…una Procura che piuttosto che ricercare la verità sembra invece incline ad avallare depistaggi, proseguendo sulla linea dell’allora Procuratore Giovanni Tinebra
…Purtroppo i nostri numerosi appelli, a partire da quello contro la nomina di Chiara Colosimo, amica di terroristi
Il fratello del magistrato ucciso nel ’92 attacca la Commissione Antimafia e la Procura di Caltanissetta, annunciando l’adesione al Comitato del NO al referendum sulla giustizia
Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo e fondatore del Movimento delle Agende Rosse, è impegnato da oltre tre decenni nella ricerca della giustizia sulla strage di via D’Amelio e sui nessi che la collegano agli altri attentati che hanno segnato la storia italiana. L’ho intervistato su La Zona Grigia su temi di stringente attualità.
Dott. Borsellino, anche e soprattutto grazie alla trasmissione Report e al respingimento da parte della gip Graziella Luparello della richiesta di archiviazione dei PM di Caltanissetta dell’indagine sui “mandanti esterni”, oggi si è tornati a parlare di “pista nera” dietro agli attentati del ‘92-’93. Ci spiega che ruolo ha avuto come parte civile in questo scenario?
Insieme con il mio avvocato di parte civile, Fabio Repici, ci siamo sempre opposti alle innumerevoli richieste di archiviazione da parte della Procura di Caltanissetta, così come sempre abbiamo richiesto che venissero fatte indagini e avviato un processo sulla sottrazione dell’Agenda Rossa.
In particolare, per quanto riguarda l’ultimo respingimento da parte della gip Luparello, questo nasce anche da una richiesta di interruzione della Camera di Consiglio da parte del mio avvocato in seguito al ritrovamento di un verbale relativo a una riunione fra magistrati a Palermo del 15 giugno del ’92, in cui Paolo Borsellino aveva chiesto di potere raccogliere direttamente le rivelazioni di Alberto Lo Cicero, allora confidente e poi collaboratore di giustizia, sulle frequentazioni fra elementi eversivi neofascisti e boss mafiosi in corrispondenza temporale della preparazione dell’attentato di Capaci.
La Procura di Caltanissetta ha recentemente chiesto l’archiviazione per due figure entrate a pieno titolo nelle indagini sulle stragi, ovvero l’ex terrorista Paolo Bellini e l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Cosa ne pensa?
Queste richieste di archiviazione (della seconda io però non ho, ad oggi, ricevuto la notifica) non sono che le ultime di una lunga serie. Ad avanzarle è una Procura che piuttosto che ricercare la verità sembra invece incline ad avallare depistaggi, proseguendo sulla linea dell’allora Procuratore Giovanni Tinebra, che non chiamò Paolo Borsellino a testimoniare a Caltanissetta sulla strage di Capaci (come aveva esplicitamente richiesto nel suo ultimo discorso pubblico il 25 di giugno ‘92 alla Biblioteca Comunale di Palermo) e che invece, dopo il suo assassinio, chiamò a collaborare alle indagini quel Bruno Contrada, esponente dei servizi segreti, del quale il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo aveva appena rivelato a Paolo Borsellino la collusione con la mafia stessa.
Non va dimenticato che Paolo Bellini è stato da poco condannato definitivamente in Cassazione per la sua partecipazione alla strage della Stazione di Bologna e che Marcello Dell’Utri è tutt’ora indagato dalla Procura di Firenze per concorso in strage, mentre la Procura di Milano ne ha richiesto il rinvio a giudizio per avere ricevuto oltre 40 milioni di euro da Silvio Berlusconi, probabilmente come prezzo del suo silenzio.
Il Coordinamento dei familiari delle vittime di mafia e terrorismo, creato su suo input, sta emergendo come grande protagonista della battaglia per la verità sulle stragi e i rapporti mafia-istituzioni. Nonostante la sua importanza, i vertici dello Stato non sembrano propensi a trovare con esso un’interlocuzione organica…
Mi sono fortemente impegnato nella nascita di questo Coordinamento, perché purtroppo sono troppo spesso solo i familiari delle vittime di stragi e attentati a dovere combattere per ricercare quella Giustizia e quella Verità che viene loro, e per decenni, negata. L’ho fatto perché potessimo avere, tutti insieme, una voce più forte.
Purtroppo i nostri numerosi appelli, a partire da quello contro la nomina di Chiara Colosimo, amica di terroristi, a presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e contro il famigerato Art. 31 del Decreto Sicurezza, che dà ai Servizi cosiddetti “di Sicurezza” la facoltà di detenere esplosivi, partecipare e porsi alla guida di organizzazioni terroristiche, compiere attentati e quindi anche omicidi, sono rimasti oscurati dalla maggior parte degli organi di informazione, ormai completamente asserviti al potere, mentre le Istituzioni, alle quali erano rivolte, sono rimaste assolutamente sorde.
Negli ultimi mesi, abbiamo visto sfilare di fronte alla Commissione Antimafia di Chiara Colosimo i ROS dei Carabinieri e i vertici della Procura di Caltanissetta, applauditi dalla maggioranza. Che impressioni ha avuto da quelle audizioni?
Purtroppo è in atto, da parte del sistema di potere che oggi ci governa, e in particolare da parte della Commissione Parlamentare Antimafia, un processo di banalizzazione dei motivi delle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese, guardandole come episodi distinti ed attribuendone la responsabilità soltanto alle mafie. Vi è un tentativo di cancellazione delle tracce e della memoria di quel filo dell’eversione nera che lega la maggior parte di esse e che doveva portare, e ha portato, al rovesciamento degli equilibri politici in Italia e all’instaurazione di un regime, mascherato da democrazia, che ha come obiettivo principale lo smantellamento dell’odiata (da parte loro) Costituzione.
Un programma chiaramente descritto nel Manifesto di Rinascita Democratica di Licio Gelli e che trova, in questi giorni, il suo obiettivo principale nell’attentato all’equilibro dei poteri e dell’indipendenza della Magistratura e nello svilimento delle funzioni di controllo della Corte dei Conti.
Il suo Movimento, è notizia di queste ore, ha aderito ai Comitati per il NO al referendum sulla separazione delle carriere.
Ho aderito al Comitato della Società Civile per il NO al referendum costituzionale, presieduto da Giovanni Bachelet, sia come Associazione “Le Agende Rosse” sia come Coordinamento Familiari Vittime di Stragi e Attentati, membro del più ampio Coordinamento Associazioni avente lo stesso nome che dovrebbe parimenti aderire a breve. L’ho fatto perché ritengo che la difesa della nostra democrazia, della nostra Costituzione e della indipendenza della magistratura siano obiettivi irrinunciabili e richiedano una lotta congiunta di tutti quelli che questi valori hanno nel cuore e si oppongono ad un sistema di potere che sta cercando di distruggerli.
È indispensabile per questo opporsi ad una modifica della nostra Costituzione ottenuta tramite procedimenti non conformi al dettato costituzionale a causa dell’eliminazione di qualsiasi confronto parlamentare e addirittura della possibilità di discutere qualsiasi emendamento. È la prima volta che questo avviene nella storia della nostra Repubblica e dobbiamo in ogni modo impedirlo.
Che messaggio vuole lanciare all’opinione pubblica in vista dell’appuntamento referendario e delle elezioni politiche che, al netto di “terremoti”, andranno in scena nel 2027?
Il problema più grande, in questo momento, è la disaffezione che ha portato oltre il 50% della popolazione a disertare le urne. Ciò ha permesso ad un partito con il 30% dei voti ad assumere il controllo del Paese, e le cose peggioreranno con una probabile legge elettorale che verrà emanata e sarà credo addirittura più deleteria dell’attuale. Il Parlamento è stato esautorato dalle sue funzioni e i politici sono ormai dei burattini che si presentano in televisione a recitare sempre gli stessi slogan.
È necessario tornare tutti a votare, soprattutto i giovani, perché il futuro è loro, non nostro, e votare non i partiti ma le persone che riteniamo possano essere capaci di fermare questa deriva che sta trasformando l’Italia in qualcosa di peggio di un regime. Un regime, lo ripeto, mascherato da democrazia.