14 aprile 2026
Il procuratore De Luca: l’indagine su mafia e appalti è stata una concausa della strage di via D’Amelio Stragi nel 1992, oggi audizione in commissione Antimafia sulle indagini
«Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci». Lo ha detto alla commissione Antimafia il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
«Non escludiamo altre concause – ha sottolineato De Luca – la sentenza d’appello sul depistaggio dice chiaramente, ad esempio, che l’attività depistante condotta dall’allora capo della Squadra mobile della Questura di Palermo, Arnaldo la Barbera, sia in relazione alle indagini che all’agenda rossa scomparsa, sia stata fatta al servizio di istituzioni deviate. La motivazione è assolutamente conforme alle conclusioni a cui giunse la mia Procura. Individuare il dossier mafia e appalti come concausa delle stragi del ’92 non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati interventi esterni. Mafia e appalti è un crocevia di interessi politici economici e mafiosi e che ci sia stato intervento esterno è abbastanza probabile».
«Per quel che riguarda la pista nera – ha aggiunto – allo stato non ci sono elementi ostensibili di cui parlare, ma l’accertamento di una partecipazione di istituzione deviate o della destra eversiva non riguarderebbe la causale ma eventuali concorrenti esterni, poi si dovrebbe capire la causale di questi interventi esterni».
«Possiamo sin d’ora escludere, però, che la trattativa sia stata una delle concause della strage», ha concluso De Luca.
L’ex pm Gioacchino Natoli sarebbe stato «premiato» della sua obbedienza con l’assegnazione della gestione del pentito Gaspare Mutolo. Lo afferma il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca nella sua audizione in commissione Antimafia sulle indagini sulle stragi nel 1992. Il capo dei pm Nisseni ha sostenuto che l’allora vertice della Procura di Palermo Pietro Giammanco avrebbe assegnato a Natoli un incarico che lo faceva «arrivare alla serie A nella magistratura», facendogli gestire Mutolo, in cambio della linea tenuta sull’inchiesta mafia-appalti che, a dire dei magistrati nisseni, sarebbe stata insabbiata in virtù di una sorta di patto per favorire imprenditori mafiosi. Natoli è indagato a Caltanissetta, insieme all’ex magistrato Giuseppe Pignatone, per favoreggiamento alla mafia.
De Luca ha ricordato, a sostegno della sua ipotesi, le parole pronunciate al Csm da Natoli nei confronti di Giammanco (che specie in relazione al trattamento riservato a Falcone e Borsellino era molto criticato in ufficio). «La sua difesa di Giammanco – ha detto – arrivò al mendacio ed era giustificabile o con una grandissima amicizia, che non c’era, o con un alto grado di compromissione nella gestione del potere di Giammanco». De Luca ha anche definito inattendibili e concordate con l’ex magistrato ora senatore del M5S Roberto Scarpinato le dichiarazioni rese da Natoli alla commissione Antimafia.
E’ incentrata sulle «anomalie» dell’inchiesta mafia-appalti condotta nei primi anni ’90 in più fasi dalla Procura di Palermo l’audizione del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca che sta intervenendo in commissione Antimafia. Ieri il magistrato ha depositato la richiesta di archiviazione del procedimento aperto a carico di ignoti sulle stragi del ’92 che ha cercato di fare luce proprio sulle connessioni tra gli attentati a Falcone e Borsellino e il dossier sulle infiltrazioni mafiose negli appalti. Resta invece aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone e dell’ufficiale della Finanza Stefano Screpanti accusati di favoreggiamento a Cosa nostra per avere, per i pm, insabbiato l’inchiesta mafia-appalti.
De Luca ha dichiarato ai commissari che dall’originaria informativa del Ros sulle infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e in particolare sul coinvolgimento dell’imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi, tra il 1991 e il 1997, non è stato fatto nulla nè in fase iniziale, nè nella tranche delegata a Natoli nè infine in quella coordinata da Pignatone. Solo nel 1997 la Procura ha deciso di andare a fondo alla vicenda arrivando a celebrare un processo. De Luca si è in particolare soffermato sulla inchiesta di Natoli sostenendo che sono «più le anomalie che le cose comprensibili».
«Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori – ha detto – Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia». Il magistrato ha definito «apparente» l’inchiesta parlando di un fascicolo inspiegabilmente tenuto segreto anche ai vertici dell’ufficio inquirente palermitano, di errori nelle deleghe assegnate alla Finanza e non al Ros, di intercettazioni ignorate che avrebbero potuto portare a importanti piste investigative, di bobine di intercettazioni smagnetizzate e di «patto implicito per non fare indagini». GDS
De Luca: tema mafia-appalti sicura concausa della strage di via D’Amelio
“Lo riteniamo – ha aggiunto – con un elevato grado di attendibilità per via D’Amelio, in misura leggermente inferiore per quanto riguarda la strage di Capaci, ma secondo noi ha una sua rilevanza” anche in relazione alla strage che ha portato all’uccisione di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta.
“Individuale mafia-appalti come concausa della strage di via D’Amelio, e probabilmente anche della strage di Capaci, non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati degli interventi esterni perché mafia-appalti è un crocevia di interessi economici, politici e mafiosi quindi che ci sia stato un intervento esterno in relazione a una causa del genere è anche abbastanza probabile” ha concluso.
Mafia e appalti, De Luca: «Indagini apparenti»
Pm De Luca: “Inattendibili e concordate con l’ex magistrato ora senatore del M5S Roberto Scarpinato le dichiarazioni rese da Natoli alla commissione Antimafia
Il capo dei pm Nisseni ha sostenuto che l’allora vertice della Procura di Palermo Pietro Giammanco avrebbe assegnato a Natoli un incarico che lo faceva “arrivare alla serie A nella magistratura”, facendogli gestire Mutolo, in cambio della linea tenuta sull’inchiesta mafia-appalti che, a dire dei magistrati nisseni, sarebbe stata insabbiata in virtù di una sorta di patto per favorire imprenditori mafiosi. Natoli è indagato a Caltanissetta, insieme all’ex magistrato Giuseppe Pignatone, per favoreggiamento alla mafia.
De Luca ha ricordato, a sostegno della sua ipotesi, le parole pronunciate al Csm da Natoli nei confronti di Giammanco (che specie in relazione al trattamento riservato a Falcone e Borsellino era molto criticato in ufficio). “La sua difesa di Giammanco – ha detto – arrivò al mendacio ed era giustificabile o con una grandissima amicizia, che non c’era, o con un alto grado di compromissione nella gestione del potere di Giammanco”.
De Luca ha anche definito inattendibili e concordate con l’ex magistrato ora senatore del M5S Roberto Scarpinato le dichiarazioni rese da Natoli alla commissione Antimafia.
“Indagine mafia-appalti concausa strage Borsellino”
“Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci”, ha aggiunto.
“Non escludiamo altre concause – ha sottolineato De Luca – la sentenza d’appello sul depistaggio dice chiaramente, ad esempio, che l’attività depistante condotta dall’allora capo della Squadra mobile della Questura di Palermo, Arnaldo la Barbera, sia in relazione alle indagini che all’agenda rossa scomparsa, sia stata fatta al servizio di istituzioni deviate. La motivazione è assolutamente conforme alle conclusioni a cui giunse la mia Procura. Individuare il dossier mafia e appalti come concausa delle stragi del ’92 non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati interventi esterni. Mafia e appalti è un crocevia di interessi politici economici e mafiosi e che ci sia stato intervento esterno è abbastanza probabile”.
“Per quel che riguarda la pista nera – ha aggiunto – allo stato non ci sono elementi ostensibili di cui parlare, ma l’accertamento di una partecipazione di istituzione deviate o della destra eversiva non riguarderebbe la causale ma eventuali concorrenti esterni, poi si dovrebbe capire la causale di questi interventi esterni”.
“Possiamo sin d’ora escludere, però, che la trattativa sia stata una delle concause della strage”, ha concluso De Luca. LIVE SICILIA
Il Procuratore capo di Caltanissetta De Luca: “Falcone si era reso conto dell’enorme valore investigativo del dossier mafia e appalti”
“Nel procedimento ‘mafia appalti’ vero e proprio l’informativa del ROS così come è arrivata, è stata archiviata. Non è stato fatta alcuna indagine”. Così il Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca proseguendo l’audizione in Commissione antimafia sul dossier mafia e appalti.
“Il punto non è che non sia stata richiesta alcuna misura cautelare, nei confronti di Antonino Buscemi e altri, perché secondo noi non vi era assolutamente la possibilità di richiedere una misura cautelare.
Ma quello che si doveva fare era approfondire anzi iniziare le indagini sulla posizione di Buscemi e delle cointeressenze col gruppo Ferruzzi”, prosegue.
“Come ho già detto, Giovanni Falcone, che non è il primo che passa, si era reso conto dell’enorme valore investigativo- aggiunge- Nel procedimento 35 89 barra 91 assegnato a Sciacchitano e Natoli invece le indagini si fanno, ma sono apparenti.
Ecco perché abbiamo parlato di un’indagine apparente, quindi dalla mancanza totale di indagini si passa delle indagini apparenti.
Il fil rouge continua anche in seguito, perché nel procedimento assegnato al dottor Loforte e Pignatone in seguito Patronaggio, una parte delle indagini si fanno.
C’è anche molto movimento e verranno ridelegate tutte le indagini allo sco, tutte le indagini già fatte dalla Guarriera di Finanza di Massa Carrara”. (Adnkronos)
Mafia e appalti, De Luca: “Anomalie nei brogliacci, Natoli firmò la distruzione di documenti e bobine”
A parlare davanti alla Commissione nazionale antimafia è il procuratore di Caltanissetta: “Forse c’è stata anche da parte nostra una colpa nel fidarmi di quello che ci veniva comunicato da Palermo, ci siamo fidati di un funzionario di cancelleria il quale ci rispose che non c’era nulla”
Una delle “anomalie” riscontrate dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca nell’ambito dell’inchiesta “mafia e appalti” riguarda i brogliacci della indagine che fu coordinata all’inizio del 1991 dall’allora pm Gioacchino Natoli, oggi indagato dalla Procura nissena. Lo spiega, proseguendo l’audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia, lo stesso procuratore Salvatore De Luca. “Si tratta di uno degli elementi di anomalia del procedimento e forse neanche il più importante, sicuramente rilevante, ma forse neanche il più importante. Cosa accade? Pochi giorni dopo – spiega – il decreto di archiviazione da parte del gip del ‘procedimento doppione’ così come lo chiamiamo noi, il dottor Natoli firma un prestampato di smagnetizzazione delle bobine e distruzione del brogliacci. Per la verità la distruzione dei brogliacci è una locuzione apposta a penna ad integrazione del prestampato dattilografato”.
“Su questo abbiamo perso un mare di tempo, anche perché – prosegue De Luca – forse c’è stata anche da parte nostra, in primis mia, una colpa nel fidarmi ingenuamente di quello che ci veniva comunicato dalla procura di Palermo. Abbiamo avuto un ritardo di quasi un anno perché, a nostra specifica richiesta se ci fossero altri provvedimenti annotazioni originali, il responsabile dell’ufficio Cit della procura, un amministrativo, un funzionario di cancelleria, ci ha risposto, ovviamente tramite nota di trasmissione del suo procuratore, che non c’era nulla. Poi, e qui sono stati bravi, non so se di loro iniziativa o hanno avuto un’imbeccata, ma comunque bravi, la difesa del dottor Natoli ha verificato che nel modello 37 che riguarda le intercettazioni erano annotati dal 1991 al 1997 diversi provvedimenti di distruzione di smagnetizzazione delle bobine e distruzione dei brogliacci”.
“Sono stati bravissimi nel non aver fatto come noi fidandosi dell’attestazione del funzionario dell’ufficio Cit ma, e a scanso di equivoci, voglio sottolineare che il procuratore di Palermo non ha nessuna responsabilità al riguardo. Anche io, se il responsabile del mio ufficio Cit mi dicesse qua non c’è niente lo prenderei per buono mi impacchetterei e lo manderei al collega che mi chiede sta notizia. Quindi lo voglio sottolineare più volte, non c’entra nulla il procuratore di Palermo. Tuttavia, la difesa del dottor Natoli è incorsa in un errore, abbastanza evidente, secondo noi. Non solo secondo noi, perché anche il dottore Pignatone, nel corso dell’interrogatorio, ha poi ammesso che la nostra valutazione era corretta sul punto. E cioè, sono stati messi assieme dei provvedimenti di smagnetizzazione che riguardano la presunta irrilevanza delle intercettazioni nell’ambito di un procedimento archiviato”.
La distruzione dei brogliacci e la smagnetizzazione delle bobine della indagine su “mafia e appalti” è stata un “meccanismo nefasto”, “perché dannoso per le indagini”. “È dannoso per le indagini Dda, ma in più, nelle mani di un pubblico ministero non onesto, costituisce un perfetto ‘buco nero’ – ha aggiunto De Luca – dove fare precipitare le intercettazioni, con tanto di brogliacci, quindi non lasciare nessuna traccia di quello che si è fatto. Quindi si presta a delle patologie tremende, il potenziale danno è sostanziale. Non è un problema formale. Formalmente è irricevibile questo tipo di procedura, lo doveva disporre il gip fissando un’udienza camerale notificando dalle parti discuterne tutti insieme, insomma era una procedura lunga. Ma fatto così, che il pubblico ministero acchiappa e distrugge tutto si presta a degli abusi degli illeciti e delle malefatte che non potranno più essere rilevate”. “Vi è più di un provvedimento, non è l’unico a quello del dottor Natoli. Per la verità, quando la procura di Palermo ci disse ‘non c’è altro’ un pizzico perplessi siamo rimasti. In realtà, ve ne sono pochi pochissimi e concentrati. Abbiamo ritenuto di prendere per buono quello che ci disse la procura di Palermo. Colpa nostra, comunque”. (Fonte: Adnkronos)
Stragi 92, De Luca: “Nessuno indagò su mafia appalti. Impunità per boss e Gruppo Ferruzzi”
“Nel procedimento mafia e appalti le indagini non vennero fatte, e parlo in particolare del mafioso Antonino Buscemi e delle cointeressenze con il Gruppo Ferruzzi”. Così esordisce il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Proprio ieri la procura nissena ha chiesto di archiviare uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, quello sull’inchiesta mafia e appalti, ritenuta uno dei moventi delle stragi Falcone e Borsellino.
“Dal 1991, quando venne depositata l’informativa del Ros su mafia appalti, al 1995, Antonino Buscemi e il gruppo Ferruzzi hanno goduto di impunità totale”. E’ pesante l’accusa del procuratore di Caltanissetta, che è in commissione antimafia con due dei sostituti del pool, Claudia Pasciuti e Davide Spina. “L’impunità non riguarda la mafiosità del soggetto, ma il coinvolgimento di Buscemi nel gruppo Ferruzzi e negli appalti. La situazione verrà recuperata solo nel 1997, da un gruppo di nuovi sostituti procuratori di Palermo, che finalmente farà una richiesta di misura cautelare, quella cosiddetta del Tavolino”.
Dal 1991 al 1995, ci furono tre occasioni per indagare sulle cointeressenze fra Buscemi e il Gruppo Ferruzzi: “Nel 1991, il Ros depositò il rapporto mafia e appalti. Ma non si indagò – dice De Luca – successivamente ci fu il fascicolo gestito dai pm Natoli e Sciacchitano, che nasceva da un input della procura di Massa Cassara: quella fu un’indagine apparente – accusa il procuratore di Caltanissetta – . Successivamente, nel fascicolo gestito dai dottori Lo Forte e Pignatone, si commise un gravissimo errore procedurale, che pregiudicò l’intera indagine”.
Accaddero cose strane in quegli anni. Mentre Falcone riteneva quelle indagini sulle infiltrazioni di mafia nel Gruppo Ferruzzi di “grande rilievo”, come dice De Luca, le indagini su mafia e appalti furono smembrate. Quando arrivarono le intercettazioni da Massa Carrara, l’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco dispose un procedimento separato rispetto a quello che era nato dal rapporto del Ros. Se ne occuparono appunto Natoli e Sciacchitano, il primo è oggi indagato per favoreggiamento insieme all’allora collega d’ufficio Giuseppe Sciacchitano.
In quella “indagine apparente”, come la chiama De Luca, fu intercettata “solo un’utenza sulle tre in uso a Bonura”. Poi, quando nel 2025 la Guardia di finanza ha ritrovato i brogliacci di quelle intercettazioni, sono saltati fuori dettagli davvero particolari: il mafioso boss Bonura parlava con l’allora esponente della Dc Ernesto Di Fresco, “il nome del politico fu pure sottolineato dagli operatori di polizia”, dice il procuratore De Luca. Venne sottolineata una strana frase: “Sembra che tutto proceda bene. Sta pellicola sembra che me la dà”, diceva Di Fresco al boss. Ma nel rapporto dell’allora capitano Stefano Screpanti non c’è alcun riferimento a Di Fresco. La procura di Caltanissetta sospetta che il politico e il boss discutessero dell’aggiustamento del processo d’appello in cui Bonura era imputato di omicidio. LA REPUBBLICA -SALVO PALAZZOLO
Il Procuratore capo di Caltanissetta #salvatoredeluca : “Nel procedimento ‘mafia e appalti’ le indagini non ci sono state”
“Nel procedimento ‘mafia e appalti’ le indagini non si sono fatte, e parlo in particolare del Gruppo Ferruzzi”. Lo dice il Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca nel corso dell’audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia. Proprio ieri la Procura nissena ha chiesto di archiviare uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, quella sull’inchiesta mafia e appalti, ritenuta uno dei moventi che sarebbe alla base delle stragi costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati.
Nell’ambito dell’inchiesta su ‘mafia e appalti’, in particolare nel procedimento seguito dagli allora pm Natoli-Sciacchitano “si è fatto un po’ di movimento”, “ma si tratta di indagini apparenti”. Nel “procedimento assegnato ai dottori Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, ma gestito soprattutto dal dottore Pignatone, a parer nostro, commette un gravissimo errore procedurale. In buona parte, per l’80%, ammesso dallo stesso dottore Pignatone, che vanifica tutto il risultato”. Lo ha detto il Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca proseguendo l’audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia. “Dal 1991 – prosegue – quando viene depositata l’informativa del ROS, in particolare dal 16 febbraio del 91 al 1995 Antonino Buscemi e il gruppo Ferruzzi godrà di impunità totale”. E ancora: “Non riguarda la mafiosità del soggetto, ma al coinvolgimento del soggetto con il gruppo Ferruzzi e negli appalti. La situazione verrà recuperata solo nel 1997 da un gruppo di nuovi sostituti che finalmente farà una richiesta di misura cautelare, quella cosiddetta del tavolino riguardante effettivamente la gestione degli appalti in Sicilia che comprenderà i vertici, quelli ancora vivi del del gruppo Ferruzzi”, conclude De Luca. (Adnkronos)
Stragi del ’92, De Luca: “Su pista nera al momento non ci sono elementi”
Salvatore De Luca, procuratore capo di Caltanissetta, ne parla in commissione antimafia. E aggiunge: “Dossier mafia e appalti sicura causa dell’attentato Borsellino” Il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca parla davanti alla commissione antimafia, dell’inchiesta sulle stragi del 1992 in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le rispettive scorte. “Per quel che riguarda istituzioni deviate o anche ‘pista nera’ – sottolinea – l’ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando e allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare”. De Luca prosegue: “In ogni caso l’accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o di destra eversiva non riguarderebbe la causale. Si troverebbero dei concorrenti esterni, poi bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di queste presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe, poi accertare perché c’è questo intervento ea che cosa tendono”. E ancora: “Possiamo sin d’ora escludere totalmente che trattativa abbia avuto una qualche rilevanza in relazione alle concause della strage in ciò la motivazione della sentenza di appello trattativa è da noi perfettamente recepita e condivisa. Vero è che nella stessa sentenza si dice che il comportamento della procura di Palermo è stata perfettamente lineare. Se andate a guardare il materiale a probatorio preso in visione dalla corte d’appello troverete un decimo di quello che noi abbiamo messo a disposizione, e non vi è traccia ad esempio ai procedimenti assegnati al dottore relatore Sciacchitana alla riapertura di del dottor Pignatone”. De Luca: “Dossier mafia e appalti sicura causa strage Borsellino” “A nome del Gruppo stragi della Procura di Caltanissetta riteniamo che vi siano dei concreti, univoci, plurimi, elementi per affermare che la gestione del procedimento ‘mafia appalti’ e, in realtà, il tema ‘mafia appalti’ sia stata una sicura causa della strage di via D’Amelio” racconta Salvatore De Luca, durante l’audizione. Aggiunge inoltre: “Lo riteniamo, con elevato grado di attendibilità in via d’Amelio e in misura leggermente inferiore, per quel che riguarda la strage di Capaci, ma, secondo noi, l’interesse di Giovanni Falcone ha una sua rilevanza, anche in relazione alla strage che ha portato alla sua tragica fine, della sua compagna e della scorta”. GDS
Pm De Luca in Antimafia, su indagine mafia-appalti mai fatto nulla per anni
E’ incentrata sulle “anomalie” dell’ inchiesta mafia-appalti condotta nei primi anni ’90 in più fasi dalla Procura di Palermo l’audizione del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca che sta intervenendo in commissione Antimafia.
Ieri il magistrato ha depositato la richiesta di archiviazione del procedimento aperto a carico di ignoti sulle stragi del ’92 che ha cercato di fare luce proprio sulle connessioni tra gli attentati a Falcone e Borsellino e il dossier sulle infiltrazioni mafiose negli appalti.
Resta invece aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone e dell’ufficiale della Finanza Stefano Screpanti accusati di favoreggiamento a Cosa nostra per avere, per i pm, insabbiato l’inchiesta mafia-appalti.
De Luca ha dichiarato ai commissari che dall’originaria informativa del Ros sulle infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e in particolare sul coinvolgimento dell’imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi, tra il 1991 e il 1997, non è stato fatto nulla nè in fase iniziale, nè nella tranche delegata a Natoli nè infine in quella coordinata da Pignatone.
Solo nel 1997 la Procura ha deciso di andare a fondo alla vicenda arrivando a celebrare un processo. De Luca si è in particolare soffermato sulla inchiesta di Natoli sostenendo che sono “più le anomalie che le cose comprensibili.” “Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori – ha detto – Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia”.
Il magistrato ha definito “apparente” l’inchiesta parlando di un fascicolo inspiegabilmente tenuto segreto anche ai vertici dell’ufficio inquirente palermitano, di errori nelle deleghe assegnate alla Finanza e non al Ros, di intercettazioni ignorate che avrebbero potuto portare a importanti piste investigative, di bobine di intercettazioni smagnetizzate e di “patto implicito per non fare indagini”. ANSA

