DI RAIMONDO NATALE COLLABORATORE DI GIUSTIZIA

 

 

DI RAIMONDO Natale Il DI RAIMONDO era avvicinato sin dal 1980 – tramite SANTAPAOLA Vincenzo, nipote di Benedetto e figlio di Salvatore, a sua volta fratello di questultimo – alla famiglia” catanese di COSA NOSTRA, anche perché suo zio DI RAIMONDO Santo era coniugato con una cugina di SANTAPAOLA Benedetto. In quel periodo egli formava un gruppo con il predetto SANTAPAOLA Enzo, ERCOLANO Aldo, nipote di SANTAPAOLA Benedetto e SANTAPAOLA Antonino, fratello di questultimo e con loro si era reso responsabile di omicidi ed estorsioni. Arrestato nel 1981, era stato detenuto con brevi interruzioni sino al marzo del 1987. Appena scarcerato venne ritualmente affiliato nella famiglia catanese” di COSA NOSTRA alla presenza dei vertici di quel clan, tra cui lo stesso SANTAPAOLA Benedetto, ERCOLANO Aldo, MANGION Francesco e PULVIRENTI Giuseppe, che tra laltro guidava un gruppo autonomo strettamente alleato con la famiglia” catanese. Subito dopo laffiliazione era partito per il soggiorno obbligato ed aveva fatto ritorno a Catania nellagosto del 1988. A fine dicembre di quellanno SANTAPAOLA Benedetto aveva ristrutturato la famiglia” catanese, che prima vedeva lui come rappresentante, il MANGION come vice, ERCOLANO Giuseppe come consigliere e ERCOLANO Aldo in alternanza con SANTAPAOLA Vincenzo come capodecina. A seguito della ristrutturazione era rimasto invariato il rappresentante della famiglia”, vicerappresentante era stato nominato ERCOLANO Aldo, erano stati designati tre consiglieri nelle persone del MANGION, di DAGATA Marcello e del PULVIRENTI e come capodecina era stato prescelto CAMPANELLA Calogero. Nella città etnea erano stati formati dei sottogruppi che controllavano i vari quartieri urbani o qualche paese vicino ed al DI RAIMONDO era stata affidata la direzione del sottogruppo di Monte Pounitamente a PAPPALARDO Salvatore. Nellambito della provincia catanese operavano anche le famiglie” di Ramacca, diretta da CONTI Calogero e di Caltagirone, guidata da LA ROCCA Francesco.

In data 1 marzo 1993 il DI RAIMONDO era stato tratto in arresto per associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione, mentre per unimputazione di omicidio il provvedimento restrittivo era stato revocato dal Tribunale del riesame.

Il DI RAIMONDO iniziò a collaborare vari anni dopo, in data 28 ottobre 1998 ed ha spiegato di essere stato indotto a tale scelta sia dal desiderio di offrire un diverso futuro ai propri figli sia per le profonde delusioni che gli avevano arrecato alcune gravi vicende verificatesi allinterno di COSA NOSTRA e che avevano avuto refluenza sui suoi rapporti con i SANTAPAOLA, e cioè le persone alle quali egli era maggiormente legato. Ha, infatti, riferito il collaborante che nel corso del 1996, mentre era detenuto nel braccio destro del carcere catanese di Bicocca, insieme a GALEA Eugenio, vice rappresentate provinciale di Catania, BATTAGLIA Santo, uomo donore” della famiglia” etnea e capo di un sottogruppo della medesima e GIUFFRIDA Alfio, del clan LAUDANI, alleato della famiglia” catanese aveva concertato le future strategie dellorganizzazione dopo gli arresti che avevano colpito tutti i rappresentanti di vertice: Così era stato deciso che INTELISANO Giuseppe, prima inserito nel clan del Malpassotu” e poi avvicinatosi al DI RAIMONDO, essendo stato scarcerato avrebbe assunto la guida della famiglia” catanese, anche perché era stato nel frattempo arrestato QUATTROLUNI Aurelio, che aveva per qualche tempo retto il sodalizio criminale. Lo INTELISANO, che aveva potuto contare sullappoggio di un gruppo di fiducia del DI RAIMONDO, costituito tra gli altri anche dai fratelli MASCALI Angelo e Sebastiano, LANZA Giuseppe e LA ROSA Giuseppe, si era dedicato alle estorsioni ed al controllo dei pubblici appalti, rimpinguando le esauste casse della consorteria mafiosa. In tale attività lo INTELISANO manteneva i contatti anche con VACCARO Lorenzo, che reggeva la provincia nissena di COSA NOSTRA per conto di MADONIA Giuseppe, arrestato, che era un tradizionale alleato del SANTAPAOLA ed era vicino anche alle posizioni di PROVENZANO Bernardo. Ad un certo punto lo INTELISANO aveva comunicato al DI RAIMONDO che alcuni forestieri” avevano intenzione di fargli un regalo”, cioè di affiliarlo a COSA NOSTRA. Egli aveva fatto conoscere tale notizia agli altri consociati detenuti, che non erano stati informati delliniziativa, che in un primo momento essi avevano ricondotto al VACCARO, ma poi avevano appreso tramite TUSA Francesco, nipote del MADONIA e uomo donore” di quella famiglia”, anchegli detenuto, che anche quel gruppo era estraneo a tale iniziativa. Pertanto, il DI RAIMONDO aveva fatto sapere allo INTELISANO di non dar seguito ad una proposta che si poneva in contrasto con le regole dellorganizzazione, ma gli venne successivamente comunicato dallo stesso INTELISANO che questi, convocato a Piazza Armerina dal palermitano VITALE Vito, legato alla corrente del RIINA (di cui si è già detto allorché si è riferito della collaborazione del BRUSCA), era stato ritualmente affiliato insieme a RIELA Francesco, pure di Catania ed alla presenza anche di LA ROCCA Aldo, nipote di Francesco. Il DI RAIMONDO aveva, quindi, preso atto di tale affiliazione dello INTELISANO, alla quale egli non aveva potuto sottrarsi perché colto di sorpresa, e lo aveva però esortato a non assumere alcuna iniziativa su richiesta dei palermitani del VITALE senza previa consultazione. Il DI RAIMONDO era stato poi trasferito presso il carcere di Cosenza, ove aveva appreso dai notiziari delluccisione in territorio etneo del VACCARO nel gennaio del 1998. Aveva, quindi, avuto un colloquio con MASCALI Angelo, entrato in carcere con un falso documento di identità e da lui aveva appreso che tale omicidio gli era stato richiesto dal VITALE senza autorizzazione del gruppo del SANTAPAOLA e che per questo SANTAPAOLA Vincenzo e ERCOLANO Aldo avevano decretato la sua uccisione e quella del fratello Sebastiano. Tale iniziativa aveva particolarmente rammaricato il DI RAIMONDO, perché i fratelli MASCALI erano persone di sua fiducia e, quindi, egli avrebbe dovuto essere consultato prima che fosse presa qualsiasi decisione sulla loro sorte, anche perché eventuale responsabile dellomicidio del VACCARO doveva essere ritenuto lo INTELISANO, che dirigeva il gruppo allesterno e non i MASCALI, a lui subordinati. Pertanto, egli aveva detto al suo interlocutore di far sapere a CANNIZZARO Sebastiano, esponente di spicco della famiglia” etnea e vicino al SANTAPAOLA, che egli si assumeva la responsabilità di affiliare quali uomini donore” i fratelli MASCALI e li incaricò di uccidere ZUCCARO Domenico, vicino allo ERCOLANO, nonché SIGNORINO Sergio, vicino a SANTAPAOLA Vincenzo, per indebolire quel gruppo. Nel frattempo venne tratto in arresto lo INTELISANO ed il MASCALI fu convocato a Palermo dal VITALE ed alla presenza di RIELA Francesco, LA ROCCA Aldo e VINCIGUERRA Massimiliano – persona vicina a MAZZEI Santo ed affiliato alla famiglia” catanese senza il benestare degli esponenti di vertice di Catania – il VITALE gli aveva detto che da quel momento doveva agire agli ordini del VINCIGUERRA e che dovevano essere uccisi gli uomini più vicini a SANTAPAOLA Benedetto, tra cui il nipote Enzo, il CANNIZZARO, MOTTA Antonio e ZUCCARO Maurizio, cognato di SANTAPAOLA Enzo. MASCALI informò il DI RAIMONDO, che gli ordinò gli omicidi di VINCIGUERRA, RIELA e LA ROCCA e così tra marzo ed aprile del 1998 vennero uccisi il VINCIGUERRA e per errore un fratello di RIELA Francesco, del tutto estraneo alla vicenda, mentre LA ROCCA Aldo era stato tratto in arresto. Avendo nel frattempo avuto conferma nel carcere di Cosenza dal TROPEA, uomo donore” catanese, che il progetto di uccidere i MASCALI era stato effettivamente ideato dai SANTAPAOLA e dagli ERCOLANO, il DI RAIMONDO aveva senzaltro deciso di intraprendere la scelta collaborativa, non ritenendo di essere più obbligato da alcun vincolo nei confronti di chi aveva deciso senza consultarlo la morte di persone a lui vicine, mostrando così di non avere alcun rispetto per lui. Il DI RAIMONDO aveva quindi confessato anche i delitti da lui commessi per conto di quella famiglia” mafiosa.

Nel presente processo il contributo del DI RAIMONDO è stato rilevante per la conoscenza delle vicende interne e dellorganigramma di COSA NOSTRA di Catania ed ha costituito un valido riscontro alle dichiarazioni sul punto fornite dagli altri collaboratori di quella provincia. MISTERI D’ITALIA

DRAGO Giovanni Era inserito dal 1986 nella famiglia” di COSA NOSTRA di Brancaccio ed era legato sia pure indirettamente da vincoli di affinità con BAGARELLA Leoluca e RIINA Salvatore, in quanto il di lui fratello era sposato con la sorella di MARCHESE Giuseppe, a sua volta cognato del BAGARELLA, che ne aveva sposato unaltra sorella.

E proprio la collaborazione del MARCHESE fornì un impulso rilevante alla scelta collaborativa del DRAGO, che era detenuto dal marzo del 1980 e che iniziò a collaborare tra la fine del 1992 e gli inizi del 1993.

A seguito di tale scelta il DRAGO ha confessato una cinquantina di omicidi, per gran parte dei quali non esistevano sospetti a suo carico, dimostrando di aver intrapreso tale cammino senza reticenze. Nellambito del presente processo sono state acquisite ex art. 238 c.p.p. anche le dichiarazioni rese dal DRAGO nelludienza del 16.3.1996 nel processo di primo grado per la strage di Capaci ed il complessivo apporto probatorio fornito dallo stesso è stato rilevante soprattutto in relazione alle indicazioni su alcuni dei componenti della Commissione Provinciale di Palermo. MISTERI D’ITALIA