Strage di Via D’Amelio 🟥 DI MATTEO: depistaggio istituzionale e scelte fuorvianti ci stanno allontanando dalla verità

 

 

Di Matteo: “La storia delle stragi non può essere una narrazione minimalista” L’INTERVENTO del sostituto procuratore alla DNA Antonino Di Matteo in un incontro con gli studenti a Catania

 

Lunedì 23 marzo all’interno di un progetto di “Seminari di Ateneo Territorio, ambiente e mafie – intitolati a Giambattista Scidà” si è svolto al Monastero dei Benedettini di Catania un incontro su “Mafia Stragi e Democrazia. Dall’analisi del fenomeno mafioso alla cittadinanza attiva” arrivati alla sua XII edizione e che ha avuto come proponente Rosanna Barcellona.
A prendere parte a questo incontro sono stati Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, e in collegamento Andrea Speranzoni, avvocato delle vittime della strage di Bologna. A coordinare è stato il giornalista Peppino Lo Bianco. A fine intervento di Di Matteo gli studenti, della redazione di Inchiostro, gli hanno rivolto diverse domande alle quali ha risposto.

In un intervento durato circa un’ora il magistrato ha fatto un riassunto su ciò che si sa sulle stragi politico mafiose e su cosa ancora manca, con i casi di depistaggio attuali che si stanno attuando:

“Si sta proponendo una visione riduttiva secondo cui Borsellino sarebbe stato ucciso per aver mostrato un generico interesse verso la pista ‘mafia-appalti’.
Ritengo invece che questo approccio sia sbagliato e allontani dalla verità.

 

È un metodo che rischia di configurarsi come un vero e proprio depistaggio istituzionale. Dobbiamo collegare, e nel collegare dobbiamo riconoscere l’esistenza di un filo unico che lega le stragi di terrorismo a quelle di mafia. Forse dovremmo chiamarlo ‘filo nero’, ma quel filo esiste, se vogliamo davvero comprendere. Eppure, soprattutto a livello politico, si tende a spezzare questi legami.

 

La Commissione antimafia sembra voler affrontare la strage di via D’Amelio isolandola dal contesto: una scelta fuorviante, con conseguenze negative, perché quella strage può essere compresa solo in relazione a ciò che l’ha preceduta e a ciò che è seguito. Si sta proponendo una visione riduttiva, secondo cui Borsellino sarebbe stato ucciso per aver mostrato un generico interesse verso la pista ‘mafia-appalti’.Ritengo invece che questo approccio sia sbagliato e allontani dalla verità. È un metodo che rischia di configurarsi come un vero e proprio depistaggio istituzionale”.

 

Un passaggio lo ha fatto sul ruolo della magistratura e su alcune sentenza, soprattutto di Cassazione, che tendono ad allontanarsi dalla ricostruzione dei fatti su quegli anni:

“È cambiato anche il clima all’interno della magistratura, anche a seguito di alcune sentenze della Cassazione, come quelle sulla ‘trattativa Stato-mafia’, sulla ’ndrangheta stragista e sull’omicidio Agostino, che sembrano prendere le distanze da ricostruzioni più ampie del contesto in cui quei delitti sono maturati.
Oggi i magistrati che cercano di guardare oltre il perimetro strettamente mafioso sono sempre meno e spesso vengono considerati visionari, come ‘ultimi giapponesi’ che continuano a combattere una guerra ritenuta finita. Per questo resto convinto dell’utilità di questi incontri con i giovani universitari.

In un Paese che rischia di perderla, è fondamentale conservare la capacità di fare memoria. Non abbiamo bisogno di commemorazioni sterili delle stragi e dei delitti eccellenti: abbiamo bisogno che tutti i cittadini sviluppino memoria e conoscenza dei fatti, inserendoli in un contesto più ampio, politico, nazionale e spesso internazionale.”

Un approfondimento lo ha fatto sulla ricerca della verità e soprattutto sulla mancata volontà di cercarla, questa verità:

“La ricerca della verità si è affievolita anche dal punto di vista giudiziario: in alcuni casi per motivi inevitabili, in altri probabilmente per una sottovalutazione o per la volontà di archiviare definitivamente certi fatti”

In riferimento all’attuale maggioranza governativa ha dichiarato:

“Non possiamo accettare che la storia delle stragi venga ridotta a una narrazione minimalista, fatta di vendette efferate della mafia contro nemici storici. Stiamo perdendo di vista una visione unitaria di quei fatti.”

Poi c’è la grande domanda: Quanto manca alla ricostruzione completa sulle stragi?

“Manca. Potremmo agire sulla base di un terreno molto ricco e solido. Bisogna però recuperare da parte delle istituzioni tutte, politica, magistratura, anche le forze dell’ordine che prima per decenni si sono dedicate anche dalle ricostruzioni di questi eventi che hanno segnato la storia del nostro paese e che oggi invece considerano nelle loro gerarchie alte questo tipo di impegno come tempo perso a distanza di tanto tempo. C’è nel paese una forte voglia di archiviare per sempre questa stagione.C’è nel paese a tutti i livelli una forte voglia di minimizzare, di ridurre in fondo anche quelle stragi alla eterna lotta tra i buoni e i cattivi in cui i cattivi hanno agito soltanto per vendetta o per interessi di tipo economico. Io credo che da quanto è emerso si possa dire che non è così. Noi dobbiamo sempre conservare tutti, magistrati, addetti ai lavori, giornalisti, cittadini, tutti la consapevolezza che continuare a impegnarsi a tutti i livelli giudiziari giudiziari, giornalistico, storico, politico per completare il quadro di verità sulle stragi è un dovere a fronte di un diritto alla verità che esiste, che non riguarda soltanto le persone offese, i parenti delle vittime, ma dovrebbe riguardare ciascuno di noi.

 

 

 

Quando il dottor ANTONINO DI MATTEO non credette alla ritrattazione di SCARANTINO