loro limitante: queste due “figure” infatti avrebbero diritto a essere protetti dalle organizzazioni criminali che hanno deciso di combattere. Il progetto permette a questi ragazzi di allontanarsi temporaneamente dalla loro regione d’origine per immergersi in una vita di cultura e socialità.
La scelta di continuare il percorso dopo il compimento dei 18 anni è fondamentale per accompagnare il giovane adulto verso un inserimento socio lavorativo. Lo scopo non è quello di indottrinare, ma quello di dimostrare ai ragazzi la non convenienza a delinquere, permettendo loro di costruirsi un futuro sano. Raggiunta la maggiore età i ragazzi continuano a essere seguiti fino a che non riescono a inserirsi nella società, risorgendo così dal passato criminale che li caratterizza.

Educare i minori per contrastare la mafia

Stando alle dichiarazioni del giudice Roberto Di Bella: “la ‘ndragheta si eredita, esiste il rischio non virtuale, che in particolari contesti e in particolari famiglie, l’educazione si traduca in educazione criminale”. Secondo il magistrato, agire sui giovani è il miglior modo per scardinare il fenomeno mafioso dalla nostra società.
Sono d’accordo il parlamentare Cafiero de Raho e il presidente del Consiglio regionale della Calabria, quest’ultimo afferma: “È un impegno da assumere con fermezza a livello nazionale, quello di accompagnare le repressione dei fenomeni mafiosi con il potenziamento della scuola, dei servizi sociali e della cultura alla legalità, per garantire ai minori a rischio un percorso di liberazione dalle logiche criminali e il diritto al futuro.”
Pare che “Liberi di scegliere” stia ormai divenendo un esempio di lotta alla mafia. Agire alla fonte del problema è l’obiettivo dell’iniziativa che pone l’educazione delle nuove generazioni alla base del futuro della società. I numeri del progetto fanno già riflettere sull’efficacia di questo metodo. I ragazzi sottratti alle grinfie della criminalità organizzata sono adesso cittadini che hanno preso una scelta consapevole: mettere da parte la malavita e contribuire al benessere personale e della società.
Andrea Simoni 7 Novembre 2023 BUONENOTIZIE.IT

 


Progetto “Liberi di scegliere” – PON Legalità 2014-2020 – Scheda di sintesi

 

Il progetto “Liberi di Scegliere” è rivolto a:

  • minori e giovani adulti appartenenti a famiglie di “’ndrangheta e mafia”, autori di reato e a rischio criminalità
  • minori per i quali vi sia la contestazione dell’aggravante art.7 l. 203/91 o del 416/416-bis
  • minori figli di soggetti affiliati alla criminalità organizzata

nei casi in cui sia messo a repentaglio il loro corretto sviluppo psico-fisico. Prevede percorsi di educazione individualizzati, con l’obiettivo di fornire una valida alternativa al contesto sociale fortemente caratterizzato da prevalente cultura e agire mafioso da cui provengono, con alternative culturali, sociali e affettive, funzionali a prevenire la definitiva strutturazione di personalità criminale.
Sfruttando il nuovo corso inaugurato nel 2012 dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, il progetto descrive l’accoglienza dei minori all’interno di una cornice educativa in cui il privato sociale e le agenzie del territorio collaborano con l’istituzione pubblica attraverso l’attivazione di équipes specializzate nel fornire supporto psicologico e sociale necessari all’elaborazione autonoma di vita sganciata dalle dinamiche criminali nelle due Regioni.
Nel caso della regione Campania, il progetto è rivolto anche a minori e giovani adulti detenuti e/o sottoposti a misure restrittive, precocemente genitori, avviandoli a percorsi di responsabilizzazione genitoriale al fine di evitare possibili allontanamenti della prole.La prosecuzione dell’intervento oltre il diciottesimo anno di età, consente un continuum operativo che include l’accompagnamento del minore divenuto maggiorenne, verso l’autonomia esistenziale grazie anche a concrete alternative di inserimento socio lavorativo.

attività contrattuale

Dipartimento giustizia minorile e di comunità

CIG 771400022E – 8395255F93 – Z402E913FE – 8614243A32 – Z993129CA7 – ZAC32736D0

Centro per la giustizia minorile Calabria
CIG 87308594C5

Il progetto nel dettaglio  (pdf, 654 Kb)

Accordo quadro 2017 per la realizzazione del Progetto ‘liberi di scegliere’  (pdf, 371 Kb)

In data 30 giugno 2022 si è concluso il progetto “Liberi di scegliere” che ha operato nelle circoscrizioni territoriali delle Corti d’Appello in Calabria, Campania e Catania. Il progetto si è articolato in due macro-fasi di intervento. La prima, di ricognizione, conclusa subito prima dell’emergenza sanitaria; la seconda, più operativa, si è andata declinando in un lungo lavoro di equipe e di affiancamento agli interventi veri e propri di presa in carico dei ragazzi target, finalizzato alla definizione di percorsi educativi e di re-inserimento.
Il progetto ha preso in carico 83 minori e giovani adulti, aiutandoli a costruirsi una nuova vita distante da ambienti malavitosi: luoghi in cui i ragazzi apprendono le logiche culturali, simboliche, linguistiche e rappresentative mafiose che rappresentano l’unico orizzonte che ri-conoscono. Il progetto Liberi di scegliere ha cercato di incentivare l’indipendenza, di dare un aiuto per trovare corsi di formazione, conseguire qualifiche e fare esperienze lavorative sotto forma di tirocini.
L’equipe del progetto ha operato nel segno di una ri-distribuzione delle responsabilità e dei ruoli, di ri-tessitura dei legami, di una maggiore circolazione delle informazioni. STRUTTURA INTERESSATA: Dipartimento per la Giustizia Minorile e di comunità – Direzione Generale del personale, delle risorse e per l’attuazione dei provvedimenti del giudice minorile.

 


Calabria, il Consiglio approva la legge “Liberi di Scegliere” per i giovani che vogliono affrancarsi dalla criminalità

 

La legge prevede anche l’istituzione di borse di studio, offrendo opportunità di crescita e formazione a giovani meritevoli che si impegnano per una vita basata sui principi di legalità e impegno sociale

Il 22 giugno 2023 è stata una giornata significativa per la Calabria nel suo impegno contro le mafie e nella promozione della legalità e della giustizia sociale. Presso Palazzo Campanella si è tenuta una seduta storica in cui è stata approvata all’unanimità la legge regionale “Liberi di Scegliere”, un progetto proposto e ideato dall’associazione Biesse, guidata dalla dottoressa Bruna Siviglia, una figura di spicco nella lotta alle mafie. L’iniziativa ha ricevuto riconoscimento e sostegno grazie alla determinazione diPasqualina Straface, alla volontà di Valeria Fedele e al presidente del consiglio regionale, Filippo Mancuso. La legge regionale, che avrà un impatto significativo a livello nazionale, si propone di promuovere il metodo Di Bella come modello di civiltà e di incentivare una cultura basata sulla giustizia e l’umanità.
Il progetto “Liberi di Scegliere” non è semplicemente un libro o un film tratti da una storia vera, ma da oggi diventa una legge concreta che suscita l’ammirazione di tutto il mondo per il suo valore educativo. Questa legge rappresenta una svolta epocale nella regione calabrese, dimostrando che non sempre arriva per ultima nelle politiche sociali.
Uno degli aspetti fondamentali della legge “Liberi di Scegliere” è la sua estensione a livello nazionale, segnando un punto di svolta nella lotta alle mafie in tutto il paese. Grazie a questa normativa, verrà posta maggiore attenzione sull’educazione, la sensibilizzazione e la promozione dei valori di legalità, inclusione sociale e rispetto dei diritti umani.
La legge prevede anche l’istituzione di borse di studio, offrendo opportunità di crescita e formazione a giovani meritevoli che si impegnano per una vita basata sui principi di legalità e impegno sociale. Questa iniziativa mira a stimolare la partecipazione attiva dei cittadini, incoraggiandoli a diventare protagonisti del proprio destino e a contribuire alla costruzione di una società più giusta e equa.
Con l’adozione della legge “Liberi di Scegliere”, la Calabria si pone come esempio di impegno concreto nella lotta alle mafie e nella promozione di una cultura di legalità e solidarietà. Questo importante passo avrà un impatto duraturo sulla società calabrese e sull’intero paese, offrendo nuove prospettive e speranze per un futuro migliore. 23.6.2023 Gazzetta del Sud


 

 

 

La Fiction (video)

 

Marco Lo Bianco è un giudice dei minori che lavora in Calabria e ha un sogno: strappare i ragazzi alla ‘ndrangheta. Giovanni Tripodi è il giovane erede di una famiglia malavitosa che vuole essere libero di scegliere una vita fuori dal crimine. I due si incontrano e il giudice si occupa di trovare al ragazzo una sistemazione lontano dalla sua famiglia. E proprio quando il piano sta per andare in porto, Giovanni si trova coinvolto in un’azione criminale e finisce in carcere.
  • Regia: Giacomo Campiotti
  • Interpreti: Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Carmine Buschini, Federica Sabatini, Federica De Cola, Corrado Fortuna

 


 

 

 

Violenza, onore, omertà sono i codici della ‘ndrangheta. All’interno delle famiglie rispettarli è un dovere che non si discute. Le madri crescono i figli per consegnarli a un mondo fondato su questi valori, i figli sanno che un giorno dovranno fare il mestiere dei padri. Una catena familiare che si tramanda solida, affidabile, generazione dopo generazione. Roberto Di Bella, giudice minorile a Reggio Calabria, in venticinque anni ha processato prima i padri, poi i loro figli. Sempre per gli stessi reati. Ha visto ragazzi che avevano ancora una luce nello sguardo procedere inesorabilmente verso una vita adulta fatta di violenza e carcere duro. E ha capito due cose. La prima è che la ‘ndrangheta non si sceglie, si eredita. La seconda è che non voleva più stare a guardare. Bisognava dare a questi ragazzi una possibilità. Farli tornare liberi di scegliere. Mostrare loro altri mondi, altre vite, un futuro ritagliato sui loro sogni e non sulle richieste di una società criminale. E l’unico modo per farlo era allontanarli dalla Calabria, dalla ragnatela di ricatti, pressioni, allusioni che il loro nucleo familiare avrebbe messo in atto. Un percorso non sempre semplice, anzi, spesso faticoso e doloroso, ma che ha restituito a molti ragazzi la possibilità concreta di una vita diversa da quella segnata dal carcere e dalla violenza dei loro padri.
Roberto Di Bella in queste pagine ci racconta come è maturata in lui questa scelta, le reazioni dei ragazzi, la collaborazione, inaspettata, di molte madri. Un’esperienza vissuta giorno dopo giorno che nel tempo ha dato vita a un protocollo oggi adottato anche in realtà diverse dalla Calabria.