Riciclaggio: come algoritmi e finanza high-tech nascondono 40 miliardi di euro

 

Studio Eurispes sul legame tra evasione e riciclaggio: oltre 100mila imprese infiltrate, flussi finanziari offshore e finanza ad alta frequenza. La fotografia di un sistema sempre più globale, dove la criminalità organizzata integra il capitale illecito nell’economia legale
 

Follow the algorithm. You will find the money. Segui l’algoritmo, troverai i soldi. È l’evoluzione naturale di quel “follow the money” che Giovanni Falcone aveva trasformato in metodo investigativo. Falcone fu tra i primi magistrati in Italia a utilizzare strumenti tecnologici e analisi finanziarie sistematiche nelle indagini antimafia. Aveva capito che la criminalità organizzata non si combatte soltanto sul territorio, ma ricostruendo i flussi del denaro. Oggi il denaro non si limita più a transitare tra conti correnti o oltreconfine. Si muove dentro piattaforme digitali, circuiti di pagamento, cripto-attività, operazioni ad alta frequenza. Se negli anni Ottanta bisognava seguire il bonifico, oggi bisogna seguire il codice che lo esegue. Lo spiega lo studio “Il complesso rapporto tra riciclaggio ed evasione fiscale” realizzato nell’ambito dei lavori del Laboratorio sulle Politiche fiscali, in cui l’Eurispes analizza la saldatura strutturale tra evasione e riciclaggio, sottolineando come il contrasto non possa che avvenire in una dimensione internazionale.

Terreno fertile per la criminalità organizzata

Le organizzazioni criminali sono gli attori principali del fenomeno. Il riciclaggio è il passaggio indispensabile che consente di integrare nell’economia legale i proventi delle attività illecite, occultandone l’origine e garantendo il reinvestimento. Le imprese legali diventano veicoli essenziali nel processo di “lavaggio”: spesso assumono la forma di “cartiere” o “imprese zombie”, prive di reale struttura produttiva, con immobilizzazioni minime, costi del personale irrisori, fatturati gonfiati e improvvisi fallimenti prima dell’intervento delle autorità fiscali. L’infiltrazione comporta anche la progressiva sostituzione del finanziamento bancario con risorse interne di matrice criminale, per ridurre il rischio di segnalazioni di operazioni sospette.

Oltre 100.000 imprese infiltrate

Tra il 2001 e il 2020 oltre 100.000 imprese italiane — più del 2% del totale — risultano infiltrate. Non si tratta solo di aziende direttamente riconducibili alle mafie: il capitale illecito si integra nel mercato. Il riciclaggio non è più soltanto occultamento del profitto. È immissione di capitale nell’economia reale. E quando capitale opaco entra nel sistema produttivo, altera la concorrenza: prezzi fuori mercato, perdite artificiali, distorsione delle gare pubbliche.

Il peso finanziario

Il riciclaggio rappresenta una quota stimata tra l’1,5 e il 2% del Pil. I volumi riconducibili a dinamiche di laundering ammontano al 62–70% del valore totale delle transazioni segnalate come sospette. L’Unità di Informazione Finanziaria, con circa 150–160 addetti, riceve quasi 150.000 segnalazioni l’anno. Nel primo semestre del 2025 le SOS hanno raggiunto quota 80.930, in aumento del 15,6% rispetto all’anno precedente. Crescono i comparti innovativi: operatori del gioco, servizi di pagamento, piattaforme legate alle cripto-attività. Una quota significativa delle segnalazioni riguarda fattispecie fiscali. L’evasione è uno dei principali bacini di alimentazione del riciclaggio.

Dal risparmio fiscale al reinvestimento

Il meccanismo è lineare: il risparmio d’imposta illecito genera liquidità; se quella liquidità viene reinvestita in modo da ostacolarne l’identificazione, si entra nel perimetro del riciclaggio o dell’autoriciclaggio. Frodi IVA, false fatturazioni, omessi versamenti producono flussi che rientrano nell’economia legale. Ne deriva una saldatura strutturale tra evasione fiscale e riciclaggio.

 

Le operazioni ad alta frequenza (HFT) rappresentano oggi la maggioranza numerica delle transazioni sui mercati finanziari globali e si eseguono in microsecondi. La frammentazione consente di suddividere importi rilevanti in una molteplicità di micro-operazioni, superando la capacità di monitoraggio tradizionale. Non è l’HFT a essere illecito. Ma la finanza algoritmica offre un ambiente ideale per la stratificazione: numerosità delle operazioni, complessità tecnica, difficoltà di ricostruzione consolidata.

La geografia e la dimensione internazionale

Le regioni con maggiore incidenza del riciclaggio sono Lombardia e Lazio. Accanto a queste, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia rappresentano bacini di accumulazione e controllo territoriale. Il circuito non è lineare Nord–Sud: il capitale si genera e si reintegra lungo le stesse direttrici dell’economia legale. Società veicolo in giurisdizioni opache, trust esteri, exchange di cripto-attività e trasferimenti digitali sfruttano differenze normative e asimmetrie nei controlli. Senza cooperazione internazionale, il rischio è inseguire il denaro solo in una fase intermedia del percorso.

Gli interventi necessari

Eurispes propone sette interventi prioritari. Al centro, l’uso dell’intelligenza artificiale: sistemi di AI e machine learning applicati ai big data possono rafforzare il monitoraggio delle transazioni in tempo reale, migliorare il rating delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS), sviluppare modelli previsionali e potenziare l’identificazione dei clienti tramite biometria. L’istituto propone inoltre di estendere il monitoraggio a metaverso, NFT e criptovalute, rafforzare i controlli sui sistemi di pagamento informali e valutare una voluntary disclosure sui contanti di origine fiscale. Perché oggi non basta più seguire il denaro. Occorre comprendere l’infrastruttura che lo muove. Follow the algorithm

I punti chiave