Stragi del ’92: Il “nodo” Mafia-Appalti verso l’archiviazione. Ma la verità resta un puzzle incompleto

A trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, uno dei filoni d’indagine più controversi e discussi della storia repubblicana si avvia verso una chiusura formale. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha depositato la richiesta di archiviazione per l’inchiesta riguardante il dossier “Mafia-Appalti” come possibile movente o accelerante delle stragi del 1992.

Il cuore del dossier: perché Falcone e Borsellino ci credevano

Il fascicolo “Mafia e Appalti” non è una semplice pista investigativa, ma rappresenta quello che molti addetti ai lavori definiscono il “peccato originale” dei depistaggi e delle omissioni. Originato da un’informativa del ROS dei Carabinieri (firmata dall’allora colonnello Mario Mori e dal capitano Giuseppe De Donno), il dossier ipotizzava un sistema integrato dove Cosa Nostra, grandi imprese nazionali e referenti politici gestivano spartizioni miliardarie.

Giovanni Falcone aveva intuito che il salto di qualità della mafia passava dal controllo dei grandi flussi finanziari pubblici. Paolo Borsellino, nei suoi ultimi 57 giorni di vita, si era interessato ossessivamente a quegli atti, convinto che proprio lì si nascondesse la chiave dell’attentato al collega e il presagio del proprio destino.

La decisione della Procura: “Contro ignoti” e senza sbocchi

La richiesta di archiviazione odierna riguarda un filone aperto contro ignoti. Nonostante anni di riletture documentali, audizioni di collaboratori di giustizia e analisi di vecchi verbali, i magistrati nisseni avrebbero concluso che non vi sono elementi probatori sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio che colleghi direttamente quel sistema di appalti alla deliberazione delle stragi.

Tuttavia, come spesso accade nelle inchieste sui misteri siciliani, l’archiviazione non equivale a una smentita della tesi storica. Al contrario, fonti vicine agli inquirenti suggeriscono che la pista “regga” sul piano della ricostruzione logica, ma manchi della “pistola fumante” necessaria a superare lo scoglio del processo dopo tre decenni.

Il fronte aperto: Pignatone e Natoli

Mentre un ramo dell’indagine si chiude, un altro resta pericolosamente aperto. La Procura di Caltanissetta continua infatti a indagare su figure di spicco della magistratura dell’epoca, tra cui l’ex procuratore di Roma Giuseppe Pignatonee l’ex magistrato Gioacchino Natoli. L’ipotesi al vaglio è pesante: aver favorito l’insabbiamento di parti del dossier mafia-appalti nei primi anni ’90.

Questa “inchiesta nell’inchiesta” cerca di chiarire se vi fu una volontà deliberata di “smontare” il lavoro del ROS, omettendo atti o ritardando perquisizioni che avrebbero potuto cambiare la storia della lotta alla mafia.

Le reazioni e il ruolo della Commissione Antimafia

La notizia arriva in un momento di forte tensione istituzionale. Proprio oggi, martedì 14 aprile, il Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca è atteso in audizione davanti alla Commissione Nazionale Antimafia. I commissari cercheranno di capire se l’archiviazione sia una resa definitiva o se, tra le pieghe della richiesta, emergano nuovi dettagli su quel “sistema criminale” che Falcone voleva scardinare.

La verità storica vs verità giudiziaria

Da un punto di vista giornalistico, questa mossa segna un punto di arresto significativo. Per i familiari delle vittime, in particolare per i figli di Paolo Borsellino, il dossier Mafia-Appalti è sempre stato considerato il “convitato di pietra” di via D’Amelio. Se il GIP dovesse accogliere l’archiviazione, si chiuderebbe una porta su uno dei tentativi più profondi di collegare la mafia stragista ai “colletti bianchi” e all’imprenditoria del Nord.

Resta però l’amaro in bocca: se è vero che la mafia uccise Falcone e Borsellino per proteggere i propri interessi economici, l’incapacità dello Stato di dare un nome e un volto ai complici “esterni” di quel sistema rappresenta, ancora oggi, una ferita aperta nella democrazia italiana.

Roberto Greco L’ALTROPARLANTE 14.4.2026