🟥 L’allarme del procuratore Antimafia di Palermo: ‘La mafia vuole acquistare droni lanciamine’

 

 

“Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina.

Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori”. Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia nel corso dell’audizione davanti alla commissione nazionale Antimafia. 

Il procuratore ha precisato che “poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. “ll 41 bis si è rivelato uno strumento efficiente, il vero problema ora è per i soggetti mafiosi che entrano in carcere in alta o media sicurezza perché non hanno la qualifica di capi. Parliamo di detenuti che vengono immediatamente dotati di telefoni, cosa che consente a Cosa nostra di continuare a comandare”, ha aggiunto. “Ciò comporta due conseguenze: la custodia cautelare cautela ben poco – ha spiegato de Lucia – e poi si indebolisce la credibilità dello Stato verso le persone a cui chiediamo collaborazione, come ad esempio le vittime del racket. Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l’utilità delle denunce”.

“Nelle sole carceri di Palermo Pagliarelli e Ucciardone abbiamo scoperto a disposizione dei detenuti, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, 297 cellulari. E centinaia ne abbiamo trovati in tutta la Sicilia.Questi sono quelli che abbiamo recuperato, la cui introduzione nelle celle cioè è fallita. E’ immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare negli istituti di pena senza che ce ne accorgessimo” ha detto il procuratore de Lucia. “Se consentiamo ai mafiosi di continuare a fare i mafiosi dal carcere vanifichiamo anche il lavoro investigativo. Se l’alta e la media sicurezza funzionassero si potrebbe ridurre anche il numero dei ristretti al 41 bis”, ha spiegato. de Lucia ha auspicato un rafforzamento dell’organico della polizia penitenziaria e ha spiegato che il jammer, che schermerebbe la rete delle comunicazioni, ad esempio nelle città, non è una situazione praticabile. Il capo dei pm ha anche parlato della necessità del miglioramento del regime di alta sicurezza.

L’audizione è iniziata ricordando la cattura di 18 tra favoreggiatori dell’ex latitante Matteo Messina Denaro e dei mafiosi che lo hanno protetto e soprattutto con le inchieste sull’enorme patrimonio accumulato dal padrino trapanese. “Messina Denaro apparteneva a una generazione di uomini di Cosa nostra che hanno un approccio molto evoluto con mondi esterni e una attenzione particolare alla accumulazione di capitali e alla loro redistribuzione nel territorio e altrove”, ha detto, aggiungendo che ci sono indagini in corso su quantità di denaro enormi” riconducibili al capomafia e ricordando il blitz che, recentemente, ha portato al sequestro, in collaborazione con 7 Stati stranieri, di un patrimonio di 200 milioni. Nell’aggiungere particolari sugli accertamenti in corso de Lucia ha chiesto che l’audizione venga secretata. In apertura di seduta il parlamentare del Pd Giuseppe Provenzano ha espresso solidarietà al capo dei pm dopo le parole del ministro della Giustizia che, a seguito di dichiarazioni del magistrato sulle carceri italiane, lo aveva definito “fuori controllo.