Guido Lo Porto querela Report: «Omesso ciò che mi scagiona»
L’ex deputato passa al contrattacco legale contro la trasmissione Rai, l’avvocato Fabio Repici e Salvatore Borsellino, dopo che un servizio televisivo lo aveva indicato come presunto traditore di Paolo Borsellino. La querela cita archiviazioni del 1999 e del 2024, ribadendo l’infondatezza delle accuse
L’ex deputato Guido Lo Porto non ci sta e passa al contrattacco legale. L’ex parlamentare storico del Msi e di Alleanza Nazionale, già sottosegretario alla Difesa e Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha presentato una denuncia-querela alla Procura di Caltanissetta contro la trasmissione Report, l’avvocato Fabio Repici e Salvatore Borsellino.
Al centro della vicenda c’è l’accusa, rimbalzata in tv e negli atti giudiziari, di essere il presunto “amico traditore” di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso nella strage di via D’Amelio.
Tutto nasce da un servizio della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, intitolato “La banalità del nero”, andato in onda il 5 gennaio 2026.
In quella puntata, secondo la querela, il giornalista Paolo Mondani e lo stesso Ranucci avrebbero ripreso le tesi dell’avvocato Repici, dipingendo Lo Porto come un soggetto contiguo ad ambienti mafiosi e vicino al boss Mariano Tullio Troia. Ma per i legali di Lo Porto, guidati dall’avvocato Stefano Giordano del Foro di Milano, si tratta di accuse “calunniose e diffamatorie” che ignorano deliberatamente la verità stabilita dai giudici.
La storia, in realtà, era già stata chiusa 25 anni fa. Nel 1999, il Gip di Caltanissetta Giuseppe Salvatore Cerami aveva archiviato un’indagine su Lo Porto con una formula netta: “la notizia di reato è infondata”.
Le accuse si basavano sulle dichiarazioni del collaboratore Alberto Lo Cicero, che però la Dia aveva già smontato, definendolo un soggetto affetto da “grave inattendibilità” le cui parole erano state “inventate o manipolate” per ottenere benefici. Eppure, a distanza di un quarto di secolo, quelle stesse ombre sono state riesumate.
Secondo l’atto depositato, l’avvocato Fabio Repici avrebbe “ritrovato” vecchi verbali e costruito un “mosaico allusivo” nelle sue memorie difensive del maggio 2025, arrivando poi a fare esplicitamente il nome di Lo Porto come il traditore di Borsellino.
Una tesi sposata pubblicamente anche da Salvatore Borsellino durante una conferenza stampa a Palermo nel luglio 2025.
Per la difesa di Lo Porto, queste condotte integrano il reato di calunnia perché chi ha mosso le accuse sapeva bene che erano già state dichiarate false dai magistrati.
Anche il servizio di Report viene messo sotto accusa per aver omesso di citare l’archiviazione del 1999 e il provvedimento del 2024 a firma del Gip Santi Bologna, che ribadiva ancora una volta quanto Lo Cicero non fosse credibile.
“Un servizio giornalistico che si occupa di una vicenda così delicata ha il dovere di dare conto anche delle risultanze favorevoli alla persona accusata”, si legge nella querela. Invece, Lo Porto sarebbe stato associato al tradimento di un martire dello Stato davanti a milioni di telespettatori senza possibilità di replica.
L’avvocato Stefano Giordano è netto: «Confidiamo che la Procura nissena – che ha già definito la valenza giudiziaria della cosiddetta “pista nera” come uno “zero tagliato” – e il Tribunale intervengano per tutelare la reputazione dell’onorevole Lo Porto e sgomberare il campo da ogni illazione sul coinvolgimento della destra nelle stragi del 1992». Oltre alla battaglia penale a Caltanissetta, nelle prossime settimane partiranno anche le azioni civili per chiedere il risarcimento dei danni.
L’obiettivo è mettere un punto definitivo a una storia che la giustizia aveva già scritto nel secolo scorso.

