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L’ufficio per i brevetti ha accolto il ricorso dell’Italia: ÂŤIl nome del marchio è contrario all’ordine pubblico e alla moralitĂ Âť
La catena di ristoranti spagnola ÂŤThe mafia se sienta a la mesaÂť (La mafia si siede al tavolo â ndr) potrebbe essere costretta a cambiare nome.
LâUfficio iberico che si occupa di brevetti e marchi ha accolto le obiezioni dellâAvvocatura di Stato italiano, come riporta il Guardian, secondo cui il nome del marchio è contrario ÂŤallâordine pubblico e alla moralitĂ Âť.
Il pronunciamento delle autoritĂ spagnole potrebbe mettere la parola fine su una vicenda giudiziaria che si trascina da anni.
GiĂ nel 2018, lâUfficio dellâUnione europea per la proprietĂ intellettuale aveva stabilito che il nome della catena andava cambiato (qui la sentenza), poichĂŠ trasmette ÂŤunâimmagine globalmente positivaÂť della mafia e rappresenta unâoffesa alle vittime della criminalitĂ organizzata e alle loro famiglie.
La difesa dellâazienda
Otto anni piĂš tardi, anche lâUfficio spagnolo è arrivato alla stessa conclusione, pronunciandosi a favore dellâItalia e obbligando la catena a cambiare il proprio nome. I titolari del marchio, che possono ancora fare ricorso contro la decisione, sostengono di aver preso ispirazione da un libro di ricette. ÂŤIl termine âmafiaâ è effettivamente utilizzato in altri settori, come quello audiovisivo o letterario, e il pubblico spagnolo identifica questo termine come unâallusione a un fenomeno culturale, piuttosto che a unâorganizzazione criminaleÂť, ha provato a giustificarsi lâazienda.
La svolta delle autoritĂ spagnole
Lâufficio spagnolo per i brevetti finora non ne aveva voluto sapere di ascoltare le proteste italiane. E alla fine, dopo anni di contese legali (la prima interrogazione parlamentare sulla vicenda risale al 2015), ha dato ragione allâItalia: ÂŤIl nome controverso è contrario sia allâordine pubblico che al buon costume. Il nome principale riproduce direttamente il nome di una vera e propria organizzazione criminale, la cui attivitĂ non è un fenomeno remoto o meramente letterario, ma una realtĂ persistenteÂť. Lâazienda ha annunciato che valuterĂ la possibilitĂ di presentare ricorso: ÂŤIl nostro obiettivo è continuare a costruire il futuro dellâazienda e restiamo fedeli allâessenza del progetto: unâofferta culinaria italo-mediterranea di alta qualitĂ e unâesperienza culinaria distintivaÂť.
I precedenti
Lâuso dellâimmaginario legato alla criminalitĂ organizzata per promuovere cibo e cultura italiana allâestero non è un fatto nuovo. Negli ultimi anni, altre aziende sono state costrette a cambiare il nome del proprio marchio in seguito a cause legali intentate dallo Stato italiano o da alcune associazioni di categoria. Nel 2022, per esempio, un pizzaiolo di Francoforte è stato condannato a togliere il nome di Giovanni Falcone dallâinsegna della sua pizzeria. Bruno Gaetani OPEN  6.3.2026
No alla parola âmafiaâ sullâinsegna dei ristoranti spagnoli: l’Italia vince la causa
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La catena La Mafia se sienta a la mesa (La mafia si siede a tavola) sarĂ costretta a cambiare nome dopo che l’ufficio brevetti e marchi di Madrid ha accolto le obiezioni del governo italiano, stabilendo che il nome del marchio è ”contrario sia all’ordine pubblico che alla moralitĂ ”. Da anni l’Italia porta avanti una battaglia legale contro l’azienda di fast food spagnoli – una cinquantina di locali sparsi in tutto il Paese e centinaia di dipendenti – presso vari tribunali e organi ufficiali, sostenendo che il nome banalizza sia la criminalitĂ organizzata che gli sforzi per combatterla.
Nel 2018 l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietĂ intellettuale aveva stabilito che il nome trasmette un’immagine âglobalmente positivaâ della mafia e che pertanto è considerato offensivo sia per le vittime dell’organizzazione criminale sia âper qualsiasi persona che, nel territorio dell’Unione, incontri questo marchio e possieda soglie medie di sensibilitĂ e tolleranzaâ. Otto anni dopo l’ufficio brevetti e marchi si è pronunciato a favore dell’Italia, dichiarando come ”non valido” il nome della catena. Per i ristoratori ci sarĂ un mese a disposizione per presentare un eventuale ricorso. La catena, che espone sulle sedie le immagini dei boss piĂš famosi di Cosa Nostra, da Al Capone a Vito Cascio Ferro, e sui muri le scene de Il Padrino, aveva spiegato di aver preso ispirazione per il nome da un libro di ricette di due autori francesi Jacques Kermoal e Martine Bartolomei, e sostenuto l’idea che il termine mafia non è piĂš associato esclusivamente a attivitĂ illegali. Il termine ”mafia” alluderebbe piĂš a un fenomeno culturale che a un’organizzazione criminale. Istanza respinta però dall’ultima sentenza, secondo la quale invece âIl termine è contrario sia all’ordine pubblico che alla morale perchĂŠ riproduce direttamente il nome di una vera e propria organizzazione criminale, la cui attivitĂ non è un fenomeno remoto o meramente letterario, ma una realtĂ persistenteâ.
âNel corso degli anni, abbiamo cercato in numerose occasioni di spiegare l’origine e il significato del nostro nome, ma non abbiamo mai avuto una reale opportunitĂ di farloâ, hanno dichiarato fonti aziendali. âIl nostro obiettivo è continuare a costruire il nostro futuro e restiamo fedeli all’essenza del progetto: un’offerta culinaria italo-mediterranea di alta qualitĂ e un’esperienza culinaria distintivaâ.
La catena, che si vanta di essere un punto di riferimento nellâimportazione di prodotti e gastronomia italiana in Spagna, era giĂ stata al centro di numerose polemiche a causa del suo nome. Nel 2015 il Touring clubcancellò dalla guida di Valencia i suoi ristoranti, rispondendo a un’interrogazione parlamentare che la senatrice Pd Venera Padua aveva rivolto allâallora ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Non ci dĂ tregua – spiegava la senatrice in una nota – la squallida riproposizione dellostereotipo mafia-pizza-pasta che continua ad affliggere la fama del nostro Paese all’estero. Ma sembrava appunto paradossale che proprio un ente italiano di promozione culturale, come il Touring Club, raccomandasse un ristorante con simili connotati. Ecco perchĂŠ siamo intervenuti”. Nel 2023 l’ambasciatore italiano a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha inviato al presidente della squadra di basket del Zaragoza, Reunaldo Benito, una lettera di protesta contro la scelta del club di avere la Mafia se sienta a la mesa come sponsor. Flavia Cappadocia
21.2.2026 Foto segnalazione pervenutaci di una turista a Madrid
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Quando la MAFIA diventa un BRAND
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23.2.2026 âQuando la MAFIA diventa un BRAND – đđđĽđ đđĄđđ â La parola MAFIA, la ciliegina sulla copertina dei libri?â La parola MAFIA come strategia di marketing per i libri
Oramai non si contano piĂş i titoli dei libri editi in Germania che esibiscono la parola MAFIA in copertina, come una ciliegina, per stuzzicare la golositĂ dei lettori che spesso di MAFIA sanno ben poco perchĂŠ si sono saziati con lâantipasto, ma li si vorrebbe fare arrivare dritti al dessert, saltando i pasti principali.
Oggi in Germania sembra che tutto ciò che respiri minimamente lâaria dellâillegalitĂ sia diventato MAFIA, che tutto sia riconducibile allâItalia e logicamente alla Sicilia, dove questa fatale parola, giĂ nel 19° secolo, è nata e cresciuta. I cosiddetti mafiosi siciliani chiamano la loro âcriminalitĂ organizzataâ Cosa Nostra, mentre nel resto dello stivale essa ha altri nomi di battesimo, cioè Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita.
Le mafie italiane sono organizzate in cosche e, chiaramente, se quelle esistenti in Germania sono affiliate alle rispettive cosche italiane e ne condividono gli affari, non è sbagliato chiamarle âMAFIAâ. Ma come potremmo e dovremmo chiamare allora la criminalitĂ organizzata presente in Germania, compresa quella tedesca?
Basterebbe chiamarla âOrganisierte Kriminalitätâ. Forse si venderebbero meno libri, ma si combatterebbe meglio, appunto, la criminalitĂ organizzata, senza nascondersi dietro la parola MAFIA, usata troppo spesso e impropriamente in Germania.
di Giuseppe Di Matteo IL MITTE
27.7.2025 Quella Sicilia senza dignitĂ che vende le statuine e i souvenir della mafia
22.8.2024 Coppola e lupara, basta souvenir sulla mafia
30.9.2023 Quando la mafia è un ballo
COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA â La mafia nellâeconomia come brand
4.9.2023 La Regione Sicilia vieta la vendita sulle navi di gadget che richiamano la mafia

ÂŤMai piĂš gadget che possano ledere lâimmagine della Sicilia a bordo delle navi da e per la SiciliaÂť. Lo dice lâassessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilitĂ , Alessandro Aricò, in merito alla polemica sorta per i souvenir di stampo mafioso in vendita sui traghetti tra Messina e Villa San Giovanni, lanciata sui social dal cantautore Mario Incudine.
ÂŤSeppure la tratta dello Stretto non è svolta nellâambito di un contratto con la Regione Siciliana, siamo comunque intervenuti immediatamente presso Caronte & Tourist per chiederne la rimozione. Ringraziamo i vertici della societĂ – aggiunge Aricò – per aver agito con altrettanta tempestivitĂ presso i terzi che hanno in affitto gli shop sulle loro naviÂť.
ÂŤCome governo Schifani inoltre – aggiunge lâassessore – abbiamo fortemente voluto sostenere questa posizione, includendo nei nuovi contratti che seguiranno alla procedura negoziata per lâaffidamento dei servizi di collegamento con le isole siciliane, un comma con cui si vieta la vendita a bordo delle navi di qualsivoglia oggetto che possa mortificare il riscatto della Sicilia rispetto a stereotipi che fanno ormai parte del suo passato e che i siciliani fortemente rigettanoÂť.
Souvenir sulla mafia in Sicilia, La Vardera (Antimafia) scrive all’assessore Aricò: âMessaggi lesivi per questa regioneâ
Il vicepresidente della Commissione Antimafia Ismaele La Vardera si appella all’assessore alle Infrastrutture e alla MobilitĂ della Regione Siciliana, Alessandro Aricò. Non è passato inosservato il video diffuso dall’artista Mario Incudine su un traghetto che ritraeva dei gadget lesivi dell’immagine della Sicilia che idealizzavano questa come la terra di boss: “a mafiusa”, “u mafiusu”, “il tagliere del padrino”, “sexy mafiosi”.
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L’appello di La Vardera
ÂŤGentile assessoreÂť, scrive La Vardera, ÂŤLe chiedo con urgenza di chiedere chiarimenti alle ditte che operano in quel collegamento, invitandole a sospendere immediatamente la vendita dei suddetti oggetti, e altresĂŹ di valutare di intraprendere tutte le azioni legali del caso perchĂŠ ritengo che l’immagine della nostra Sicilia sia stata lesa, considerando il grandissimo flusso turistico che ogni giorno passa da quei mezziÂť.
Mario Incudine contro i souvenir mafiosi in vendita, âDovremmo vergognarci di tutto questoâ

VIDEO
Il cantante siciliano Mario Incudine ha denunciato, attraverso un post pubblicato sui propri social, la vendita di souvenir che richiamano alla mafia. A bordo di un traghetto, indignato, lâartista ha espresso il suo pensiero. âNoi siciliani tutti dovremmo vergognarci. Un modello prodotto in anni di retaggi, di contro cultura, dannoso quanto obsoleto, che commercia lâimmagine tradita di unâIsola che tenta dâaffrancarsiâ. Lâappello poi tutti quanti, societĂ civile e istituzioni, anche al sindaco di Messina Basile, di fermare tutto questoâ.
La denuncia di Incudine
âGuardate questo, come souvenir della Sicilia magliette e taglieri con lâimmagine de Il Padrino, âu mafiusu e a mafiusaâ e la novitĂ : il guanto da cucina con la scritta âsexy mafiosiâ. Io come siciliano mi vergogno di tutto questo, indignatevi pure voi. Non è possibile⌠Che schifo!â, ha detto ancora Incudine.
La Vardera: âFare cessare questo schifoâ
Dopo la vicenda sollevata dallâartista siciliano, il deputato regionale di âSud chiama nordâ, Ismaele La Vardera, ha mandato una richiesta formale allâassessore regionale alle Infrastruttura e alla mobilitĂ , Alessandro Aricò. âĂ necessario intervenire immediatamente â dice La Vardera â non si può continuare a vendere quei gadget. Oltre a dare unâidea sbagliata ai turisti, fomentano una cultura mafiosa. Io non ci sto e neanche questo governo dovrebbe permetterlo. Per questo motivo ho fatto una richiesta ufficiale allâassessore Aricò perchĂŠ intervenga e metta un punto definitivo a questo schifoâ. BLOG SICILIA
4.9.2023 âPalermo è una cittĂ con problemi di Mafiaâ, cosĂŹ lo stereotipo corre sul web. Eâ quanto si legge in un sito che compara servizi di autonoleggio
Gli stereotipi sono duri a morire, soprattutto quelli che riguardano il meridione e la Sicilia.
Nonostante la nostra Terra sia tra le mete preferite dai turisti italiani e stranieri, câè ancora chi pensa che lâantica Trinacria sia unâisola dove imperano soltanto malaffare e sopraffazione.
Un posto insomma bello da visitare, ma nel quale sarebbe meglio non vivere. Un luogo quasi abbandonato a se stesso, dove gli abitanti non fanno nulla per cambiare, dove tutto è estremamente difficile.
E se ormai non fanno piĂš notizia, perchĂŠ diffusissimi, i souvenir che raffigurano il mafioso con tanto di baffi, coppola e lupara in mano, o quelli che ritraggono il famoso Marlon Brando nel âIl Padrinoâ, ai tempi di internet e del mondo globalizzato la discriminazione corre anche online.
Quante volte, viaggiando in Italia o allâestero, e dando notizie sulla nostra provenienza, ci siamo sentiti dire, con tono perentorio, che âin Sicilia câè la mafiaâ?. A tutti i siciliani sarĂ capitato almeno una volta nella vita, nonostante la nostra voglia di riscatto.
Ebbene, câè un sito internet nel quale viene scritto che âPalermo è una cittĂ con problemi di Mafiaâ.
Ad imbattersi in questa espressione, e a denunciare la diffusione dellâennesimo stereotipo contro la Sicilia, è il blog Rosalio.
Il sito in questione è quello olandese di EasyTerra, dove vengono comparati servizi di autonoleggio e Palermo viene descritta come una cittĂ dalla storia millenaria, certo, perchĂŠ questo è vero, ma dove accade di tutto, una specie di jungla dove non câè alcun rispetto delle regole e ognuno fa quello che gli pare.
Si legge su Rosalio che âla pagina è piena di bizzarrie, come: ÂŤPalermo è un posto molto trafficato con molte macchine che suonano il clacson a meno di 10 centimetri di distanzaÂťâ.
Non è purtroppo la prima volta che siti internet di diversi paesi descrivono la Sicilia in questo modo, e nulla ci porta a ritenere che non accadrà nuovamente.
Ma quando noi siciliani verremo veramente descritti per quello che siamo? Cioè per un popolo che si è sempre rimboccato le maniche e che vuole davvero cambiare? Quando non verremo piĂš âclassificatiâ solo in base a pregiudizinegativi? La mafia in Sicilia câè, non sarebbe intellettualmente onesto negarlo. Ma giĂ da tempo si respira aria di cambiamento, voglia di affrancamento. I siciliani, tutti, nutriamo la speranza in un futuro migliore e ci auguriamo che venga presto il giorno in cui non saremo piĂš solo ricordati e citati per la mafia.
In unâordinanza il sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo ha deciso di vietare sul territorio comunale la vendita di oggettistica, come ad esempio souvenir, che richiamino in qualche modo alla mafia. Parliamo quindi di oggetti come quelli che ritraggono il padrino, armi, coppole o roba simile.
Il provvedimento è stato cosĂŹ giustificato dal primo cittadino: âDeve essere continuamente e fortemente contrastato ogni tipo di atteggiamento, anche di mera indifferenza, di favore nei confronti della mafia, â si legge nellâordinanza â promuovendo iniziative culturali, sociali ed amministrative idonee ad eliminarne alla radice la capacitĂ lesiva del fenomeno mafiosoâ.
Il tributo di Cinisi nella lotta alla mafia
In particolare Palazzolo ricorda che Cinisi è stata segnata dal tragico fenomeno mafioso, con lâomicidio di Peppino Impastato nel 1978, il militante di Democrazia proletaria ucciso perchĂŠ aveva osato denigrare e denunciare pubblicamente il boss del paese Tano Badalamenti. âOgni anno a Cinisi â evidenzia il primo cittadino â si riscontrano migliaia di presenze di visitatori, provenienti da tutto il mondo, e molti di loro si recano nel territorio al fine di rendere omaggio alla straordinaria storia di Peppino Impastato, eroe antimafia che ha contribuito in modo determinate, non solo al cambiamento culturale di Cinisi, ma dellâintero Territorio nazionaleâ.
Le sanzioni prevedono multe sino a 500 euro
I commercianti che violeranno tale disposizione rischiano una multa da 100 a 500 euro. Nello specifico il divieto è quello di âvendere qualsiasi tipo
di oggetto, souvenir, gadget che inneggi o semplicemente richiami anche âin termini positiviâ, in qualunque modo e forma, alla mafia ed alla criminalitĂ organizzata in genereâ. Allâinterno della stessa ordinanza Palazzolo motiva questo divieto con il fatto che tali oggetti âmortificano la comunitĂ cinisense, da anni impegnata nella diffusione della cultura della legalitĂ e nel contrasto alla mafia. Ancora oggi persiste il rischio concreto che la subcultura mafiosa possa trovare nuova linfa in atti, comportamenti ed atteggiamenti tendenti a creare le condizioni sociali per una rivitalizzazione del fenomeno mafiosoâ. BLOG SICILIA
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Lâaperitivo ÂŤil PadrinoÂť a pochi metri dalla lapide delle vittime di mafia
Coldiretti: l’inquietante boom prodotti mafia style all’estero
Dal whiskey “Cosa nostra” in bottiglia a forma di mitra a tamburo al caffè mafiozzo venduto in Bulgaria. I danni d’immagine per il made in Italy e denucia di Coldiretti e Filiera Italia
Dalla Scozia arriva il whiskey “Cosa Nostra” in una bottiglia a forma del caratteristico mitra con caricatore a tamburo degli anni di Al Capone e Lucky Luciano – spiega la Coldiretti -, mentre in Portogallo si beve vino Talha Mafia “Pistol” con tanto di macchia di sangue stilizzata sulla confezione bag in box da 3 litri. In Germania si produce il Mafia Coffee Rub Don Marco’s, un condimento per la carne arrosto, come il PorkMafia Texas Gold che non viene però dagli Usa bensĂŹÂ dalla Finlandia.
In Bulgaria si beve il caffè “Mafiozzo” – denuncia Coldiretti – stile italiano, invece gli snack “Chilli Mafia” si possono comprare in Gran Bretagna, mentre in Germania si trovano le spezie “Palermo Mafia shooting”, a Bruxelles c’è la salsa “SauceMaffia” per condire le patatine e la “SauceMaffioso”, mentre in America, nel Missouri, si vende la salsa “Wicked Cosa Nostra”. In terra tedesca – continua Coldiretti – si beve anche il “Fernet Mafiosi”, con tanto di disegno di un padrino, mentre sul collarino della bottiglia è addirittura raffigurata una pistola, sotto la scritta “Stop!”.
Ma c’è anche il vino Syrah “Il Padrino” prodotto nella Santa Maria Valley California da Paul Late “For those who dare to feel” (per quelli che osano sentirsi). Su internet – continua la Coldiretti – è poi possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook” o comprare caramelle sul portale www.candymafia.com. Una galleria degli orrori che colpisce il vero Made in Italy realizzato grazie all’impegno di centinaia di migliaia di imprenditori onesti che tutti i giorni lavorano per offrire prodotti di altissima qualitĂ .
Al gravissimo danno di immagine del Mafia Marketing si aggiunge la beffa dello sfruttamento economico del Made in Italy in una situazione in cui la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari italiani solo nell’agroalimentare ha ormai superato i 120 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa all’Italia trecentomila posti di lavoro, secondo una analisi della Coldiretti.
Si tratta di danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti dove – rileva la Coldiretti – spesso il falso è piĂš diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori. “Lo sfruttamento di nomi che richiamano la mafia è un business che provoca un pesante danno di immagine al Made in Italy sfruttando – conclude Ettore Prandini Presidente della Coldiretti – gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti lungo tutto il Paese”.
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In mostra lo scandalo del Mafia Marketing
Scatta la rivolta di imprese, cittadini e Istituzioni contro lo scandalo mondiale del mafia marketing che per la prima volta verrĂ messo in mostra con unâinquietante âcollezioneâ dei piĂš vergognosi prodotti agroalimentari venduti nel mondo con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di criminalitĂ organizzata piĂš odiose, sfruttati per fare un business senza scrupoli sul dolore delle vittime e a danno dellâimmagine del Paese.
Lâappuntamento è per domani venerdĂŹ 2 dicembre dalle ore 9,00 al Villaggio Coldiretti di Palermo, da Piazza del Teatro Politeama a Piazza Castelnuovo, dove accorreranno migliaia di agricoltori, assieme al presidente di Coldiretti Ettore Prandini e alla delegata di giovani Coldiretti Veronica Barbati. Un atto di denuncia rispetto a un fenomeno che getta discredito sullâimmagine del Paese, diffondendo inaccettabili stereotipi, contro il quale prende il via una mobilitazione nazionale guidata dai giovani imprenditori che saranno presenti in piazza per difendere la reputazione dellâItalia ed il loro futuro.
Per lâoccasione insieme alla prima mostra sui prodotti del mafia marketing nel mondo verrĂ diffuso lo studio Coldiretti âLa mafia del piatto, dai ristoranti al supermercatoâ con un focus sulla ristorazione che in tutti i continenti sfrutta termini come mafia, cosa nostra, camorra come elementi di richiamo per fare affari propagandando una immagine distorta dellâitalianitĂ .
Lâiniziativa si svolge nellâambito del villaggio Coldiretti nel centro di Palermo dove nei tre giorni di manifestazione si alterneranno esponenti istituzionali, rappresentanti della societĂ civile e studiosi che discuteranno su esclusivi studi e ricerche elaborate per lâoccasione dalla Coldiretti. Ma il Villaggio di Palermo è anche unâoccasione per toccare con mano la centralitĂ e i primati dellâagricoltura italiana messi a rischio da guerra e rincari energetici e vivere un giorno da contadino tra le aziende agricole ed i loro prodotti, a tavola con gli agrichef, in sella agli asini e tra gli altri animali, nelle fattorie didattiche e negli agriasili dove i bambini possono imparare a impastare il pane o a fare lâorto.  2.12.2022 COLDIRETTIÂ
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La denuncia della Coldiretti a Palermo: “Tutto questo danneggia il vero Made in Italia portato avanti da migliaia di imprenditori onesti”
Dal whisky “Cosa nostra” con tanto di bottiglia a forma di mitra al vino Talha Mafia fino al caffè Mafiozzo ma anche il condimento sale e pepe Two Pig Mafia è allarme “mafia style” per l’agroalimentare italiano con milioni di euro di giro d’affari generati dall’uso di nomi legati alla criminalitĂ . A denunciarlo sono Coldiretti e Filiera Italia che insieme a imprese, cittadini e istituzioni scendono in piazza a Palermo dove è stata esposta per la prima volta un’inquietante “collezione” dei piĂš scandalosi prodotti agroalimentari venduti nel mondo con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di malavita organizzata piĂš odiose, sfruttati per fare un business senza scrupoli sul dolore delle vittime e a danno dell’immagine del Paese.
Dalla Scozia arriva il whisky “Cosa Nostra” in una bottiglia a forma del caratteristico mitra con caricatore a tamburo degli anni di Al Capone e Lucky Luciano – spiega la Coldiretti -, mentre in Portogallo si beve vino Talha Mafia “Pistol” con tanto di macchia di sangue stilizzata sulla confezione bag in box da 3 litri.Â
In Germania si produce il Mafia Coffee Rub Don Marco’s, un condimento per la carne arrosto, come il PorkMafia Texas Gold che non viene però dagli Usa bensĂŹ dalla Finlandia.
In Bulgaria si beve il caffè “Mafiozzo” – denuncia Coldiretti – stile italiano, invece gli snack “Chilli Mafia” si possono comprare in Gran Bretagna, mentre in Germania si trovano le spezie “Palermo Mafia shooting”, a Bruxelles c’è la salsa “SauceMaffia” per condire le patatine e la “SauceMaffioso”, mentre in America, nel Missouri, si vende la salsa “Wicked Cosa Nostra”.
In terra tedesca – continua Coldiretti – si beve anche il “Fernet Mafiosi“, con tanto di disegno di un padrino, mentre sul collarino della bottiglia è addirittura raffigurata una pistola, sotto la scritta “Stop!”.
Ma c’è anche il vino Syrah “Il Padrino” prodotto nella Santa Maria Valley California da Paul Late “For those who dare to feel” (per quelli che osano sentirsi).
Su internet – continua la Coldiretti – è poi possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook” o comprare caramelle sul portale www.candymafia.com.
Una galleria degli orrori che colpisce il vero Made in Italy realizzato grazie all’impegno di centinaia di migliaia di imprenditori onesti che tutti i giorni lavorano per offrire prodotti di altissima qualitĂ come al Villaggio della Coldiretti di Palermo dove nel weekend è possibile toccare con mano i primati dell’agroalimentare nazionale tra le aziende agricole, le imprese di eccellenza di filiera Italia e i cuochi contadini.
Al gravissimo danno di immagine del Mafia Marketing si aggiunge la beffa dello sfruttamento economico del Made in Italy in una situazione in cui la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari italiani solo nell’agroalimentare ha ormai superato i 120 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa all’Italia trecentomila posti di lavoro, secondo una analisi della Coldiretti. Si tratta di danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti dove – rileva la Coldiretti – spesso il falso è piĂš diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori.
“Lo sfruttamento di nomi che richiamano la mafia è un business che provoca un pesante danno di immagine al Made in Italy sfruttando – conclude Ettore Prandini Presidente della COLDIRETTI – gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti lungo tutto il Paese”.
Da âBaciamo le maniâ a âCosa nostraâ: almeno 300 ristoranti hanno un nome che ricorda la mafia
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Sono quasi trecento i ristoranti che nel mondo si richiamano nel nome alla mafia, da âBaciamo le maniâ a âCosa nostraâ fino agli improbabili Felafel Mafia, Nasi goreng Mafia e Karaoke Bar Mafia, sfruttando a tavola gli episodi, i personaggi e le forme di criminalitĂ organizzata piĂš dolorose e odiose e danneggiando lâimmagine del nostro Paese. Eâ quanto emerge da una analisi della Coldiretti condotta sulla banca dati del sito web Tripadvisor dove sono recensiti i locali di tutto il mondo, presentata al Villaggio contadino di Palermo, da piazza del teatro Politeama a piazza Castelnuovo con la protesta dei giovani agricoltori della Coldiretti e lâallestimento della prima mostra dei prodotti mafia style scovati in tutto il globo. In Spagna è possibile mangiare da âEl padrinoâ, da âLa dolce vita del padrinoâ e da âBaciamo le maniâ â spiega la Coldiretti in una nota -, e anche nella martoriata Ucraina câè una catena di locali âMafiaâ dove servono pizza e altri piatti della cucina internazionale e persino un âKaraoke bar mafiaâ. Il richiamo a Cosa nostra è, infatti, assolutamente trasversale a culture e piatti di tutto il mondo e se negli Stati Uniti troviamo i locali âFelafel mafiaâ e âSushi mafiaâ, in Germania ci sono i âBurger mafiaâ, in Indonesia âNasi goreng mafiaâ, in Egitto âMafia pizzaâ e in Brasile âAl Capone Pizza di Mafiaâ. In Austria câè anche il ristorante âMafiosiâ, in Finlandia si mangia da âDon Corleoneâ e in Francia da âCosa nostraâ. E non mancano divagazione sul tema, se è vero che in Russia câè un ristorante chiamato âCamorraâ.
Nella classifica dei Paesi con piĂš locali ispirati al âmafia soundingâ si piazza la Spagna con 63 ristoranti, grazie soprattutto alla catena âLa Mafia se sienta a la mesaâ diffusa in tutto il territorio nazionale che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters piĂš sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone, mentre al secondo â rileva Coldiretti â si piazza lâUcraina (38 tra ristoranti, bar e pizzerie) davanti al Brasile (28). Seguono Indonesia (23), Russia (19), India (16), Giappone (15), Polonia (11), Usa (8), Portogallo e Australia che chiudono la top ten con a pari merito con 5 casi. Ma attivitĂ che richiamano Cosa Nostra si trovano ormai dappertutto, dalla Germania alla Thailandia, dal Messico alla Corea del Sud, da Panama alla Moldavia, fino a Giordania, Malesia, Sri Lanka, Taiwan, Vietnam e Canada, solo per citarne alcuni. Un fenomeno odioso che â sottolinea Coldiretti â nasce in molti casi dallâignoranza o dalla scarsa sensibilitĂ verso il dolore provocato dalla criminalitĂ organizzata al quale andrebbe posta fine una volta per tutte. Nel caso della catena di ristoranti spagnola âLa mafia se sienta a la mesaâ lâUnione europea, su richiesta dellâItalia, ha addirittura annullato la concessione del marchio in quanto contrario allâordine pubblico e al buon costume, anche se i locali sono ancora aperti in tutto la Spagna. âLâUnione europea deve fermare lâutilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare lâimmagine dellâintero agroalimentare tricolore in un momento in cui le esportazioni hanno raggiunto il record storico contribuendo alla ripresa del Sistema Paeseâ, ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.â
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Food: Il brand Mafia è un business milionario nel mondo con grave danno al Made in Italy agroalimentare
Unâinquietante âcollezioneâ dei piĂš scandalosi prodotti agroalimentari venduti nel mondo con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di malavita organizzata che appartengono allo stereotipo piĂš vieto di antiitalianitĂ : a Palermo Coldiretti e Filiera Italia hanno messo in mostra il business del malaffare. Â
Quello che colpisce che spesso questi prodotti ispirati a mafia e malaffare arrivano da paesi europei o a noi vicini.
Si va dal whisky âCosa nostraâ con tanto di bottiglia a forma di mitra che si vende in Scozia al vino portoghese Talha Mafia âPistolâ con tanto di macchia di sangue stilizzata sulla confezione bag in box da 3 litri.
Si prosegue con il caffè Mafiozzo prodotto in Bulgaria e il Mafia Coffee Rub Don Marcoâs prodotto in Germania, ma anche il condimento sale e pepe Two Pig Mafia e un condimento per la carne arrosto, come il PorkMafia Texas Gold che non viene però dagli Usa bensĂŹ dalla Finlandia.
Lâallarme âmafia styleâ per lâagroalimentare italiano riguarda un giro dâaffari per milioni di euro
Lâallarme âmafia styleâ per lâagroalimentare italiano lanciato da Coldiretti e Filiera Italia riguarda un giro dâaffari per milioni di euro di giro dâaffari generati dallâuso di nomi legati alla criminalitĂ organizzata.
Una galleria degli orrori che colpisce il vero Made in Italy realizzato grazie allâimpegno di centinaia di migliaia di imprenditori onesti che lavorano per offrire prodotti di altissima qualitĂ . Se ne è parlato al Villaggio della Coldiretti di Palermo dove nel weekend è possibile toccare con mano i primati dellâagroalimentare nazionale tra le aziende agricole, le imprese di eccellenza di filiera Italia e i cuochi contadini. La galleria degli orrori prosegue con gli snack âChilli Mafiaâ che si possono comprare in Gran Bretagna. E se in Germania si trovano le spezie âPalermo Mafia shootingâ, a Bruxelles câè la salsa âSauceMaffiaâ per condire le patatine e la âSauceMaffiosoâ, mentre in America, nel Missouri, si vende la salsa âWicked Cosa Nostraâ.
In terra tedesca si beve anche il âFernet Mafiosiâ, con tanto di disegno di un padrino, mentre sul collarino della bottiglia è addirittura raffigurata una pistola, sotto la scritta âStop!â.
LâItalian Sounding ha superato i 120 miliardi di euro, e costa allâItalia, trecentomila posti di lavoro
Ma câè anche il vino Syrah âIl Padrinoâ prodotto nella Santa Maria Valley California da Paul Late âFor those who dare to feelâ (per quelli che osano sentirsi). Su internet è poi possibile acquistare il libro di ricette âThe mafia cookbookâ o comprare caramelle sul portale www.candymafia.com.
Al gravissimo danno di immagine del Mafia Marketing â osserva con preoccupazione la Coldiretti â si aggiunge la beffa dello sfruttamento economico del Made in Italy in una situazione in cui la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari italiani solo nellâagroalimentare ha ormai superato i 120 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa allâItalia, secondo una analisi dellâOrganizzazione, trecentomila posti di lavoro.
Non ci sono solo i prodotti ma anche i ristoranti che si richiamano alla mafia, oltre 300 nel mondo
Ma non sono solo i prodotti a danneggiare il buon nome dellâItalia. Â Ci si mettono anche i ristoratori allâestero, e purtroppo va detto che non di rado sono italiani, che cercano cosĂŹ di attirare lâattenzione del pubblico
Sono quasi trecento i ristoranti che nel mondo si richiamano nel nome alla mafia, da âBaciamo le maniâ a âCosa Nostraâ fino agli improbabili Felafel Mafia, Nasi goreng Mafia e Karaoke Bar Mafia Ă quanto emerge da una analisi della Coldiretti condotta sulla banca dati del sito web Tripadvisor.
In Spagna è possibile mangiare da âEl padrinoâ, da âLa dolce vita del padrinoâ e da âBaciamo le maniâ â spiega la Coldiretti -, e anche nella martoriata
Ucraina câè una catena di locali âMafiaâ dove servono pizza e altri piatti della cucina internazionale e persino un âKaraoke bar mafiaâ.
Negli  Stati Uniti troviamo i locali âFelafel mafiaâ e âSushi mafiaâ
in Germania ci sono i âBurger mafiaâ,
in Indonesia âNasi goreng mafiaâ,
in Egitto âMafia pizzaâ e
in Brasile âAl Capone Pizza di Mafiaâ.
In Austria câè anche il ristorante âMafiosiâ,
in Finlandia si mangia da âDon Corleoneâ
in Francia da âCosa nostraâ.
in Russia câè un ristorante chiamato âCamorraâ.
Nella classifica dei Paesi con piĂš locali ispirati al âmafia soundingâ si piazza la Spagna con 63 ristoranti, grazie soprattutto alla catena âLa Mafia se sienta a la mesaâ
diffusa in tutto il territorio nazionale che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters piĂš sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone, mentre al secondo si piazza lâUcraina (38 tra ristoranti, bar e pizzerie) davanti al Brasile (28). Seguono Indonesia (23), Russia (19), India (16), Giappone (15), Polonia (11), Usa (8), Portogallo e Australia che chiudono la top ten con a pari merito con 5 casi.
Ma attivitĂ che richiamano Cosa Nostra si trovano ormai dappertutto, dalla Germania alla Thailandia, dal Messico alla Corea del Sud, da Panama alla Moldavia, fino a Giordania, Malesia, Sri Lanka, Taiwan, Vietnam e Canada, solo per citarne alcuni.
Nel caso della catena di ristoranti spagnola âLa mafia se sienta a la mesaâ lâUnione Europea, su richiesta dellâItalia, ha addirittura annullato la concessione del marchio in quanto contrario allâordine pubblico e al buon costume, anche se i locali sono ancora aperti in tutto la Spagna.
âLâUnione Europea â afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. â deve fermare lâutilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare lâimmagine dellâintero agroalimentare tricolore in un momento in cui le esportazioni hanno raggiunto il record storico contribuendo alla ripresa del Sistema Paeseâ. di Rita Cavalli FIRST
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Mafia Brand: banalizzare un fenomeno criminale lo rende piĂš pericoloso
Se siete italiani e avete varcato i confini nazionali almeno una volta sapete di cosa sto parlando: âItaliani? Bella vita! Mare, pizza, mafia!â. Questo stereotipo che ci perseguita è stato alimentato da unâimmagine grottescamente distorta del fenomeno mafioso, tanto da poter pensare che lo si possa vedere come una banale forma di folclore tutta italiana. Nulla di piĂš sbagliato. Nessuna persona dotata di un minimo senso del pudore scherzerebbe su eventi tragici come lâ11 settembre o la strage del Bataclan. Eppure sulla mafia si scherza eccome! Non si tratta solo di humour nero ma di qualcosa di molto peggio: si tratta di banalizzare un fenomeno estremamente pericoloso.
Ci dobbiamo quindi chiedere cosa abbia di fatto addolcito questa percezione delle organizzazioni di stampo mafioso.
Una risposta esaustiva richiederebbe un lungo approfondimento sulla strategia comunicativa delle organizzazioni criminali, sulla loro rappresentazione cinematografica e sullo spazio che viene dedicato loro dai media.
Câè però un altro aspetto che non è per forza riconducibile alle organizzazioni criminali, ovvero il brand âMafiaâ. Non si tratta di una singola impresa che ha brevettato un marchio per produrre beni di consumo e servizi, ma di svariate attivitĂ che sono ricorse a questi brutti luoghi comuni per fare business.
Significativo in questo senso il recente caso di una pizzeria di Francoforte sul Meno che ha fatto parlare di sĂŠ per aver scelto il nome Falcone e Borsellino.
Sarebbe stato un bel tributo ai due magistrati se non fosse che lâinsegna era circondata da disegni di fori di proiettile.
Ai muri del locale era inoltre appesa non solo la fotografia dei due magistrati uccisi da Cosa nostra, a cui sono dedicate pure due pizze sul menĂš, ma anche quella del protagonista de Il Padrino, Vito Corleone. Maria Falcone, sorella del primo dei due giudici assassinati, ha richiesto alla magistratura tedesca di impedire al proprietario del locale di utilizzare il nome âFalconeâ nellâintestazione della pizzeria. Tuttavia il suo ricorso è stato respinto perchĂŠ, secondo il tribunale, a quasi trentâanni dalla morte del giudice âil tema della lotta alla mafia non è piĂš cosĂŹ sentito tra i cittadiniâ. Se di solito lâodore di pizza fa venire lâacquolina in bocca, in questo caso è difficile conservare lâappetito. Per fortuna alla fine il buonsenso ha avuto la meglio e il ristoratore ha rinunciato al nome specificando in una lettera inviata allâambasciata italiana a Berlino che âin nessun momento è stata nostra intenzione banalizzare la mafia, offendere i due magistrati [âŚ] e le vittime innocenti della mafiaâ.
Casi analoghi si sono verificati anche in Spagna, Austria, Argentina e ancora in Germania. Se avete buona memoria forse vi ricorderete del ristorante spagnolo La Mafia se sienta a la mesa, ovvero La Mafia si siede a tavola, fondato nel 2001 e trasformato in franchising con lâapertura della societĂ La Mafia Franchises S.L.. Due denominazioni che non lasciano troppo spazio allâimmaginazione. Allâinterno dei ristoranti è possibile mangiare piatti tipici della cucina mediterranea circondati da fotografie tratte da Il Padrino e pannelli che riportano i nomi scritti a caratteri cubitali dei piĂš importanti boss italoamericani mischiati a quelli dei personaggi cinematografici. A seguito di una battaglia dellâallora presidente della commissione antimafia Rosy Bindi il brand ha ricevuto un duro colpo con lâannullamento del marchio da parte della Divisione Cancellazioni dellâUfficio Marchi e Disegni dellâUnione europea.
La commissione dellâEUIPO ha poi confermato che il marchio contestato era contrario allâordine pubblico, respingendo il ricorso del marzo del 2018. Il marchio rimane quindi âinvalido per tutti i beni e servizi in contestazioneâ.
Una vittoria della pubblica decenza? Non proprio. Basta andare sul sito della catena per rendersi conto che i ristoranti non hanno cambiato nome e che stanno festeggiando i ventâanni di attivitĂ .
Nel 2013 ha fatto parlare di sĂŠ il Pub Don Panino di Vienna che offriva sandwich dedicati a padrini ed eroi antimafia. Un esempio di cattivo gusto che raggiungeva il suo apice con il panino dedicato a Peppino Impastato, giornalista antimafioso assassinato su ordine del boss Tano Badalamenti nel 1978. Sul menĂš la descrizione del panino era raccapricciante: âSiciliano dalla bocca larga, fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecueâ.
Stesso scenario a Buenos Aires dove il ristorante Arte de Mafia prevede tuttâoggi un menĂš a base di clichĂŠ come il âPetto di pollo dei picciottiâ, i âGamberetti della Famiglia Genoveseâ e la âPicada de Vito Corleoneâ.
Anche qui appese alle pareti non mancano fotografie tratte da Il Padrino, la locandina di Quei Bravi ragazzi e i dieci comandamenti della mafia, ovvero una lista di luoghi comuni su rispetto, onore e famiglia tradotti in un italiano maccheronico.
Il locale è tuttâora in attivitĂ , valutato 4 su 5 su TripAdvisor.
Nel quartiere St. Pauli di Amburgo la Trattoria Palermo serve delle autentiche pizze italiane. Anche se il locale non accetta prenotazioni, è possibile telefonare per richiedere informazioni.
Gli interlocutori sono in grado di rispondere in tedesco, italiano e dialetto siciliano. Tutto bello? Beh, quasi.
Nel menĂš della trattoria alla modica cifra di dieci euro è possibile ordinare la âPizza Mafiaâ.
Qualcosa di simile succede anche a Milano dove la pasticceria e rosticceria siciliana Cose Nostre ha scelto un nome quantomeno evocativo.
Il Mafia Brand è comprato e venduto dunque anche in Italia.
In Sicilia ad esempio non è raro scorgere nei negozi per turisti magliette, grembiuli e calamite raffiguranti Vito Corleone o uno stereotipato mafioso con coppola e lupara.
Il Mafia Brand ha attecchito anche nellâabbigliamento.
Nel 2013 il marchio Pakkiano aveva inserito nel suo catalogo una t-shirt con il volto del boss della mala del Brenta, Felice Maniero, accostata alla scritta âFasso Rapineâ.
I capi di abbigliamento sono stati ritirati dal mercato dallo stesso produttore, raggiunto dalle critiche dei cittadini veneti e da unâazione legale promossa dallâallora sindaco di Campolongo Maggiore (VE) Alessandro Campalto.
Se in passato lâItalia ha tristemente esportato crimine organizzato, oggi ci ritroviamo nella situazione paradossale in cui unâazienda della provincia di Parma importa dal Brasile e distribuisce nello Stivale il Mafia Brand.
Infatti lo scorso dicembre è scoppiato il caso del marchio di abbigliamento dallâinequivocabile nome La Bella Mafia. Câè da chiedersi in che modo possa definirsi âbellaâ unâorganizzazione criminale che ha compiuto atti di terrorismo, ucciso migliaia di persone e avvelenato lâeconomia di intere nazioni.Â
I simboli del crimine organizzato come brand hanno valicato i confini continentali. Sul web non è difficile imbattersi in siti che vendono magliette e felpe raffiguranti la faccia del sanguinario narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, la cui figura è tornata alla ribalta a seguito del successo della serie tv Narcos. Sarebbe piÚ corretto parlare di Narco Brand, ma curiosamente il figlio di Escobar nella sua autobiografia parla del padre come di un mafioso.
Tra i capi di abbigliamento che hanno utilizzato il volto di Escobar ci sono anche le maglie del marchio De Puta Madre fondato dallâex narcotrafficante colombiano di Cali, Ilan FernĂ ndez.
Poco importa se Escobar ha causato la morte di centinaia di persone, il senso degli affari non impedisce di mettere in commercio una maglietta con la scritta a caratteri cubitali âColombia, Narcotrafficoâ. Ironia della sorte anche FernĂ ndez è stato vittima di un crimine: le sue magliette sono state contraffatte e lui stesso se ne è lamentato.
Evidentemente anche il Narco Brand vende, tantâè che Emma Coronel Aispuro, moglie del narcotrafficante JoaquĂn GuzmĂĄn, alias El Chapo, da anni sta lavorando per avviare unâattivitĂ al fine di lanciare indumenti con il marchio commerciale Chapo. Nel 2016 ha ottenuto lâautorizzazione da parte dellâIstituto messicano per la proprietĂ industriale a utilizzare il soprannome del signore della droga per etichettare prodotti commerciali e nellâaprile del 2019 El Chapo ha firmato dalla sua cella di Manhattan un contratto che le conferisce i diritti sul suo nome tramite la societĂ JGL LLC. In questa occasione il signore della droga non è stato nĂŠ il piĂš veloce nĂŠ il piĂš innovativo: nei mercatini messicani le magliette e i cappellini con la sua faccia sono in commercio giĂ da qualche anno. STAMPO ANTIMAFIOSO 2021 di Amedeo Paparoni
âMAFIAâ, BRAND DAI RICAVI MILIONARI. âFERMARE USO COMMERCIALE DI UN MARCHIO INFAMEâ
Un business milionario che si estende dai ristoranti ai prodotti, dal caffè âMafiozzoâ stile italiano dalla Bulgaria agli snack âChilli Mafiaâ della Gran Bretagna, dalle spezie âPalermo Mafia shootingâ della Germania fino alla salsa âSauceMaffiaâ per condire le patatine e quella âSauceMaffiosoâ per la pasta scovate a Bruxelles nella Capitale dâEuropa.
Ă quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare positivamente la sentenza della Corte Ue che accoglie la richiesta dellâItalia di invalidare il marchio alla catena di ristoranti spagnoli âLa Mafiaâ (âLa Mafia se sienta ala mesaâ), denuncia i troppi casi in cui si fa affari sfruttando a tavola gli episodi, i personaggi e le forme di criminalitĂ organizzata piĂš dolorose e odiose, a danno dei veri prodotti agroalimentari Made in Italy.
Un oltraggio considerato insopportabile da due italiani su tre (65%) che non tollerano il luogo comune diffuso allâestero che porta gli stranieri ad assimilare lâItalia alla mafia, secondo lâindagine Coldiretti/ixè. Il caso spagnolo â denuncia la Coldiretti â non è purtroppo isolato poichĂŠ in tutto il mondo dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia si trovano ristoranti e pizzerie âCosa Nostraâ mentre a Phuket in Thailandia câè addirittura un servizio take-away. Ma nei diversi continenti ci sono anche i locali Ai Mafiosiâ, âBella Mafiaâ e âMafia Pizzaâ.
E su internet â continua la Coldiretti â è possibile acquistare il libro di ricette âThe mafia cookbookâ, comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o ricevere i consigli di mamamafiosa (www.mamamafiosa.com) con sottofondo musicale a tema.
âVa fermato lâutilizzo commerciale di tutti quei marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti lungo tutto lo Stivale â ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo â Il business è stato oggetto di uno specifico approfondimento anche nellâambito dellâOsservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti che ha raccolto esempi concreti di oltraggio in diversi continentiâ.
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La MAFIA in tavolaâŚ
RISTORANTI : âLa mafiaâ come marchio?
Il sogno di Parigi svanisce per la figlia di Totò Riina, chiude il ristorante
Il sogno parigino della figlia di Riina è durato poco. Lucia Riina, 40 anni, si era trasferita nella Ville Lumiere una dei quattro figli del boss corleonese stragista Totò, morto nel 2017 in carcere dove era finito dopo 24 anni di latitanza.
La piĂš giovane dei rampolli Riina era sbarcata a Parigi nellâautunno 2018 aprendo il bistrot âCorleone by Lucia Riinaâ dove alle pareti aveva appeso le sue opere pittoriche. A gennaio 2019 dopo che la notizia si era diffusa e i media avevano fatto servizi provocando reazioni anche del sindaco di Corleone cui non era piaciuto il nome della cittadina nellâinsegna, e suscitando anche lâaggressivitĂ del marito di Lucia, Vincenzo Bellomo, che ha inseguito operatori televisivi lanciandogli contro oggetti, la coppia aveva deciso di togliere il nome pesante dal ristorante.
âNon ho cercato di provocare nĂŠ di offendere nessuno â aveva detto Lucia â volevo soltanto valorizzare la mia identitĂ di artista-pittrice. E anche mettere in risalto la cucina siciliana. AffinchĂŠ non ci sia nessun malinteso, vi annuncio che ho deciso di ritirare il mio nome dallâinsegna del ristorante e dalle pubblicitĂ , anche se mi dispiace che la mia identitĂ di pittrice e di donna venga negataâ.
Ma nel luglio 2019 Lucia con marito e figlia ha deciso di salutare rue Daru e tornare a Corleone. Nel paese dei boss che hanno gestito Cosa nostra per un quarantennio però la donna da qualche tempo non si vede. Câè chi dice si sia trasferita scegliendo una meta lontana. Nessuno in paese parla apertamente ma qualcuno sussurra che i Bellomo siano andati in Canada.
La figlia di Totò Riina annuncia: âToglierò mio nome da ristorante a Parigiâ e risponde a chi la accusa âMia vita trasparenteâ
Pascal Fratellini, ultimo discendente della famiglia di un celebre trio di artisti circensi originari di Firenze che fece fortuna in Francia, socio dei Bellomo nel locale parigino, dice che Lucia ha lasciato Parigi nellâestate 2019 ânon avevano legami, non parlavano bene il francese, e forse mancavano loro i familiariâ.
âAndare a trovare lo zio â aggiunge â o il fratello che sono in carcere era molto difficile. Per loro i legami sono importanti.
Quando stavano in Francia la madre chiamava tutti i giorni per avere notizie: âCosa succede a Parigi?ââ Il bistrot parigino non ha riaperto dopo il lockdown. Fratellini spera di riaprire a breve anche se âil ristorante è solo una parte della mia attivitĂ , il mio principale business sono i locali notturni che scontano però la crisi in modo piĂš forteâ.  Blog Sicilia 6.9.2020
I ristoranti e i prodotti stranieri con nomi che si ispirano alla mafia
Dalle pizzerie âCosa Nostraâ al caffè bulgaro âMafiozzoâ, sono decine e decine e câè chi ritiene che danneggino lâimmagine dellâItalia
In tutto il mondo ci sono almeno 300 ristoranti che si richiamano alla mafia nel nome, secondo una stima che ha fatto Coldiretti, la principale associazione italiana di produttori agricoli, attraverso la banca dati del sito di consigli di viaggio Tripadvisor. E ci sono anche centinaia di prodotti alimentari, dal vino al caffè agli snack, con marchi che si ispirano alla criminalitĂ organizzata italiana. A volte questo fenomeno viene chiamato âmafia marketingâ, e qualcuno chiede che sia maggiormente stigmatizzato e sanzionato, ritenendo che danneggi lâimmagine dellâItalia allâestero rafforzando luoghi comuni offensivi.
Ă un fenomeno che esiste da molto tempo: ristoranti che si chiamano âBaciamo Le Maniâ o âCosa Nostraâ ci sono ovunque, e spesso lâimmagine richiamata nellâinsegna o nel logo del ristorante o della pizzeria è lo stereotipo del mafioso con la coppola o il gangster italo-americano degli anni Venti con il mitra in mano. Dâaltra parte anche in Italia è pieno di ristoranti che si chiamano âIl padrinoâ e che evocano, piĂš che altro, la figura di Marlon Brando nel film di Francis Ford Coppola del 1972. Ă una forma di marketing che a volte funziona e a volte no: un bistrot aperto a Parigi dalla figlia di Totò Riina, âCorleone by Lucia Riinaâ, ha chiuso nel 2020.
Rientra in un altro ordine di problemi invece il fatto che molti ristoranti in Italia siano utilizzati dalla criminalitĂ organizzata come strumento di riciclaggio del denaro. Secondo unâanalisi sempre di Coldiretti, i locali a rischio di infiltrazione mafiosa sarebbero 15mila. Ă difficile però che le organizzazioni criminali scelgano nomi come âCosa Nostraâ o âMafiaâ per i propri locali.
Secondo Coldiretti, il fenomeno del marketing che si richiama alla mafia va combattuto e se possibile bloccato. Per il presidente Ettore Prandini lâUnione Europea ÂŤdeve fermare lâutilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare lâimmagine dellâintero agroalimentare tricoloreÂť.
Alcune iniziative câerano giĂ state in passato. Nel 2019 la Corte di Giustizia dellâUnione Europea aveva detto che la catena di ristoranti spagnola âLa mafia se sienta a la mesaâ non doveva utilizzare quel nome perchĂŠ ÂŤbanalizza lâorganizzazione criminale italianaÂť. I proprietari si erano difesi sostenendo che il logo conteneva una rosa, non unâarma, e che quindi non câera nessun richiamo alla violenza. I ristoranti della catena si chiamano ancora cosĂŹ, in tutta la Spagna.
Secondo Coldiretti è proprio la Spagna il paese con la maggiore concentrazione di ristoranti che si richiamano nel nome alla mafia: ce ne sarebbero 63. Seguono Ucraina (38) e Brasile (28). Ma pizzerie, bar, ristoranti di questo genere ci sono dappertutto: India, Stati Uniti, Giappone, Australia, Germania, Canada, e poi Giordania, Sri Lanka, Vietnam, Malesia, Moldavia.
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Un ristorante chiamato âMafiaâ, accanto a un altro di nome âCastaâ, a Tiraspol, in Transnistria, regione separatista moldava (Stefano Vizio/Il Post)
I nomi non sono molti fantasiosi. In Spagna ci sono anche âEl Padrinoâ e âLa Dolce Vita del Padrinoâ. In Ucraina câè il âKaraoke Bar Mafiaâ e la catena di locali âMafiaâ. In Germania ci sono i âBurger Mafiaâ e in Brasile gli âAl Capone Pizza di Mafiaâ. Negli Stati Uniti câè âSushi Mafiaâ, mentre in Finlandia un locale si chiama âDon Corleoneâ. In Russia un ristorante si chiama âCamorraâ.
Câè poi lâaltro fenomeno denunciato sempre da Coldiretti: è quello dei prodotti alimentari che, come i ristoranti, hanno nomi che si richiamano alla mafia. Gli esempi sono tanti: câè per esempio un whisky scozzese, contenuto in una bottiglia a forma di mitra, che si chiama Cosa Nostra. In Germania câè il Fernet Mafiosi, sul quale è disegnata una pistola. In California viene prodotto il vino Il Padrino e in Inghilterra ci sono gli snack Chilli Mafia. In Portogallo câè un cartone da tre litri di vino rosso che si chiama Talha Mafia Pistol, e ha una macchia di sangue stilizzata sullâetichetta.
In Bulgaria invece è in vendita il caffè Mafiozzo. Câè poi tutto il capitolo delle salse: un condimento per la carne prodotto in Germania si chiama Mafia Coffee Rub Don Marcoâs mentre in Finlandia una salsa ha il nome di Pork Mafia Texas Gold. In Belgio esistono le salse Sauce Maffia e Sauce Maffioso; negli Stati Uniti è in vendita la Wicked Cosa Nostra. Câè poi un portale in cui si vendono caramelle che si chiama candymafia.com e un libro di ricette con il titolo The Mafia Cookbook. Tutto questo comporta, secondo Coldiretti, un danno di immagine piuttosto grave che si aggiunge a quello complessivo della contraffazione e falsificazione dei prodotti alimentari italiani.
Se al ristorante la Mafia diventa marketing
Pizza, spaghetti, mafia. LâItalia degli stereotipi, delle frasi fatte, del folklore piĂš nero dello humor, che a volte si traduce in pietre della storia del costume, ma che molto spesso âstroppiaâ. Come ogni cosa che è decisamente in eccesso. E se tutti â chi piĂš chi meno â ricordiamo le scene al ristorante de Il Padrino, è su altri ristoranti che si è focalizzata la lente della Coldiretti e del 6° Rapporto sulle Agromafie e sui crimini nellâAgroalimentare, che lancia un vero allarme âMafia Styleâ, stimando in milioni di euro il giro di affari di imprese che strizzano lâocchio agli clichĂŠ della criminalitĂ organizzata.Â
 Un passo oltre lâItalian Sounding, infatti, câè il mafia sounding, che si è scoperto essere un vero e proprio calderone sommerso â ma non troppo â di attivitĂ che utilizzano nomi e rimandi alla mafia come vere e proprie strategie di marketing. Il ristorante Riina di Parigi, gestito dalla figlia dellâex âcapo dei capiâ di Cosa Nostra, è solo lâultimo di una lunga serie di casi similari, salito agli onori della cronaca per lo scandalo legato alla figura, ancora troppo contemporanea, del boss e dei suoi crimini.
Ma il caso va oltre la memoria della famiglia corleonese e ha i contorni di un deciso problema di costume e percezione. Uno dei casi piĂš eclatanti degli ultimi anni è quello della catena di ristoranti spagnoli âLa mafia se sienta a la mesaâ; da Valencia a Madrid portano a tavola una cucina di stile italiano, lasciando che i clienti si siedano in un piccolo circo, dove alle pareti invece di folkloristiche scene che ripropongono â come in altre parti del mondo â scene di vita quotidiana del nostro Paese, ci sono murales che raffigurano i piĂš sanguinari e famigerati boss mafiosi della storia recente. Da Lucky Luciano ad Al Capone, con un nutrito repertorio nel mezzo.Â
E se in Nuova Zelanda lâinfelite uscita di una catena di fast food che ha messo in commercio il âPablo Escoburgerâ, ha fatto indignare i social, in questo caso â diffuso â dei ristoranti Mafia Style, non si registra nessun tipo di reazione. Secondo Coldiretti, che insieme ad Eurispes ha stilato il Rapporto, âsi trovano ristoranti e pizzerie âcosa nostraâ dal Messico allâEgittoâ, con casi anche in Nazioni lontanissime come il âMinnesotaâ o la Thailandia; una sorta di plebiscito del marketing che avvolge i cinque continenti quasi senza soluzione di continuitĂ . Trovare un ristorante âBella Mafiaâ è decisamente semplice, ma la tendenza sta uscendo dalla porta dei ristoranti per entrare sugli scaffali di supermercati e botteghe, anche in Paesi che vengono canonicamente considerati piĂš civili e meno suggestionabili.
Come la Norvegia, dove è recentemente stato mandato in onda uno spot che pubblicizza i Cannoli Siciliani, eccellenza agroalimentare molto amata, ma qui lanciata al grido di âmafiakaker eller cannoliâ, ossia âil dolce della mafiaâ. Un esempio per tutti, quello del Paese scandinavo, che è però in ottima compagnia con il âcaffè mafiozzoââ che, come denuncia coldiretti, pare essere comune in Bulgaria -, la âsaucemaffiaâ, salsa per fast food reperibile a Bruxelles, ilSyrah âPadrinoâ prodotto in California o il Fernet Mafiosi, un liquore in vendita sul mercato tedesco, la cui bottiglia è vestita ad hoc, âcon tanto di disegno di un padrino, mentre sul collarino della bottiglia è addirittura raffigurata una pistolaâ. Â
E se il portale, che vende caramelle sfuse per bambini, CandyMafia, può quasi sembrare una boutade, il sito di consigli culinari MamMafiosa diventa in realtĂ inquietante, con la possibilitĂ di selezionare una musica a tema da cui farsi accompagnare mentre si legge la biografia di Angelina Torricelli, proprietaria del blog che racconta della sua vita da ignara moglie di boss e di come abbia scoperto la reale occupazione del marito solo il giorno in cui è stato ucciso. Un business milionario, quindi, con ramificazioni tentacolari, dalle caramelle al liquore, fino ai libri di cucina â esempio su tutti âThe Mafia CookBookâ â che âbanalizza, attraverso gli stereotipi, un periodo doloroso e recente della storia italianaâ apportando, anche se fra frizzi, lazzi e battute che sembran divertenti, un danno ânotevole al made in Italyâ, forse anche piĂš subdolo e profondo di quello dei prodotti falsi. LA REPUBBLICA 29.2.2019
Da âBaciamo le maniâ a âCosa nostraâ: almeno 300 ristoranti hanno un nome che ricorda la mafia
Nella classifica dei Paesi con piĂš locali ispirati al âmafia soundingâ si piazza la Spagna con 63 ristoranti, grazie soprattutto alla catena âLa Mafia se sienta a la mesaâ diffusa in tutto il territorio nazionale che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters piĂš sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone, mentre al secondo â rileva Coldiretti â si piazza lâUcraina (38 tra ristoranti, bar e pizzerie) davanti al Brasile (28). Seguono Indonesia (23), Russia (19), India (16), Giappone (15), Polonia (11), Usa (8), Portogallo e Australia che chiudono la top ten con a pari merito con 5 casi. Ma attivitĂ che richiamano Cosa Nostra si trovano ormai dappertutto, dalla Germania alla Thailandia, dal Messico alla Corea del Sud, da Panama alla Moldavia, fino a Giordania, Malesia, Sri Lanka, Taiwan, Vietnam e Canada, solo per citarne alcuni. Un fenomeno odioso che â sottolinea Coldiretti â nasce in molti casi dallâignoranza o dalla scarsa sensibilitĂ verso il dolore provocato dalla criminalitĂ organizzata al quale andrebbe posta fine una volta per tutte. Nel caso della catena di ristoranti spagnola âLa mafia se sienta a la mesaâ lâUnione europea, su richiesta dellâItalia, ha addirittura annullato la concessione del marchio in quanto contrario allâordine pubblico e al buon costume, anche se i locali sono ancora aperti in tutto la Spagna. âLâUnione europea deve fermare lâutilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare lâimmagine dellâintero agroalimentare tricolore in un momento in cui le esportazioni hanno raggiunto il record storico contribuendo alla ripresa del Sistema Paeseâ, ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. Redazione Agenzia Nova
No allâinsegna âFalcone e Borsellinoâ per la pizzeria, ristoratore tedesco perde in appello
A dare notizia della sentenza emessa in Germania è la presidente della Fondazione Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia. âRistabilito il senso del rispetto. Ci sono argomenti su cui non si può scherzareâ

Nella sua pizzeria a Francoforte, non potrĂ utilizzare la denominazione âFalconeâ, nĂŠ da sola nĂŠ come parte di un insegna, nĂŠ tantomeno sul menu o nel materiale pubblicitario. CosĂŹ hanno deciso i giudici di appello tedeschi accogliendo il ricorso presentato dalla sorella del giudice ucciso dalla mafia e ribaltando la sentenza di primo grado che aveva dato ragione a Costantin Ulbrich. A darne notizia è la presidente della Fondazione Falcone: âEâ una sentenza che ristabilisce il senso del rispetto. Ci sono nomi e argomenti sui quali non è possibile ironizzare, scherzare e tantomeno â commenta Maria Falcone â speculare a fini commercialiâ.
La vicenda risale a circa due anni fa, quando Ulbrich aprĂŹ unâattivitĂ chiamata âFalcone e Borsellinoâ. Su una delle pareti del ristorante erano state accostate una foto dei giudici uccisi dalla mafia e quella di don Vito Corleone del famoso film âIl padrinoâ. Dopo aver scoperto il fatto, Maria Falcone aveva presentato ricorso per inibire al commerciante lâuso del nome ma in primo grado lâistanza era stata respinta perchĂŠ, aveva scritto il tribunale, âFalcone ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeriaâ.
Oggi invece il ricorso è stato accolto dai giudici che hanno inoltre riconosciuto come âMaria Falcone â si legge nella nota inviata dalla Fondazione â abbia una legittima pretesa al diritto alla richiesta di risarcimento in base al diritto al nome e al diritto alla personalitĂ post mortem. âLa violazione del diritto alla personalitĂ post mortem del giudice Falcone da parte di atti commerciali discutibili perchĂŠ contrastano con la sua vita e il suo lavoro è fondamentalmente da approvareââ, scrivono infine i giudici. Nel caso in cui il ristoratore â che dopo una pioggia di critiche aveva comunque cambiato nome allâattivitĂ â non rispettasse la sentenza, rischierebbe unâammenda fino a 250 mila euro e una condanna fino a 6 mesi. 15 luglio 2022 PALERMO TODAYÂ
Falcone e Padrino insieme in foto, tribunale tedesco: Qui la mafia non è sentita
Giovanni Falcone assieme al Padrino in foto, per il tribunale tedesco, non ha bisogno di tutele. Succede proprio in questi giorni in Germania, dopo che un ristoratore ha appeso la foto di Falcone e Borsellino accanto a quella delPadrino. Immediatoricorso ma il tribunale tedesco lo ha respinto. Maria Falcone, la sorella del giudice: Non ci fermeremo qui.
Un ristoratore di Francofortesceglie per il suo nuovo ristorante il nome Falcone e Borsellino. Nellâallestimento degli interni lâuomo, per una motivazione artistica, decidedi affiancare alla foto dei giudici anti mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino proprio allâimmagine di Vito Corleone, il Padrino. La sorella, Maria Falcone, è dal 1992 unâattivista italiana, fondatrice della Fondazione Falconee dopo aver scoperto il tutto decide di fare ricorso. Lâassociazione tra il padrino e Falcone viene considerata come una violazione della memoria dei due magistrati antimafia. Ma le cose non sono andate come dovevano perchĂŠ il tribunale tedescoafferma che il giudice ha operato prettamente in Italia e quindi non sono cause che alla Germania interessano.
La dichiarazione del tribunale tedesco dopo aver esaminato la richiesta di violazione della memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: In Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeria.
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Falcone e il Padrino nella stessa stanza: ÂŤFaremo ricorsoÂť
I muri del locale, oltre alle foto dei Magistrati e a quelle del Padrino, presentano una serie di buchi a simboleggiare fori di proiettile. Una scelta discutibile per il fatto che sono due tipi di personaggi completamente diversi e non dovrebbero mai essere considerati come simili. Nel ricorso, la professoressa Maria Falcone richiede al tribunale tedesco di vietare al ristoratore del locale, Constantin Ulbrich, di utilizzare il nome Falcone. GiovedÏ 3 dicembre Il tribunale ha affermato: Il ricorso è respinto perchÊ sono passati quasi 30 anni dalla morte di Falcone e il tema della lotta alla mafia non è piÚ cosÏ sentito tra i cittadini. Inoltre il giudice ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeria.
PerchĂŠ alcuni ristoranti, anche in Italia, continuano a utilizzare nomi âmafiosiâ?
Cose Nostre, Il Padrino, Salsa Mafia⌠Nei ristoranti in Italia e allâestero la criminalitĂ organizzata viene spesso usata a scopo di marketing.
âIn Spagna la catena di ristoranti âLa Mafia Si Siede a Tavolaâ non ha mai cambiato nome nonostante una sentenza UEâ
Di recente abbiamo scritto un articolo sulla suscettibilitĂ degli italiani quando si parla di cibo. Da bolognese poi posso confermarvi che i miei concittadini sono particolarmente patriottici e quando si parla di tortellini non accettano niente di diverso da un âin brodoâ o un âalla pannaâ. Ma credo che quando si parla di Tortellini in salsa mafia, serviti nel ristorante tedesco 11A, non serva essere di Bologna per chiedersi se un piatto cosĂŹ accettabile o meno.
Purtroppo non è una novitĂ vedere nomi di piatti, o addirittura insegne di ristoranti, che richiamano al mondo della criminalitĂ organizzata. Si va da un piĂš innocuo â perchĂŠ comunque generico, per chi non avesse approfondito la storia della mafia, e afferibile a una sfera semantica di âtradizioneâ legata al cibo â locale Cosa Nostra a un piĂš diretto Manzo Mafioso nel menu, da un ristorante Il Padrino, solitamente legato a unâimmagine di Marlon Brando, a un meno cinematografico Corleone E cosa dire del celebre Wagyu Mafia in Giappone? Accade prevalentemente allâestero, ma abbiamo scoperto qualche caso anche nel nostro paese.
Sicuramente uno straniero fa piĂš fatica a capire la portata della sofferenza e dei problemi che la criminalitĂ crea ancora in Italia.
Lâassociazione Coldiretti aveva lanciato lâallarme giĂ cinque anni fa con una âmobilitazione nazionale di migliaia di agricoltori a difesa del Made in Italy, dove sono stati mostrati gli esempi piĂš scandalosi di prodotti agroalimentari, venduti in Italia, in Europa e nel mondo, con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di criminalitĂ organizzata piĂš dolorose e odiose, che vengono sfruttate per fare business a danno dei veri prodotti agroalimentari Made in Italy.â Dei prodotti citati alcuni, come il sugo americano Wicked Cosa Nostra o il sito di cucina mamamafiosa, sono scomparsi, ma altri, come il libro Cooking The Mafia, sono ancora regolarmente in commercio. Mentre in Germania mafia pie è il termine spesso utilizzato per la pizza (negli Stati Uniti esiste la Memphis Mafia Piema si riferisce al gruppo di accoliti di Elvis).
Allâestero esistono associazioni che si occupano proprio di aumentare la consapevolezza del fenomeno della criminalitĂ organizzata che probabilmente alla maggior parte dei consumatori sembra lontano temporalmente, abbastanza innocuo e fondamentalmente macchiettistico, lâuomo baffuto con la coppola e la lupara in mano. O il gangster degli anni Venti a New York: negli Stati Uniti è piuttosto comune imbattersi in articoli come questo, che suggeriscono i ristoranti frequentati dai boss mafiosi, dove mangiavano o dove addirittura sono morti. La tendenza a utilizzare stilemi âmalavitosiâ a scopo di marketing sembra troppo radicata per esaurirsi.
Perfino la figlia del tristemente noto boss mafioso Totò Riina ha aperto un ristorante a Parigi chiamato Corleone by Lucia Riina. Possiamo supporre che lâabbia chiamato cosĂŹ in onore del proprio paese dâorigine ma, utilizzando nellâinsegna anche il proprio cognome, è difficile non pensare a una voluta provocazione a scopo di marketing. Ho provato a contattarli, nonostante ormai da mesi dalla loro pagina Facebook â dove peraltro il nome Lucia Riina appare sfacciatamente â condividessero solo immagini a tema religioso, ma non ho ricevuto risposta. Ho poi scoper
E appunto questa consapevolezza a volte sembra mancare anche in Italia. A Milano câè la rosticceria Cose Nostre, vicino Messina la pizzeria Il Padrino. Anche in questo caso ho contattato entrambi i locali senza ottenere risposta. Nel nostro paese, a differenza di ciò che accade nel resto dâEuropa o negli Stati Uniti, non sembra esserci un richiamo diretto allâimmaginario mafioso al di lĂ del nome: niente coppole, uomini baffuti, fucili o croci o addirittura immagini di criminali del passato. Però il nome rimane lĂŹ. E inevitabilmente ci spinge a chiederci: perchĂŠ? Ă provocazione voluta, semplice ingenuitĂ , ignoranza della portata del fenomeno criminalitĂ organizzata?
Ne abbiamo parlato con lâaccount Italians Mad at Food che spesso condivide foto ricevute dai propri follower di ristoranti che allâestero utilizzano nomi della criminalitĂ organizzata. Proprio vedendo le loro stories abbiamo pensato a questo pezzo e abbiamo pensato di approfondire il tema.
I ragazzi di Italians Mad at Food hanno avuto modo di confrontarsi con centinaia di follower sullâargomento e di saggiare cosĂŹ lâopinione su cosa pensano gli italiani del fenomeno: âAlcuni ovviamente ci fanno una risata, questo essere stereotipati come âpizza mafia mandolinoâ lo considerano ormai come un qualcosa su cui passare oltre e scherzarci su,â ci raccontano. âAltri invece prendono la cosa molto seriamente, soprattutto, ma non solo, da chi vive in Meridione.â
Sicuramente uno straniero fa piĂš fatica a capire la portata della sofferenza e dei problemi che la criminalitĂ crea ancora in Italia. Allâestero arriva solo eco di film come Scarface, o serie come I Sopranos, dove la mafia ha dopotutto un suo certo fascino o tuttâal piĂš fa ridere. Scorrendo le discussioni lanciate sul loro account troviamo a chi sostiene che âIn Italia nessuno si azzarderebbe a servire piatti tedeschi alludendo al nazismo, perchĂŠ sarebbe appunto offensivo e razzistaâ e chi replica che sĂŹ, âè sbagliato e offensivo, ma puoi onestamente dire che la mafia abbia ucciso 10 milioni di persone in un genocidio mirato?â.
Ma abbastanza sorprendentemente (per me) lâopinione prevalente tra gli italiani sembra quella di un ragazzo che dice âMi fa solo sorridere. Noi li chiamiamo crucchi o mangia crauti, chi se ne frega se loro fanno riferimento a quello che in fondo è uno dei nostro export di maggior successo.â
âLe associazioni malavitose controllano circa 5mila locali solo nel nostro paeseâ
A questo punto la domanda è dâobbligo: al di lĂ delle opinioni personali, si può fare? Difficile capirlo. Nel 2019 la Corte di Giustizia dellâUnione Europea ha sancito che il franchising spagnolo La Mafia se sienta a la mesa (la mafia si siede a tavola) non poteva utilizzare il marchio perchĂŠ âbanalizza lâorganizzazione criminale italianaâ ed è âcontrario allâordine pubblicoâ. Loro si erano sempre difesi ad esempio sostenendo che lâuso di una rosa, e non una pistola, nel logo dimostrava come la loro non fosse unâapologia della violenza ma unâoperazione meramente commerciale. In quellâoccasione il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano aveva esultato. Peccato che le decine di ristoranti del franchising abbiano ancora lo stesso nome. Se nemmeno una sentenza dellâUnione Europea sembra aver cambiato nulla, possiamo davvero aspettarci un cambio di sensibilitĂ da parte di ristoratori e consumatori?
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âIn Spagna la catena di ristoranti âLa Mafia Si Siede a Tavolaâ non ha mai cambiato nome nonostante una sentenza UEâ
Sito Internet del ristorante tuttora attivo e pure la pagina di TRIPADVISOR e pagina YOUTUBE
21/10/2016Â LâUe blocca la catena di ristoranti âLa mafiaâ in Spagna, buona notizia, ma potrebbe non bastare. A meno che non siano i clienti a dire âno grazieâ. Basterebbe chiedersi come sarebbe mangiare in una catena chiamata âlâEtaâ.

âLâUfficio Marchi e Disegni â Divisione Cancellazioni -dellâUnione europea ha deciso di annullare il contrassegno numero 5510921 accogliendo il ricorso dellâItalia per lâinvaliditĂ del marchio alla catena di ristoranti spagnoli âLa Mafiaâ (âLa Mafia se sienta a la mesaâ âLa mafia siede a tavolaâ, ndr.), che però ha presentato ricorso. Inizia ora una lunga battaglia alla quale si oppone un gruppo di quasi 40 ristoranti in tutta la Spagna con piĂš di 400 dipendenti, che ha costruito la propria immagine proprio sulle storie criminali italianeÂť.
Lo annuncia cosĂŹ la Coldiretti ed è una risposta nuova a una storia antica: stavolta è una catena di ristoranti, altre volte erano menu con insalate che si chiamano cosa nostra, e amenitĂ simili. La notizia buona è che, finalmente, lâUe si è svegliata, dato che fin qui si usava trincerarsi dietro il fatto che nessuno di quelli di cui sopra violava le norme sui marchi dei singoli Stati. Stessa scusa per la catena di pessimo gusto spagnola, che sottolineava tra lâaltro che lâambasciatore italiano non ÂŤdovrebbe essere considerato nellâambito di quel pubblico â la famiglia media spagnola che vuole mangiare italiano â perchĂŠ, in qualitĂ di rappresentante dellâItalia,  può offendersi facilmente e di conseguenza di lui non si dovrebbe tenere contoÂť.Â
Ecco a questo proposito sarebbe proprio interessante sapere come vedrebbero i sudditi di Re Filippo VI lâidea di aprire in Italia una catena di ristoranti spagnoli chiamandoli LâEta (lâorganizzazione terroristica basca che ha causato in Spagna poco meno di 900 morti), mettendoci come sottotitolo lâEta si siede a tavola e facendo sedere famigliole italiane a condividere allegramente paella e pulpo a la gallega, sotto la gigantografia di Artapalo (nome di battaglia del capo militare arrestato nel 1992).
ChissĂ se troverebbero altrettanto suscettibile e di parte il punto di vista dellâambasciatore spagnolo in Italia nel caso. LâUe ha deciso che: ÂŤIl marchio deve essere dichiarato invalido per tutti i beni e servizi in contestazioneÂť, accogliendo le ragioni dellâItalia, perchĂŠ: ÂŤLâaccostamento del termine âmafiaâ manipola lâimmagine estremamente positiva della cucina italiana. Il sottotitolo âse sienta a la mesaâ , siede a tavola, è un tentativo di volere attribuire un carattere di benignitĂ al nome di una delle organizzazioni piĂš pericolose mai esistite in ItaliaÂť. E ancora perchĂŠ: ÂŤLe organizzazioni criminali di tipo mafioso sono una chiara e presente minaccia per tutta lâUnione europea perchĂŠ non sono attive solo in Italia ma anche in altri Stati membri: la Spagna è uno dei Paesi preferiti da molte di loroÂť. Â
Il problema è che la cancellazione di un marchio è un successo â ammesso che il ricorso in appello confermi â che da solo può fare poco, se non cambia la cultura. La notizia cattiva, infatti, è che delle 294 recensioni al locale di Siviglia su Tripadvisor, delle quali moltissime in lingua italiana, poche notano il cattivo gusto del nome e solo una non è disposta a passarci sopra per valutare la qualitĂ del cibo come se niente fosse. Si intitola âVergognoso il nomeâ ed è stata pubblicata lâ8 giugno 2013. Vi si legge: Eâ di oggi 8 giugno 2013 la notizia che a Vienna qualcuno faceva affari con panini che esaltavano la mafia. Sono solo passato davanti a questo ristorante di Siviglia, in Plaza Duque, e ho avuto la stessa sensazione che qualcuno vuole guadagnare facendosi forte di un nome che significa delitti e orrori, uccisioni di uomini coraggiosi, magistrati, giornalisti, donne e bambini, eroici preti, militari carabinieri, poliziotti⌠Eâ da rifiutare, La Mafia a tavola, anche se con Marlon BrandoÂť.
Se i primi a dire âno grazieâ e a cambiare ristorante non sono gli italiani in Spagna, non per spirito di corpo, ma per naturale repulsione per quello che un marchio simile può rappresentare, sarĂ difficile che altri si pongano il problema. Ma cosĂŹ non se ne esce. Tolto un marchio se ne fa un altro.
Elisa Chiari FAMIGLIA CRISTIANA
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MAFIA: lâutilizzo del marchio è vietato dalla ComunitĂ europea
Il Tribunale dellâUnione europea (Nona Sezione, sentenza 15 marzo 2018, causa T-1/17) ha respinto definitivamente la domanda di registrazione di un marchio da parte di una societĂ spagnola (la Honorable Hermandad, poi La Mafia Franchises) volto a promuovere una catena di ristoranti: tale marchio, su fondo nero, recava la grande scritta ÂŤla mafiaÂť e, piĂš in piccolo ÂŤse sienta a la mesaÂť(cioè âsi mette a tavolaâ) e lâimmagine di una rosa rossa.
Secondo la societĂ il marchio rappresentava soltanto una forma di parodia dei film della saga Il Padrino con riferimento, in particolare, ai valori della famiglia e del corporativismo che tali film mettono in scena.
Nel vietare lâutilizzo di tale marchio in tutto il territorio europeo, il Tribunale sottolinea che esso risulta in insanabile contrasto con i valori del rispetto della dignitĂ umana e della libertĂ di cui al trattato europeo e alla Carta dei diritti fondamentali dellâUnione europea ed è perciò contrario allâordine pubblico e al buon costume.
Il marchio tende infatti ad occultare il ruolo delle organizzazioni criminali nel traffico illecito di droghe ed armi, nel riciclaggio di denaro e nella corruzione e lâopera di contrasto portata avanti dallo Stato italiano e dagli altri Paesi europei può essere considerata una forma di sostegno o a profitto delle associazioni mafiose. La stessa rosa rossa raffigurata nel marchio potrebbe essere percepita da unâampia parte del pubblico di riferimento come simbolo dellâamore o della concordia, in contrasto con la violenza che caratterizza le azioni della Mafia; e la frase âsi siede a tavolaâ può favorire lâassociazione della Mafia alle idee di convivialitĂ e di svago veicolate dalla condivisione di un pasto contribuendo cosĂŹ alla banalizzazione delle attivitĂ illecite di tale organizzazione criminale.
La decisione del Tribunale (che fa seguito alla decisione dellâEUIPO â Ufficio dellâUnione europea per la proprietĂ intellettuale â è frutto dellâiniziativa del Governo italiano volto a modificare il precedente orientamento in materia degli organismi comunitari. AVVISO PUBBLICO 15 aprile 2018
âLa mafia si siede a tavolaâ non può essere un marchio europeo della ristorazione. Il Tribunale dellâUe dĂ ragione allâItalia: è contrario allâordine pubblico
LâItalia ha ottenuto dal Tribunale dellâUnione europea lâannullamento del marchio La Mafia se sienta a la mesa(La Mafia si siede a tavola) come marchio dellâUe riconosciuto dallâufficio dellâUnione europea per la proprietĂ intellettuale (Euipo).
Secondo il Tribunale dellâUe, il marchio ârinvia ad unâorganizzazione criminale, trasmette unâimmagine complessivamente positiva di tale organizzazione e banalizza i gravi attacchi sferrati da detta organizzazione ai valori fondamentali dellâUnione.
Tale marchio è pertanto di natura tale da scioccare o offendere non solo le vittime di detta organizzazione criminale e le loro famiglie, ma anche chiunque, nel territorio dellâUnione, si trovi di fronte il marchio e abbia un normale grado di sensibilitĂ e tolleranza, motivo per cui deve essere dichiarato nulloâ.
La registrazionede La Mafia se sienta a la mesa come marchio dellâUe, in particolare per i servizi di ristorazione, era stato richiesto nel 2006 allâEuipo dalla societĂ spagnola La Honorable Hermandad, alla quale è poi succeduta La Mafia Franchises. Nel 2015 lâItalia aveva chiesto allâEuipo di dichiarare nullo il marchio, perchĂŠ contrario allâordine pubblico e al buon costume. La domanda era stata accolta, perchĂŠ secondo lâUfficio Ue per la proprietĂ intellettuale il marchio promuove palesemente lâorganizzazione criminale e lâinsieme degli elementi verbali trasmette un messaggio di convivialitĂ e banalizzazione.
La Mafia Franchises ha fatto ricorso al Tribunale dellâUe, sostenendo che lâobiettivo del marchio è quello di evocare la saga cinematografica Il Padrino e non di scioccare o di offendere.
Il Tribunale ha però confermato la decisione dellâEuipo, ritenendo che âla notorietĂ acquisita dal marchio della societĂ spagnola nonchĂŠ la sua idea di ristoranti a tema legati ai film della saga Il Padrino sono privi di pertinenza al fine di valutare se il marchio sia contrario allâordine pubblicoâ e non hanno alcuna incidenza sulla percezione negativa di tale marchio da parte del pubblico
Il Tribunalesottolinea che lâelemento verbale âla mafiaâ â percepito in modo profondamente negativo in Italia, a causa dei gravi attacchi perpetrati nei confronti della sicurezza dello Stato â domina il marchio della societĂ spagnola ed âè globalmente inteso come facente riferimento ad unâorganizzazione criminale che, in particolare, ha fatto ricorso allâintimidazione, alla violenza fisica e allâomicidio per svolgere le sue attivitĂ , che comprendono il traffico illecito di droghe e di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzioneâ. Secondo il Tribunale, âsimili attivitĂ criminali violano i valori stessi sui quali si fonda lâUnione, in particolare, i valori del rispetto della dignitĂ umana e della libertĂ , che sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dellâUnioneâ. Beniamino Bonardi IL FATTO ALIMENTARE
La Mafia se sienta a la mesa: La UE annulla il marchio della catena di ristoranti spagnoli
Tutti gli italiani residenti in Spagna conoscono la catena di ristoranti spagnoli denominata âLa Mafia se sienta a la mesaâ che tradotto significa âLa Mafia si siede a tavolaâ.
Da ieri, 15 marzo 2018, il marchio spagnolo âLa Mafia se sienta a la mesaâ, usato per i servizi di ristorazione, è âcontrario allâordine pubblicoâ: lo ha stabilito il Tribunale dellâUnione Europea in una sentenza che accoglie la richiesta dellâItalia di annullare tale marchio.
Dal 2015, dopo la denuncia realizzata da un servizio giornalistico di Repubblica Tv nel 2014, e le innumerevoli lamentele degli italiani residenti in Spagna, rilanciate anche dal Com.It.Es di Madrid ai nostri rappresentanti in parlamento eletti in Europa, le istituzioni italiane attraverso la Commissione Antimafia preseduta allora dallâOn. Rosy Bindi e dal MAECI, hanno protestato con forza sia con il governo spagnolo (senza successo), che con le autoritĂ europee denunciando lâuso di questa marca arrivando presentare un ricorso presso il Tribunale Europeo.
La Corte di giustizia Ue, che ha sede a Lussemburgo, ha dato ragione allâItalia, la quale ottiene la dichiarazione di nullitĂ della registrazione di tale marchio come marchio dellâUnione europea. Il marchio âLa Mafia se sienta a la mesaâ (la Mafia si siede a tavola) è âcontrario allâordine pubblicoâ, banalizza unâattivitĂ criminosa e rischia di pubblicizzare positivamente ciò che è contrario ai valori dellâUnione europea.
Per i giudici di Lussemburgo, il nome, unito alla rosa rossa che compare nel simbolo, âpuò dare unâimmagine complessivamente positiva delle azioni della mafia e banalizzare la percezione delle attivitĂ criminali di tale organizzazioneâ.
La societĂ spagnola La Honorable Hermandad (alla quale è succeduta La Mafia Franchises) aveva chiesto nel 2006 allâEUIPO di registrare âLa Mafia se sienta a la mesaâ. LâItalia nel 2015 aveva chiesto e ottenuto lâannullamento della registrazione, avendo lâEUIPO confermato che il logo âpromuoveva palesemente lâorganizzazione criminaleâ. Non soddisfatta, la Mafia Franchises ha adito il Tribunale dellâUe per chiedere lâannullamento della decisione.
Con la sentenza, il Tribunale respinge il suo ricorso e conferma la decisione dellâEUIPO. Il marchio âtrasmette unâimmagine complessivamente positivaâ della mafia e âbanalizza i gravi attacchi sferrati ai valori fondamentali dellâUnioneâ, spiega il Tribunale.
LA SODDISFAZIONE DELLâAMBASCIATA A MADRID
Anche lâAmbasciata dâItalia a Madrid ha accolto âcon soddisfazioneâ la notizia dellâannullamento del marchio âLa Mafia se sienta a la mesaâ da parte del TribunaledellâUnione Europea di Lussemburgo.LâAmbasciatore dâItalia a Madrid Stefano Sannino, in particolare, ha sottolineato come si tratti di âuna decisione che premia e conferma pienamente la linea portata avanti dal Governo italiano sin dal 2015, prima in sede EUIPO e poi davanti al Tribunale di giustizia dellâUEâ. Â
Il GIOCO della MAFIA al centro delle polemiche
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