L’inchiesta Hydra e il “consorzio” delle mafie in Lombardia: quando ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra fanno affari insieme

 

 

Hydra, l’ipotesi del “consorzio delle mafie” in Lombardia: insieme per affari, droga e riciclaggio

Non più organizzazioni criminali separate che convivono sullo stesso territorio, ma una struttura di cooperazione stabile tra esponenti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra. È questo lo scenario delineato dall’inchiesta Hydra della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, considerata dagli investigatori uno dei più significativi approfondimenti degli ultimi anni sulle nuove strategie delle mafie nel Nord Italia.
Secondo la ricostruzione della Procura di Milano, coordinata dai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, in Lombardia si sarebbe sviluppato una sorta di “consorzio delle mafie”: un’alleanza nella quale le diverse organizzazioni criminali avrebbero mantenuto identità e strutture autonome, collaborando però nella gestione degli affari e delle attività illecite.
L’obiettivo comune sarebbe stato quello di massimizzare i profitti, superando rivalità storiche e logiche di contrapposizione che per decenni hanno caratterizzato i rapporti tra le grandi organizzazioni mafiose italiane.
Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, avrebbero documentato numerosi contatti e incontri tra esponenti delle diverse consorterie criminali.
Al centro dell’alleanza, secondo gli inquirenti, vi sarebbero stati traffici di stupefacenti, operazioni di riciclaggio, estorsioni e attività finalizzate all’infiltrazione dell’economia legale lombarda.
L’ipotesi accusatoria ha trovato un primo importante riscontro giudiziario nel gennaio 2026. Il Tribunale di Milano, nell’ambito del procedimento con rito abbreviato, ha pronunciato 62 condanne e disposto 45 rinvii a giudizio, riconoscendo l’operatività di un’associazione mafiosa composta da soggetti riconducibili alle tre principali organizzazioni criminali del Paese. Restano naturalmente da attendere gli sviluppi dei successivi gradi di giudizio.
Particolarmente delicata appare la posizione della pm Alessandra Cerreti, magistrata titolare dell’inchiesta. Negli ultimi mesi si sono verificati episodi ritenuti dagli investigatori potenzialmente intimidatori, tra cui il danneggiamento del finestrino dell’auto blindata in uso alla scorta all’interno del Palazzo di Giustizia di Milano e un precedente inseguimento sospetto avvenuto in autostrada. Su entrambi gli episodi sono in corso accertamenti da parte delle autorità competenti e, allo stato, non risultano collegamenti giudiziariamente accertati con l’inchiesta Hydra.
L’indagine offre uno spaccato dell’evoluzione delle mafie nel contesto economico più sviluppato del Paese. Se in passato il controllo del territorio si manifestava spesso attraverso la violenza e l’intimidazione visibile, oggi le organizzazioni criminali sembrano privilegiare strumenti più sofisticati: società, investimenti, relazioni economiche e infiltrazioni imprenditoriali.
È proprio questa capacità di fare sistema che, secondo gli investigatori, rappresenta l’aspetto più preoccupante emerso dall’inchiesta. Hydra racconta infatti una mafia che cambia forma senza cambiare natura: meno conflitti tra clan, più cooperazione negli affari, con l’obiettivo di consolidare il controllo di rilevanti settori dell’economia e moltiplicare i profitti illeciti. Un fenomeno che, se definitivamente confermato nelle aule di giustizia, potrebbe rappresentare una delle più significative evoluzioni del panorama mafioso italiano degli ultimi decenni.

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