Link 2

Sappiamo anche che Arcangioli consegnò la borsa all’ agente Infantino su ordine dell’ Ispettore Lo Presti.
 
“A.d.r. ribadisco che sono certissimo di avere fatto la relazione di servizio in cui ho dato conto di
quanto svolto il 19.7.1992 benchè l’ufficio mi rappresenti che non sia stata rinvenuta. Faccio presente
che la Questura di Palermo aveva due archivi uno presso la Squadra Mobile e uno presso la Divisione
Anticrimine e tuttora è così. In sede di verbalizzazione riassuntiva preciso che presso il Comm.to
Oreto vi era all’epoca un archivio deposito dove venivano depositati documenti storici, forse è tuttora
esistente.”
Sono parole dell’ Ispettore Lo Presti, messe a verbale due anni fa, per capire di cosa parliamo si può leggere questo
 
 
Ma sono importanti perché Lo Presti, quello stesso pomeriggio del 19, oltre a farsi consegnare la borsa dal capitano Arcangioli, fece anche un sopralluogo al palazzo dei Graziano con alcuni colleghi. E di ciò si trova traccia nell’ OCCC Borsellino quater
[“2.2. Le ulteriori indagini sul palazzo dei costruttori GRAZIANO
La Squadra Mobile della Questura di Palermo riferiva per la prima volta sulla strage di Via d’Amelio con nota CAT.M.1/92-Mob.Omicidi del 20 luglio 1992.
In specie, nella nota si riferiva, tra l’altro, che alle ore 16.58 circa del 19 luglio, personale della Volante “21”, nel transitare per Piazza Giacchery a Palermo, udiva una forte deflagrazione provenire dalla parte ovest della citta’, fatto che subito induceva a pensare che fosse accaduto qualcosa di grave.
Notiziata la Sala Operativa la Volante si dirigeva immediatamente verso la zona, e giunto in via Autonomia Siciliana, angolo via D’Amelio, si trovava dinanzi ad uno scenario agghiacciante.
Decine di auto distrutte dalle fiamme, altre che continuavano a bruciare, proiettili che a causa del calore esplodevano da soli, gente che urlando chiedeva aiuto, nonche’ alcuni corpi orrendamente dilaniati dall’esplosione. Nell’occorso un individuo, notata la vettura della Polizia, vi correva incontro, chiedendo aiuto ed asserendo di essere uno degli uomini della scorta del Dr. Borsellino e che quest’ultimo, unitamente agli altri cinque componenti la scorta erano deceduti a seguito di una violentissima esplosione.
Il personale giunto per primo sul posto, unitamente agli altri che mano mano arrivavano, si prodigava per dare i primi soccorsi ai numerosi feriti presenti negli stabili di via D’Amelio, gravemente danneggiati dall’esplosione.
Immediatamente veniva effettuato, a cura di personale della Polizia, approfondito sopralluogo in uno stabile di colore grigio, all’apparenza disabitato poiche’ in via di completamento, dal quale poteva avere una completa visuale del luogo della strage. Si accertava cosi’ che l’edificio denominato “Complesso Iride”, e’ stato costruito dalla ditta
“Iride” il cui amministratore era GRAZIANO Francesco. Si procedeva ad ispezionare la costruzione, accertando cosi’ che soltanto dai piani alti risultava una completa visuale su via D’Amelio. Veniva riferito, però, che “non veniva tuttavia rilevato nulla che potesse far pensare alla presenza di qualcuno nei locali”.
Venivano informalmente contattati alcuni abitanti dei palazzi circostanti la zona i quali nulla di utile erano in grado di riferire.
Si identificavano gli inquilini dello stabile ubicato al civico 46 di via D’Amelio ed attiguo a quello in costruzione dei Graziano, che riferivano di non aver notato nulla di sospetto nei giorni antecedenti la strage. Soltanto i fratelli Giambra Stefano e Massimo riferivano che domenica 12 luglio in un orario compreso tra le 10.00 e le 11.30 avevano notato transitare nella stradina secondaria che permette l’accesso allo stabile dei Graziano, una Ferrari di colore rosso con due individui a bordo che, dopo esser entrata nel costruendo immobile, vi aveva sostato per circa 30 minuti.
Nell’immediatezza, la principale pista seguita, quantomeno per il posizionamento di chi aveva a distanza innestato la carica esplosiva, era proprio quella del complesso IRIDE dei fratelli GRAZIANO. Soggetti che già allora risultavano assai vicini alla famiglia MADONIA (indicati come prestanome di Francesco MADONIA, capo famiglia, e dei figli Nino e Salvo, storicamente a capo del mandamento di Resuttana, nel cui territorio la strage era stata commessa. Il fatto che chi aveva, dal punto di vista criminale, il controllo del territorio, cioè i MADONIA (tra l’altro, una famiglia da sempre vicina al “capo dei capi” di Cosa Nostra, Totò RIINA) avesse, nei pressi del luogo della strage, la possibile disponibilità di fatto di un palazzo in costruzione, da dove si poteva tranquillamente vedere il luogo del delitto, e, possibilmente, anche azionare il pulsante di innesco della carica esplosiva, costituiva indubbiamente un importantissimo indizio, che in parte, ma solo in parte, venne sfruttato nell’immediatezza del fatto.
Invero, venivano eseguite perquisizioni domiciliari ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S. presso gli Uffici della societa’ “Di Maria Costruzioni S.r.l.”, della quale e’ amministratore Di Maria Giuseppe, nipote dell’allora pluripregiudicato Graziano Domenico, presso l’abitazione del predetto Graziano ed in quella di Di Maria Onofrio. Non si riusciva, nell’immediatezza, a procedere a perquisizioni nei confronti di: Graziano Vincenzo, Marasa’ Salvatore, Graziano Giovanni e Graziano Francesco.
Dunque, appare chiaro che una parte almeno della Squadra Mobile di Palermo aveva individuato, già il 19 luglio, proprio nel palazzo dei GRAZIANO, e negli stessi costruttori, il punto da cui fare iniziare le investigazioni circa gli autori della strage.
Tra l’altro, nella nota veniva segnalato che perveniva al 113 una telefonata anonima, “con la quale voce di donna riferiva che il giorno dell’attentato, nello stabile in costruzione dei fratelli Graziano, al piano ultimo, era stato notato uno strano movimento, aggiungeva che i Graziano sono legati al clan Madonia”.
Nella consapevolezza che il luogo in cui è stata innescata a distanza la carica esplosiva che causò la strage di Via d’Amelio rimane, a circa 20 anni dai fatti, uno dei punti più oscuri della ricostruzione accusatoria, questo Ufficio ha ritenuto, dunque, di iniziare proprio da quei dati acquisiti nell’immediatezza, e di compiere oggi tutte le indagini che allora non vennero compiute.
In particolare, prima di proseguire con le nuove indagini, bisogna esplorare compiutamente tutte le risultanze allora raccolte.
Circa il palazzo dei GRAZIANO, l’allegato 4 della nota del 20 luglio 1992 riferiva che alcuni poliziotti della Criminalpol di Palermo e di altri centri (in quella data aggregati a Palermo) si erano recati in via d’Amelio ed avevano individuato in una autovettura (che pensavano erroneamente essere una SEAT) il posizionamento dell’eplosivo, azionato tramite un telecomando a distanza. Gli appartenenti della P.S. si prodigavano, dunque, “per individuare un probabile punto di osservazione dal quale l’attentatore poteva far detonare l’esplosivo. Si supponeva, dunque, che lo stesso poteva essere stato appostato in uno stabile di colore grigio, all’apparenza ancora disabitato perchè in via di ultimazione, dal quale si aveva un’ottima visuale del punto della strage.
(…) Sul posto si accertava che l’edificio, denominato Complesso Iride, veniva costruito dalla ditta EDILFER il cui amministratore era tale GRAZIANO Francesco. Nel cortile del suddetto complesso vi era parcata una autovettura FIAT UNO di colore bianco (…) intestata alla EDILFER (…) All’apparenza tale autovettura sembrava essere lì ferma da almeno un giorno. Si procedeva ad un sommario sopralluogo della costruzione, che era costituita da 12 piani e divisa in sei scale. Nel corso della perquisizione si notava che soltanto dagli appartamenti collocati nei piani alti si poteva avere una buona visuale del luogo dell’eccidio, che distava circa 150 mt. Tuttavia non venivano rilevate tracce della presenza di persone che avessero lì bivaccato per un determinato lasso di tempo”.
Dunque, secondo la nota, non vi erano tracce della presenza di persone lì appostate, così come invece, appena 57 giorni prima, era stato scoperto nei pressi del luogo dell’eccidio di Capaci.”]
Nell” estratto dell’ occc si parla di allegati alla nota.
Lo Presti viene descritto dai colleghi come un tipo preciso, esageratamente preciso, che annotava e relazionava tutto.
Chissà se si riusciranno a trovare tutte queste relazioni di servizio, hanno recuperato i brogliacci di 33 anni fa, potrebbero anche recuperare queste relazioni.
P. S. Dalla foto, la borsa sembra piena, sembra avere un peso dentro che tende a rigonfiare il fondo

 
FONTE: (2) https://www.facebook.com/share/p/1EfTRmBdDy/ apri il link