Il riferimento dell’avvocato Trizzino è ad alcune ricostruzioni giornalistiche sulla “pista nera” nelle stragi del 1992: “Totò Riina non aveva bisogno dell’eversione di destra o di sinistra per portare avanti il suo disegno stragista”, dice il legale, rimarcando la “natura sovversiva di Cosa nostra, troppo spesso non messa in evidenza”. E ribadisce: “Bisogna cercare la verità, non fantasmi”. Ricordando la “ferita aperta del depistaggio istituzionale che ha tenuto lontana la verità per tanto, troppo tempo”.
“Le parole che Paolo Borsellino pronunciava nel 1989 restano di grande attualità – dice il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia – in un passaggio dell’intervento parlava del traffico di droga”. Il capo della Direzione distrettuale antimafia di Palermo spiega: “Oggi, abbiamo tutta una serie di segnali non incoraggianti sulla presenza delle mafie a Palermo. Anche il ritorno, in grande stile, del traffico di stupefacenti”. In un altro passaggio del suo intervento, Borsellino parlava della commercializzazione delle sostanze stupefacenti, diceva: “Si è avanzata da taluni dilettanti di criminologia la bislacca idea che la liberalizzazione del consumo di droga comporterebbe, con il venir meno degli enormi profitti che si ricavano dall’illecito traffico, la sicura fine di Cosa nostra”. Una posizione che de Lucia condivide e rilancia. Il procuratore di Palermo ricorda soprattutto il “coraggio e l’indipendenza” di Paolo Borsellino che lo portò “anche ad opporsi al Consiglio superiore della magistratura”. Nel 1988, l’allora procuratore di Marsala denunciò in alcune interviste lo smantellamento del pool. “Lottò contro la mafia, contro quei poteri che agivano contro il pool – dice de Lucia – Borsellino fu sempre dalla parte di Palermo, dei cittadini onesti, della Patria, parola che appartiene a tutti”. Borsellino, oggi simbolo della destra per le sue idee politiche, non fu mai un uomo di parte. Il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo ricorda il corteo spontaneo, “al di là delle appartenenze”, che sfilò dopo la sera della strage di via D’Amelio, da piazza Croci fino alla prefettura, dove intanto erano arrivati alcuni ministri. “Quel modello di antimafia dovrebbe dirci ancora molto – prosegue Russo – oggi che ogni tanto la società civile si addormenta sui temi della lotta alla mafia. Non basta la memoria”. La deputata Carolina Varchi, anche lei di FdI, ricorda Borsellino citando il passaggio del suo intervento che riguarda il corretto utilizzo dei fondi pubblici: “Allo Zen – dice la parlamentare – c’è stata una colpevole disattenzione di chi ha investito risorse pubbliche”, accusa: “E’ stato creato un ghetto”.
In fondo alla grande sala, c’è Manfredi Borsellino, il figlio del giudice Paolo. Per tutto l’incontro resta in piedi. Quando scorre l’audio recuperato dell’intervento del papà – un audio chiarissimo, sembra che Paolo Borsellino sia al tavolo dei relatori – il figlio sussurra a un amico: “Ho ancora un rimpianto, non essere stato con lui nell’ultimo incontro che fece, nel mio liceo, l’Umberto”. Si avvicina un vecchio amico di Paolo Borsellino, Alfio Lo Presti. “Erano inseparabili – racconta Manfredi – quando stavano insieme non la finivano più di fare battute”.
PAOLO BORSELLINO: “La mafia e il potere”. A Palermo la presentazione



