Nomi in codice, amori e gelosie: fermoposta Messina Denaro

 

 

PALERMO – Altri pizzini, altre identità nascoste. La storia si ripete. La corrispondenza da e per Matteo Messina Denaro è zeppa di informazioni e nomi in codice.

Gli ultimi sono emersi ieri con il blitz che ha portato in carcere Emanuele Bonafede e la moglie Lorena Lanceri. Quest’ultima (che di nomi in codice ne aveva almeno tre: “Diletta“, “Tramite“, “Lesto”) avrebbe messo in contatto Messina Denaro e Laura Bonafede, figlia del vecchio capomafia Leonardo, oggi deceduto, e moglie dell’ergastolano Salvatore gentile. Fa la maestra dell’infanzia e ora è indagata per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena.

Anche Laura Bonafede copriva alcune identità con dei soprannomi. Il capomafia non si era presentato ad un appuntamento e la donna pensò che “possono essere tanti motivi ma quello della romena e dello Squallido sono gli unici che mi balenano nella mente”.

In un passaggio successivo scrive che “l’orario di arrivo era un orario impossibile per Blu” e che il latitante poteva essere impegnato per “incontrare il Bagnino“. Nella stessa lettera, a lei attribuita dai magistrati di Palermo e dai carabinieri del Ros, Laura Bonafede sembrerebbe provare gelosia per il rapporto fra Messina Denaro e Lorena Lanceri.

Usava parole appassionate per il latitante: “In televisione c’è: Il Re Leone, mi sarebbe piaciuto vederlo con Depry e ridere insieme alla frase: io rido in faccia al pericolo e il pericolo è il mio mestiere. Mi manca tutto, anche guardare un film assieme”.

Passava sotto casa Bonafede-Lanceri, vedeva la Giulietta di Messina Denaro parcheggiata e scriveva: “Ho provato un po’ di sana gelosia, puoi capire anche perché. Io non posso partecipare a niente e gli altri si ma va bene lo stesso, almeno so che ti muovi, che puoi uscire con Margot e che continui con le tue abitudini. So che mi racconterai quello che è successo ma dovrò aspettare”. Quel giorno arrivò, lo scorso 14 gennaio, davanti al banco dei salumi e formaggi di un supermercato di Campobello di Mazara.

Anche la figlia Martina teneva una corrispondenza con Messina Denaro: il boss ne parlava in un pizzino con le sorelle. Per lui era una ragazza modello. Anche Martina Gentile aveva un nome in codice: “Tan“.

La vivandiera e postina in un messaggio al latitante scriveva: “Il bello nella mia vita è stato quello di incontrarti, come se il destino decidesse di farsi perdonare, facendomi un regalo in gran stile. Quel regalo sei tu”.

Con Messina Denaro, aggiungeva, “mi sento protetta, mi fai stare bene, mi fai sorridere con le tue battute e adoro la tua ironia e la tua immensa conoscenza e intelligenza. Certo hai anche tanti difetti, la tua ostinata precisione e sei un gran rosica………. ma chi ti ama, ama anche il tuo essere così”.

Nuovi pizzini (sono un migliaio quelli in mano agli investgatori), muove identità da svelare che si aggiungono a quelle su cui già si lavora. “Fragolina“, “Condor“, “Ciliegia“: ad ogni persona veniva associato un soprannome su ordine del capomafia. Persino la sua macchina ne aveva uno, “Margot”.