Gioco d’azzardo, COMO seconda provincia lombarda per spesa pro capite più alta: cosa dicono i numeri ​



Nella relazione della Commissione speciale Antimafia l’allarme su dipendenze e infiltrazioni, con un focus sui giovani

Rafforzare la prevenzione precoce, soprattutto tra i più giovani, potenziare i servizi di cura come SerD, sportelli ospedalieri e comunità terapeutiche, e migliorare la trasparenza dei dati e gli strumenti di monitoraggio. È la direzione indicata dalla Relazione che riassume le audizioni svolte dalla Commissione speciale Antimafia tra 2024 e 2025, illustrata oggi in Consiglio regionale dalla presidente Paola Pollini.

Il documento, oltre alla dimensione sanitaria e sociale, richiama anche il tema della legalità. Secondo Pollini, la liberalizzazione del settore non avrebbe portato automaticamente più sicurezza: al contrario, avrebbe ampliato lo spazio di manovra della criminalità organizzata, capace di infiltrarsi anche nel gioco legale, in particolare online, e di sfruttare circuiti e server esteri per finalità di riciclaggio.

Il focus su Como

Dentro questo quadro generale, i numeri provinciali aiutano a capire perché il tema riguardi da vicino anche il territorio comasco. Secondo lo studio del CNR-IFC citato nella relazione, nel 2024 la raccolta pro capite complessiva in provincia di Como (rete fisica più rete telematica) è stata di 2.700 euro. È un valore superiore alla media lombarda, indicata a 2.478 euro pro capite, e leggermente sopra la media nazionale (2.658 euro).Guardando la composizione, a Como la raccolta pro capite sulla rete fisica è pari a 1.456 euro, mentre quella su rete telematica è 1.244 euro. In altre parole, nel Comasco il peso del gioco “in presenza” resta molto rilevante, pur con un contributo online che vale quasi metà del totale.

Il confronto utile con le altre province

Nel confronto lombardo, Milano risulta la provincia con la raccolta pro capite totale più alta (2.750 euro), seguita proprio da Como (2.700) e Sondrio (2.623). All’estremo opposto della tabella figurano Lecco (1.908), Mantova (1.918) e Cremona (1.985). Sono differenze che, lette insieme ai temi della dipendenza e della vulnerabilità economica, riportano la questione dal livello “macro” alla vita quotidiana delle comunità.

Lombardia, 24,84 miliardi di raccolta

La relazione richiama i dati regionali complessivi: nel 2024 in Lombardia la raccolta totale del gioco (fisico e online) è stata pari a 24,84 miliardi di euro, una quota significativa sul totale nazionale di 157 miliardi. Viene inoltre evidenziato che in 171 Comuni lombardi la raccolta da gioco risulta pari a zero, un dato che suggerisce come il fenomeno sia molto disomogeneo e richieda strumenti di lettura più fini, territorio per territorio.
Da qui l’insistenza su una governance efficace, basata su monitoraggio, trasparenza dei dati e capacità di intervento locale. La Commissione indica, tra le priorità, il rafforzamento della regolazione sul territorio, la promozione di reti locali e misure che favoriscano chi decide di dismettere gli apparecchi, oltre a un coordinamento più stretto tra istituzioni nel contrasto al gioco illegale e al riciclaggio.

Giovani e azzardo: il dato che preoccupa anche a Como

Un passaggio centrale riguarda gli studenti tra 15 e 19 anni. Nel 2024, in Lombardia, il gioco d’azzardo ha interessato il 54% della popolazione studentesca, contro il 57,4% a livello nazionale, con una platea complessiva indicata in 840mila studenti giocatori minorenni. È un indicatore che sposta l’attenzione sulla prevenzione precoce, perché intercetta fasce d’età in cui l’abitudine al gioco può consolidarsi rapidamente e intrecciarsi con fragilità personali e familiari.

Orientarsi tra prevenzione e aiuto

Il messaggio che arriva dalla relazione è chiaro: il contrasto alle ludopatie non è solo un tema di ordine pubblico, ma anche di salute e tutela sociale. Per un territorio come quello comasco, dove i numeri pro capite sono elevati, diventa decisivo conoscere e rafforzare i punti di accesso alla cura e all’ascolto, dal SerD agli sportelli ospedalieri e alle strutture terapeutiche, e lavorare sulla prevenzione nei luoghi più sensibili, a partire da scuola e contesti giovanili. Allo stesso tempo, sul piano istituzionale, l’obiettivo indicato è rendere più leggibili i dati e più tempestive le risposte, perché la gestione del fenomeno sia davvero basata su evidenze e non solo su emergenze.  CIAO COMO 27.1.2026


 

TESTO


POLLINI: “Per la mafia il gioco d’azzardo vale 30 miliardi all’anno, introdurre incentivi per la rimozione dai locali pubblici”


“Tutti in gioco”, Pollini (Pres. Comm. Antimafia): “Per la mafia il gioco d’azzardo vale 30 miliardi all’anno, introdurre incentivi per la rimozione dai locali pubblici”

 

 

Paola Pollini (Presidente Commissione regionale Antimafia): «In Commissione Antimafia abbiamo affrontato il tema del gioco d’azzardo sotto tutti i profili: ovviamente gli aspetti criminale e criminogeno hanno avuto lo spazio più ampio, ma ho fortemente voluto fossero esplorati anche gli aspetti sociologici, sanitari, epidemiologici ed economici, confrontandoci con tutti dalle Forze dell’Ordine fino al terzo settore.

Il volume del gioco d’azzardo in Lombardia ha superato gli 8,5 miliardi di euro, rendendola la regione con la più alta spesa pro capite in Italia. Questo dato riflette non solo la diffusione del fenomeno, ma anche la sua costante attrattività per le mafie. Il gioco d’azzardo rappresenta da sempre un settore strategico per la criminalità organizzata. Un rapporto evolutosi negli anni. Dal primo sbarco in rete a cavallo del millennio fino all’utilizzo fraudolento delle cripto valute.
La confusione legislativa in materia ha permesso a operatori stranieri di infiltrarsi nel mercato italiano. Inoltre, le legislazioni favorevoli dei paradisi fiscali ostacolano il contrasto al riciclaggio.
Nel Nord Italia, le indagini della Squadra Mobile di Milano, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Giochi e Scommesse, si concentrano su centri di raccolta dati mascherati, riciclaggio di denaro tramite giochi legali e piattaforme estere.
Un elemento emerso, riguardo all’efficacia delle normative di Regione Lombardia nel contrasto al DGA (Disturbo da gioco d’azzardo), è l’indicazione della Polizia di Stato sull’utilità di introdurre incentivi per la rimozione delle slot dai locali pubblici e di mantenere restrizioni relative ai luoghi sensibili.
Il DGA, aggravato dall’offerta crescente di gioco, espone i cittadini più vulnerabili al rischio di usura ed è un fenomeno che rafforza il controllo mafioso sui territori. Non fermeremo mai l’offerta illegale se non comprimendo la domanda. In tal senso occorre però ribadire come il proibizionismo non sia mai servito a niente, figurarsi oggi che basta un link per accedere a piattaforme di gioco illegali. Per ridurre la domanda occorre anzitutto una rivoluzione culturale su tre generazioni. Bene andare dai giovani nelle scuole, ma occorre lavorare molto, ma molto di più sugli adulti nei posti di lavoro, e infine sugli anziani.
Si stima che le mafie fatturino circa 30 miliardi di euro con il gioco d’azzardo. Un numero che rende l’idea non solo di quanto lavoro ci sia ancora da fare in termini di prevenzione e repressione del fenomeno, ma anche di quali enormi risultati lo Stato potrebbe raggiungere» così la Presidente della Commissione regionale Antimafia, a margine del proprio intervento durante l’evento: “Tutti in gioco” svoltosi oggi presso l’Auditorium Gaber – Grattacielo Pirelli, Piazza Duca D’Aosta 3, Milano.(mi-lorenteggio.com) Milano, 10 dicembre 2024 –

TRA LEGALE E ILLEGALE. LE MAFIE NEL GIOCO D’AZZARDO

 

 

 

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