La proposta è di quelle destinate a far rumore, tanto piĂą che viene da un giudice come Giovanni Falcone: controllare l’attivitĂ del pubblico ministero per evitare il pericolo che influenze striscianti e occulte con centri di potere possano condizionare l’esercizio dell’azione penale.
Il procuratore aggiunto l’ha lanciata a Senigallia nel corso di un convegno organizzato dall’associazione di studi giuridici e costituzionali «Emilio Alessandrini» su «L’azione per la repressione dell’illecito tra obbligatorietĂ e discrezionalità ».
Falcone si è chiesto come sia possibile «che in un regime liberal-democratico tutto sia riservato alle decisioni assolutamente irresponsabili dei vari uffici della procura e, spesso, dei singoli sostituti?».
Durante il convegno si è detto che se il nuovo codice ha piegato l’obbligatorietĂ dell’azione penale seppellendo i magistrati sotto fascicoli e lavori arretrati, bisogna selezionare il carico di lavoro depenalizzando i reati minori.
A questo proposito è intervenuto Falcone: «Sono necessarie scelte legislative chiare. Il vero problema è quello dell’ef- fettiva praticabilitĂ dell’azione penale con gli uffici sovraccarichi di lavoro, con le tante carenze strutturali».

