da SENTENZA “PROCESSO DEPISTAGGIO”
da pag 1152 a pag 1155
La presenza di appartenenti ai servizi di sicurezza, in via D’Amelio, nell’immediatezza della strage, alla ricerca della borsa di Paolo Borsellino
Sul punto i giudici di primo grado del Borsellino Quater hanno osservato che:
Tutt’altro che rassicuranti, ad esempio (come si vedrà, in maniera più approfondita, nella parte dedicata alla vicenda della scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino), sono le emergenze istruttorie relative alla presenza, in via D’Amelio, nell’immediatezza della strage, di appartenenti ai servizi di sicurezza, intenti a ricercare la borsa del Magistrato. Infatti, uno dei primissimi poliziotti che arrivava in via D’Amelio, dopo la deflagrazione delle ore 16:58 del 19 luglio 1992, era il Sovrintendente Francesco Paolo Maggi, in servizio alla Squadra Mobile di Palermo.
Il poliziotto arrivava sul posto circa una decina di minuti dopo la deflagrazione, mentre Antonio Vullo, l’unico superstite fra gli appartenenti alla scorta di Paolo Borsellino, in evidente stato di shock emotivo e psicologico, era seduto sul marciapiede, con la testa fra le mani.
Il Sovrintendente Maggi, dunque, confidando di poter trovare qualche altra persona ancora in vita, si faceva strada fra i rottami, entrando nella densa colonna di fumo che avvolgeva i relitti.
Purtroppo, era subito evidente che non c’era più nulla da fare, né per il Magistrato, né per gli altri colleghi della scorta, poiché i loro corpi erano tutti carbonizzati ed orrendamente mutilati.
In questo contesto, mentre le ambulanze prestavano i soccorsi ai feriti ed i Vigili del Fuoco spegnevano i focolai d’incendio, anche sulla Croma blindata del Magistrato, il poliziotto della Squadra Mobile notava quattro o cinque persone, vestite tutte uguali, in giacca e cravatta, che si aggiravano nello scenario della strage, anche nei pressi della predetta blindata: “uscii da… da ‘sta nebbia che… e subito vedevo che arrivavano tutti ‘sti… tutti chissi giacca e cravatta, tutti cu’ ‘u stesso abito, una cosa meravigliosa”, “proprio senza una goccia di sudore”. Si trattava di “gente di Roma”, appartenente ai Servizi Segreti; infatti, alcuni erano conosciuti di vista (anche se non davano alcuna confidenza) e, inoltre, venivano notati a Palermo, presso gli uffici del Dirigente della Squadra Mobile, Arnaldo La Barbera, anche in occasione delle indagini sulla strage di Capaci
La circostanza (mai riferita prima dal teste, nonostante le sue diverse audizioni) veniva confermata da un altro appartenente alla Polizia di Stato, vale a dire il Vice Sovrintendente Giuseppe Garofalo, in servizio alla Sezione Volanti della Questura di Palermo.
Anche quest’ultimo, che arrivava sul posto ad appena cinque minuti dalla deflagrazione, dopo aver constatato che non c’era più nulla da fare per il Magistrato ed i colleghi della Polizia di Stato che gli facevano da scorta, aiutava i residenti nello stabile di via D’Amelio, soccorrendo forse anche la madre del Magistrato.
Quando riscendeva in strada, il poliziotto notava, nei pressi della Croma blindata di Paolo Borsellino, un uomo in borghese, con indosso la giacca (nonostante il torrido clima estivo) e pochi capelli in testa. Alla richiesta di chiarimenti sulla sua presenza lì, l’uomo si qualificava come appartenente ai “Servizi”, mostrando anche un tesserino di riconoscimento: sebbene il ricordo del teste, sul punto specifico, non sia affatto nitido, vi era persino un veloce scambio di battute fra i due sulla borsa di Paolo Borsellino. Infatti, l’agente dei Servizi Segreti chiedeva se c’era la borsa del Magistrato dentro l’auto blindata, oppure (addirittura) si giustificava per il fatto che aveva detta borsa in mano: “Ho un contatto con una persona, ma questo contatto è immediato, velocissimo, dura pochissimo, perché evidentemente (…) il nostro intento era quello di mantenere le persone al di fuori (…) della zona e quindi non fare avvicinare a nessuno (…). E incontro (…) un soggetto, una persona, al quale… ecco, e questo è il momento, non riesco a ricordare se questo soggetto mi chiede (…) della valigia, della borsetta del dottore o se lui era in possesso della valigia. (…) Con questa persona, al quale io chiedo, evidentemente, il motivo perché si trovava su (…) quel luogo. Questo soggetto mi dice di essere… di appartenere ai Servizi “.
L’odierno dibattimento non ha consentito di trarre argomenti che possano servire all’approfondimento di tale aspetto.
Anzi deve darsi atto di come la testimonianza di Francesco Paolo Maggi (escusso all’udienza del 12.10.2020) sul punto sia alquanto più “sfumata” rispetto alle dichiarazioni rese nel processo Borsellino Quater:
a) sia in ordine alla subitaneità dell’apparizione dei soggetti in giacca e cravatta
- (PARTE CIVILE, AVV. SCOZZOLA – E rispetto al momento in cui si è verificato lo scoppio, grossomodo dopo quanto tempo lei è intervenuto?
- TESTIMONE, MAGGI F. – Dopo lo scoppio, saranno passati non più di dieci minuti.
- PARTE CIVILE, AVV. SCOZZOLA – Uhm, e voglio sapere questo di qua, voglio chiederle, rispetto al momento del suo arrivo, lei ha detto che è arrivato all’incirca dieci minuti dopo rispetto allo scoppio, lei queste persone li nota subito, dopo tempo?
- TESTIMONE, MAGGI F. – Li notai subito dopo, un quarto d’ora, 20 minuti.
- b) sia in ordine alla “certezza” che si trattasse di soggetti appartenenti ai servizi segreti
- (TESTIMONE, MAGGI F. – Ma presumo che fossero uomini dei servizi.
- PARTE CIVILE, AVV. SCOZZOLA – Uhm. E perché dice…
- TESTIMONE, MAGGI F. – Non erano di mia conoscenza, c’era qualche collega della Mobile, dei Commissariati, e poi, molta gente che a me… mi era sconosciuta.
- PARTE CIVILE, AVV. SCOZZOLA – Uhm. Sì, ma lei queste persone le aveva mai viste in… in altri posti, in Questura? In… anche a Roma, sempre in Questura?
- TESTIMONE, MAGGI F. – Ora è passato molto tempo, ma penso che qualcuno, come ho detto allora, l’ho… l’ho riconosciuto.
- DIFESA, AVV. SEMINARA – Lei è in condizioni di dire se quelle persone che lei ha visto in giacca e cravatta, potessero essere dello S.C.O.?
- TESTIMONE, MAGGI F. – Qualche collaboratore di… di Manganelli c’era là.
- DIFESA, AVV. SEMINARA – Quindi, tra quelli in giacca e cravatta vi era personale… persone
- dello S.C.O.?
- TESTIMONE, MAGGI F. – Si)
È certamente vero che il narrato di Maggi è parzialmente riscontrato da quanto riferito da Giuseppe Garofalo (non escusso nell’odierno dibattimento, ma la cui testimonianza è quasi integralmente riversata nella sentenza di primo grado del Borsellino Quater), il cui apporto dichiarativo è costante sin dal 2005 (cfr. pag. 18 sentenza Gup del 01.04.2008, dep. il 28.04.2008, in atti) e ha l’ulteriore “pregio” di unire la presenza di appartenenti ai servizi di sicurezza, in via D’Amelio, nell’immediatezza della strage con l’interessamento diretto di uno di questi soggetti proprio alla borsa del Dott. Borsellino.
Epperò ove si consideri che né Maggi né Garofalo redigono, nell’immediato, alcuna relazione di servizio né tantomeno segnalano a chicchessia tali “presenze” (cfr. pag 84 ud. del 11.05.2022), non ci si può non porre il problema di come tale vicenda dimostri plasticamente tutti i rischi connessi al provare fatti per testimoni in un contesto nel quale, il decorso di così tanti anni, rende – nella migliore delle ipotesi – imprecisi e suggestionabili i ricordi.
Inoltre, il riferire circostanze così importanti a distanza di un notevole decorso di tempo (Maggi nonostante fosse stato già sentito in altre occasioni non ha mai rivelato tale circostanza prima del processo c.d. Borsellino Quater) rende ancora più dubbia la credibilità di un dichiarante che è comunque stato destituito dalla Polizia di Stato nel 2001 a causa dell’abuso di sostanze stupefacenti e che sulla borsa del Dott. Borsellino ha fornito una versione che contrasta con i dati oggettivi provenienti dai filmati (v. infra nella parte dedicata alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino).
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“Venendo alla valutazione dell’apporto dichiarativo di Francesco Paolo Maggi, oltre alle generali riserve sull’attendibilità del teste già evidenziate nel paragrafo precedente, vanno evidenziate diverse circostanze che fanno sorgere ragionevoli dubbi sulla bontà del suo apporto dichiarativo.
In primo luogo, il suo narrato – nella parte relativa al fatto che sia stato proprio lui a portare la borsa nell’ufficio di La Barbera il 19.07.1992 su disposizione impartita dal Dott. Fassari – non è riscontrato da nessuno di coloro i quali avrebbero potuto confermare la sua versione dei fatti (cfr. pag. 10 sentenza Gup del 01.04.2008, dep. il 28.04.2008, in atti)
È interessante evidenziare come nella sentenza in argomento si legge “Si rileva tuttavia che i poliziotti sentiti escludevano che la borsa potesse essere stata conservata sul divano dell’ufficio del dirigente della squadra mobile con le modalità descritte, disponendo l’ufficio di un armadio blindato dove custodire le cose pertinenti al reato (verbale di sit di Di Franco Sergio, Arrigo Antonino, Savarino Cinzia, Visconti Pietro…). D’altra parte anche funzionari della polizia di Stato negavano di aver mai visto la borsa in questione (verbale di sit di Salvatore La Barbera)” Epperò nell’odierno procedimento, a distanza di molti anni, il Dott. Salvatore La Barbera cambiando evidentemente versione ha riferito di aver notato la borsa nell’ufficio del Dott. La Barbera
TESTIMONE, LA BARBERA S. – ricordo di una borsa che stava nella stanza del Dottor Arnaldo La Barbera, e che, diciamo, mi ricordo di averla vista in più occasioni
PUBBLICO MINISTERO – Dove stava esattamente?
TESTIMONE, LA BARBERA S. – Credo sul divano, adesso io mi ricordo… ho queste immagini, se è la stessa, non lo so, io ho immagini di una borsa, mi ricordo nera, adesso non… non vorrei confondermi, che stava sul… sul divano. Questo è il mio ricordo.
PUBBLICO MINISTERO – Colore nera lo dice così, oppure lo ricorda?
TESTIMONE, LA BARBERA S. – No, perché contrasta con quel divano che era molto chiaro e, quindi, mi ricordo questo contrasto e, quindi, la… la… la… me la ricordo nera, da questo… perché era molto forte il contrasto con il divano, che era di un beige molto chiaro, ecco, molto… quasi come questo pavimento, quindi, mi ricordo la differenza.
Sostanzialmente, ho questo ricordo qui e, poi, successivamente, fu consegnata al Dottor Cardella (v. pag. 181 ud. del 04.07.2019). E viene da chiedersi come mai tale ricordo non sia affiorato già all’epoca (anni 2000), quando il tempo trascorso dalla strage di via D’Amelio era certamente inferiore ai ventisette anni decorsi allorquando il funzionario è stato escusso nell’odierno procedimento
Quegli uomini in giacca e cravatta nell’inferno di Via D’Amelio visti da Maggi e Garofalo