Maxi-processo Hydra al via, i collaboratori svelano i rapporti delle tre mafie con la politica. Pace: “Messina Denaro a Milano per i summit con Errante Parrino”

Doppio colpo di scena il primo giorno del maxi-processo per l’inchiesta Hydra: la Procura deposita i verbali di due pentiti, Pace e Amico

 

Si è aperto con due grossi colpi di scena ieri il maxi-processo con rito ordinario dell’inchiesta Hydra (45 gli imputati in questo filone), che ha scoperchiato il “sistema mafioso lombardo”, ovvero la presunta alleanza tra le tre mafie – ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra – per gestire la Lombardia. Sotto l’occhio vigile di Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra, morto nel 2023.

Amico, si pente il delegato del clan Senese

Il primo colpo di scena ha un nome: Gioacchino Amico – membro apicale del presunto vertice mafioso – che da febbraio scorso sta collaborando con la procura milanese.

 

 

Lo ha riferito la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale datato 3 febbraio, insieme con quello dell’altro collaboratore di giustizia, Bernardo Pace, morto suicida in carcere quattro giorni fa. Non prima però di aver riempito numerose pagine con i nomi dei politici locali e nazionali che avevano rapporti con la cupola degli affari.

“So benissimo che vogliono uccidermi”

Amico, che avrebbe preso parte a molti summit, per gli inquirenti comandava il “gruppo Senese”, collegato alla “omonima famiglia” attiva a Roma con a capo Michele Senese (non imputato a Milano), legata alla camorra napoletana. Come “emerso” dalle “dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (…) sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità, lo posso fare soltanto cambiando vita”, ha messo a verbale Amico, ammettendo di aver fatto parte del “sistema mafioso lombardo”, composto da esponenti delle tre mafie.
Davanti ai pm Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, il pentito ha dichiarato che “c’è gente libera, che è molto feroce (…) questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale (…) infiltrarsi in politica”.

“In pericolo anche voi magistrati”

Amico – che è libero dopo l’arresto nel 2023 e vive in una località protetta – ha spiegato che la sua scelta di collaborare va nel senso anche di proteggere la “incolumità” dei magistrati che si occupano di questo processo. “Il mio dovere morale – ha detto – è anche questo, di fermare queste persone per non creare un danno anche ai qui presenti”, ossia ai pm che lo stavano interrogando. E ha aggiunto: “Qualcuno muoverà i fili (…) l’unica persona dell’indagine Hydra, quando sarà il momento ne parleremo”.

Decine le pagine (omissate) sui rapporti con la politica. “Ero il coordinatore del partito di Tosi a Canicattì”

“L’associazione c’è – ha chiarito – è nata nel 2019 ed è proprio questa unione di tutte le tre mafie, per non dire forse la quarta albanese (…) che è quella più spietata”. E il capo di “tutta l’organizzazione” sarebbe stato Giancarlo Vestiti, uno degli imputati del maxiprocesso iniziato ieri. “In tanti mi vogliono morto”, ha aggiunto ancora Amico, che ha riempito decine e decine le pagine che risultano omissate, svelando i rapporti della cupola con la politica.

Amico ha ricordato di essere stato in passato “coordinatore cittadino di Canicattì” del “Movimento Fare, creato dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi”, politico che “conosco bene”, oggi europarlamentare di Forza Italia. Amico ha definito “Hydra” una “bella indagine che fotografa esattamente quello che è accaduto”.

Le rivelazioni di Pace (prima di essere trovato morto) su Messina Denaro

E di rapporti con la politica (il secondo colpo di scena) avrebbe parlato a verbale anche l’altro collaboratore di giustizia, Bernardo Pace, trovato impiccato nella sua cella del carcere di Torino quattro giorni fa. Qui le pagine oscurate sono otto. “Nell’ambito del mio ruolo all’interno di quella associazione mafiosa, nonché in Cosa nostra siciliana, sono a conoscenza di una serie di argomenti (alcuni anche non ancora toccati dalle vostre indagini) di cui posso riferire. Tra questi i rapporti tra le organizzazioni mafiose ed esponenti politici locali e nazionali”, si legge nelle carte depositate dalla procura.

“Hydra esiste e ne faccio parte”

Il 19 febbraio scorso Pace dice: “Ammetto l’esistenza dell’unione mafiosa oggetto del procedimento Hydra e il mio ruolo all’interno di quell’associazione mafiosa. Ammetto, altresì, le mie responsabilità per i reati fine a me contestati”. Tra gli altri argomenti di cui dice di volere dare informazioni inedite agli inquirenti, oltre a quelli che indica come i “rapporti” tra mafia e politici ci sono anche “i rapporti con gli altri componenti, prevalentemente in posizione apicale dell’associazione mafiosa Hydra che conosco; rapporti con Paolo Errante Parrino (boss di Abbiategrasso, ndr) e tra quest’ultimo e l’allora latitante Matteo Messina Denaro; composizione del Mandamento di Castelvetrano; rapporti economico/mafiosi tra le tre organizzazioni criminali anche oltre i soggetti e le condotte già emersi in Hydra; omicidio di Tanu U Curtu (Tano Cantarella), di cui conosco movente, mandanti ed esecutori materiali, avendoli appresi da Errante Parrino; i rapporti tra Gioacchino Amico e Matteo Messina Denaro, tramite l’avvocato Antonio Messina, relativi a traffico di droga e compensazione dei crediti iva falsi”.

“Quegli incontri Denaro-Parrino nello studio dell’avvocato Bosco”

Secondo Pace, Denaro “veniva a Milano” e si vedeva con Parrino, nello “studio” dell’avvocato Giovanni Bosco, oggi defunto. A riferirglielo lo “Zio Paolo” (Parrino) che gli avrebbe anche raccontato di “riunioni” con l’ex super latitante, alcune avvenute anche alla “presenza” del legale, morto nel 2024 per un malore poche ore dopo essere stato arrestato in un’inchiesta su un sistema di bancarotte, frodi fiscali e riciclaggio. “Io non l’ho mai visto”, ha detto Pace con riferimento a Denaro, “ma ha detto di aver saputo che mantenesse i rapporti con Errante Parrino attraverso la ‘sorella’. Chiamava con un altro telefono e parlava con la sorella. Cercavano di farsi capire e si facevano vedere le foto, gli faceva vedere le foto di Matteo”.  Andrea Sparaciari LA NOTIZIA

 

La MAFIA a COMO e in LOMBARDIA