12.2.2026 – È stata una giornata intensa, di quelle che lasciano un segno profondo nella coscienza prima ancora che nella memoria. Una giornata palermitana attraversata dal filo rosso dell’educazione civica, vissuta non come materia di studio, ma come esperienza concreta, viva, carica di significato.
La mattinata si è aperta nella chiesa di San Domenico, dove riposa Giovanni Falcone. Davanti alla sua tomba il silenzio era denso, quasi solenne. Lì le parole hanno lasciato spazio alla riflessione. Davanti a quella tomba si comprende davvero che la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana, spesso coraggiosa, che riguarda chiunque.
Successivamente, abbiamo incontrato Fiammetta Borsellino e subito dopo abbiamo raggiunto il quartiere della Kalsa, cuore antico e ferito di Palermo, per visitare la sede della vecchia farmacia della famiglia Borsellino.
Oggi quel luogo ospita la “Casa di Paolo”, un’associazione voluta da Salvatore Borsellino che si dedica al recupero di bambini e ragazzi in difficoltà. Qui la memoria si fa azione: si aiutano i più piccoli nei compiti, si offre sostegno, si trasmette il valore dello studio come strumento di libertà e riscatto. È un’iniziativa bellissima, che dimostra come l’eredità morale di Paolo Borsellino continui a vivere attraverso gesti concreti di cura e responsabilità verso le nuove generazioni.
Oggi quel luogo ospita la “Casa di Paolo”, un’associazione voluta da Salvatore Borsellino che si dedica al recupero di bambini e ragazzi in difficoltà. Qui la memoria si fa azione: si aiutano i più piccoli nei compiti, si offre sostegno, si trasmette il valore dello studio come strumento di libertà e riscatto. È un’iniziativa bellissima, che dimostra come l’eredità morale di Paolo Borsellino continui a vivere attraverso gesti concreti di cura e responsabilità verso le nuove generazioni.
Nel pomeriggio la giornata ha raggiunto il suo culmine con la visita al Palazzo di Giustizia di Palermo, nel cosiddetto “bunkerino”, il luogo blindato dove Falcone e Borsellino lavorarono fianco a fianco per istruire il maxiprocesso. Entrare in quelle stanze significa toccare con mano la grandezza del loro impegno: faldoni, documenti, prove, una mole impressionante di lavoro che testimonia non solo competenza giuridica, ma dedizione assoluta.
Il Museo Falcone Borsellino racconta tutto questo con forza silenziosa. Si percepisce quanto il loro contributo non sia stato soltanto alla giustizia italiana, ma all’umanità intera. A loro dobbiamo molto: la consapevolezza che la mafia può essere combattuta con metodo, intelligenza, tenacia.
La giornata si è conclusa a Via D’Amelio, nei luoghi della strage del 19 luglio 1992. Lì l’emozione è diventata commozione. Dopo aver visto nel bunkerino i volumi dell’esito del processo, i faldoni delle prove che portarono alle condanne, trovarsi in quel luogo significa comprendere il prezzo altissimo pagato da Paolo Borsellino e dalla sua scorta. Non sono solo pagine di storia: sono ferite ancora aperte nella coscienza del Paese.
È stato un percorso di memoria e responsabilità. Falcone e Borsellino non rappresentano soltanto il sacrificio, ma l’esempio luminoso di una statura civile elevatissima, fondata su coraggio, competenza e senso dello Stato.
Tornando da questa giornata si ha la certezza che il loro insegnamento continui a parlare, soprattutto ai giovani: la legalità è una scelta, e la giustizia è un bene che va custodito ogni giorno, con impegno e coscienza. LICEO “DA VINCI” DI BISCEGLIE
FIAMMETTA BORSELLINO
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