🟥 Quando il dottor ANTONINO DI MATTEO e la Corte non credettero alla ritrattazione di SCARANTINO

 

10.12.2024  DI MATTEO: “io in realtà… “ –  VIDEO

 

“Mi sono occupato soltanto della fase dibattimentale del c.d. “Via D’Amelio Bis” in quella fase concludo la mia requisitoria…”


12.11.1996  Mandanti e organizzatori  – VIA D’AMELIO CONFERENZA STAMPA Tinebra, Petralia, Di Matteo, Palma e Giordano


12.11.1996 I ringraziamenti ai poliziotti del Gruppo Falcone Borsellino del dottor Di Matteo AUDIO

 

 

Ma é nel BORSELLINO BIS che il dottor DI MATTEO svolge il rilevante ruolo di PM sostenendo (sbagliando clamorosamente)  la NON ATTENDIBILITÀ della ritrattazione dello Scarantino.

 

 

 


Secondo il dottor DI MATTEO il pentito GASPARE SPATUZZA (grazie al quale venne smascherato il falso pentito Scarantino)non doveva “essere protetto.”

La collaborazione di SPATUZZA, poi, non eradi particolare rilevanza”

Le sue dichiarazioni, inoltre, potevano rimettere in discussione le ricostruzioni e le responsabilità delle stragi, oramai consacrate in sentenze irrevocabili.” 

 

 

Il PM ANTONINO DI MATTEO, ritenne attendibili le rivelazioni di Vincenzo Scarantino, persino quando quest’ultimo nel 1998 decise di ritrattarle denunciando le pressioni dei poliziotti (che erano stati pubblicamente ringraziati da Di Matteo in una conferenza stampa).

Nella requisitoria, (15 dicembre 1998) il pm antimafia affermò infatti che “la ritrattazione dello Scarantino ha finito per avvalorare ancor di più le sue precedenti dichiarazioni”, sostenendo che il passo indietro del falso pentito fosse pilotato dalla mafia.
Il “depistaggio Borsellino” probabilmente non avrà mai colpevoli, ma gli errori compiuti da pm come il dottor Di Matteo, anche se mai ammessi dal medesimo, sono evidenti e documentati.

 

➡️ 15 dicembre 1998 – AUDIO

 

➡️ 15.12.1998 Trascrizione automatica della requisitoria PM Antonino Di Matteo

 

➡️ 15 dicembre 1998: DI MATTEO conduce la requisitoria al processo Borsellino-Bis. Secondo il dottor DI MATTEO  la ritrattazione dello Scarantino era “sicuramente falsa”, “indotta e ha “finito per avvalorare ancor di più le sue precedenti dichiarazioni” .  

Stralci della requisitoria 

 

  • Questo ufficio ritiene che l’attività processuale scaturita e originata dalla ritrattazione dello Scarantino abbia finito per avvalorare ancor di più le sue precedenti dichiarazioni o meglio gran parte delle sue precedenti dichiarazioni nei confronti di molti degli odierni imputati
  • La ritrattazione di Scarantino che poi spiegheremo perché deve considerarsi falsa è innanzitutto una ritrattazione indotta. Non siamo in presenza di un atteggiamento processuale scaturito dalla volontà del protagonista della scena dibattimentale Siamo in presenza di un risultato di una complessa attività posta in essere per costringere il pentito a cambiare versione
  • Cioè la ritrattazione è stata indotta innanzitutto indotta poi vedremo perché falsaDovete pure prendere in considerazione quel compendio probatorio scaturito essenzialmente dalle intercettazioni ambientali effettuate in casa Scotto del latitante Gaetano Scotto nostro imputato
  • La ritrattazione di Vincenzo Scarantino non è stata frutto di una scelta di coscienza di una volontà talmente spontanea da manifestarsi attraverso comportamenti che non tenessero conto di garanzie precauzioni assistenza economica assistenza legale
  • … oltre ad un giudizio di complessivi inattendibilità e la ritrattazione di Scarantino vi stiamo smontando punto per punto queste dichiarazioni …
  • Io credo che il buonsenso comune ed una normale capacità di valutare la personalità altrui ci consente ci consenta di escludere questa possibilità che Scarantino abbia per tanto tempo finto e solo ultimamente detto la verità
  • Scarantino ha voluto accreditare l’ipotesi di pubblici ministeri e poliziotti che lo hanno indottrinato continuamente indottrinato dolosamente istruito giungendo al punto di falsificare le carte di giocare sporco pur di trovare dei finti colpevoli della strage giungendo al punto di manomettere nastri e registrazioni
  • Certamente non è in grado Scarantino di inventare reggere il gioco su tutto questo di estremamente articolato e complesso …
  • … questa non è a nostro parere non può essere solo farina del sacco di Scarantino costituisce una riprova logica di una induzione ad una ritrattazione sicuramente falsa e prospettata al solo scopo di provocare in un modo o nell’altro il crollo dell’impostazione accusatoria di questo processo
  • (Scarantino) … ha dipinto un  quadro assolutamente inverosimile. Ha dipinto un quadro fosco e ridicolo
  • (Scarantino nella ritrattazione) poco abile, forse mal consigliato 
  • (La ritrattazione) risulta intrensicamente non credibile
  • Siamo in presenza di un clamoroso autogol (ritrattazione)
  • “Ebbene proprio quando questo processo si avviava alla conclusione nel timore o meglio nella consapevolezza che il materiale probatorio via via acquisito potesse portare come logica conseguenza all’affermazione di responsabilità degli imputati, Cosa nostra ha posto in essere l’estremo tentativo di salvare il salvabile individuando in Vincenzo Scarantino l’anello della catena probatorie da colpire.
  • Le uniche incongruenze nel racconto di Scarantino, a ben vedere, riguardano soltanto le indicazioni relative alla data della riunione in casa di Calascibetta, al reperimento della Fiat 126 utilizzata come autobomba, alla partecipazione dell’imputato Romano ed all’impiego della bombola di gas che sarebbe stata procurata sulla base delle informazioni fornite da quest’ultimo.

13 febbraio 1999 La Corte d’Assise in Sentenza … 

 

  • … Addirittura ridicole appaiono, poi, le dichiarazioni di Scarantino sull’attività di depistaggio ed inquinamento probatorio, che sarebbe stata svolta con la partecipazione anche del dott. Arnaldo La Barbera, all’epoca capo della squadra mobile della Questura di Palermo…
  • … Altrettanto incoerenti e prive di senso logico appaiono le accuse mosse nei confronti dei magistrati del Pubblico Ministero, apparendo assolutamente inconsistenti gli asseriti motivi di rancore che avrebbero spinto Scarantino Vincenzo ad accusare persone innocenti e, soprattutto, le ragioni che potrebbero avere animato il complotto istituzionale prospettato fantasiosamente da Scarantino.
  • Le suddette considerazioni inducono a ritenere che la decisione di Scarantino Vincenzo di ritrattare le precedenti dichiarazioni, accusando di oscuri ed incomprensibili complotti gli organi inquirenti, sia stata una scelta necessitata, imposta dalla minuziosità e concordanza delle prime dichiarazioni, che difficilmente potevano essere smentite solo in parte e tantomeno da un soggetto, sicuramente furbo, ma dotato di scarse capacità intellettive come Scarantino Vincenzo.
  • Ció che conferma, comunque, l’assoluta mendacità della ritrattazione di Scarantino Vincenzo è l’acquisizione nel presente dibattimento di prove certe della concreta attuazione di una concertata e laboriosa preparazione di detta ritrattazione, con l’intervento di diversi soggetti che hanno realizzato una deplorevole opera di inquinamento probatorio che, fortunatamente, è stata scoperta prima della definizione del presente giudizio…
  • emerge chiaramente che la decisione di Scarantino Vincenzo di ritrattare certamente non è frutto, come lo stesso ha cercato di far credere, di una spontanea e travagliata scelta morale, dettata dal rimorso di avere accusato persone innocenti, ma, al contrario, discende da una decisione lucida, fredda e calcolata dell’ex collaboratore di giustizia più volte annunciata attraverso comportamenti anomali e preceduta da una lunga contrattazione con ambienti mafiosi palermitani evidentemente interessati a detta ritrattazione, mediata dal fratello Rosario e culminata con l’acquisizione di concrete garanzie economiche, giuridiche e familiari.
  • … la stessa, invece, ha certamente avuto un ignobile contenuto patrimonialeche la rende assolutamente scellerata, poiché risulta dalla deposizione di Don Neri che Scarantino Vincenzo come prezzo della sua ritrattazione ha preteso di rientrare in possesso di valori e beni precedentemente acquisiti attraverso la sua pregressa attività criminale…
  • … Alla luce delle considerazioni sin qui svolte la ritrattazione operata da Scarantino Vincenzo, come si è anticipato all’inizio della presente esposizione, deve essere ritenuta del tutto inattendibile in quanto illogica, incoerente con altre autonome acquisizioni
  • … Dal tenore delle considerazioni sin qui svolte è agevole intuire che questa Corte ha ritenuto di potere attribuire una piena attendibilità intrinseca alle dichiarazioni rese da Scarantino Vincenzo nei primi interrogatori e precisamente alle dichiarazioni raccolte nei primi tre verbali, rese in carcere subito dopo la manifestazione della volontà di collaborare con la giustizia. Va osservato in proposito che dette dichiarazioni appaiono assolutamente complete nella loro struttura essenziale, coerenti sotto il profilo logico e persino concordanti nelle linee generali sia con rilievi di carattere oggettivo, sia con dichiarazioni successivamente rese da altri collaboratori di giustizia che evidentemente non potevano essere conosciute da Scarantino Vincenzo né per scienza diretta, né attraverso suggerimenti esterni che lo stesso
  • Scarantino in sede di ritrattazione ha cercato di accreditare senza, tuttavia, riuscire ad apparire credibile.  In tale specifica ottica le prime dichiarazioni di Scarantino circa la riunione nella villa di Calascibetta assumono una logicità ed una concretezza tali da rendere assolutamente incontestabile l’attendibilità intrinseca delle dichiarazioni medesime.
  • Le dichiarazioni rese da Scarantino Vincenzo nella prima fase della sua collaborazione, contrariamente a quanto da lui sostenuto in sede di ritrattazione, non possono neppure ritenersi inficiate da oscillazioni nell’attribuzione dei ruoli ai singoli compartecipi, né da apprezzabili motivi di rancore verso alcuni dei soggetti chiamati in correità.
  • …A giudizio di questa Corte la verità essenziale che emerge dagli atti è che la Fiat 126 utilizzata come autobomba fu effettivamente procurata da Scarantino su incarico del cognato Profeta Salvatore e che Scarantino si sia rivolto effettivamente al Candura per procurarsela. Proprio quest’ultima circostanza e, in particolare, il fatto che Scarantino Vincenzo, anzicchè rubare personalmente la vettura che doveva essere impiegata per una azione tanto atroce quanto importante per gli interessi di “Cosa nostra”, si sia rivolto ad un balordo tossicodipendente come Candura per reperirla offre una convincente chiave di lettura di tutte le reticenze, le bugie e gli imbarazzi di Scarantino nel riferire l’esatta sequenza dei fatti relativi al reperimento della 126 utilizzata come autobomba.
  • La valutazione di intrinseca attendibilità delle iniziali dichiarazioni rese da Scarantino Vincenzo non riposa, tuttavia, solo sulla loro coerenza logica e sulla possibilità di spiegare le incongruenze sopra evidenziate, bensì anche, e forse soprattutto, sulla concordanza perfetta con altre dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, estremamente attendibili, con i quali per ragioni logiche e cronologiche Scarantino Vincenzo certamente non può essersi accordato.
  • le dichiarazioni di Scarantino Vincenzonella prima fase di collaborazione e, precisamente, quelle rese prima che intervenissero con la liberazione del collaboratore quei fattori di inquinamento che una attenta analisi ha consentito di individuare con relativa sicurezza, sono da ritenere intrinsecamente logiche, coerenti con altre acquisizioni probatorie e, quindi, astrattamente attendibili ed idonee a costituire prova dei fatti per i quali si procede ove sorrette da sufficienti riscontri individualizzanti di carattere oggettivo.

SEGUE

 

 

 

  • 13 febbraio 1999 

DI MATTEO: ”I giudici non hanno creduto alla sua ritrattazione probabilmente hanno salvato soltanto la prima fase delle sue accuse. Si sono resi conto che dopo ha tentato un vero e proprio inquinamento probatorio”


  • 16 novembre 2015

– al “BORSELLINO QUATER” DI MATTEO RACCONTA SCARANTINO sentito come teste a Caltanissetta SEGUE

– ANTONINO DI MATTEO  e le bugie di Scarantino: | “Le abbiamo intuite solo dopo”

– ANTONINO DI MATTEO depone al “Borsellino Quater”



  • 19 luglio 2017 DI MATTEO il pm simbolo dell’antimafia e quel processo farsa sulla strage di Borsellino? La domanda è: perché quei pm, Di Matteo, Petralia e Palma, per quanto giovani e forse inesperti di cose di mafia, seppure alle dipendenze di un procuratore – Tinebra – di cui in seguito sono state ipotizzate consuetudine con associazioni massoniche, non hanno ritenuto necessario approfondire quello che già si diceva del pentito chiave Scarantino?


  • 13  e 19 settembre 2017 DI MATTEO audito in Commissione Parlamentare Antimafia SEGUE

…”Non si tratta di difendere le dichiarazioni di Scarantino, smentite inequivocabilmente da Spatuzza e dalle successive indagini. Ma di capire qualcosa di più difficile: come mai queste dichiarazioni, false perchè fatte da un soggetto non coinvolto nella strage, in parte coincidono con quelle, ritenute attendibili, di Spatuzza?
Per esempio, nel coinvolgimento della fase esecutiva della strage del mandamento di Brancaccio, dei fratelli Graviano, di Francesco Tagliavia, di Lorenzo Tinnirello, nel ruolo attribuito a questi soggetti da Scarantino e Spatuzza c’è una sostanziale ed incredibile coincidenza. Il che lascia ipotizzare che alcune informazioni vere erano arrivate a chi, per sfruttarle, ha fatto un errore gravissimo mettendo in bocca a un soggetto che non sapeva nulla informazioni che chi le aveva ricevute riteneva attendibili.”
«Scarantino è un soggetto che viene arrestato il 26 settembre 1992 e le indagine vennero dunque condotte dal 19 luglio 1992 fino al 26 settembre. All’epoca ero un tirocinante e mi sono occupato di procedimenti ordinari fino al 9 dicembre 1993. Sono entrato nella Dda nissena il 9 dicembre con il compito esclusivo di occuparmi di processi della mafia e della stidda di gela e ho svolto al compito fino al novembre ’94. Nel pool che si occupava delle stragi sono entrato dunque nel novembre 1994, due anni e 4 mesi dopo la strage, 2 anni e 2 mesi dopo l’arresto di Scarantino. “


AUDIO


 

 

 

  • 3 febbraio 2020 DI MATTEO depone al “Processo depistaggio” – AUDIO

 

  • 3 febbraio 2020 FIAMMETTA BORSELLINO: “Dai pm verità taciuta” «Non ho notato alcuna volontà, al di là del tentativo di discolparsi, di dare un contributo per capire cosa è accaduto. E questo mi fa molto male». Fiammetta Borsellino sbotta  dopo aver ascoltato in silenzio la lunga deposizione dell’ex PM ANTONINO DI MATTEO SEGUE

 

 

 


 

  • “Non solo non fummo creduti, i magistrati ci guardavano come fumo negli occhi.”
  • “Solo tanti troppi anni, dopo ci credettero. Ma ormai era troppo tardi, otto innocenti  finirono ingiustamente in carcere con un’accusa gravissima: l’avere partecipato alla strage di via D’Amelio”.
  • “Il pentito Cancemi si rivolse ai magistrati: “Attenzione, state attenti è falso, non credete nemmeno a una virgola di quello che vi sta dicendo, Rosalba Di Gregorio, denunciò “per comportamento omissivo” i pm del processo di Caltanissetta, Annamaria Palma, Carmelo Petralia e Nino Di Matteo, ma il gip di Catania, il 25 febbraio 1998, archiviò l’inchiesta”
  • Furono nascoste le intercettazioni, furono nascoste nei fascicoli di atti relativi”
  • “Noi quei pm li abbiamo denunciati in aula ma non fummo mai creduti”.
  • Quando ci fu la ritrattazione in aula di Scarantino, a Comoloro dissero che la credibilità Scarantino usciva rafforzata perché c’erano due avvocati che erano i registi occulti, gli avvocati Scozzola e Petronio”. “E’ chiaro che non ci fossero registi occulti, eppure noi avvocati fummo trattati come carne di porco perché assistevamo dei mafiosi”.



  • 19 luglio 2017 DI MATTEO il pm simbolo dell’antimafia e quel processo farsa sulla strage di Borsellino? La domanda è: perché quei pm, Di Matteo, Petralia e Palma, per quanto giovani e forse inesperti di cose di mafia, seppure alle dipendenze di un procuratore – Tinebra – di cui in seguito sono state ipotizzate consuetudine con associazioni massoniche, non hanno ritenuto necessario approfondire quello che già si diceva del pentito chiave Scarantino? SEGUE

  • 13 febbraio 2014 E viene da chiedersi: come mai, colui che è considerato oggi l’icona dell’antimafia era così sprovveduto da non accorgersi del depistaggio Scarantino? Di Matteo ha anche sostenuto l’accusa nel processo che – testimone sempre Scarantino – ha condannato all’ergastolo un bel manipolo di innocenti. E quando gli avvocati della difesa lo ricusavano, assieme alla collega Palma, imperterrito ha continuato a battere la falsa pista Scarantino.

 

DI MATTEO e il DEPISTAGGIO –  news

 

  • 13 maggio 2021 INTERVISTA A DI MATTEO A LA7
  • 5 febbraio 2020 “Il depistaggio? Di Matteo non si è accorto di nulla e per lui è solo un contorno”.
  • 27 dicembre 2020 DEPISTAGGIO BORSELLINO / NINO DI MATTEO, L’INTOCCABILE
  • 22 ottobre 2020 Dal falso pentito alle pugnalate a Davigo, storia di Nino Di Matteo il Pm più scortato d’Italia  
  • 13 gennaio 2020 Di Matteo: «No alla protezione a Spatuzza, rimette in discussione le stragi»
  • 12 settembre 2018 “Depistaggi” Borsellino, CSM lunedì 17 settembre 2018 sentirà DI MATTEO lunedì in seduta pubblica. 
  • 4 luglio 2018 Via d’Amelio, Di Matteo: “Sentenza dice che il depistaggio inizia già nel 1992 con l’arresto di Scarantino”  VIDEO
  • 17 settembre 2018 – AUDIZIONE AL CSM  – DI MATTEO: su Via D’Amelio “Siamo ad un passo della verità anche grazie a me e ad altri magistrati“
  • 17 settembre 2018 DI MATTEO AL CSM: “IL DEPOSITO RITARDATO DEI CONFRONTI DI SCARANTINO? ABBIAMO PRIMA INDAGATO PER CAPIRE CHI MENTISSE” 
  • 17 settembre 2018 Borsellino, Di Matteo al Csm: mai così vicini alla verità
  • AUDIO INTERVENTI da Radio Radicale
  • 13 settembre 2017 -Di Matteo sulla strage di Via d’Amelio: «Mai entrato nelle indagini». ,
  • Chi è Nino Di Matteo, il Pm che sognava di fare il ministro nonostante i fallimenti processuali

 
(…) secondo la procura di Messina, come si legge nella nota a pagina 84 della richiesta di archiviazione, la circostanza che la Procura di Palermo avesse inizialmente assunto «un atteggiamento cauto circa la rilevanza e l’attendibilità del contributo dichiarativo di SPATUZZA» ha trovato conferma nel contenuto di un verbale di riunione di coordinamento “delle indagini sulle stragi siciliane del 1992 e del continente degli anni 1993 – 1994”, svoltasi presso la Dna il 22 Aprile del 2009.
In quel verbale, tramesso a Messina il 25 marzo del 2019 a seguito di specifica richiesta della procura, sono riportati due interventi di Nino Di Matteo.
Sul primo intervento, i magistrati di Messina, riferiscono: ”Il dottor Di Matteo ha pure rilevato che


➡️ non sempre Spatuzza, a suo giudizio, ha affermato il vero;

➡️ ha aggiunto che, a suo parere, la collaborazione di Spatuzza non è di particolare rilevanza atteso che essa non consente di arrestare nessuno, né di sequestrare alcun bene, né di processare qualcuno. Ha affermato che, secondo lui, 

➡️ non sono particolarmente rilevanti neppure le dichiarazioni rese in ordine agli omicidi di padre Puglisi e del giovane Diego Alaimo».

Il secondo intervento del Pm, sempre riferito alla medesima riunione, è così descritto:

➡️ «Il dottor Di Matteo ha manifestato la sua contrarietà alla richiesta di piano provvisorio di protezione sia perché essa attribuirebbe alla dichiarazione di Spatuzza una connotazione di attendibilità che ancora non hanno, sia perché le dichiarazioni di Spatuzza, sebbene non ancora completamente riscontrate,

➡️ potrebbero rimettere in discussione le ricostruzioni e le responsabilità delle stragi, oramai consacrate in sentenze irrevocabili,

➡️ sia perché l’attribuzione, allo stato di una connotazione di attendibilità alle dichiarazioni di Spatuzza potrebbe indurre l’opinione pubblica a ritenere che la ricostruzione dei fatti e le responsabilità di essi, accertate con sentenze irrevocabili, siano state affidate alle dichiarazioni di falsi pentiti protetti dallo Stato,

➡️ e potrebbe, per tale ultima ragione, gettare discredito sulle Istituzioni dello Stato, sul sistema di protezione dei collaboratori di giustizia e sugli stessi collaboratori di giustizia».


 

Condannati all’ergastolo a causa di un falso pentito e del più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana

 

VINCENZO SCARANTINO, il PUPO vestito da MAFIOSO

 

26 luglio 1995 – SCARANTINO telefona a Studio Aperto e dice di essersi inventato tutto. La cassetta viene sequestrata

 

 

 

 

 




(…) secondo la procura di Messina, come si legge nella nota a pagina 84 della richiesta di archiviazione, la circostanza che la Procura di Palermo avesse inizialmente assunto «un atteggiamento cauto circa la rilevanza e l’attendibilità del contributo dichiarativo di Spatuzza» ha trovato conferma nel contenuto di un verbale di riunione di coordinamento “delle indagini sulle stragi siciliane del 1992 e del continente degli anni 1993 – 1994”, svoltasi presso la Dna il 22 Aprile del 2009.
In quel verbale, tramesso a Messina il 25 marzo del 2019 a seguito di specifica richiesta della procura, sono riportati due interventi di Nino Di Matteo.

 Sul primo intervento, i magistrati di Messina, riferiscono:”Il dottorDi Matteo ha pure rilevato che


➡️ non sempre Spatuzza, a suo giudizio, ha affermato il vero;

➡️ ha aggiunto che, a suo parere, la collaborazione di Spatuzza non è di particolare rilevanza atteso che essa non consente di arrestare nessuno, né di sequestrare alcun bene, né di processare qualcuno. Ha affermato che, secondo lui, 

➡️ non sono particolarmente rilevanti neppure le dichiarazioni rese in ordine agli omicidi di padre Puglisi e del giovane Diego Alaimo».

Il secondo intervento del Pm, sempre riferito alla medesima riunione, è così descritto:

➡️ «Il dottor Di Matteo ha manifestato la sua contrarietà alla richiesta di piano provvisorio di protezione sia perché essa attribuirebbe alla dichiarazione di Spatuzza una connotazione di attendibilità che ancora non hanno, sia perché le dichiarazioni di Spatuzza, sebbene non ancora completamente riscontrate,

➡️ potrebbero rimettere in discussione le ricostruzioni e le responsabilità delle stragi, oramai consacrate in sentenze irrevocabili,

➡️ sia perché l’attribuzione, allo stato di una connotazione diattendibilità alle dichiarazioni di Spatuzza potrebbe indurre l’opinione pubblica a ritenere che la ricostruzione dei fatti e le responsabilità di essi, accertate con sentenze irrevocabili, siano state affidate alle dichiarazioni di falsi pentiti protetti dallo Stato,

➡️ e potrebbe, per tale ultima ragione, gettare discredito sulle Istituzionidello Stato, sul sistema di protezione dei collaboratori di giustizia e sugli stessi collaboratori di giustizia».

 

 

 

il dottor ANTONINO DI MATTEO e VIA D’AMELIO