Un segnale forte, a partire dalla maggioranza, affinché si faccia chiarezza sui rischi di infiltrazione dei clan nei partiti.
Il Governo le ha affidato il compito e ora Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia, ha già fatto la prima mossa: per martedì prossimo ha convocato un ufficio di presidenza in cui sarà affrontato il tema di un eventuale nuovo filone di inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella politica.
La commissione è già da tempo attivata sulle due inchieste in corso che secondo gli ultimi sviluppi coinvolgono indirettamente figure di FdI, le quali non risultano comunque indagate: l’indagine Hydra a Milano e quella sul clan Senese a Roma.
Il 16 aprile Colosimo sarà a Milano per la prima, mentre presto inizierà un ciclo di audizioni sulla questione capitolina che ha lambito Andrea Delmastro, durante le quali – tra gli altri – sarà ascoltato lo stesso ex sottosegretario, la sua scorta, la Procura di Roma, polizia e Guardia di finanza, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale.
Martedì prossimo però l’argomento affrontato in ufficio di presidenza della commissione non riguarderà inchieste specifiche, ma un nuovo filone appositamente dedicato alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, compreso FdI. Del resto in Parlamento è stato lo stesso presidente del Consiglio Meloni a chiederlo, lanciando una sfida all’opposizione affinché il tema non sia usato per propaganda, ma “per costruire gli anticorpi”. Per i componenti del Pd in antimafia si tratta però di “appelli impropri”, che punterebbero a “tirare dentro tutti”.
E l’esponente dem Walter Verini aggiunge: “Il compito della commissione è di accendere fari su fatti che realmente succedono, né di riscrivere la storia o inventarla. Ci aspettiamo che innanzitutto le audizioni già decise sul caso Delmastro vengano calendarizzate”.
Questa non è l’unica cartuccia in serbo contro le mafie. Fratelli d’Italia rilancerà la proposta di legge bipartisan, a prima firma di Colosimo, per la protezione dei minori e giovani sotto i 25 anni, figli di famiglie mafiose, e di quei genitori che intendono allontanarsi dal contesto criminale.
Dal ministero della Giustizia potrebbe arrivare invece una rimodulazione della circolare diramata lo scorso ottobre dal capo della direzione generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, che aveva centralizzato l’autorizzazione per le attività educative e trattamentali negli istituti penitenziari con circuiti del 41-bis.
Il documento aveva sollevato critiche da diverse parti per il potenziale rallentamento delle attività di recupero dei detenuti ma – come già di fatto sta avvenendo – questa disposizione verrebbe applicata in maniera rigida soltanto per il regime di alta sicurezza e non per quello di media sicurezza o inferiore. ANSA
