Ecomafie, il business criminale che continua a devastare ambiente e legalità

 

Presentato il rapporto 2026 di Legambiente: traffici illeciti, abusivismo, corruzione e reati ambientali restano una minaccia concreta per il Paese

 

Oltre quarantamila reati ambientali: un fenomeno tutt’altro che in declino

La criminalità ambientale continua a rappresentare una delle più gravi emergenze nazionali. È il quadro che emerge da Ecomafia 2026. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, il rapporto annuale di Legambiente presentato il 1° ottobre a Roma e dedicato all’analisi delle illegalità che colpiscono ambiente, territorio e patrimonio collettivo.

L’associazione ambientalista monitora il fenomeno dal 1994, raccogliendo dati e contributi provenienti dalle forze dell’ordine, dalle Capitanerie di porto, dalla magistratura e dagli organismi impegnati nella tutela della legalità ambientale.

I settori più esposti agli interessi delle ecomafie

L’universo delle ecomafie comprende attività molto diverse tra loro ma accomunate dalla ricerca del profitto illegale. Tra i settori maggiormente colpiti figurano il traffico e la gestione illecita dei rifiuti, l’abusivismo edilizio, i reati contro gli animali, i danni al patrimonio culturale e archeologico, le frodi nella filiera agroalimentare e gli incendi.

Secondo i dati richiamati nel rapporto, l’ultima rilevazione disponibile aveva registrato 40.590 reati ambientali in un anno, pari a oltre 111 illeciti al giorno e in crescita rispetto all’anno precedente.

Il traffico dei rifiuti resta il cuore del business criminale

Tra le attività più redditizie per le organizzazioni criminali continua a figurare il ciclo illegale dei rifiuti. Lo smaltimento abusivo, i traffici illeciti e le frodi nella gestione dei materiali di scarto consentono enormi guadagni a discapito dell’ambiente, della salute pubblica e delle imprese che rispettano le regole.

L’inquinamento prodotto da queste attività lascia spesso conseguenze che si protraggono per anni, imponendo alle collettività costi economici e sociali elevatissimi.

La corruzione come collante degli affari sporchi

Il rapporto dedica particolare attenzione anche al ruolo della corruzione, spesso elemento decisivo per agevolare le attività criminali. Appalti, autorizzazioni e procedure amministrative possono diventare terreno di infiltrazione per interessi illeciti quando vengono meno trasparenza e controlli.

Le ecomafie moderne non si limitano infatti alle tradizionali strutture della criminalità organizzata, ma si muovono sempre più spesso attraverso reti di complicità economiche e amministrative che rendono più difficile l’individuazione delle responsabilità.

Una sfida che riguarda l’intera società

Per Legambiente, il contrasto alle ecomafie richiede un rafforzamento delle attività investigative, dei controlli sul territorio e dell’applicazione delle norme sugli ecoreati. Fondamentale resta il contributo delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura e della società civile.

La tutela dell’ambiente non può infatti essere considerata una questione marginale. Difendere il territorio significa proteggere la salute dei cittadini, l’economia legale e la qualità della democrazia. Le ecomafie continuano a prosperare dove mancano controlli efficaci e cultura della legalità; contrastarle significa quindi investire nel futuro stesso del Paese.


Resta alta la pressione dell’illegalità ambientale in Italia, ma cambiano le caratteristiche dei fenomeni e il peso delle diverse filiere analizzate nel nostro ultimo rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente).  

Nel 2025 è l’illegalità nel ciclo dei rifiuti, dalle discariche abusive ai traffici illeciti, a incidere maggiormente nell’aggressione criminale all’ambiente, come non accadeva dal 2018, dopo gli anni del boom dei reati relativi al ciclo del cemento.
Una delle principali novità che emerge da questa edizione del Rapporto è la crescente complessità delle organizzazioni ecocriminali, anche di stampo mafioso. Vale per il ciclo illegale dei rifiuti ma anche per quello del cemento, per gli incendi boschivi e di vegetazione e per i reati contro gli animali. A questa maggiore pericolosità si accompagna però un quadro diverso rispetto alla forte crescita registrata nel biennio 2023-2024: nel 2025 i reati ambientali sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto all’anno precedente, nonostante un numero di controlli sostanzialmente stabile.
L’impatto dell’illegalità resta comunque significativo: quasi 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora. Crescono inoltre gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895, l’11,4% in più in un anno. Il totale delle violazioni alle normative ambientali raggiunge così la cifra record di 113.630, pari a 311 al giorno e 13 ogni ora. Aumentano anche i casi in cui vengono contestati i delitti di inquinamento ambientale e di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti.
In controtendenza rispetto alla flessione complessiva sono gli incendi boschivi e di vegetazione: nel 2025 sono stati 1.908, con un aumento del 25,9%, mentre gli ettari andati in fumo sono stati 96.517, il 90% in più. Crescono anche i reati accertati e gli illeciti amministrativi. Forte incremento anche per le illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 tra reati e illeciti amministrativi, il 46% in più rispetto al 2024, con sequestri e sanzioni per 968 milioni di euro. 

Green corruption e clan
I diversi fenomeni d’illegalità ambientale s’intrecciano sistematicamente con la cosiddetta green corruption. Dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026 abbiamo censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Oltre la metà delle indagini ha riguardato Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma tra le regioni più interessate figurano anche Lombardia e Lazio.
La presenza di strutture criminali sempre più organizzate emerge anche dai numeri relativi al coinvolgimento dei clan: sono 393 quelli che abbiamo censito dal 1995 al 2025, 15 in più negli ultimi due anni. Cresce anche il business illegale, stimato in 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024. Le filiere della transizione ecologica, in rapida espansione e caratterizzate da elevata redditività, attirano l’interesse di attori criminali e reti speculative, mentre l’ampiezza del settore dei rifiuti e la quantità di denaro che vi gravita continuano a rappresentare un’attrattiva per la criminalità organizzata. 

Le norme in difesa dell’ambiente

 

 

Il 2025 è stato caratterizzato anche da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente, come l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti, e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti, la creazione di un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale e la definizione di una Strategia nazionale di contrasto ai reati ambientali. Mancano però delitti importanti previsti dalla direttiva, che vanno recepiti quanto prima, dall’uccisione e commercio di specie protette al saccheggio delle risorse idriche fino alla commercializzazione di legno e prodotti che provengono da attività di deforestazione. Così come vanno inasprite le sanzioni sulla produzione e i traffici illegali di gas refrigeranti. 

 

Le nostre richieste

 

Restano insomma ancora norme da approvare e rivedere, insieme alla necessità di rafforzare i controlli ambientali e il contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Secondo l’ultima stima elaborata dall’Istat insieme al Cresme, riferita al 2022, nel Mezzogiorno si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. I reiterati tentativi, finora falliti, di rilanciare una stagione di condoni edilizi non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un fenomeno che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale.
Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio: il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti. Chiediamo norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni.
Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciuti drammaticamente nel 2025 e nel 2026, così come il contrasto alla corruzione, l’altra grande piaga che s’intreccia con molte delle filiere analizzate nel Rapporto. È urgente che l’Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d’ufficio. Vigileremo perché il recepimento sia coerente con le nuove regole dettate dall’Unione europea.

 

 

 

 

Ecomafie: 84 reati ambientali al giorno, quasi 9 miliardi di fatturato