NOIsiamoLORO. Non è uno slogan. È una responsabilità

 

NOIsiamoLORO. Non è uno slogan. È una responsabilità. È la presa d’atto che la memoria non è un esercizio del passato, ma un dovere del presente. La mostra fotografica itinerante del Comune di Cantù e del Progetto San Francesco nasce esattamente da qui: dalla comune volontà di riportare al centro del discorso pubblico ciò che l’Italia non può permettersi di dimenticare.
Le stragi di Capaci e di via D’Amelio non appartengono a un archivio polveroso. Appartengono a noi. Alle nostre città, alle nostre scuole, ai nostri ragazzi. Appartengono a un Paese che ancora oggi cerca una verità piena, non mutilata da depistaggi, omissioni, silenzi e convenienze. Ecco perché questa mostra non è un semplice percorso espositivo: è un atto civile.

Un viaggio che interroga, non che consola

Le fotografie non mostrano solo i luoghi della distruzione, ma i volti, gli sguardi, le vite. Sono immagini che non chiedono pietà: chiedono responsabilità. Chiedono di guardare senza distogliere gli occhi. Chiedono di capire che quelle stragi non furono un destino, ma una scelta criminale resa possibile anche da fragilità istituzionali, ritardi, errori e colpe che ancora oggi pesano sulla nostra democrazia.  In questo senso, la mostra si inserisce nel solco di un lavoro che il Progetto San Francesco porta avanti da anni: trasformare la memoria in educazione, la storia in coscienza, il ricordo in impegno.

Una memoria che cammina

Il carattere itinerante non è un dettaglio logistico: è il cuore del progetto. La memoria deve muoversi, deve entrare nei territori, deve incontrare le persone. Ogni tappa è un dialogo. Ogni città è una domanda. Ogni sguardo che si posa su quelle fotografie è un patto rinnovato con chi nel 1992 ha pagato con la vita la fedeltà allo Stato.
Perché NOIsiamoLORO significa questo: riconoscere che la loro battaglia è ancora la nostra. Che la loro solitudine non deve più ripetersi. Che la loro morte non può essere un capitolo chiuso, ma un capitolo che continua a scriversi attraverso le nostre scelte quotidiane.

Cantù come luogo di memoria attiva

Il Comune di Cantù, ospitando e sostenendo questa mostra, compie un gesto politico nel senso più alto e nobile del termine: afferma che la memoria delle stragi non è un affare siciliano, non è un affare giudiziario, non è un affare per addetti ai lavori. È un affare nazionale. È un affare nostro.
Cantù diventa così un presidio civile, un luogo dove la memoria non si limita a essere celebrata, ma viene praticata, condivisa, restituita alla comunità come strumento di consapevolezza.

Perché “Noi siamo loro” oggi è più necessario che mai

Viviamo in un tempo in cui le parole vengono spesso usate male, abusate, svuotate. Lo abbiamo visto anche di recente: definizioni improprie, letture distorte, semplificazioni che rischiano di spostare lo sguardo dalla parte sbagliata.
Le stragi del ’92 non furono “stragi di Stato”: furono stragi mafiose consumate in un contesto di gravi responsabilità istituzionali, depistaggi e omissioni che ancora oggi impediscono una verità completa.
Questa mostra serve anche a questo: a rimettere le parole al loro posto. A restituire dignità ai fatti. A ricordare che la memoria non è mai neutra: o è onesta, o non è.

Un impegno che continua

NOIsiamoLORO non ha segnato un punto d’arrivo ma l’inizio di un percorso. Un invito a continuare a cercare, a studiare, a raccontare, a pretendere verità e giustizia. Un invito rivolto soprattutto ai giovani, che in queste immagini possono trovare non solo dolore, ma anche esempio, coraggio, possibilità.
Perché la memoria, quando è viva, non commemora: trasforma.

 


NOI SIAMO LORO E’ il titolo assegnato alla mostra fotografica inaugurata
nell’ottobre del 2021 dal Comune di Cantù e dal Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco in occasione della esposizione della QUARTO SAVONA 15 (l’auto di scorta del Giudice Falcone in cui morirono Rocco Dicillo, Antonio Montinaro,Vito Schifani) nella centrale Piazza Garibaldi di Cantù.

Le immagini


La fotografia é una scrittura ancora più forte perché la si può leggere ovunque nel mondo senza traduzione. SEBASTIANO SALGADO