TERESI – Verbale 7 dicembre 1992

 
 

 

il VERBALE


Il verbale del 7 dicembre 1992 è acquisito nell’ambito del procedimento relativo alla strage di via D’Amelio

L’atto ha la finalità di raccogliere informazioni utili alla ricostruzione delle attività investigative svolte dal dott. Vittorio Teresi nel periodo compreso tra la strage di Capaci (23 maggio 1992) e l’attentato del 19 luglio 1992.

Contesto del verbale

Data: 7 dicembre 1992 Luogo: Procura di Caltanissetta Magistrato esaminatore: pm Fausto Cardella Oggetto: sommarie informazioni sulla strage di via D’Amelio (19 luglio 1992)
Teresi viene ascoltato perché, nei mesi precedenti, aveva collaborato strettamente con Paolo Borsellino su indagini riguardanti la provincia di Agrigento, ma con frequenti intersezioni con Palermo.

Il punto centrale del verbale: il pentito “senza nome” Nel verbale, Teresi racconta che:

«Dopo l’omicidio di Falcone stavo curando un collaboratore di giustizia che riferiva fatti estremamente interessanti riguardanti il territorio di Palermo. Borsellino era particolarmente interessato ai possibili sviluppi di questa mia indagine e voleva che io lo tenessi assiduamente informato».

Il nome non viene verbalizzato, ma:

  • l’avvocato Fabio Repici (legale di Salvatore Borsellino) afferma che è “più che pacifico” che si tratti di Alberto Lo Cicero;
  • lo stesso Teresi, oggi, conferma che è “assolutamente verosimile” che si riferisse a lui.

Chi era Lo Cicero

  • Mafioso legato a Mariano Tullio Troia, vicino all’estrema destra;
  • Compagno di Maria Romeo, sorella dell’autista di Stefano Delle Chiaie (fondatore di Avanguardia Nazionale).
Perché Borsellino era così interessato a Lo Cicero Dal verbale emerge che Borsellino:
  • riteneva le informazioni di Lo Cicero cruciali per comprendere Capaci;
  • chiedeva a Teresi aggiornamenti continui e diretti;.
Il ruolo di Teresi tra Capaci e via D’Amelio

Il verbale chiarisce che:

  • la competenza territoriale tra Palermo e Agrigento era “non rigida”;
  • Teresi, pur non essendo formalmente titolare di indagini su Palermo, stava seguendo un filone che interessava direttamente Borsellino;
  • questo filone era attivo dopo Capaci e fino ai giorni immediatamente precedenti via D’Amelio.

Perché il verbale è stato depositato solo nel 2026

Il verbale è stato “ritrovato” dall’avv. Repici tra gli atti del procedimento Mafia–Appalti e depositato nell’indagine sui mandanti occulti delle stragi. La gip Luparello aveva chiesto nuove indagini; la Cassazione ha confermato che non era un atto “abnorme”.

Oggetto delle dichiarazioni

Il dott. Teresi riferisce in merito:

  • alle indagini da lui coordinate presso la Procura di Agrigento nel periodo successivo alla strage di Capaci;
  • ai rapporti informativi intercorsi con il dott. Paolo Borsellino, allora Procuratore Aggiunto presso la Procura di Palermo;
  • alla gestione di un collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni presentavano profili di interesse investigativo anche per il territorio di Palermo.

Il collaboratore di giustizia seguito da Teresi

Il dott. Teresi dichiara:

  • di aver curato l’esame di un collaboratore che forniva elementi ritenuti “estremamente interessanti” per la comprensione di dinamiche criminali operanti nel capoluogo siciliano;
  • che tali informazioni riguardavano soggetti e contesti mafiosi attivi nel periodo immediatamente precedente e successivo alla strage di Capaci;
  • che il dott. Borsellino manifestò un particolare interesse per tali acquisizioni, chiedendo di essere costantemente aggiornato sugli sviluppi dell’attività istruttoria.

Il verbale non riporta il nome del collaboratore, in conformità alle prassi di tutela vigenti all’epoca.

Rapporti con il dott. Paolo Borsellino

Il dott. Teresi precisa che:

  • il dott. Borsellino seguiva con attenzione l’evoluzione delle indagini condotte ad Agrigento;
  • le informazioni fornite dal collaboratore erano ritenute dal magistrato palermitano potenzialmente rilevanti per la ricostruzione del contesto criminale in cui maturò la strage di Capaci;
  • i contatti tra i due magistrati furono frequenti e diretti, con aggiornamenti periodici richiesti dal dott. Borsellino.
Profili di competenza territoriale

Il dott. Teresi chiarisce che:

  • pur operando presso la Procura di Agrigento, alcune attività istruttorie presentavano intersezioni investigative con fatti e soggetti di interesse per la Procura di Palermo;

  • tali intersezioni giustificavano il costante raccordo con il dott. Borsellino, nel rispetto delle competenze funzionali e territoriali.

Rilevanza del verbale nel quadro processuale

Il verbale del 7 dicembre 1992 assume rilievo istituzionale perché:

  • documenta in modo formale l’esistenza di un flusso informativo diretto tra il dott. Teresi e il dott. Borsellino nelle settimane precedenti la strage di via D’Amelio;
  • attesta l’interesse del dott. Borsellino per specifiche acquisizioni investigative non ancora confluite nei fascicoli palermitani;
  • contribuisce alla ricostruzione del quadro investigativo complessivo in cui maturarono le stragi del 1992.
Conclusione

Il verbale del 7 dicembre 1992 costituisce un atto ufficiale che:

  • conferma il ruolo del dott. Teresi quale snodo informativo tra diverse Procure siciliane;
  • rappresenta una fonte documentale oggi rilevante per la comprensione delle dinamiche che precedettero la strage di via D’Amelio
  • è una delle prove più solide dell’interesse di Borsellino per la pista eversiva;
  • collega Lo Cicero, Delle Chiaie e ambienti dell’estrema destra alla lettura delle stragi;

12.5.2027 Stragi, depositato un verbale dell’ex pm Teresi nel ‘92.L’avv. Fabio Repici: “Borsellino era interessato al pentito” della pista nera

 

Di Giuseppe Pipitone FQ  – Paolo Borsellino era “molto interessato” alle dichiarazioni di Alberto Lo Cicero, il pentito della cosiddetta “pista nera” dietro alle stragi. A sostenerlo è Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D’Amelio. Il legale ha depositato un vecchio verbale dell’ex pm Vittorio Teresi agli atti dell’indagine di Caltanissetta sui “mandanti occulti” delle stragi. L’inchiesta è quella che ha scatenato uno scontro tra la procura guidata da Salvatore De Luca e la gip Graziella Luparello, trascinata davanti alla Cassazione dopo aver rigettato per due volte la richiesta d’archiviazione. La Suprema corte ha sancito che non è un “atto abnorme” chiedere nuove indagini e ora i pm nisseni stanno svolgendo gli accertamenti ordinati dalla gip.
Nel fascicolo finisce adesso pure il verbale di Teresi, rintracciato da Repici tra gli atti del procedimento su “mafia e appalti”. È il 7 dicembre 1992 quando l’allora giovane sostituto di Palermo viene sentito dal collega Fausto Cardella, pm di Caltanissetta che indagava sulla strage di via D’Amelio, avvenuta meno di cinque mesi prima. Teresi viene interrogato perché si occupava di fatti di mafia di Agrigento e quindi aveva “collaborato strettamente” con Borsellino, titolare delle indagini su quella provincia. A un certo punto, a proposito della competenza territoriale, dice che in effetti “non era mai stata rigida” e c’era “qualche eccezione”: “Io stesso, dopo l’omicidio di Falcone, stavo curando un collaboratore di giustizia che riferiva o poteva riferire fatti estremamente interessanti che riguardavano il territorio di Palermo. Va detto incidentalmente che Borsellino era particolarmente interessato ai possibili sviluppi di questa mia indagine, anche per la rilevanza che egli riteneva potessero avere per una migliore comprensione della strage di Capaci e voleva che io lo tenessi assiduamente informato”. Chi era quel pentito che interessava moltissimo Borsellino? All’epoca Teresi non ne fa il nome, anche perché non glielo chiedono, ma per Repici è “molto più che pacifico” si tratti di Lo Cicero. Opinione condivisa dall’ex pm, oggi in pensione, che al Fatto dice di non ricordare molto di quel verbale: “Mi sembra però assolutamente verosimile che io mi stessi riferendo a Lo Cicero”. Del resto era proprio di quel pentito che si stava occupando Teresi, subito dopo la strage di Capaci. Legato a Mariano Tullio Troia, mafioso simpatizzante dell’estrema destra, Lo Cicero era il compagno di Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale. Proprio Romeo ha riferito della presenza del neofascista in Sicilia nel periodo delle stragi, ma per la Procura di Caltanissetta le indagini nate da quelle dichiarazioni valgono “zero tagliato”, come ha detto De Luca in Commissione Antimafia.
 
 
 

 
 

Verbale 15 giugno 1992 – Riunione in Procura a Palermo

 

Contenuto

  • Riunione tra Giammanco, Aliquò, Borsellino, Teresi e Vaccara.
  • Si discute delle intercettazioni sul confidente Alberto Lo Cicero.
  • Lo Cicero riferisce della presenza di Stefano Delle Chiaie in Sicilia nei giorni della strage di Capaci.
  • Borsellino mostra forte interesse per la pista che collega Cosa nostra + destra eversiva.
  • Stabilito che le intercettazioni del fascicolo 3471 sarebbero state gestite da Palermo, con aggiornamenti costanti a Caltanissetta.

Rilevanza

È un verbale rimasto fuori da tutte le sentenze sulla strage di via D’Amelio fino al 2025. Ha riaperto l’indagine sui mandanti esterni.