Quanti sono gli errori giudiziari in Italia? Quante persone ogni anno finiscono in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi rivelarsi innocenti? E quanto spende lo Stato per risarcirle?
Quante persone ottengono un indennizzo dopo aver vissuto l’esperienza di essere arrestati senza colpa?
L’associazione Errorigiudiziari.com, che da oltre 25 anni approfondisce il fenomeno in Italia, è in grado di scattare la fotografia più attendibile del problema degli innocenti in manette nel nostro Paese. Come sempre, anche quest’anno riportiamo i dati più aggiornati e le statistiche più recenti relativi agli ultimi dodici mesi. In particolare, stavolta il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha reso noti quelli relativi ai primi 10 mesi del 2025, rispondendo a un’interrogazione parlamentare.
Come sempre, li abbiamo analizzati ed elaborati in modo da renderli più facilmente comprensibili a tutti. E siamo dunque in grado di stabilire quali sono i distretti di appello in cui errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione sono più frequenti, e determinare dove lo Stato spende di più in indennizzi e risarcimenti.
Le nostre elaborazioni prendono in considerazione dati aggiornati al 31 ottobre 2025. Sulla base di questi possiamo fare il punto della situazione. Ricordando, come sempre, che c’è una differenza tra le vittime di ingiusta detenzione (cioè coloro che subiscono una custodia cautelare in carcereo agli arresti domiciliari, salvo poi venire assolte) e chi subisce un vero e proprio errore giudiziario in senso stretto (vale a dire quelle persone che, dopo essere state condannate con sentenza definitiva, vengono assolte in seguito a un processo di revisione).
Innocenti in manette, i numeri della vergogna
Per avere una prima idea complessiva di quanti sono gli errori giudiziari in Italia vale la pena di mettere insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari in senso stretto.
Ebbene, dal 1991 al 31 ottobre 2025 i casi sono stati 32.484: in media, poco più di 928 l’anno (nota bene: in questo dato mancano però i totali dei soli errori giudiziari per il 2023, il 2024 e il 2025). Il tutto per una spesa complessiva dello Stato spaventosa, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: poco più di 1 miliardo di euro (precisamente 1.011.525.925), per una media di poco inferiore ai 29 milioni (28.900.740) di euro l’anno. E anche in questo caso non è disponibile il dato complessivo per la spesa in risarcimenti da errori giudiziari del 2023, del 2024 e del 2025.
I casi di ingiusta detenzione nel 2025
Ma è il numero dei casi di ingiusta detenzione che consente di capire meglio le dimensioni da emergenza del fenomeno e cogliere con precisione quanti sono gli errori giudiziari in Italia. Sono proprio coloro che sono finiti in custodia cautelare da innocenti, infatti, a rappresentare la stragrande maggioranza.
Dal 1992 al 31 ottobre 2025, si sono registrati 32.262 casi: vuol dire che, in media, ci sono stati quasi 949 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa complessiva di oltre 925milioni di euro (925.244.925) in indennizzi, alla media di circa 27 milioni e 213 mila euro l’anno.
Nei primi dieci mesi del 2025 i casi di ingiusta detenzione sono stati 535, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione di poco superiore a 23 milioni e 850 mila euro.
Rispetto all’anno precedente è impossibile fare un raffronto preciso, perché i dati si riferiscono solo al periodo fra gennaio e la fine di ottobre. Si tratta però di numeri del tutto in linea con l’anno precedente.
Si assiste a un leggero calo dei casi di innocenti finiti in manette (-67), a fronte di una spesa aumentata invece di poco più di 950 mila euro.
Guardando agli ultimi anni, il dato del numero di casi sembra essersi assestato tra le 500 e le 600 unità. E, con buona pace di chi sostiene che sia fuorviante parlare di mille vittime di errori giudiziari e ingiuste detenzioni l’anno, la media complessiva resta appena inferiore a quella soglia fatidica e apparentemente non scalfibile. È tuttavia obiettivamente difficile immaginare che la diminuzione degli ultimi tempi sia dovuta soltanto a un processo virtuoso del sistema.
Assai più probabile, anzitutto, che all’origine della contrazione vi sia la tendenza sempre più restrittiva (che abbiamo più volte segnalato) secondo cui lo Stato respinge un’altissimo numero di domande di riparazione per ingiusta detenzione presentate (quest’anno è accaduto nel 42% dei casi: 535 domande di indennizzo accolte su un totale di 913 istanze presentate) oppure tende comunque a liquidare importi sempre molto vicini ai minimi di legge.
Gli errori giudiziari nel 2022
Per quanto riguarda le statistiche sugli errori giudiziari veri e propri, in mancanza di dati aggiornati, siamo ancora fermi a quelli disponibili al 31 dicembre 2022. Il presupposto di partenza dev’essere che la contabilità degli errori giudiziari parte in Italia dal 1991, per arrivare anch’essa fino al 31 dicembre 2022: il totale è di 222, con una media che sfiora i 7 l’anno. La spesa in risarcimenti è salita a 86.206.214 euro (pari a una media appena inferiore ai 2 milioni e 694 mila euro l’anno).
Se invece consideriamo soltanto il 2022, da gennaio a dicembre gli errori giudiziari sono stati in tutto 8: uno in più rispetto all’anno precedente. Per il secondo anno consecutivo il dato complessivo relativo agli errori giudiziari resta sotto la soglia psicologica di 10.
Un occhio infine alla spesa totale in risarcimenti per errori giudiziari. Il 2022 ha visto schizzare clamorosamente questa voce di spesa: 9 milioni e 951 mila euro, oltre 7 volte in più rispetto allo scorso anno. Ma a questo proposito è corretto ricordare che i criteri di elaborazione dei risarcimenti sono molto più discrezionali e variabili rispetto a quelli fissati invece dalla legge per l’ingiusta detenzione. Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone. Ultimo aggiornamento: 26 novembre 2025. Valentino Maimone
Ingiusta detenzione, come si calcola il risarcimento
Come si calcola il risarcimento per ingiusta detenzione? In che modo si arriva a stabilire la somma che viene corrisposta a chi è stato in custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, ma poi è risultato innocente? Qual è il limite massimo della somma che dev’essere versata a titolo di indennizzo, previsto in questi casi? Cerchiamo di dare una risposta a queste domande: eviteremo tecnicismi, ma saremo inevitabilmente costretti a semplificare un po’ il discorso.
In realtà, domandarsi come si calcola il risarcimento, nel caso dell’ingiusta detenzione, non è di per sé corretta. In caso di ingiusta detenzione, infatti, lo Stato stabilisce che nei confronti di chi l’ha subita debba essere versato un indennizzo – che tecnicamente è cosa diversa dal risarcimento – perché il danno è stato frutto di una legittima attività dell’autorità giudiziaria. Ecco perché, a differenza del risarcimento, viene determinato in base a calcoli precisi, sulla base di parametri di riferimento e con un tetto massimo.
Quali sono? Anzitutto, per quantificare l’importo da corrispondere in caso di ingiusta detenzione, la Corte d’Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza o il decreto di archiviazione tiene conto di due criteri fondamentali:
- Quantitativo, che si basa cioè sulla durata della custodia cautelare ingiustamente sofferta.
- Qualitativo, che si fonda sulla valutazione caso per caso delle conseguenze negative derivate dalla privazione della libertà personale (per esempio i danni per la reputazione causati dalla pubblicazione sui media della notizia dell’arresto).
Il limite massimo di un indennizzo per ingiusta detenzione è fissato in 516.450,90 euro (tutti i tentativi di alzare questo tetto finora sono falliti).
Questo importo funge anche da base di partenza per calcolare la somma prevista per un singolo giorno di detenzione. In che modo? Dividendolo per il numero massimo di giorni che la legge prevede per la custodia cautelare (6 anni, pari a 2186 giorni).
In pratica: 516.456,90 : 2186 = 235,82 euro
L’ammontare di un singolo giorno trascorso agli arresti domiciliari viene invece fissato di solito nella metà: 117,91 euro. L’importo finale così calcolato viene liquidato dal Ministero dell’Economia ogni anno. Benedetto Lattanzi Valentino Maimone
Innocenti e ingiusta detenzione in Europa
Il volume è una miniera di altre informazioni mai raccolte prima: scopriamo che in Danimarca vengono indennizzati anche soli 10 minuti di fermo di polizia (con 130 euro); in Francia viene accolto l’87% delle domande di risarcimento; in Finlandia qualunque carcerazione ingiusta superiore alle 24 ore fa scattare un indennizzo automatico. E – anche qui – si tratta solo di alcuni dei tanti esempi possibili affrontati nel libro.
STORIE – video
- 7 settembre 2022 Condannato ingiustamente per la strage di via D’Amelio, maxirisarcimento al carrozziere OROFINO
Ed ancora una volta siamo costretti a “dare i numeri”, numeri tragici, perché rappresentano la conta di persone che hanno subito una ingiusta detenzione attraverso un arresto ingiusto (spesso!) o in casi, non così rari, un processo ingiusto (frequente!) ovvero, una condanna ingiusta revisionata, solo dopo un lungo iter processuale (in questa ultima ipotesi, errore giudiziario). Eppure, capita anche di più, come, obtorto collo, dimostreremo con questo excursus attraverso i dati statistici tratti dall’ultima relazione ministeriale (del 2025) che ci consente di compiere una analisi approfondita degli ultimi 4 anni di giustizia o, meglio, di malagiustizia.
Misure cautelari custodiali
Dal 2021 al 2024 rimane (purtroppo!) costante il primato di applicazione di misure custodiali quali il carcere (27.261 misure al 2024, poco più di 1/4 circa delle totali irrogate, in calo rispetto al 2021) e gli arresti domiciliari (con e senza braccialetto, totale 20.888) che costituiscono il 22,2% delle misure irrogate, in calo rispetto al 2021). Spicca con evidenza l’aumento della misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico (da 3,5% a 6,6%). Da evidenziare però il calo della percentuale sul totale: dette misure rappresentavano il 55,4% nel 2021 e (solo!) il 51,1% nel 2024. Siamo a 4,3 % meno, un dato non certo trascurabile. Dal 2021 al 2023 si nota una sensibile flessione delle misure totali irrogate, che riprendono – senza nostro grande stupore – forza e vigore nel 2024, eguagliando i numeri pre-pandemia.
Misure cautelari coercitive
Sono aumentate in modo significativo invece le misure coercitive dell’allontanamento dalla casa familiare, del divieto di dimora e del divieto di avvicinamento: misure – si ipotizza – riconducibili all’aumentata sensibilità sociale ed all’allarmismo per i delitti commessi nell’ambito familiare, soprattutto in danno di persone di sesso femminile. Con riferimento all’anno 2024, la somma di tali misure ammonta a 24.291, pari a circa il 26% delle misure coercitive emesse nell’intero anno contro il 19,9% del 2021. Oltre il 6% in più, altro dato non trascurabile. Appare doveroso osservare che tali misure facilmente irrogate anche per diverse fattispecie di reato da quelli commessi in ambito familiare, com’è noto, non consentono né di essere scomputate da una eventuale condanna definitiva a titolo di pre-sofferto né – in caso di errore nella loro irrogazione (frequente!) – di ottenere una qualche forma di riparazione.
Fase di applicazione e statistiche geografiche
Rimane ferma la tendenza ad applicare le misure in termini percentualmente superiori in fase GIP piuttosto che dibattimentale, analogamente a quanto rilevato nel 2021: circa ¾ del totale in fase Gip e 1/3 del totale in fase dibattimentale delle quali il 34% sono misure custodiali in fase GIP contro il 18% in fase dibattimentale. Tutto ciò anche in ragione del fatto che generalmente si verifica una graduale attenuazione delle esigenze cautelari con il passare del tempo ed il progredire del procedimento. Il Giudice Dibattimentale – si osserva – infligge in maniera preminente l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ed il divieto di dimora. Tali statistiche si rivelano per lo più analoghe anche nella geografia nazionale e nelle diverse capitali italiane (dal nord – centro – sud Italia) anche se si nota una differenza significativa tra città quali Napoli, i cui tribunali ricorrono nella metà dei casi (51,5%) all’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere o Milano (35,3%) e le altre città quali Roma e Torino le cui percentuali di irrogazione di tali misure oscillano dal 25,7 al 25,2 %. A contrario, le tre misure che statisticamente hanno avuto il maggior aumento percentuale (allontanamento casa familiare, divieto avvicinamento, divieto dimora) vengono applicate a Napoli solo in misura del 7,7%, rispetto al 24,6% di Milano, al 24,1% di Torino ed al 25,6% di Roma. Comparando infine le misure coercitive emesse in relazione alla tipologia di provvedimento adottato all’esito del giudizio (condanna con o senza sospensione della pena ovvero proscioglimento o assoluzione) emerge che la modalità di definizione prevalente dei procedimenti ove sia stata applicata una di tali misure è la condanna (definitiva o non) (ovviamente!) senza sospensione condizionale della pena. Si assiste tuttavia ad un “gradevole” calo rispetto alla percentuale rilevata nel 2021 caratterizzato da condanne pari al 91% che nel 2024 è scesa al 88%. Il 3% di condanne in meno.
Ingiustizie ed ordinanze di riparazione per ingiuste detenzioni
Tuttavia, la nostra tragica conta ci fa rilevare che in (ben!) 12 casi su 100 anche le misure coercitive sono state inferte erroneamente, ciò vuol dire che qualcuno – per sbaglio! – non si é potuto spostare dalla propria città o non ha potuto affatto frequentarla o è stato allontanato dalla propria casa per periodi più o meno lunghi, ricevendo in cambio una bella pacca sulla spalla. Che ci vuoi fare, a volte capita… E capita paradossalmente che 1000 persone all’anno negli ultimi 33 anni vengano arrestate ingiustamente, per quelli che sono i dati noti che si ricavano dall’analisi delle ordinanze di accoglimento di riparazione per ingiusta detenzione, perché purtroppo non abbiamo contezza delle istanze presentate e respinte o di coloro che hanno rinunciato ab origine a presentarle (auspichiamo che il nostro questionario ci consenta ben presto di raggiungere anche questi numeri ed avere una maggiore chiarezza). Anche perché verifichiamo che dal 2018 ad oggi, 4920 persone sono finite in carcere per sbaglio, come se fossero stati arrestati tutti gli abitanti del comune di Peccioli (PI) e nell’anno 2024, sono 552 le ordinanze di pagamento per riparazione per ingiusta detenzione. Ciò significa che un intero paese è finito per sbaglio in “galera” ed ha ottenuto una pacca sulla spalla ed un minimo ristoro economico. La riduzione dei numeri che potrebbe anche apparire riconducibile ad un percorso virtuoso dei nostri tribunali (e sarebbe un sollievo!) si teme possa dipendere invece da un esponenziale aumento dei rigetti delle istanze presentate. Se passiamo infatti ad analizzare i procedimenti ex art. 314 e ss. sopravvenuti dal 2018 al 2024, i dati forniti dal Ministero vedono negli ultimi tre anni un incremento di ordinanze di accoglimento irrevocabili con un andamento crescente a decorrere dall’anno 2022 (anno che aveva registrato una lieve flessione rispetto al precedente 2021). L’anno 2024 ha visto il distretto di Catanzaro registrare il maggior numero di accoglimenti irrevocabili per tipologie di motivazioni (101) seguito da Roma (50), Palermo (45) e Bari (42) mentre Ancona ha registrato il minor numero (1). La media negli anni dal 2018 al 2024 è di 462 accoglimenti definitivi con una percentuale del 72,9% per estraneità delle persone ai fatti contestati a seguito di sentenze di proscioglimento, assoluzione e provvedimenti di archiviazione e del 27,1% a seguito della dichiarazione di illegittimità delle ordinanze cautelari a prescindere dall’esito del procedimento. Per quanto riguarda le istanze ex art 314 cpp sopravvenute dall’analisi dei dati forniti dal Ministero si rileva un andamento mediamente stabile dei procedimenti dei quali potremmo individuare quattro livelli di accoglimento per i diversi distretti di Corte d’Appello: molto alti (Catanzaro, Reggio Calabria, Roma), alti (Bari, Catania, Milano, Napoli, Palermo), medi (Bologna, Brescia, Caltanissetta, Firenze, Genova, l’Aquila, Lecce, Messina, Potenza, Salerno, Torino), bassi (Ancona, Cagliari, sez. dist. Sassari, Campobasso, sez, dist. Taranto, Perugia, Trento, sez. dist. Bolzano Trento, Venezia). Per i procedimenti ex art. 314 cpp definiti i dati forniti dal Ministero offrono un andamento mediamente stabile (con esclusione dell’anno 2020, in termini assoluti inferiore rispetto agli altri anni a causa della pandemia). Potremmo definire anche in questo caso quattro tipologie di livelli per i diversi distretti di Corte d’Appello: molto alti (Bari, Catanzaro, Napoli, Roma), alti (Catania, Milano, Palermo, Reggio Calabria), medi (Bologna, Firenze, Lecce, Perugia, Torino, Venezia) Bassi (Ancona, Brescia, Cagliari, sez. dist. Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Genova, l’Aquila, sez. dist. Taranto, Messina, Potenza, Trento, sez. dist. Bolzano).
Riparazione per ingiusta detenzione.
Gli ultimi 4 anni rispetto alle rilevazioni di questo osservatorio effettuate fino al 2021 rivelano andamenti del tutto irregolari per alcuni distretti tipo Bolzano ove gli indennizzi erano pari a zero ad oggi € 119.652,00, Reggio Calabria dal 2021 (6 milioni circa) ha drasticamente diminuito gli indennizzi (praticamente 4 milioni), Catanzaro dal 2021 al 2024 ha praticamente raddoppiato gli indennizzi. Spiccano quindi nell’anno 2024 per valori superiori al milione di euro i seguenti distretti (in ordine di grandezza decrescente): Palermo € 4.785.080,00; Reggio Calabria € 4.543.327,00; Catanzaro € 4.274.784,00; Roma € 3.498.517,00; Milano € 1.468.538,00; Lecce € 1.049.853,00. Gli altri distretti sono inferiori. Per un totale complessivo di tutti i distretti di € 26,9 milioni di euro. Nel triennio 2022-2024 l’anno più significativo è rappresentato dal 2023 con un totale di € 27,8 milioni di indennizzi per ingiuste detenzioni nel panorama nazionale.
Illeciti disciplinari nei confronti dei magistrati (art. 2 lett. gg, D. Lgs. 109/2066)
Il capitolo della relazione ministeriale dedicato ai procedimenti disciplinari iniziati nei riguardi dei magistrati per le accertate ingiuste detenzioni si distinguono in procedimenti avviati dal PG di Cassazione ovvero dal Ministro della Giustizia. In particolare, le azioni disciplinari avviate dal Ministro si sono gradualmente ridotte nel tempo (22 nel 2019 e zero nel 2024). Mentre quelle avviate dal PG sono rimaste numericamente costanti (due nel 2019 e due nel 2024) In particolare, le azioni disciplinari di entrambi dal 2017 al 2024 avviate verso i magistrati responsabili sono state 89 delle quali 44 si sono concluse con sentenza di non doversi procedere; 28 sono state le assoluzioni; solo 8 i provvedimenti di censura ed 1 trasferimento; 8 procedimenti disciplinari sono ancora in corso. Si rilevano quindi 9 sanzioni disciplinari in totale nei confronti di magistrati che hanno commesso errori numericamente superiori come abbiamo appena dimostrato (totale 4920 arresti ingiusti negli ultimi 7 anni). Il quadro appena descritto non può non richiamare la necessità di una reale separazione tra la figura del PM e del Giudice. I dati statistici raccolti confermano la distorsione, purtroppo molto frequente, per cui a fronte della richiesta del PM di applicazione di misura cautelare, il Giudice provvede acriticamente con ordinanze di accoglimento “copia e incolla”, sintomo di una evidente contiguità tra le due figure e in dispregio del principio di imparzialità e terzietà del Giudice ex art. 111 Cost. Senza considerare, poi, che questo avviene, nella stragrande maggioranza dei casi durante la fase delle indagini preliminari, momento in cui il quadro probatorio è naturalmente sbilanciato a sfavore dell’accusato. È infatti evidente che in questo modo risulti pericolosamente incrinata l’equidistanza del giudice tra le parti con riflessi del tutto negativi sulla posizione dell’indagato/imputato. E allora “non diamo i numeri” se ancora una volta ribadiamo senza riserve la necessità di una riforma che parta dal dettato costituzionale per una effettiva (!) separazione delle carriere sino ad arrivare ad una responsabilità effettiva (!) dei magistrati per questi innumerevoli errori.
Roma 26.02.2025
L’Osservatorio Errore Giudiziario UCPI