19.8.2026 Su Andreotti e cosa nostra, un benvenuto agli indignati
di Gian Carlo Caselli FQ
Nella consueta rubrica del lunedì intitolata “Ma mi faccia il piacere”, sotto la voce di “Smemorati di Collegno”, il direttore di questo giornale Marco Travaglio, ha ricordato che tra i suoi molti incarichi Giovanni Falcone ne svolse uno anche in un governo di Giulio Andreotti.
La citazione ha suscitato molte critiche e polemiche, ma il fatto è vero: perché Falcone ebbe ad assumere e svolgere anche l’importante funzione di “direttore generale degli Affari penali” proprio in un governo presieduto da Giulio Andreotti.
La citazione ha suscitato molte critiche e polemiche, ma il fatto è vero: perché Falcone ebbe ad assumere e svolgere anche l’importante funzione di “direttore generale degli Affari penali” proprio in un governo presieduto da Giulio Andreotti.
Non bisogna però dimenticare che in questo caso (vuoi per abilità di Falcone; vuoi per una disattenzione di Andreotti: anche Belzebù può commettere qualche errore…) a finire impagliato fu proprio quella vecchia volpe di Andreotti, più volte premier e ministro del governo italiano. Nel senso che furono adottate proprio da quel governo nuove misure antimafia di particolare importanza ed efficacia, come l’istituzione delle procure distrettuali e della Procura nazionale antimafia, vale a dire un metodo di lavoro basato suoi parametri – tanto innovativi quanto efficaci – della specializzazione degli operatori e della centralizzazione dei dati.Cose che oggi, nella lotta al crimine organizzato, rappresentano ormai l’ordinaria amministrazione, mentre a quei tempi costituivano una vera e propria rivoluzione sul piano investigativo-giudiziario.
È anche importante segnalare che coloro che oggi si scatenano contro Marco Travaglio per quello che considerano un accostamento improponibile, sono gli stessi che hanno continuato imperterriti a santificare in ogni modo e circostanza lo statista democristiano: anche quando, con sentenza definitiva della Corte di Cassazione, egli era stato considerato responsabile del delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra per averlo commesso (sic) fino alla primavera del 1980. Delitto – si ribadisce – commesso ma prescritto per decorrenza dei termini di legge.
Cose che Marco ha sempre riferito con precisione, affermando, ancorché in solitudine, il coinvolgimento di Giulio Andreotti in affari con la mafia. Marco Travaglio merita pertanto che gli sia riconosciuta una continuativa coerenza in ordine al riconoscimento della sussistenza di rapporti tra Andreotti e la mafia, a differenza di chi oggi vorrebbe denigrarlo.
