Depistaggio Borsellino, un ex poliziotto in aula: “Presi la borsa del giudice da un carabiniere”

 

​21.4.2026 – AUDIO deposizioni


Strage di via D’Amelio, in aula a Caltanissetta il racconto sulla borsa di Borsellino

La gestione delle indagini dopo la strage di via D’Amelio torna al centro del processo «Depistaggio bis» davanti al Tribunale di Caltanissetta. Sotto accusa quattro poliziotti – Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco – all’epoca nel gruppo investigativo guidato da Arnaldo La Barbera.

Secondo l’accusa, avrebbero reso dichiarazioni false o omesso elementi rilevanti nel primo processo sul depistaggio, legato al ruolo del falso pentito Vincenzo Scarantino, che sarebbe stato «indottrinato» per accusare innocenti e deviare le indagini sull’attentato in cui fu ucciso Paolo Borsellino.
In aula è arrivato il racconto dell’ex poliziotto Armando Infantino, tra i primi ad arrivare sul luogo dell’esplosione. «Il mio caposquadra mi disse di farmi consegnare la valigia del dottore Borsellino», ha spiegato, ricostruendo il momento in cui prese la borsa «bruciacchiata» e la caricò su un’auto di servizio.
Il teste ha descritto anche le condizioni della scena subito dopo l’attentato: «C’erano resti umani per strada». E ancora: «Vidi l’autista Antonio Vullo, non si era reso conto dell’esplosione, era sotto choc». Infantino ha parlato di caos, feriti che uscivano dai palazzi e soccorsi improvvisati.
Il processo punta a chiarire eventuali responsabilità nella gestione delle prime fasi investigative e possibili livelli superiori nel depistaggio. GDS 11.4.2026

 


VIDEO

Armando Infantino fu uno dei primi ad arrivare in via D’Amelio. 

Fu il primo poliziotto a tenere la borsa di Paolo Borsellino consegnatagli dal capitano dei carabinieri Arcangioli. Dentro c’era l’agenda rossa.
La borsa venne riposta nell’auto del funzionario di servizio della Mobile appena giunto sul luogo della strage. Alla guida – quel pomeriggio – c’era l’autista di Arnaldo La Barbera, ritenuto il regista del depistaggio. 
Infantino fece parte del gruppo Falcone-Borsellino come i quattro ex poliziotti Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi ed Angelo Tedesco, adesso imputati per avere depistato nel primo processo. Anche un altro poliziotto – Nicolò Manzella – era in via D’Amelio. Vide il passaggio di mano in mano della borsa.
La sparizione dell’agenda rossa è uno dei misteri della strage. Su questo si indaga ancora.
Intanto, la procura generale di Caltanissetta ha impugnato la sentenza di appello del processo uno sul depistaggio nella parte relativa all’aggravante mafiosa imputata ai tre ex poliziotti Bò, Ribaudo e Mattei andati prescritti.
Alla richiesta si sono associati l’Avvocatura dello Stato e i legali degli imputati che chiedono in Cassazione l’assoluzione piena.RAI NEWS 21.4.2026


Depistaggio Borsellino, un ex poliziotto in aula: “Presi la borsa del giudice da un carabiniere”

Il processo ai quattro investigatori della squadra mobile di Palermo accusati di aver mentito su quanto avvenne nel 1992
“Il mio caposquadra, l’ispettore Lo Presti, mi disse di farmi consegnare la valigia del dottore Borsellino, valigia che in quel momento aveva un carabiniere senza divisa.
Ho preso la valigia bruciacchiata e l’ho messa all’interno della macchina di servizio, un’Alfa 33″. A riferirlo oggi in aula, davanti il tribunale di Caltanissetta, l’ex poliziotto, oggi in pensione, Armando Infantino, nell’ambito del processo per depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, che vede imputati i poliziotti Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco.
Infantino fu uno dei primi ad arrivare in via D’Amelio. “Ricordo – ha detto il teste – che c’era un’altra borsa a cartella, molto larga di colore chiaro, più chiara dell’altra.
Quando ho ricevuto la borsa in cuoio, color marrone, era intatta, ma girandola si vedeva che era un po’ bruciacchiata. Nessuno la aprì, rimase chiusa.
Dal peso compresi che conteneva alcuni oggetti”.  Il poliziotto, durante la sua deposizione, ha anche ripercorso i terribili momenti successivi all’esplosione.
“C’erano resti umani per strada. Appena arrivai nei pressi di via D’Amelio, vidi l’autista Antonio Vullo, unico sopravvissuto. Non si era reso conto dell’esplosione.
Era convinto che gli altri agenti della scorta fossero vivi. Mi disse di andare dai colleghi perchè diceva che erano in portineria. Ma i colleghi erano tutti a terra. Era bruciato in faccia, gli scorreva sangue dal naso. L’ho fatto soccorrere da una volante.
Aveva la pistola e la puntava contro le persone. Era sotto choc. C’era il caos.
Usciva gente ferita dai palazzi. Bambini, donne in vestaglia perchè le persone uscivano dai palazzi. Ho visto Ayala con pantofole e calzini”.

LA REPUBBLICA 21.4.2026

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30.11.2023 – ARMADO INFANTINO, caos e corpi a brandelli: “Ero in via D’Amelio, avevo la borsa di Borsellino”

 

 È il 21 novembre 2023. Sono passati trentuno anni dalla strage di via D’Amelio. Il poliziotto Armando Infantino viene sentito dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Pasquale Pacifico, dal sostituto Nadia Caruso e dal collega della Procura nazionale antimafia Salvatore Dolce. Infantino ebbe in mano la borsa di Paolo Borsellino che conservava l’agenda rossa di cui non c’è più traccia.

 

“Misi la borsa in macchina”

Il poliziotto conferma quanto già riferito in due occasioni nel 2019. Arrivò in via D’Amelio poco dopo l’esplosione. Caos, fumo, corpi a brandelli.
L’unico superstite, Antonino Vullo, “aveva ancora la pistola in mano, era in stato confusionale: diceva che i suoi colleghi erano entrati nella portineria. Ma in realtà erano tutti morti”.
Ricorda della borsa. La teneva un carabiniere, poi identificato in Giovanni Arcangioli (fu prosciolto rinunciando alla prescrizione), che la passò a un poliziotto. Questione di competenze e di chi fosse arrivato per primo in via D’Amelio: “Lo Presti mi invitò poi a sistemare la borsa nell’auto del funzionario di turno, la Siena Monza 1, un’Alfa 33 con i colori d’istituto, parcheggiata all’imbocco di via D’Amelio. Io mi avvicinai alla vettura, davanti c’era l’autista, l’assistente Maggi”.

La consegna della borsa

Infantino ricorda il punto esatto. Non lo ha dimenticato perché “la consegna della borsa del magistrato da parte del militare è avvenuta poco più avanti della vettura sotto la quale è stato rinvenuto il corpo della collega Emanuela Loi”.
Lo Presti aggiunge che la borsa era “vicino il corpo di Borsellino.
Dissi ad Infantino di custodirla”. Dallo stesso Infantino, negli anni successivi, seppe che la mise dentro la macchina di Maggi.

Il gruppo “Falcone e Borsellino”

Lo Presti uscì dal gruppo Falcone e Borsellino perché “non condividevo la linea investigativa che stava seguendo il dottore La Barbera”.
Gli manifestò “perplessità su Scarantino (il falso pentito) e La Barbera mi liquidò con disprezzo”.
Stessa cosa fece un altro poliziotto, Giuseppe Manzella.
Sul capo della Mobile Arnaldo La Barbera ormai deceduto si è addensato da anni il sospetto del depistaggio e anche della sparizione dell’agenda rossa.
La funzionaria di polizia Gabriella Tomasello racconta di avere visto la borsa nel pomeriggio nella stanza di La Barbera.
Qualche giorno dopo la vide anche il funzionario Andrea Grassiche vi riconobbe “dentro un pantaloncino e una maglietta”. Le testimonianze sono entrate nel processo di appello sul depistaggio.
La Barbera il giorno della strage arrivò a Palermo in tarda serata.
Alcune ore prima di lui i magistrati di Caltanissetta. Chi portò la borsa di Borsellino alla Mobile?

Riccardo Lo Verso LIVE SICILIA

 

 

 

LA BORSA DEI MISTERI E LA SPARIZIONE DELL’AGENDA ROSSA

 

 

 

Strage Via D’Amelio, a Caltanissetta in corso il processo “depistaggio bis” per altri quattro poliziotti