Così la presidente della commissione ai cronisti
(askanews) – “L’approvazione della relazione di maggioranza mette dei punti fissi e racconta di un attacco alle istituzioni partito dalla Direzione nazionale antimafia, all’epoca guidata da Federico Cafiero De Raho, per dossierare – questo è il termine giornalistico usato – Abbiamo letto 66mila pagine abbiamo svolto due anni di audizione e abbiamo messo insieme tutti e soltanto, sottolineo soltanto, i fatti che sono emersi fatti preoccupanti che richiedevano che il parlamento conoscesse questa questione approfonditamente come fatto nella relazione”. Lo ha detto la presidente della commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, in merito alla relazione approvata oggi sul caso dossieraggi.
Su de Raho emerge “in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista”
Relazione Antimafia: «Dai pm indagini carenti su de Raho»
Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni”. Così la relazione approvata dalla commissione Antimafia.
Su de Raho – si legge ancora nel documento approvato oggi dalla Commissione – emerge “in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle Sos, pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio”.
Secondo la relazione, il funzionamento delle operazioni del Gruppo Sos coordinato da Laudati e con le quali Striano agiva “era ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo di lavoro raggiungevano sistematicamente la sua scrivania. Non vi era, in questo senso, alcun ’tratto oscuro’ nelle dinamiche interne: il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario”. Cafiero de Raho – che è stato procuratore nazionale antimafia dal novembre 2017 al febbraio 2022 – è l’attuale vice presidente della stessa Commissione e deputato M5s.
24.2.2026/SOLE 24 Ore
Dossieraggio, l’Antimafia inchioda De Raho. Reazioni isteriche a sinistra
La Commissione parlamentare d’inchiesta Antimafia approva a maggioranza, con i voti del centrodestra e l’astensione di Italia Viva, la relazione sullo scandalo del dossieraggio.
Parliamo del «verminaio» di Striano&Co, come lo definì il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, che ha riguardato politici, imprenditori, manager e personaggi noti. Informazioni riservate, che il più delle volte non costituivano reato, che finivano puntualmente sulle prima pagine di alcuni giornali, in primis su quelle del Domani.
Il voto di ieri è uno spartiacque, dal momento che la relazione presentata dalla presidente Chiara Colosimo inchioda alle sue responsabilità (politiche, non penali) il deputato 5 Stelle Federico Cafiero De Raho, all’epoca dei fatti procuratore capo della Direzione Nazionale Antimafia, proprio quella Dna dove gli indagati avrebbero commesso gli illeciti contestati prima dalla procura di Perugia e oggi da quella di Roma.
La seduta a Palazzo San Macuto, dove si trovano gli uffici della Commissione d’inchiesta, è di fuoco. Tra i primi a prendere la parola è l’ex pm e oggi senatore Roberto Scarpinato, il quale come De Raho milita tra le fila pentastellate. Il M5S, infatti, ha presentato una sua contro-relazione, in cui mette in discussione tutto quanto. Soprattutto, mira a scagionare De Raho. In sostanza, rilancia la tesi per cui si tratterebbe di una montatura creata ad arte. Più tardi, in conferenza stampa accanto a Giuseppe Conte, Scarpinato arriverà ad agitare lo spauracchio del fascismo: «È comprensibile che ora che sono al governo ci debbano far bere l’olio di ricino delle loro relazioni di maggioranza e ci debbano punire». Perché una reazione simile? Il motivo è semplice.
Nella relazione votata dal centrodestra, a De Raho non viene solo contestato l’omesso controllo sulle condotte del finanziere Paquale Striano e dell’ex sostituto procuratore Antonio Laudati. Viene messo in luce come fosse pienamente a conoscenza di quanto accadeva negli uffici alle sue dipendenze.
Era «informato degli illeciti consumati», si legge.
Uno dei passaggi chiave è il seguente: «Emerge invero in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle s.o.s. , pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano in termini di libertà, elasticità e possibilità di intervento in fatti di forte impatto pubblico ed oltremodo sensibili politicamente».
Alla fine, le opposizioni, che inizialmente si erano presentate divise, scelgono di sostenere un’unica relazione. I documenti di minoranza, infatti, erano due. Uno sottoscritto da tutto il gruppo M5S, l’altro firmato dal gruppo del Pd, dalla parlamentare Aurora Floridia (Per le autonomie) e dai componenti del M5s ma non da Scarpinato e De Raho. Di fatto, è il M5S che decide di accodarsi al Pd.
Le posizioni, d’altronde, sono molto simili, i Dem evocano il «manganello politico» da parte del centrodestra. I due membri di Italia Viva, Raffaella Paita e Dafne Musolino, invece, scelgono di astenersi. Il motivo? Lo spiega Paita: «È un fatto acclarato che il dossieraggio originario di Striano sia partito con Matteo Renzi». Le opposizioni arrivano pure ad accusare la maggioranza di aver voluto far passare l’idea di un «disegno “politico-criminale” degno delle più oscure pagine della storia repubblicana, guarda caso proprio quelle che hanno visto, nei decenni passati, coinvolte entità appartenenti alla galassia neo-fascista, uomini delle istituzioni legati alla Loggia Propaganda 2, organizzazioni mafiose e che il complesso dell’attività di questa Commissione tende a minimizzare». Insomma, per la sinistra, nessun complotto, è il centrodestra che avrebbe ingigantito tutto.
A replicare è il vicepresidente della Commissione Mauro D’Attis di FI: «La libertà di informare non vuol dire chiedere a personaggi oscuri notizie tese a denigrare persone nemmeno sottoposte ad indagine. La Procura Nazionale Antimafia non può essere la sede dove designare persone che poi diventano parlamentari della sinistra. E che forse, anche durante lo svolgimento del loro incarico, pensavano più al futuro politico che ad altro. Lo scandalo dossieraggi non deve restare impunito». Mentre il leghista Gianluca Cantalamessa fa notare come il suo sia stato «il partito più spiato». Adesso la relazione dovrà approdare in Parlamento, dove sarà discussa e votata. E se Giuseppe Conte parla già di «killeraggio», il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami chiarisce che il centrodestra insisterà nella ricerca della verità: «Quello di Conte in difesa di De Raho è un chiaro tentativo di mistificazione». E Colosimo aggiunge: «La relazione mette dei punti fissi, racconta di un attacco alle istituzioni partito dalla Dna, all’epoca guidata da De Raho, per dossierare».
Dossieraggi: relazione Antimafia, scenario inquietante e su De Raho deficit indagini
De Raho, Colosimo: “Consapevole delle irregolarità. Ecco perché il procuratore era protagonista”
Quella che segue è una selezione delle conclusioni contenute nella proposta di relazione che la presidente Chiara Colosimo ha presentato ieri nell’ufficio di presidenza della commissione Antimafia. Parole durissime verso l’ex procuratore e attuale deputato M5S Federico Cafiero de Raho.
L’analisi delle responsabilità istituzionali conduce inevitabilmente alla figura del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dell’epoca, il dottor Federico Cafiero de Raho, la cui posizione si rivela determinante non solo per ciò che egli fece o omise, ma soprattutto per la struttura gestionale che egli solo in parte costruì, ma poi mantenne e soprattutto utilizzò durante il proprio mandato. Emerge invero in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza odi mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle s.o.s., pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità delsistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano in termini di libertà, elasticità e possibilità di intervento in fatti di forte impatto pubblico ed oltremodo sensibili politicamente. (…) Il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario. La tolleranza verso prassi illegittime od anche illecite e l’assenza totale di controlli effettivi non costituiscono dunque un’anomalia insospettata, bensì una precisa e consapevole scelta gestionale che consentiva al vertice della DNAA di operare entro un perimetro privo di vincoli procedurali stringenti».
Dossieraggio, la commissione Antimafia e il dito puntato contro Cafiero De Raho. È scontro con l’opposizione
La relazione approvata dalla maggioranza accusa l’ex magistrato di aver approvato i dossieraggi di Striano. Lui: «Deriva antidemocratica»
La relazione della commissione Antimafia sul caso di Pasquale Striano e dei dossier raccolti dal finanziere, all’epoca in forza alla Direzione nazionale antimafia, che in qualche caso sarebbero stati passati a dei giornalisti, finisce per diventare un dito puntato contro il senatore m5s ed ex procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. E, probabilmente, il nuovo capitolo dello scontro che porterà al referendum confermativo sulla separazione delle carriere.
Il testo della maggioranza
La maggioranza, infatti, ha approvato una relazione in cui si accusa la procura nazionale di aver dato il via ai dossier. «Ci fu un attacco alle istituzioni partito dalla Direzione nazionale antimafia, all’epoca guidata da Federico Cafiero De Raho, per dossierare», ha spiegato alla fine della riunione della commissione la presidente, Chiara Colosimo. «Il procuratore nazionale antimafia De Raho sapeva, e certamente non poteva non sapere, di quanto stava accadendo nel suo ufficio – si legge nella relazione – sapeva dell’assoluta irregolarità degli accessi alle banche dati, sapeva che Laudati e Striano si muovevano al di fuori della cornice normativa. Sapeva, tollerava e non ha adottato alcun atto o provvedimento correttivo».
La replica di Cafiero de Raho
Respinge le accuse al mittente, però, il diretto interessato che ha convocato una conferenza stampa nel pomeriggio anche con la presenza di Giuseppe Conte, per quanto in collegamento, in merito anche alla relazione di minoranza sostenuta anche da Pd e Avs.
Secondo la ricostruzione di De Raho, la maggioranza in commissione Antimafia avrebbe passato allo scanner non tanto gli atti che riguardavano Striano, ma gli atti «di impulso» (ovvero le indagini avviati dalla Dna) che hanno riguardato la politica, in particolare quello su Armando Siri, per poi accusarlo di aver orchestrato i dossier. «Hanno usato il lavoro della commissione antimafia in modo fazioso, questa è una relazione inaccettabile dal punto di vista democratico, una deriva pericolosa», ha concluso l’ex magistrato. Federico D’Ambrosio OPEN 26.2.2026
25.2.2025 – M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «ASCARI (M5S): “ACCUSE FALSE CONTRO DE RAHO, ANTIMAFIA PIEGATA A VENDETTE POLITICHE”»
“In Commissione Antimafia è andata in scena una delle pagine più vergognose di questa legislatura. La maggioranza ha approvato una relazione costruita ad arte per colpire, con accuse false e ricostruzioni manipolate, Federico Cafiero De Raho.
De Raho non ha nulla a che fare con gli abusi che vengono contestati a Striano. La maggioranza ha inventato pretesti per usare un organo dello Stato come arma politica e per colpire un ex magistrato integerrimo che ha dedicato la vita a combattere la mafia.
È vergognoso che una Commissione nata per difendere la legalità diventi lo strumento di una vendetta politica. Mentre le mafie cambiano pelle e si infiltrano ovunque, la maggioranza usa l’Antimafia per regolare conti personali.
Tutto questo, tra risatine e sghignazzi, è accaduto nella stanza dove è custodita la borsa di Paolo Borsellino, un’offesa alla sua memoria e al lavoro di chi ha dato la vita per la giustizia.
Da inizio legislatura, questa Commissione ha respinto ogni nostra seria proposta di lavoro. Non c’è alcuna volontà di indagare davvero e di andare a toccare i veri centri del potere criminale. Solo silenzio.
Si sta svuotando l’antimafia del suo significato per piegarla a interessi di parte, trasformando l’antimafia in uno strumento contro magistrati scomodi. È gravissimo e spaventoso quello che sta accadendo, ma ci opporremo in ogni modo perché questo non è solo un attacco politico a un uomo, ma una forzatura democratica senza precedenti che mina la credibilità dello Stato. Non possiamo accettarlo.”
Così la deputata M5S Stefania Ascari, membro della Commissione Antimafia.


