Strage di via D’Amelio – Libertà di stampa o di stravolgere i fatti?

 


Dopo aver visto la puntata di ieri di “Non è l’Arena”, condotta da Massimo Giletti, nel corso della quale è stata stravolta la testimonianza di Liliana Ferraro, è legittimo chiedersi se la libertà di stampa è quella che ci può consentire di stravolgere i fatti allontanandoci dalla verità.

In Italia, quotidianamente, nelle aule dei tribunali si assiste a un numero impressionante di udienze per diffamazione a mezzo stampa.

Un’accusa spesso usata come arma di intimidazione contro chi fa giornalismo d’inchiesta.

Eppure, quello che però sembra sfuggire all’attenzione di quanti avrebbero il dovere di controllare, sono le informazioni – o pseudo tali – che vengono infarcite di una moltitudine di castronerie e propinate al solo fine di aumentare l’audience.

Purtroppo, le castronerie hanno conseguenze di non poco conto anche in ambito giudiziario.

Basti pensare al finto pentito Vincenzo Scarantino, al depistaggio del quale fu protagonista, per rendersi conto che un ruolo, forse determinante, lo ebbero quella stampa e quei giornalisti che anziché fare il proprio lavoro, si trasformarono nel megafono di qualche procura.

Quando la Ferraro fu sentita al Borsellino Quater in merito all’incontro avuto con Borsellino all’aeroporto, rese dichiarazioni ben diverse da quelle che ieri sono state propinate al pubblico che ha seguito il programma di Giletti.

Giletti non è nuovo alla conduzione di puntate televisive con ospiti quantomeno discutibili, come nel caso di Salvatore Baiardo, sospettato di inviare continui messaggi tramite le sue interviste.

Convinti che, in quanto liberi, possiamo raccontare ciò che vogliamo e come vogliamo, senza verificare la fondatezza delle notizie, se non addirittura ricorrendo alla manipolazione delle stesse, portiamo migliaia di lettori e a cadere nella trappola della pura disinformazione.  

In buona o cattiva fede?

Rispetto la puntata di ieri, non si è fatta attendere la risposta dell’avvocato Fabio Trizzino con il seguente comunicato:

“Quanto detto ieri sera da Sandra Amurri nella trasmissione di Giletti sull’incontro tra Liliana Ferraro con Paolo Borsellino a Fiumicino il 28 giugno 1992 è assolutamente falso. Sarei tentato di dire che il depistaggio continua”. A dirlo all’Adnkronos è l’avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino e legale della famiglia del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio. Il riferimento è alla trasmissione ‘Non è l’Arena’ andata in onda ieri sera su La7 in cui la giornalista Amurri ha parlato dell’incontro tra la magistrata del Ministero della Giustizia Liliana Ferraro e Borsellino poco prima della strage. “Ferraro accennò a Borsellino di quanto saputo da Mori per il tramite di Martelli e da De Donno direttamente sulla iniziata interlocuzione con Ciancimino”. “Quindi – dice la Ferraro non parlò a Borsellino di nessuna trattativa e soprattutto Borsellino rispose ‘Me ne occupo io’, Non disse affatto ‘Dovranno passare sul mio cadavere”.

All’avvocato Trizzino ha risposto la Amurri, che, bontà sua, precisa che non querela l’avvocato Trizzino per le sue dichiarazioni nei suoi confronti solo per rispetto della famiglia della moglie, invitandolo a usare toni diversi.

“Entrando nel merito – dice oggi Sandra Amurri – io, parlando in maniera veloce per rispettare i tempi televisivi, ho detto che l’incontro in aeroporto tra Paolo Borellino e Liliana Ferraro era stato il 28 giugno e non il 25 ma la sostanza non cambia. Quella che lui chiama interlocuzione, cioè che Liliana Ferraro ha comunicato a Fiumicino a Borsellino, che rientrava da un convegno, che il capitano De Donno le aveva comunicato che era iniziata una interlocuzione con Ciancimino, quindi tra il colonnello Mori del Ros e Cosa nostra. Oggi la chiamiamo trattativa”. “Borsellino rispose: ‘Non ti preoccupare, ci penso io’ – dice ancora Sandra Amurri – Non ho attribuito alla Ferraro la frase ‘Dovranno passare sul mio cadavere”. Era un modo di dire velocemente, per dire che Borsellino non si è mostrato per niente sorpreso a questa eventualità”.

Un “modo di dire velocemente” che comunque ha fatto sì che il telespettatore si facesse l’idea che quelle furono le parole pronunciate dalla Ferraro.

Che abbia ragione Giletti nel dire che Borsellino venne tradito anche dopo morto?

E chi meglio di lui può dirlo visto che stravolgendo la verità nel corso delle sue trasmissioni non faremmo altro che continuare a perpetrare quel “tradimento”?

Gian J. Morici