Paolo Borsellino era…

 

Era una persona allegra, gioviale, e sempre pronta allo scherzo. Amava anche in ufficio indossare la polo invece che la giacca e cravatta, che proprio non sopportava, e riusciva a sdrammatizzare le seriose cene tra colleghi con una freddura o uno scherzo .
Era un uomo estroverso, generoso, circondato dall’amore di sua moglie Agnese e dei suoi tre figli. 
Aveva una mimica facciale che noi amici avevamo imparato a riconoscere, che coinvolgeva gli occhi, di colore indefinito tra il castano e il verde, i baffi, la bocca. Quando arricciava il naso e le labbra si allargavano nel suo classico sorriso potevi giurare che stava per sganciare una delle sue micidiali battute.
Con la morte di Falcone, Paolo cambiò completamente, non solo l’umore ma anche nell’aspetto Gli rimase impresso sul viso il dolore e la rabbia provate quel 23 maggio nella stanza dove aveva raccolto l’ultimo respiro di Falcone.
Da quel giorno con lucidità e determinazione iniziò una corsa contro il tempo per arrivare alla verità sulla morte del nostro amico.  
Un poliziotto della sua scorta ha raccontato di averlo visto particolarmente turbato intorno il 13 luglio, di avegli chiesto come mai e che Paolo gli abbia risposto: “Sono preoccupato per voi, so che è arrivato il tritolo per me e non voglio coinvolgervi.”
 Davanti alle cinque bare dei caduti di Capaci aveva guardato tutti i colleghi magistrati e poliziotti, e li aeva avvisati con parole di ghiaccio: “Chi vuole andare via da questa Procura se ne vada, ma chi vuole restare sappia quale destino ci attende: il nostro futuro è quello lì”. Paolo trovò il modo di confessarsi chiedendo al suo parroco un appuntamento urgente. Lui rispose che non c’era bisogno, che avrebbe potuto farlo la successiva domenica, ma Borsellino insistette, perchè sentiva di non avere più molto tempo. Ad un altro sacerdote, col quale amava parlare, confidò di aver cambiato atteggiamento nei confronti dei figli che tanto amava, di aver iniziato a guardarli da lontano e di aver smesso di dagli carezze, spiegando che “così li farò abituare alla mia assenza”   Paolo Borsellino parla ai ragazzi