di Fabrizio Caccia Corriere della Sera 13.8.2026
La difesa del M5S, Appendino: «Le inchieste non si spengono»
Non vuole esser polemico, Manfredi Borsellino, 54 anni, il figlio del giudice Paolo ucciso dalla mafia insieme alla sua scorta 34 anni fa in via D’Amelio a Palermo, però c’è rimasto male: «Sigfrido Ranucci — dice — non è il primo e non sarà l’ultimo, ma avvicinarsi a quei giganti, da Aldo Moro a Piersanti Mattarella, da Giovanni Falcone a mio padre, è problematico per chiunque. Io stesso, come figlio, non mi sento ancora all’altezza». E raggelato sembra pure Giovanni Moro, 68 anni, il figlio di Aldo, lo statista Dc rapito e ucciso dalle Brigate Rosse 48 anni fa: «Il post di Ranucci? Sì, l’ho visto grazie, ma proprio non ho commenti da fare», taglia corto.
Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, dal buen retiro di Rocca Massima, il paesone in provincia di Latina di cui è cittadino onorario e dove sono sepolti i suoi genitori, ha pubblicato ieri un post dal titolo «La voce che spaventa»: «Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo — ha scritto — quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
Forse voleva essere un’autodifesa, ma ha scatenato un putiferio.Durissima la reazione del vicepremier Matteo Salvini, il leader della Lega: «Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino? Non so se provare più rabbia, pena o tristezza, è opportuno che la Rai sospenda la collaborazione».
Dopo tante inchieste condotte da Report sul partito di Giorgia Meloni, anche FdI si schiera compatta: «Moro, Mattarella, Falcone, Borsellino? Un accostamento indecente», per Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera. E Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito, confessa: «Mi colpisce molto il fatto che Ranucci e Lavitola avessero commissionato un sondaggio per candidare Ranucci alla presidenza del Consiglio al posto di Giorgia Meloni. Veniva per caso da qui l’accanimento di Report sulla premier? ».
Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, offre una lettura diversa: «Non credo sia così presuntuoso da paragonarsi a uomini di tale statura. Una delle due: o c’è qualcosa di sbagliato nel post o c’è qualcosa di sbagliato in Ranucci». «Forse è sconvolto, non ci sta più con la testa», riflette lo scrittore Fulvio Abbate, tante volte a cena anche lui come Ranucci al Cefalù Bistrò di Valter Lavitola («A proposito — aggiunge Abbate — mi ha chiamato Francesco De Gregori, il cantautore, e mi ha detto: ma che gente frequenti?»). Pure Carlo Calenda, il leader di Azione, mostra fastidio per quel post: «Moro e Falcone? Anche basta». Da Matteo Renzi, leader di Iv, solo una battuta: «Per anni sono stato massacrato da Report, ma resto garantista».
Mentre Chiara Appendino, M5S, sta con il giornalista: «Le inchieste non si spengono, si difendono».
E il vicepresidente del partito, Stefano Patuanelli, replica a Salvini: «Si occupa di tutto tranne che di trasporti».
Così non resta che ascoltare Giovanni Ricci, il figlio di Domenico, medaglia d’oro al valor civile alla memoria, uno dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro trucidati in via Fani: «Il post non l’ho capito. Moro si trovò al centro dell’attacco al cuore dello Stato. Piersanti Mattarella visse in prima linea la guerra mafiosa contro le istituzioni. Stia tranquillo, Ranucci, non si agiti: se vuole che gli rafforzino la scorta lo chieda. Troverà sempre pronte le forze dell’ordine, quelle che lui a Report ha trattato male».

