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La povertà degli argomenti di gran parte di coloro che non condividono le nostre posizioni sulle vicende legate alla Strage di via D’Amelio si riduce, il più delle volte, all’attribuirci appartenenze politiche.
A seconda delle convenienze di chi dissente da ciò che pubblichiamo, saremmo di destra, nelle sue più varie declinazioni, oppure di sinistra.
In questa particolare fase, a causa della nostra posizione a sostegno dei lavori e delle inchieste della Commissione Antimafia e della Procura di Caltanissetta, veniamo collocati automaticamente a destra dai sostenitori dell’area fortemente critica nei confronti delle istituzioni citate.
Questo modo di giudicare e valutare il nostro lavoro, è inutile nasconderlo, oltre a essere ingiusto lo riteniamo non poco irritante.
Ciò nonostante, non arretreremo di un millimetro rispetto alla scelta di stare dalla parte di Fiammetta, Lucia e Manfredi Borsellino.
Non per miopi ragioni affettive, pur esistendo con loro un legame umano che ci onora, ma perché siamo profondamente convinti che nessuno più di loro e del loro legale, Fabio Trizzino, genero del magistrato, disponga degli elementi di conoscenza necessari per contribuire alla ricerca della verità. Se non di quella processuale, quantomeno di quella storica.
Questo sia perché hanno vissuto in prima persona, e da vicino, la travagliata quotidianità del dottor Paolo Borsellino, sia perché nessuno, forse più di loro, ha studiato l’imponente mole di documenti accumulatasi nel corso degli anni a seguito dei numerosi processi che si sono susseguiti.
Le nostre posizioni non dipendono dalle convenienze della politica né da collateralismi con questo o quel partito o movimento.
Sono il frutto della convinzione che la verità sulla Strage di via D’Amelio debba essere ricercata ovunque essa conduca, senza appartenenze, senza tifoserie e senza sconti per nessuno.
