Per non dimenticare la prepotenza della Casta

 

E così Di Matteo ha ribadito che a votare Sì saranno massoni e delinquenti. Quindi anche noi, che non siamo massoni o delinquenti, lo diventiamo.
Ma che carino questo uomo con un perfetto senso della misura e della giustizia!
Che uomo di acuto ingegno e raffinato linguaggio!


Posto che mi sembrano dichiarazioni di chi vuole drammatizzare il confronto per paura di perdere, trovo legittimo in primo luogo affermare che io sto con Fiammetta Borsellino, cioè dall’altra parte della barricata; sto con la figlia che ha denunciato la buffonata del processo sulla cosiddetta Trattativa, vera cortina di fumo per non accertare perché e come pezzi importanti della magistratura abbiano concorso a non fare chiarezza sull’omicidio Borsellino.
Vorrei dirlo anche meglio: io sto e starò con la Borsellino a prescindere dal referendum perché ha ragione e ha tutte le ragioni del mondo per affermare che la sua famiglia ha sperimentato nel modo più drammatico come la magistratura possa essere indifferente alla verità per privilegio di casta; loro sanno come il diritto possa essere piegato, da chi dovrebbe garantirlo, a strumento per ostacolare la giustizia.
Questo uno scampolo dell’intervista rilasciata da Fiammetta Borsellino a Il Riformista del 24 febbraio 2021:

Fiammetta Borsellino, la sentenza del processo di Caltanissetta ha affermato che l’indagine mafia appalti aveva impresso un’accelerazione alla morte di suo padre.
Esatto.
Mentre nel processo Trattativa Stato-mafia di Palermo questo aspetto è stato escluso, negando che suo padre avesse un interesse al dossier mafia appalti.
E non è vero. Mio padre era convinto della bontà dell’indagine per il suo respiro nazionale. Mi riferisco, ad esempio, agli interessi di Totò Riina nella Calcestruzzi spa.
Alla Procura di Palermo non erano tutti della stessa opinione di suo padre.
C’è la testimonianza del dottor Scarpinato che riferisce del profilo regionale dell’indagine quando era evidente invece che ci fossero interessi particolari anche nella Penisola.

L’incongruenza fra le due sentenze, quella del processo Trattativa Stato-mafia e quella del Borsellino quater pare evidente. Una incongruenza che destabilizza.
Non ha fiducia nei giudici?
Non ho fiducia in coloro che si proclamano magistrati antimafia e hanno condotto procedimenti giudiziari che contrastano in maniera così manifesta. E non ho fiducia in chi dovrebbe fare chiarezza. Anche sul piano morale.

Ad esempio?  In chi non si è accorto degli errori grossolani sul depistaggio della morte di mio padre. E nel Consiglio superiore della magistratura.
Perché non ha fiducia nel Csm?
Il Csm si è dato in questi anni sempre la zappa sui piedi, tutelando interessi di tipo clientelare e di carriera
. Fu solerte quando si trattò di mettere sotto processo disciplinare mio padre per aver denunciato pubblicamente lo smantellamento del pool antimafia ed è stato inerte nei confronti di coloro, organi inquirenti e giudicanti, che in qualche modo hanno contribuito, avendo parte attiva o passiva, al più grande depistaggio della storia giudiziaria del Paese.
Gli atti che riguardano suo padre sono stati desecretati dal Csm.
Mi pare una operazione di facciata senza alcun senso se poi ci ferma e non si accertano le condotte indegne tenute dai magistrati dopo la morte di mio padre.
Non mi importa nulla della desecretazione se non si fanno accertamenti seri.
Prova un po’ di amarezza?
A
nche. Soprattutto che debbano prendere la parola su mio padre persone distantissime da lui e che hanno indagato su altre piste
Vuole fare un nome?
Nino Di Matteo.

Perché proprio lui?
A parte la vicenda del processo Trattativa Stato-mafia condotto proprio da Di Matteo, non può considerarsi erede di mio padre chi non pone in essere i suoi insegnamenti e anche quelli di Giovanni Falcone. Mio padre, ad esempio, non avrebbe mai scritto o presentato libri sui suoi processi in corso.
Che tipo era suo padre?  
Mio padre era una persona di grande sobrietà, faceva solo il proprio.


Oggi i giornali segnalano l’uscita di due instant book.
Si tratta di Senza giustizia. Miserie e debolezze delle toghe italiane, di Stefano Zurlo, Baldini-Castoldi, 20 euro, e di La Giustizia vista da vicino, di Antonio Di Pietro, Piemme, 18 euro.
Il primo dovrebbe raccontare delle 5933 ingiuste detenzioni volute dalla magistratura italiana nel settennio 2017-2024, rispetto alle quali si può registrare una sola condanna civile per un magistrato che ha sbagliato. Una condanna ogni 6ooo detenzioni ingiuste: c’è da riflettere. Se non è casta questa, io sono bello.
Nel secondo, Di Pietro si scaglia contro i suoi ex colleghi che mentono sul contenuto della riforma, gridando all’attacco all’indipendenza della magistratura, che è una grandissima balla. Di Pietro mette a confronto il testo dell’art. 104 della Costituzione com’è e come sarà.
Com’è: Art. 104: La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Come sarà: Art. 104: La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente.
Nessun assalto all’indipendenza dei giudici, dunque.
Anzi, c’è da notarlo, così come per non indagare correttamente sulla strage Borsellino si mise su il processo Trattativa, cioè una colossale balla fondata sui sillogismi ideologici che Hanna Harendt ci ha ben insegnato a riconoscere (basta accettare il presupposto di partenza e tutto il resto discende per conseguenza concettuale, senza alcun bisogno di riscontri reali… mi ricorda qualcosa che ho letto in un processo sardo…), altrettanto ora, per stordire l’elettorato e impedire che ragioni, si grida all’attentato alla Costituzione.
Non facciamoci fregare.
Ognuno voti come gli pare, io voterò Sì, se mai non si fosse capito, ma voti ragionando, non per paura. Paolo Maninchedda SARDEGNA E LIBERTÁ