DEPISTAGGIO PISTA NERA, smontati i riscontri di SCARPINATO

 

 

AUDIO DEPOSIZIONE SCARPINATO


Del verbale di colloquio investigativo di Alberto Lo Cicero mandato in onda da Report, ha detto Roberto Scarpinato al tribunale di Caltanissetta, «posso attestare l’autenticità». Poco dopo, sotto controesame, ha precisato di non aver mai avuto quei file: aveva letto soltanto i verbali riassuntivi.
Non è l’unico punto dell’udienza di lunedì, nel processo per il presunto depistaggio sulla pista nera, in cui la ricostruzione dell’ex procuratore generale di Palermo, oggi senatore del M5S, si ridimensiona sotto le domande dei pm.
Imputati sono l’ex brigadiere dei carabinieri Walter Giustini e Maria Romeo, compagna all’epoca di Lo Cicero: rispondono a vario titolo di depistaggio, calunnia e falsa testimonianza sulla ricostruzione che vorrebbe Stefano Delle Chiaie coinvolto nella strage di Capaci. Li difendono gli avvocati Sonia Battagliese ed Emilio Buttigè. Davanti al presidente Francesco D’Arrigo e ai pm Pasquale Pacifico e Nadia Caruso, la difesa della Romeo ha chiamato Scarpinato e Paolo Mondani, l’inviato di Report che quella pista l’ha portata in tv.
Nell’esame il registro è sempre lo stesso. Mai un condizionale. I documenti recuperati alla Dna «dimostravano» che Delle Chiaie era a Palermo nel 1992, i depistaggi «inequivocabilmente dimostravano» che oltre agli interessi mafiosi ce n’erano altri, l’episodio raccontato da Maria Romeo «è stato riscontrato».
Quando si scende sui dettagli verificabili il ricordo di Scarpinato si appanna. Il nome del killer cugino di Lo Cicero non gli viene, quello dell’avvocato palermitano nemmeno, l’archiviazione della sua inchiesta – madre di tutti i teoremi – «sistemi criminali» la colloca nel 2006, «ma potrei sbagliarmi», e infatti sbaglia: la richiesta di archiviazione è del 2001. Sulle circostanze incerte il testimone dubita. Sulle conclusioni no.
Lo schema torna nel passaggio più delicato. Dall’indagine sull’omicidio dell’agente Nino Agostino, racconta, veniva fuori una struttura parallela fatta di vertici mafiosi, del dottor Bruno Contrada e di esponenti della destra eversiva come Delle Chiaie. Poi aggiunge che Contrada intervenne sulla scala gerarchica di Giustini per ottenerne il trasferimento. Detta così è un’accusa pesante, e la pm Caruso chiede da dove venga il dato. Viene dalle dichiarazioni che Giustini rese a lui. Soltanto da quelle. A precisare il contesto interviene la difesa: nel verbale raccolto da Scarpinato, Giustini parla di Contrada rispondendo a una domanda, «quindi qualcosa gli sarà stato chiesto».
Due cose vanno ricordate. Contrada non è stato processato per questi episodi che il senatore ha affermato in aula. E nel novembre scorso, in quella stessa aula, il generale Emilio Borghini ha detto di non avere ricordo diretto della telefonata con cui Contrada si sarebbe lamentato delle indagini di Giustini: gliela ricordò Scarpinato. Contrada, prima di morire, raggiunto da Il Dubbio, ha negato di aver mai chiamato Borghini. Di quella telefonata, in trent’anni di processi, non è mai emersa traccia.
Il controesame smonta il resto. Il riscontro alle dichiarazioni della Romeo sulla presenza di Delle Chiaie a Palermo nel 1992 sta nel racconto del giornalista Giuseppe Martorana. Lo aveva sentito a sommarie informazioni? «Non sapevo che esistesse».
Lo ha appreso quando è andato in pensione, da Report. Stessa storia per l’annotazione del 1° giugno 1992 del sostituto Vittorio Teresi. Il fascicolo del pm sulle indagini su Lo Cicero, il 3471/92, Scarpinato lo consultò solo in parte, facendosi portare in ufficio le note dei carabinieri. E non lesse mai le dichiarazioni che Lo Cicero rese dal novembre 1992 ai magistrati che indagavano sulle stragi.
Sul nome che tiene in piedi tutto, l’ammissione arriva in esame. «Quando Lo Cicero inizia a collaborare non parla di Delle Chiaie, ne parla soltanto nei colloqui investigativi. Anche perché nessuno gli fa una domanda su Delle Chiaie». Non si capisce perché avrebbero dovuto porre una domanda del genere a uno che non sapeva nulla sull’esecuzione della strage di Capaci. Resta il dato tecnico: quelle parole stanno solo nei colloqui con l’allora sostituto della Dna Gianfranco Donadio, atti tendenzialmente inutilizzabili, non acquisiti, sui quali il tribunale ha una riserva aperta. Quando Caruso ha chiesto se avesse mai potuto verificare che quei file fossero integrali, la difesa si è opposta: il teste aveva già risposto di aver avuto i soli riassuntivi. Quando la difesa ha chiesto di depositare la nota di Scarpinato, la procura si è opposta: dentro ci sono taluni brani di quei colloqui, scelti e riassunti dal senatore stesso, e acquisirli così «sarebbe ancor peggio».

Il girato che nessuno vedrà


«Non sono mai stato particolarmente innamorato della pista nera», ha detto l’inviato di Report Mondani. Ma che sarebbe arrivato a lei perché “i documenti sparivano”.
Sembra che riecheggi le parole di Scarpinato.

Difficile distinguere il giornalista dall’ex procuratore. Sull’intervista a Giustini, del 23 maggio 2022, è stato categorico. L’ex brigadiere gli disse che Lo Cicero gli aveva confermato la presenza di Delle Chiaie a Palermo e che «era stato visto un paio di volte pure a Capaci». Nient’altro. «Non mi disse di più», pur avendolo incalzato.
Qui i due racconti divergono. Come ha ricordato Pacifico, Giustini, sentito come imputato, ha parlato di un’intervista lunga e di particolari rimasti fuori dal montaggio. Il pm ha chiesto un confronto, Battagliese si è opposta giudicandolo inutile. Un modo semplice ci sarebbe, il girato integrale, ma resta sbarrato. Report non lo consegna: dice che è coperto dal segreto professionale anche dopo la messa in onda. Il dubbio è già scritto negli atti.
Nel decreto con cui il 23 aprile 2024 il gip Santi Bologna ha archiviato l’indagine su Delle Chiaie si legge che sulla divergenza tra l’intervista e il verbale del 9 maggio 2022 non si può dire quale ricostruzione sia la più esatta, perché «non vi è certezza che l’intervista andata in onda su Raitre il 23.05.2022 non sia stata tagliata».
Il segreto copre anche il resto. Mondani non vuole, come è legittimo, rilevare la fonte di chi gli ha indicato Giustini e la Romeo. Questione che all’epoca conosceva solo la procura generale guidata da Scarpinato e la procura nazionale antimafia, compulsata dal senatore stesso. I colloqui investigativi di Lo Cicero e della Romeo sono arrivati in redazione in forma anonima, nel 2025, prima i riassuntivi e poi gli audio. Donadio, intervistato, gli disse che su quei colloqui non poteva dire nulla.
Se i file fossero integrali, con l’apertura e la chiusura di rito, non lo ricorda. Chi glieli abbia consegnati è una domanda che in aula nessuno può fargli. Ed è materiale che la difesa non ha mai potuto vedere, come ha lamentato Battagliese, e che il tribunale non ha ancora ammesso. In televisione, invece, è andato in onda.
Le carte, intanto, dicono altro. Quel decreto definisce la nota Cavallo del 5 ottobre 1992 «un mero spunto investigativo» e dedica un capitolo all’interesse di Borsellino per la pista nera: «una tesi, allo stato, priva di riscontro». Prima dei colloqui del 2007 Lo Cicero non parlò mai di Delle Chiaie, né nei verbali né nelle intercettazioni ambientali di quando era confidente. E il 3 dicembre 2021, prima che Scarpinato le leggesse la nota Cavallo, Maria Romeo aveva riferito di aver visto Delle Chiaie due volte alla fine degli anni Ottanta e mai a Palermo. Intanto il processo sul depistaggio pista nera prosegue.

IL DUBBIO 16.9.2026