41 bis, quante bufale. Così via d’Amelio accelerò la conversione in legge…

L’aver varato il 41 bis è stata davvero una conquista di civiltà? La mafia corleonese è stata sconfitta grazie ad esso? Per Totò Riina era realmente il suo incubo peggiore visto che ha ordinato l’attentato di Via D’Amelio nel momento in cui c’era un Parlamento fortemente garantista tanto che solo a causa della strage, spinto dalla più che giustificata onda emotiva, ha deciso di accelerare l’iter, convertendo in legge il “decreto antimafia Martelli-Scotti” rimasto nel limbo dall’8 giugno 1992? Il 41 bis era una misura temporanea, oppure ordinaria?
La vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito ha accesso fortemente il dibattito, ma porta con esso una valanga di bufale, partendo proprio dalla sua ratio fino al fatto che oggi è usato in maniera abnorme tanto da avere più di 700 detenuti reclusi al carcere speciale. Nasce per i boss, ma risulta difficile credere che esistano centinaia e centina capi clan in Italia. Un numero che nemmeno esiste nei cosiddetti narco – Stati del Sudamerica. Ciò significa che c’è un evidente abuso di tale strumento che con il passare degli anni, oltre ad estenderlo anche alla “manovalanza” (quindi non solo ai capi delle organizzazioni criminali), ha avuto un surplus di pene vessatorie del tutto inutili.
 
IL RAPIMENTO MORO DETTE IL VIA ALL’APPLICAZIONE ANTESIGNANO DEL 41 BIS
Nei primi anni 70, il sistema penitenziario era al collasso con le incessanti evasioni e rivolte dei detenuti, quest’ultime dirette a sollecitare una riforma dell’ordinamento. Nell’aprile del 1973, il Parlamento affrettò l’esame della riforma penitenziaria, cercando di apportare poche modifiche al progetto di legge iniziale, ma proprio le proteste e le evasioni dei detenuti fecero sì che, durante l’esame della Commissione Giustizia della Camera, il progetto di legge subisse numerosi emendamenti, tanto da portare ad uno stravolgimento del testo iniziale. Nel 1975 si varò la riforma che non aveva con se elementi innovatrici tanto da destare numerose critiche dal mondo giuridico e politico garantista. Ed è in questa riforma che nasce l’articolo 90, l’antesignano dell’attuale 41 bis. Ma per anni non fu mai applicato, perché considerata una misura altamente eccezionale.
Arriviamo al 16 marzo 1978. In via Fani, un commando delle Brigate Rosse rapisce il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e uccide i cinque uomini della scorta. A questo fatto di cronaca, viene legittimata per la prima volta l’applicazione dell’articolo 90. Arriviamo nel 1986 con la legge Gozzini che ha abrogato tale norma a causa delle distorsioni applicative alle quali aveva dato luogo e dei molti aspetti di dubbia costituzionalità.
 
TOTO RIINA HA DATO LA SPINTA PER L’APPROVAZIONE
Come fu con l’azione terrorista nei confronti di Aldo Moro, le stragi mafiose del 1992 dettero l’impulso nel rispolverare l’articolo 90 attraverso, appunto, la conversione in legge del 41 bis. Il 23 maggio, a Capaci, esplode una quantità abnorme di tritolo. Una tragedia immane. L’ esplosione ha investito l’autovettura sulla quale viaggiavano gli agenti di Pubblica Sicurezza Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e quella che seguiva immediatamente dopo, cioè quella nella quale si trovavano i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. I primi soccorritori hanno potuto constatare che quest’ultimi erano ancora in vita.
La dottoressa Morvillo respirava ancora, pur se priva di conoscenza, invece Falcone mostrava di recepire con gli occhi le sollecitazioni che gli venivano dai soccorritori. Malgrado gli sforzi profusi dai soccorritori prima e dai sanitari dopo, entrambi i magistrati sarebbero poi deceduti in serata per le emorragie causate dalle lesioni interne determinate dall’onda d’urto provocata dall’esplosione. Tale tragedia spinse i ministri Martelli e Scotti a elaborare un decreto che inasprisce diverse misure, tra le quali l’introduzione del 41 bis. In quel momento storico, il Parlamento era trasversalmente attraversato da partiti fortemente garantisti, dai liberali, passando per i Radicali e i Socialisti, fino ad arrivare agli eredi del Partito comunista. Avevano espresso forti perplessità per questa misura che va in antitesi con la riforma Gozzini. Il decreto legge tardava per essere convertito in legge.
Arriviamo al 19 luglio 1992 quando Totò Riina decide di accelerare la strage di Via D’Amelio. Paolo Borsellino era diventato troppo pericoloso per Cosa Nostra. Tutte le sentenze sulle stragi affermano che l’uccisione fu volta non solo per una questione vendicativa (esito del maxiprocesso), ma soprattutto “preventiva” visto il suo interessamento all’indagine su mafia appalti. Per Totò Riina l’esigenza maggiore era quella di preservare i suoi affari miliardari e patti (in un caso addirittura entrò in società tramite i Buscemi) con i potentati economici, anziché rischiare che passi il decreto sul regime del 41 bis. L’attentato di Via D’Amelio fece crollare il “muro” garantista. L’iter per la conversione in legge fu accelerato e l’8 agosto 1992 il parlamento convertì il decreto Martelli – Scotti e quindi anche il 41 bis.
 
DA EMERGENZIALE A ORDINARIO, FINO A DIVENTARE DURO
Così come per l’ergastolo ostativo (nello specifico il 4 bis), si strumentalizza Falcone per difendere l’attuale 41 bis. Il giudice ha voluto il rispolvero dell’articolo 90, non per torturare o convincere i boss a collaborare. La finalità, così come anche oggi è sulla carta, era necessaria per i capi mafia, coloro che erano al vertice dell’organizzazione, onde evitare ogni possibile collegamento e contatto tra i detenuti all’interno delle carceri e i criminali esterni. Punto. Nient’altro. Quando nell’agosto del ’92 c’è stata la conversione in legge, secondo l’intento del legislatore tale misura dove essere emergenziale e soprattutto temporanea. Tuttavia la sua vigenza è stata assicurata nel corso degli anni, per quasi un decennio, da reiterati provvedimenti legislativi di proroga, fino alla sua definitiva stabilizzazione nel sistema penitenziario a opera della legge del 23 dicembre 2002 con il governo Berlusconi.
Non solo. Attraverso la legge del 15 luglio 2009 n. 94, e sempre con il governo di centrodestra, il 41 bis ha avuto un inasprimento. Una legge che ha inserito gravose misure afflittive del tutto inutili rispetto alla finalità di sicurezza. Eppure, la ratio è quella di impedire i contatti che si realizzano soltanto attraverso due canali: da un lato la corrispondenza epistolare, telegrafica o telefonica, dall’altro, i colloqui. Non ci sono altri mezzi con cui il detenuto può comunicare. Quindi, non si comprendono determinate misure afflittive che appaiono surreali.
L’ex senatore Luigi Manconi, durante la trasmissione In Onda su La7, sottolineando nuovamente che lo scopo del 41 bis è recidere i legami con i propri sottoposti dell’organizzazione criminale, ha fatto un esempio ponendosi questa domanda: «Perché a un detenuto, come nel caso di Cospito, ancorché sottoposto al regime speciale di 41-bis, viene interdetta la possibilità di tenere nella propria cella la foto dei propri genitori defunti prima che il sindaco della città di appartenenza di quelle persone fotografate abbia riconosciuto l’autenticità?».
Misure eccessive, afflizioni inutili e un uso abnorme di tale misura, tanto da raggiungere più di 700 reclusi al 41 bis. Non è possibile immaginare un Paese composto da quasi mille capi mafia. Così come non è possibile immaginare un anarchico individualista come #Cospito, al vertice di una organizzazione: è un ossimoro. Oppure, basti pensare a Nadia Desdemona Lioce che è al 41 bis nonostante non esistano più le cosiddette “Nuove Brigate rosse”. A chi dovrebbe dare gli ordini?
Bisogna partire dal fatto che il #41bis dovrebbe essere una misura del tutto eccezionale e invece ha subito un processo dilatatorio fino a diventare una sovrastruttura dove la tortura, di fatto, viene normalizzata. Concludiamo con le parole di Ornella Favero, direttrice di Ristretti orizzonti: «È tutto misurato al limite della paranoia, e la persona isolata al 41 bis diventa paranoica perché è il sistema che la porta a questo punto. C’è una puntata della serie tv Law & Order dedicata proprio a questo. Un poliziotto si fa mettere in isolamento per cercare di capire cosa significhi, e in una settimana praticamente impazzisce senza rendersi conto che era trascorsa una settimana, mentre lui era convinto fosse passato chissà quanto tempo. Ecco, per sottolinearne la mostruosità». Il DUBBIO Damiano Aliprandi