“Mani Pulite è figlia di un’altra inchiesta, ‘Mafia-Appalti’. Entrambe sono state fermate non dalla politica ma dalla magistratura: a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare, a Milano delegittimando chi se ne doveva occupare”.
L’ex pm di punta del pool Mani pulite e oggi toga a tutto SI, Antonio Di Pietro, lancia la bomba in tivvù. Accuse pesantissime contro i magistrati per gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e contro altre toghe per aver cercato di delegittimare l’unico giglio candido che cercava verità e giustizia: Di Pietro stesso, che infatti lasciò la magistratura sbattendo la toga sul tavolo.
Uno scoop colossale, da riempire i tiggì e la prime pagine dei giornali. Invece, un assordante silenzio politico e mediatico. Ha forse esagerato ‘O PM?
Peccato che le cose stiamo in modo diametralmente opposto e l’ex pm più famoso d’Italia abbia perso l’occasione per fare outing. E’ proprio don Tonino, infatti, ad aver INSABBIATO il vero cuore di ‘MAFIA-APPALTI’, ossia la super inchiesta sull’ALTA VELOCITA’, anzi le due maxi indagini aperte a Roma e a Milano.
Come la Voce sta denunciando e documentando da 30 anni abbondanti, e come hanno messo nero su bianco Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel memorabile ‘CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA’ uscito nel 1999 dove alla sbarra c’è solo un imputato: don Tonino Di Pietro.
Partiamo comunque dalle deflagranti news per poi riavvolgere il nastro.
BOMBE IN DIRETTA
Qualche sera fa, in occasione della campagna referendaria, per il programma ‘Restart’ su Raitre, la conduttrice Annalisa Bruchi ha invitato l’ex pm di Mani pulite Di Pietro per il fronte del SI e il giudice del tribunale di Roma Alfonso Sabella, per quello del NO.
Il giorno seguente le notizie del confronto sono state praticamente silenziate. Ci affidiamo quindi a quanto riporta, quasi solitario, ‘il Giornale’, un quotidiano di chiara destra, soprattutto ora con la direzione di Tommaso Cerno.
Ecco quanto pubblica. Cominciando dal titolo che parla da solo: “Di Pietro smaschera le toghe: a fermarci furono i magistrati, non i politici”.
Andiamo al succo. “L’ex pm replica a distanza al suo collega Gherardo Colombo che lo stesso giorno, intervistato da Repubblica, aveva sostenuto che con l’Alta Corte Disciplinare prevista dalla riforma Nordio il pool di Mani Pulite sarebbe stato fermato prima. Colombo, secondo Di Pietro, dice due cose. Primo, che è vero che ci hanno fermato, ma in secondo luogo non dice chi ci ha fermato”.
Prosegue il Giornale: “Secondo Di Pietro, infatti, ‘il problema di fondo – non so se Gherardo non ricorda o vuole non ricordare – è che l’inchiesta Mani pulite è figlia di un’altra inchiesta, Mafia-Appalti’”.
Eccoci alle parole clou griffate Di Pietro: “Quelle inchieste di Mafia-Appalti e di Mani pulite sono state fermate entrambe da magistrati: a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare (Falcone e Borsellino di tutta evidenza, ndr), a Milano delegittimando chi ne doveva occupare” (lo stesso Di Pietro, di altrettanta evidenza, ndr).
Per poi concludere tutto pro SI: “Quindi questa idea che la politica ferma la giustizia e ha fermato Mani pulite, a mio avviso, per come l’ho vissuta non è vera’, ribadendo che a fermarla sono stati i magistrati”. L’accanimento contro Bettino Craxi, per dire solo un nome, ce lo siamo solo sognato…
E rivolgendosi nel suo inconfondibile stile alla conduttrice, “Ha capito, o no?”. Bofonchiando infine, “Questo è delicato, questo è importante. Lo so che è una cosa grande, quello che sto dicendo”.
TU SI’ ‘NA COSA GRANDE
Ed è davvero ‘na cosa grande quella sparata dal pm di punta del pool milanese che fece sognare l’Italia per un cambiamento epocale.
Fu invece un Grande Inganno, una pura illusione. Perché – come abbiamo documentato in tante inchieste – ci fu lo zampino della CIA in tutta la dirty story.
Come mai il poliziotto e poi magistrato Di Pietro andò a cena, la vigilia del 15 dicembre 1992, con agenti segreti Usa e nostrani, ad esempio Bruno Contrada, come documentò una foto pubblicata addirittura dal Corriere della Sera?
Come mai nei mesi che precedettero lo scoppio di Tangentopoli si incontrò più volte con il console americano a Milano, Peter Semler, al quale anticipò addirittura l’arresto di Craxi? Ma forse era solo per un tè delle 5…
Grazie a quali aiuti fuggì in Costa Rica, come racconta lui stesso, evitando di far la fine di Falcone e Borsellino?
Entriamo nel merito. Ed eccoci al super dossier ‘Mafia-Appalti’ da 890 pagine, redatto dal ROS dei carabinieri per ordine di Falcone, finito sulla sua scrivania a febbraio 1991. Una vera bomba: perché conteneva tutti i rapporti, le connection tra Cosa Nostra (ma anche camorra) con le grandi imprese del Nord, e non solo. Centinaia di miliardi (delle vecchie lire) per appalti pubblici, un bottino spartito tra Big dei partiti, Imprese di riferimento e Cosche. La vera Tangentopoli!
Una bomba ad orologeria destinata ad avere effetti ben più deflagranti, sulla quale lavorò con gran foga investigativa Falcone, con la strategica collaborazione di Paolo Borsellino. Ma arrivò una bomba vera, quella di Capaci. Borsellino proseguì con enorme passione, sapendo che gli sarebbe costato molto caro. E fu via D’Amelio. Incredibile ma vero, appena tre giorni prima – all’insaputa di Borsellino – venne depositato il provvedimento di archiviazione per quasi tutte le posizioni degli indagati (24 su 29): a firmarlo i pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, il tutto controfirmato dal procuratore capo, il più che controverso Pietro Giammanco.
Seguiranno alcuni arresti; in particolare quello del cassiere di Cosa Nostra, Angelo Siino, e del responsabile per il Sud della friulana Rizzani de Eccher, Giuseppe Li Pera. Fu quest’ultimo, davanti al pm della Procura di Catania Felice Lima, a ‘vuotare il sacco’, dettagliando i termini dei patti mafiosi siglati da molte imprese con le mafie. Per questo, of course, Lima venne trasferito per ‘incompatibilità ambientale’ il 23 dicembre 1992, vero cadeau natalizio. E mesi dopo, guarda caso, Di Pietro, a Roma (non era certo la sua sede) interrogò Li Pera…
A TUTTA ALTA VELOCITA’
Ma veniamo alla SORPRESONA. Perché, come nei più classici giochi di scatole cinesi, dentro allo scrigno ‘MAFIA-APPALTI’ ce n’è un altro, forse ancor più intrigante, che si chiama ‘ALTA VELOCITA’, TAV per i suo aficionados. Il maxi business, la super torta che parte quatta quatta a fine anni ’80 per decollare proprio a inizio ’90, 28 mila miliardi di vecchie lire che nel giro di poco tempo passano a 150 mila… e ora sono praticamente incalcolabili, perché quel maxi affare continua ancor oggi a oltre 35 anni di distanza!!
La Voce comincia a scriverne nel 1992, quando scopriamo una sigla-gioiello, ‘Orox Finanziaria’, coinvolta in lavori di consulenza per il consorzio Italfer-Sis-Tav. E sapete a chi riconduce? Al super faccendiere Pierfrancesco Pacini Battaglia, che a breve ritroveremo lungo il nostro cammino.
Nel 1996 Ferdinando Imposimato firma una esplosiva relazione di minoranza alla Commissione Antimafia in cui fa riferimento esplicito al dossier Mafia-Appalti e soprattutto all’Alta Velocità come moventi basi per le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Fa i nomi delle imprese coinvolte nel business tra cui, ad esempio, non solo la Calcestruzzi del gruppo Ferruzzi, ma anche la napoletana Icla molto ‘cara’ a ‘O Ministro, Paolo Cirino Pomicino.
Ma è con il volume ‘Corruzione ad alta Velocità’ del 1999 che il tandem Imposimato-Provvisionato (per decenni grandi firme della Voce) fa il botto. Perché documenta, passo passo, il depistaggio prima e l’insabbiamento poi operato in modo scientifico da Di Pietro della maxi inchiesta sull’Alta Velocità.
La quale, come accennato, inizia nel ’92 su due binari paralleli. A Roma c’è il filone politico-amministrativo, a Milano quello economico-finanziario.
Con una abilissima mossa, don Tonino riesce presto ad avocare a sé il filone romano. Sapete in che modo? Sostenendo che la ‘polpa’ è all’ombra della Madunina e per farsi capire cita un solo nome: quello dell’Uomo a un passo da Dio, al secolo Chicchi Pacini Battaglia, toscanaccio con un tesoro nelle banche svizzere. Secondo Di Pietro sa tutto su TAV e dintorni, per questo intorno a lui dovrà ruotare la maxi inchiesta per arrivare alla Verità. Il colpo gli riesce in modo perfetto e tutte le carte capitoline approdano alla procura meneghina.
In rapida carrellata la successione dei fatti, o meglio dei ‘colpi di mano’.
LA MAXI SCENEGGIATA TAV A MILANO
Cominciamo dal legale scelto da Pacini Battaglia. Con tutti i mezzi ha, ti aspetteresti un principe del foro milanese: e invece no, spunta, in arrivo dall’avellinese, un ‘paglietta’ appena sbarcato a Milano con la valigia di cartone ma un asso nella manica: è un grande amico di don Tonino fin dai tempi della polizia. Si chiama Giuseppe Lucibello.
A questo punto la tela del ragno costruita con gran perizia del super pm del pool è pronta: l’Uomo a un passo da Dio, affiancato dall’avvocato e amico del suo pm, non racconterà niente di ‘penalmente rilevante’, si rivelerà un tric trac. Con lui il sempre ferreo Di Pietro userà, stranamente, il guanto di velluto, non trascorrerà neanche una notte in gattabuia (mentre altri ci sono rimasti per mesi buttando le chiavi e non erano a un passo da Dio) e uscirà di scena felice come una Pasqua, libero come un fringuello.
Tutto bello che archiviato!
Ai confini della realtà. Ma perfettamente dentro una story che poteva cambiare il destino d’Italia e non ha partorito nemmeno un topolino rachitico.
Fa il paio, la dirty story, con il tentativo di delegittimazione di cui parla don Tonino nella sua fresca bomba mediatica (peccato non valorizzata dai media, anzi pressoché oscurata). Di Pietro si riferisce al processo farsa che ha dovuto subire a Brescia, per via dei tanti episodi di corruzione dei quali era stato protagonista ai tempi d’oro di Mani pulite, con tanti, troppi inquisiti benefattori nei suoi confronti: ‘utilità’, come, si dice in gergo, dei generi più vari.
E sapete cos’ha fatto il gip del del tribunale di Brescia, la sua ex uditrice Anna Di Martino? Lo ha assolto perché “i fatti non sono penalmente rilevanti”. Mentre sono molto gravi – viene ammesso nella sentenza ‘assolutoria’ – sotto il profilo morale, etico, professionale e deontologico.
Capito come sono andate le cose?
Per rileggerne di tutti i colori, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della home page della Voce e digitare ANTONIO DI PIETRO, ma anche MAFIA APPALTI oppure ALTA VELOCITA’ ed anche GIOVANNI FALCONE e PAOLO BORSELLINO: troverete un sacco di reportage e inchieste al calor bianco. Eccone comunque subito alcune.
E’ del 21 agosto 2024
ANTONIO DI PIETRO / TORNA IN CAMPO IL GRANDE “INSABBIATORE”
Del 13 febbraio 2022
‘O PM / COME ANTONIO DI PIETRO HA INSABBIATO LE INCHIESTE SULL’ALTA VELOCITA’
Del 28-4-21