Quando la mafia è un ballo

 

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Guardando ieri di sfuggita la trasmissione di Geppi Cucciari alla TV, “sbatto”, come si dice simpaticamente a Venezia, sull’immagine di giochi e gadget ispirati alla Mafia. Non contro un muro, però, ma contro un’immagine familiare. Quisquilie, pinzillacchere… rispetto a quanto ultimamente appare in biblioteche e scuole locali, sui social e nei locali pubblici… i Mafiabälle.

Per chi non frequentasse spesso le regioni dell’ex Impero Austroungarico, i balli di maturità, organizzati dai ragazzi delle ultime classi delle scuole superiori, sono dei veri e propri eventi, che coinvolgono le scuole ma anche intere comunità. Attesi, preparati con cura tutto l’anno.
Ora, i Maturabälle, che facilmente si prestano al gioco di parole, si sono trasformati in Mafiabälle. Al di qua ed al di là del Brennero, di grande tendenza. Persino l’istituto delle scuole Orsoline di Graz.
A Bressanone, a Brunico… volantini con immagini di giovanissimi vestiti da mafiosi, in atteggiamenti inequivocabili, che imbracciano armi di varie fogge e misure, per lo più insanguinate. Alcuni,  il sangue lo puliscono accuratamente, e con evidente compiacimento.

Ora, sono ragazzi… appena maggiorenni. Ma, appunto, anche eventi pubblici: sponsorizzati e pubblicizzati con frasi quali “se vieni, potrai bere gratis”. Con buona pace  dei tanti  progetti e laboratori, condotti in questi anni, contro mafie e abusi di sostanze: iniziative promosse dagli uffici scolastici o dal Ministero.
A cui hanno partecipato testimoni di giustizia, tra cui ricordo per esempio le toccanti parole di Pino Masciari: rappresentanti delle Forze dell’ordine, esperti, docenti che si sono spesi… per cosa? L’Euregio è già una realtà, verrebbe da dire, in questa comune “sensibilità”: o per meglio dire, assenza, di sensibilità e senso civico.  Nelle istruzioni in dialetto stretto, su come acquistare “ovunque ” i biglietti; nell’ignorare i continui appelli di pochi ma coraggiosi esperti che invitano ad attualizzare le tematiche riguardo alla mafia, anzi “alle mafie”, che sono ovunque, ma qui, lungo i grandi assi di transito verso il Brennero, in particolare.

Mafie che prendono forme e modi diversi, si adattano ai tempi e alle società. E più questi appelli si fanno urgenti, più si moltiplicano i murales su Falcone e Borsellino. Lontani, nel tempo e nello spazio. Grandi e indimenticabili esempi, ma “cosa nostra” è cosa di tutti.

E, visto che si legge che “il matura ball potrebbe essere l’occasione per mettere in pratica tutte quelle competenze che i giovani hanno acquisito in 13 anni di percorso scolastico”, mi chiedo se, in Alto Adige/Südtirol, al di qua delle Alpi, queste siano le competenze delle diplomande e diplomandi delle scuole superiori in lingua tedesca – quindi, circa l’80% di quelle presenti sul territorio. Se questo evento sostenuto da importanti sponsor locali, atteso da famiglie ed insegnanti, sia rispettoso di uno Stato, a cui comunque questo territorio appartiene, e anche di una comunità anche se sempre più esigua di parlanti in lingua italiana. O vogliamo ignorare battute e luoghi comuni?
Persone che – e sono certa, indipendentemente dalla madrelingua – cercano di educare contro la Mafia e che talvolta dicono persino: guardate che non ci sono solo Falcone e Borsellino. Le mafie sono ovunque ci sia omertà e prepotenza.
Non sono certo i ragazzi i principali responsabili. La mafia siamo troppe volte noi: anche nell’Euregio.

Simonetta Lucchi

 

 

 

Quando la MAFIA diventa un BRAND