
«La cosa mi incuriosì – ha dichiarato Placido nelle interviste di backstage – e mi ha portato a chiedermi chi fosse davvero Livatino, non l’eroe… ma l’uomo». Il suo lavoro precedente (“Eterno visionario”, con Fabrizio Bentivoglio nei panni di Luigi Pirandello) era stato girato, anche se solo per qualche settimana, sempre in provincia di Agrigento, fra la Valle dei Templi e la Spiaggetta di Realmonte.
Forse anche quei luoghi hanno ispirato Placido a respirare ancora l’aria siciliana: «[L’isola] ci ha donato – dice il regista – questi scenari millenari, direi. È una regione molto cinematografica. Ha una luce particolare, che per il cinema è fondamentale. Dei tramonti pazzeschi». E per questo, Placido s’è messo al fianco Davide Manca, direttore della fotografia, classe ’82, allievo del fotografo Oliviero Toscani e del leggendario direttore della fotografia romano Giuseppe Rotunno.
Gli occhi (e le ottiche) di Manca la Sicilia la conoscono bene: è qui che quasi dieci anni fa il direttore della fotografia ha avuto a che fare con uno dei suoi banchi di prova più impegnativi, cioè le tre stagioni de “Il cacciatore”, con cui ha raccontato la storia fittizia – ispirata alla vera vita di Alfonso Sabella – di Saverio Barone, il “cacciatore di mafiosi” che dopo le stragi del ’92 aiutò il pool antimafia di Palermo a catturare i criminali e gli attentatori ancora in libertà.
Anche a questo giro, la fotografia di Manca è uno dei valori aggiunti alla miniserie, che sembra discostarsi dallo stile più patinato solitamente scelto per le prime serate di Rai 1. E Placido questo ci tiene a precisarlo subito: questo è “un film drammatico e impegnato sul piano politico”. «La Film Commission siciliana – dice – ha saputo che stavo facendo dei sopralluoghi per “Livatino” e coraggiosamente ha accettato l’idea di fare un film drammatico e impegnato sul piano politico».
Del resto, la vita di Rosario Livatino è la storia di un ragazzo che ha chiaro l’obiettivo e cerca di fare il meglio che può con i mezzi a disposizione, mettendosi contro un sistema che lega indissolubilmente mafia e politica. Insieme ai sostituti procuratori Roberto Saieva e Salvatore Cardinale, e al giudice istruttore Fabio Salamone, fu Livatino a mettere insieme la prima pesante indagine sulla mafia agrigentina, sfociata poi nel maxiprocesso di Agrigento.
L’indagine, il processo e le condanne saranno alla base del suo omicidio, avvenuto il 21 settembre del ’90, in una delle curve della statale Caltanissetta-Agrigento, per mano di quattro killer della Stidda.
A interpretare Livatino è Giuseppe De Domenico, classe ’93, nato e cresciuto a Messina. De Domenico è stato lanciato nel 2020 da un’altra miniserie, “ZeroZeroZero”, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano e creata dalle menti di Stefano Sollima, Leonardo Fasoli e Mauricio Katz. In quel caso, De Domenico stava dall’altra parte della “barricata”, interpretava cioè Stefano La Piana, il nipote del boss don Minu La Piana, ‘ndranghetista di fama internazionale e latitante. Nel 2024 è stato poi fra i protagonisti di “Vermiglio” di Maura Delpero, Leone d’argento all’ottantunesima Mostra del cinema di Venezia e film selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar, mentre l’anno successivo ha vestito i panni di Raffaele Sollecito nella miniserie prodotta da 20th Television e Hulu, “The Twisted Tale of Amanda Knox”.
Al suo fianco, Nino Frassica è Vincenzo Livatino, il padre di Rosario, la catanese Matilde Piana è Rosalia, madre di Rosario. Brenno Placido, figlio di Michele, è Roberto Rizzo, il sostituto procuratore che aiuta Livatino nelle indagini e che possibilmente – come rivela il nome – è ispirato alla figura del vero sostituto procuratore e amico di Livatino, Roberto Saieva. Vito Lopriore è il maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli, anche lui vittima di mafia nel ’92, soprannominato “il mastino” per via del suo speciale fiuto con cui coordinò le indagini e riuscì a risalire ai responsabili dei diversi omicidi. Michela De Rossi interpreta invece Nina Russo, la ragazza di cui Rosario è innamorato nella miniserie, originaria di Racalmuto come Sciascia e caparbiamente decisa a cambiare le teste dei siciliani, ma insegnando dalla sua cattedra.
Completano il cast Ninni Bruschetta, che veste i panni di Giuseppe Campisi, capomafia di Cosa Nostra a Canicattì che per ironia della sorte vive nello stesso condominio in cui abita Livatino, Leonardo Maltese nei panni di Tano, co-protagonista della storia e faccia opposta alla giustizia rappresentata da Livatino, capo degli Stiddari, balbuziente e con un’intelligenza acuta, e Francesco Benigno nel ruolo di Pietro Miceli, il maggiore dei due “fratelli terribili”, che vogliono conquistare il rispetto.