
Nell’era dei social network il confine tra sfera privata e dimensione pubblica è diventato sempre più sottile. Una questione particolarmente delicata riguarda l’utilizzo del proprio profilo personale da parte di chi ricopre incarichi di rappresentanza politica, istituzionale o associativa.
La pubblicazione di messaggi a sostegno o contro un candidato o di una lista elettorale, sebbene riconducibile alla libertà di espressione del singolo cittadino, può infatti generare una sovrapposizione problematica tra il ruolo personale e quello pubblico.
Il profilo Facebook, Istagram ecc. é uno spazio privato, nel quale ciascuno può ovviamente manifestare opinioni, preferenze e orientamenti politici. Tuttavia, quando l’autore dei contenuti è un soggetto che riveste una funzione rappresentativa, la percezione di chi ti legge può cambiare”. I cittadini, gli iscritti o gli elettori tendono infatti a considerare le dichiarazioni pubblicate online non soltanto come l’espressione di una posizione individuale, ma anche come il riflesso del ruolo istituzionale ricoperto.
La difficoltà principale risiede proprio nell’impossibilità di separare nettamente le due dimensioni. Anche in assenza di simboli ufficiali o riferimenti diretti all’incarico, il ruolo pubblico accompagna inevitabilmente la persona nella comunicazione digitale.
Un assessore, un sindaco, un presidente di associazione o un rappresentante di categoria non cessano di essere riconosciuti come tali quando intervengono sui social network. Di conseguenza, un endorsement elettorale pubblicato sul proprio profilo personale può essere interpretato come una presa di posizione dell’istituzione o dell’organizzazione che rappresentano.
Questa ambiguità può produrre effetti significativi. Da un lato, rischia di compromettere l’immagine di imparzialità che spesso è richiesta a chi esercita determinate funzioni di natura pubblica, dall’altro può alimentare polemiche e contestazioni da parte di chi ritiene che il prestigio o la visibilità derivanti dall’incarico vengano utilizzati, anche indirettamente, per favorire o danneggiare una parte politica.
Ciò non significa che i titolari di cariche con una rilevanza pubblica debbano rinunciare al diritto di partecipare al dibattito democratico. La libertà di espressione e di manifestazione del pensiero rappresenta un principio fondamentale in una società pluralista. Crediamo che però sia necessario esercitare tale diritto con particolare attenzione, tenendo conto della responsabilità che deriva dal ruolo ricoperto e della percezione che i cittadini possono avere dei messaggi diffusi.
In conclusione, il problema non risiede tanto nell’espressione di una preferenza politica in sé, quanto nella difficoltà di separare la persona dal ruolo che essa incarna agli occhi della collettività. Nella realtà digitale contemporanea, il profilo personale di chi esercita una funzione rappresentativa non è di fatto mai completamente privato: è uno spazio nel quale libertà individuale e responsabilità pubblica si incontrano e, talvolta, entrano in tensione.
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