SALVATORE PROFETA, il boss della Guadagna – Racconti di mafia 65ª puntata

 

 

Audio deposizioni ai processi


Salvatore Profeta,  era un boss amato e venerato. Durante la processione, pure la Madonna veniva fatta fermare davanti alla sua casa per un inchino ossequioso. Profeta era un capomafia vecchio stile, per metodi, riti e affiliazione dei picciotti con la “punciuta”.  Capo della famiglia di Santa Maria di Gesù, è indicato da alcuni collaboratori di giustizia come “uomo d’onore” del clan sin dai tempi del suo storico capo Stefano Bontate assassinato a colpi di lupara e kalashnikov nel 1981 mentre era fermo ad un semaforo di via Aloi a Palermo. Il boss della Guadagna, avrebbe retto l’organizzazione con metodi tradizionali di affiliazione che si pensava appartenessero ormai al passato.Boss ‘punciuti’ (punti con un ago ndr) e picciotti reclutati e fatti entrare nell’organizzazione con riti antichi e accantonati. Insomma un padrino vecchio stampo.

Stando alle parole del procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci. “Profeta non solo era il boss riconosciuto ma si atteggiava anche come tale”. Aveva scelto come “ufficio” un bar nella piazza principale della borgata e qui, ogni giorno, arrivava, faceva incontri, riceveva persone, dispensava aiuti e favori per rafforzare il suo controllo del territorio.

In manette questa notte sono finiti, oltre al boss della Guadagna, rimesso in libertà nel 2011 dopo essere stato scagionato dall’ergastolo per la strage Borsellino, il figlio Antonino e il nipote Rosario. Oltre ai familiari, i provvedimenti cautelari sono stati eseguiti anche nei confronti di Francesco Pedalino, Giuseppe Galati e Antonino Palumbo, impegnati, per conto della famiglia, nel controllo della zona di via Oreto. Agli arrestati vengono contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione e rapina.  12.11.2015 FANPAGE

Morto il boss Salvatore Profeta, un pezzo di storia di Cosa Nostra

Morto il boss Salvatore Profeta, per lui alla Guadagna si fermava perfino la Madonna  Si trovava nel carcere di massima sicurezza a Tolmezzo, in provincia di Udine. Doveva finire di scontare una pena di 8 anni e due mesi. Da circa 10 giorni era ricoverato in ospedale. Quando fu arrestato nel 2015 la folla scese in strada per rendergli Poco dopo le 23 di ieri notte, a causa di un infarto improvviso, è morto all’ospedale di Tolmezzo in provincia di Udine il capomafia Salvatore Profeta, 73 anni. Il padrino della Guadagna da una decina di giorni si trovava ricoverato – sotto stretta sorveglianaza – per alcuni problemi di salute non ancora ben precisati. Profeta dal novembre 2016 si trovava nel carcere di massima di sicurezza di Tolmezzo dopo che alcuni collaboratori di giustizia lo avevano indicato come “uomo d’onore” del clan e a capo di un’organizzazione malavitosa che comandava parte del territorio palermitano direttamente dal bar posizionato al centro del “suo” territorio. Il capomafia avrebbe dovuto finire di scontare una pena complessiva di 8 anni e 2 mesi.

Il Profeta della Guadagna Gli sono bastati sei mesi dalla scarcerazione per riprendere in mano le redini della cosca e ricostituire una squadra possente, pronta a tutto per denaro e potere. L’impero di Salvatore Profeta, rimesso in piedi nel 2011 dopo la revisione della sentenza che lo condannava all’ergastolo per la strage di via D’Amelio, è caduto nuovamente all’alba del novembre del 2015, quando gli uomini della squadra Mobile hanno arrestato il boss della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e gli altri esponenti di spicco, tra i quali Rosario e Antonino Profeta, rispettivamente nipote e figlio del “padrino” della Guadagna. Erano loro, secondo quanto ricostruito dagli investigatori a gestire le attività della cosca, tra estorsioni, droga e attività intestate a prestanomi per fornire liquidità ai business malavitosi. “Ciò che abbiamo registrato – spiegò l’allora questore di Palermo Guido Longo – è stata la fibrillazione nel mandamento dopo il ritorno in auge di Profeta. Scene e dinamiche che ci hanno fatto piombare tra la mafia di 20 anni fa”. Nella notte infatti – fra baci e pianti – il quartiere intero scese in piazza per salutarlo e onorarlo, rendendo difficili le operazioni della polizia. Salvatore Profeta era un boss amato e venerato. Durante la processione, pure la Madonna veniva fatta fermare davanti alla sua casa per un inchino ossequioso.  Profeta era un capomafia vecchio stile, per metodi, riti e affiliazione dei picciotti con la “punciuta”. A lui si rivolgevano i palermitani della periferia per recuperare le refurtive depredate, per le richieste di clemenza, per gli sconti al pizzo, per le inaugurazioni delle attività, o per chiedere prestiti di denaro. “Non solo era un boss riconosciuto, ma si atteggiava anche come tale”, aveva dichiarato il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, al momento del suo secondo arresto, dopo che nel 2011 fu scagionato dall’ergastolo e dal 41 bis in cui si trovava per la strage Borsellino a causa delle false accuse del finto pentito Vincenzo Scarantino. PALERMO TODAY 19.9.2018


COLPITA “COSA NOSTRA”, ARRESTATO SALVATORE PROFETA STORICO BOSS DELLA GUADAGNA DI ANDREA LI CAUSINuovo duro colpo per Cosa Nostra, un’operazione antimafia eseguita dalla Polizia ha portato a circa dieci arresti nei confronti di affiliati alla famiglia mafiosa del quartiere Guadagna, a Palermo. E’ stato arrestato inoltre Salvatore Profeta, 66 anni, e storico boss della Guadagna che era impegnato a riorganizzare Cosa Nostra a Palermo. Con questo arresto gli inquirenti ritengono di aver estirpato il nuovo vertice e il relativo corso che stava prendendo. Salvatore Profeta e capomafia ed indicato da collaboratori di giustizia come un “uomo d’onore” sin dai tempi di Stefano Bontade. L’uomo ha subito condanne per mafia, droga ed estorsione e fu arrestato anche per la Strage di Via D’Amelio poiché accusato dal falso pentito Vincenzo Scarantino ma scagionato dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Secondo gli inquirenti l’uomo, dopo essere stato rimesso in libertà ha ripreso la sua attività di capo mandamento. Profeta era un boss in espansione ed era riconosciuto anche da altri capi mafia di spicco per il suo legame con i riti di affiliazione arcaici e ha dimostrato anche di essere in grado deviare processione, un atto che per un boss ha un valore elevato. Quando è stato arrestato questa notte, sono scese in strada tante persone lungo le strade del quartiere Guadagna per salutarlo. Questo “omaggio” che ha reso al boss parte della cittadina lì presente non ha facilitato i movimenti della polizia nel corso delle operazioni di arresto. In merito al boss Profeta e ai rituali di affiliazione, dalla Polizia riferiscono: “ancora oggi ha dimostrato di essere legata a rituali di affiliazione arcaici. Assicurati alla giustizia i principali esponenti dello storico mandamento di Palermo”. Ma Salvatore Profeta non è stato l’unico arrestato, poiché la polizia ha smantellato il clan di Santa Maria di Gesù. L’operazione è stata chiamata “Stirpe” perché ha visto tra gli arrestati parenti del boss come il figlio e il nipote, Rosario e Antonino Profeta. E’ stato arrestato anche Francesco Pedalino, Giuseppe Galati e Antonino Palumbo che gestivano per conto della famiglia la zona di via Oreto. Gli arrestati sono diversi, che negli anni si sono sottoposti anche ai rituali di affiliazione del bacio in fronte e della “punciuta” di fronte al boss. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione e rapina. OSSERVATORE ITALIA

a cura di Claudio Ramaccini, Direttore Centro Studi Sociali contro la mafia – PSF